Vivo

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Alberto Buchi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Alberto Buchi assegnerà la vittoria.
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Wladimiro Borchi
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Vivo

Messaggio#1 » martedì 16 gennaio 2018, 18:26

Sesso.
Che cazzo è? Solo una cura per le nevrosi e nient’altro. Afferrarsi e stringersi per darsi vicendevolmente una mano a ingoiare la solita merda quotidiana. Simulare orgasmi per dimenticare o, almeno, per cacciare i brutti ricordi. Per provare invano ad affievolire quell’immagine indelebile, incollata a forza nella nostra mente, appiccicata all’anima. Quel groppo alla base della gola che non riesci a far scendere nemmeno bevendo il nettare di un dio. Quel ricordo di morte che resta avvinto alla retina, anche se provi a fissare le iridi nel sole più luminoso.

Il gregge belava la sua litania poco fuori la porta della nostra villetta. Sabrina girava, come sempre, attorno al tavolo della cucina, nella quotidiana ricerca di sprazzi di normalità ormai dimenticati da mesi. Quanto a me, volevo solo del cibo caldo per la nostra Sibilla. Per quel dolcissimo frugoletto che, ormai, era la nostra unica ragione di vita.

Te lo ricordi, Sabrina, com’era dolce la nostra piccola col vestito da fatina, alla recita scolastica. Era una tua creazione, un lenzuolo candido del suo lettino, tagliato in due e cucito ai lati. Solo due fori per le sue braccette paffute e un cordino dorato legato in vita. Sembrava un angelo. Pensa al nostro angioletto, al nostro capolavoro, pensa a noi due avvinghiati in questo amplesso, tieni lontani i pensieri cattivi.

Aveva fame la nostra bambina. Solo per quel motivo mi sono preso la briga di uscire. Una breve caccia e sarei tornato con il necessario per nutrire la mia famiglia. L’avevo fatto migliaia di volte e non era successo nulla. Non mi ero accorto che mi avesse seguito, con indosso il vestito della recita.

Eccolo che torna il ricordo! Vigliacco, assassino, violento e schifoso. Spegni il cervello, concentrati sulle tette morbide e cadenti di tua moglie. Pensa a quando erano sode e dure come mele acerbe. Accarezza il culo fatto di grinze e rammentalo rotondo, liscio e sodo. Sabrina mi piace ancora. Nonostante il tempo, nonostante tutto.

«Tu mi capisci!»
Sì! Era vero! Forse era quello il motivo che aveva portato quella splendida ragazza, molti anni prima, a preferirmi nell’orda dei mille spasimanti.
«Si! Io ti capisco, Sabrina!»
Ma solo perché non esiste niente di più facile. Perché quando vuoi noleggiare un DVD e fai finta di far scegliere me, quello che preferisci lo tieni sempre in alto nella mano destra e quello che non ti piace in basso nella sinistra.
Solo un figlio di puttana egoista non lo capirebbe.
Come eri bella allora, con i capelli lunghi biondi, raccolti in una lunga coda e gli occhi azzurri e luminosi.


Sei stupenda anche adesso, con gli occhi spenti, mentre la tua schiena si inarca all’indietro per consentire a questa mia erezione, ormai assai poco virtuosa, di entrare dentro di te. Sento il tuo piacere, che si diffonde attorno alle mie orecchie in sospiri soffocati. Sto per venire, ma resisto, voglio farti godere il più a lungo possibile, come quando eravamo giovani e spensierati. Quando ancora eravamo felici. O, forse, non è niente. Forse percepisco solo il ricordo, l’idea pura di un passato. Quello che non può più tornare.

Quel colpo di fucile ci ha rubato tutto, facendo esplodere in un fiore rosso il visino più dolce che il sole avesse mai avuto l’onore di illuminare.
A pochi passi dalla porta di casa c’è ancora il suo sangue. L’ho provato a pulire, ma non viene via. Non si stacca. Resta invischiato, come quella terribile immagine nella testa, quella del momento in cui il mondo stesso è finito. Quando tutto ha perso di senso. Quando le lacrime di un padre e di una madre hanno bagnato i petali aperti di quella florescenza vermiglia, che aveva preso il posto della testa della loro bambina.


Le greggi non hanno pietà. Se ne vanno di casa in casa a distribuire la morte, come se fosse un loro dovere. Come se fosse una medicina da diffondere per il bene dell’umanità. Questa è l’unica cura che hanno saputo inventarsi con la loro illuminata saggezza.

Ho ucciso il bastardo con le mie mani. Non mi aveva visto! Ero alle sue spalle quando ha sparato verso casa mia. Rideva. Era venuto da solo. Si sentiva sicuro. Con una mano ho afferrato il suo fucile da dietro e con l’altra gli ho strappato un bel pezzo di carne dal collo.
L’ho visto a terra che si contorceva, che urlava, che sanguinava come un maiale.
Ma non è servito a niente!
Come non è servito farlo a pezzi assieme a mia moglie. Nemmeno quando ho assaporato la sua carne viva, strappandola con i denti dal suo addome, mentre ancora gemeva come una puttana.


Non pensarci! Porta la mente altrove, angelo mio. Siamo solo io e te. Un momento per noi. Uno sprazzo di luce nel buio, in ricordo dei vecchi tempi.

Anche Sabrina avrà pensieri perfetti come i miei? A vederci la gente non lo direbbe mai.
Da quando abbiamo contratto il morbo non riusciamo più a parlare, qualsiasi parola si trasforma in un lamento, un ululato sordo a bocca spalancata, che sembra provenire dalle più remote profondità infernali. La rigidità che ha invaso i nostri muscoli ci fa camminare in modo buffo e ridicolo e abbiamo fame. Fame di roba viva: animali o persone che siano. La prima ad ammalarsi è stata proprio Sibilla. Povera piccolo angioletto. Ho dovuto piangere la sua morte due volte. La prima volta è stata un’infezione alle vie urinarie che non abbiamo potuto curare, chiusi in questa casa senza antibiotici. E’ stata forte e coraggiosa, ci ha chiesto il suo vestitino da fata e si è addormentata, con la febbre che la faceva scottare come la morsa incandescente che si stringeva attorno ai nostri cuori.


Non mi sono mai sentito più inutile.

Poi il suo respiro è cessato. È diventata fredda tra le nostre braccia. Accompagnata nella morte dalle nostre urla di disperazione, mentre, assieme al suo corpicino, tutto diventava gelido e buio.

Non l’avevamo persa davvero! Ricordi, Sabrina?
Avvinghiati a me con le gambe, amore mio! Fammi sentire che mi desideri, altrimenti tornanono i ricordi. Quelli estratti dalla fogna più lurida della nostra vita, ancora grondanti letame. Dammi miele e zucchero per ricoprirli, per cancellarne anche l’odore.

Non l’avevamo persa davvero, la nostra fatina. Quando si è risvegliata è stata una gioia grandissima. Ha morso sua madre, sul collo, recidendole la giugulare e portandola alla morte in pochi secondi. Ma lo ha fatto perché aveva fame, piccolina. Aveva solo tanta fame.

Mi avevate lasciato! Tutte e due. Allora non capivo. Non sapevo che eravate soltanto un po’ cambiate. Ma c’eravate. Almeno allora, prima che quel fucile sparasse sulla soglia di casa, c’eravate tutte e due.

Io mi sono limitato ad addormentarmi, dopo essermi tagliato i polsi. Al mio risveglio moglie e figlia mi avevano scavato una bella buca nell’addome con i denti. Ma almeno ero servito a sfamarle un po’.

Ti trovo bella, amore mio, anche se la decomposizione ha reso la tua pelle, una volta candida, di un curioso marrone chiaro, e le tue labbra, una volta dolci e carnose, si sono ritratte per lasciare scoperti i denti. Ti amo e voglio restarti accanto, anche se i tuoi lunghi capelli biondi sono diventati bianchi e secchi e devo accarezzarli con particolare dolcezza, per evitare che mi rimangano attaccati alle dita e vengano via a ciocche.
Mi sa che abbiamo esagerato. Il mio coso si è staccato. Non credo sia colpa tua, doveva succedere! Così impariamo a stuzzicare le parti delicate. Sono le prime ad abbandonare il tuo corpo, se ti ci trastulli troppo. Ti ricordi quando il mio orecchio si impigliò alla finestra?
Poco male, il mio sesso resterà dentro di te per sempre, a simboleggiare l’unione indissolubile delle nostre anime. Quanto mi mancherà, però, poterti far sentire donna, come una volta!

Ci sono dei rumori oltre la nostra soglia.
Altre greggi da divorare. Altri assassini su cui sfamare le nostre ansie di vendetta.

Brava. Anche tu hai capito! Anche tu hai i miei stessi pensieri perfetti. Se quei bastardi assassini solo sapessero!

Nascondiamoci dietro la porta, li prenderemo alle spalle e non serviranno a nulla le loro armi vigliacche.
Sì, lo so, a te lascio le parti più morbide, non importa che digrigni i denti per ricordarmi tutti quelli che ti sono caduti. Lo sai! Io ti capisco, Sabrina!


Wladimiro Borchi
Ultima modifica di Wladimiro Borchi il mercoledì 17 gennaio 2018, 8:02, modificato 1 volta in totale.


IMBUTO!!!

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SalvatoreStefanelli
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Re: Vivo

Messaggio#2 » mercoledì 17 gennaio 2018, 0:18

Hai fatto centro! Questo è proprio un gran bel racconto. Questa frase "Quando le lacrime di un padre e di una madre hanno bagnato i petali aperti di quella florescenza vermiglia, che aveva preso il posto della testa della loro bambina." è solamente meravigliosa. Sai che ti dico? Mi ritiro dalla competizione, non c'è speranza. Oppure, mordo qualcuno degli altri: tra zombi ci si darà pure una mano, o no?

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Wladimiro Borchi
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Re: Vivo

Messaggio#3 » mercoledì 17 gennaio 2018, 7:52

Ma grazieeeeee!
Ora lo rileggo, a caccia di sviste e nel pomeriggio leggo il tuo.
IMBUTO!!!

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SalvatoreStefanelli
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Re: Vivo

Messaggio#4 » giovedì 18 gennaio 2018, 19:41

L'ho riletto adesso. Sempre stupendo e non ci ho trovato nulla da modificare.

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Sonia Lippi
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Re: Vivo

Messaggio#5 » mercoledì 31 gennaio 2018, 16:17

Ciao Wladimiro...
Ho trovato il tuo racconto poetico.... ed è veramente particolare leggere un racconto sugli Zombie poetico....mi è piaciuto molto e mi ha anche commosso.... sei riuscito a dare un ottica diversa alle storie zombie descrivendo la dalla parte loro..
Che dirti? Non ho notato refusi ... e la storia fila via liscia....bel racconto davvero... Complimenti

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Sonia Lippi
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Re: Vivo

Messaggio#6 » mercoledì 31 gennaio 2018, 16:17

Ciao Wladimiro...
Ho trovato il tuo racconto poetico.... ed è veramente particolare leggere un racconto sugli Zombie poetico....mi è piaciuto molto e mi ha anche commosso.... sei riuscito a dare un ottica diversa alle storie zombie descrivendo la dalla parte loro..
Che dirti? Non ho notato refusi ... e la storia fila via liscia....bel racconto davvero... Complimenti

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angelo.frascella
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Re: Vivo

Messaggio#7 » mercoledì 31 gennaio 2018, 18:15

Ciao, Wladimiro.

Hai scelto di raccontare una storia di zombie, con mostri e cacciatori e, a dirla così, sembrerebbe una storia classica. Riesci però a renderla originale tramite due espedienti: il punto di vista è quello degli zombie e, soprattutto, di una famiglia zombie, che sembrerebbe la classica famiglia del mulino bianco, se non fosse che sono morti viventi. L’altro è l’uso di uno stile sofisticato e ricercato che all’inizio sembra quello di un uomo semplicemente in crisi. Il twist centrale con lo svelamento della natura dei protagonisti impreziosisce il tutto.
Se proprio vogliamo trovare un difetto, forse lo stile così sofisticato e la profondità dei pensieri può stonare pensando che è prodotto dal cervello putrefatto di uno zombie (l’alternativa poteva essere quella di cercare di rendere dei pensieri elementari e faticosi). Ma, in fondo, questa scelta è molto del fascino del racconto e perciò va benissimo così: dunque nell’ottica della semifinale non saprei proprio cosa suggerirti di migliorare.

A rileggerci,
Angelo

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Wladimiro Borchi
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Re: Vivo

Messaggio#8 » giovedì 1 febbraio 2018, 6:55

Sonia,
Io sono commosso. Grazie infinite del Tuo commento.

Angelo,
Grazie infinite anche a te.
Ti devo confessare che il dubbio che sollevi l'ho avuto anche io. Non a caso mi pare che in almeno due occasioni ho messo in bocca al protagonista la constatazione di avere "pensieri perfetti", nonostante non riesca ad esprimerli.
È ovviamente una didascalia per far capire che gli zombie, per come immaginati in questo breve racconto, non sono come abbiamo sempre creduto. Sono solo esseri umani tornati in vita con tutte le loro funzionalità cerebrali, ma che non riescono ad esprimerle non essendo in grado di articolare le parole e di muoversi come vorrebbero.
In ogni caso, mi faccio una bella rilettura e vedo se è possibile far passare ancor di più questa dicotomia tra mente e corpo.
A rileggerci a tutti e due.
W
IMBUTO!!!

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