BUONA APPETITO

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo settembre sveleremo il tema deciso da Aislinn. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Aislinn assegnerà la vittoria.
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Wladimiro Borchi
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BUONA APPETITO

Messaggio#1 » lunedì 17 settembre 2018, 13:33

Immagine

BUON APPETITO

La Dr.ssa Sabrina Ruggieri era a un passo dalla porta di casa quando la vide.
Una ragazzina, all'apparenza, con un vestitino estivo e una borsetta rossa a tracolla. Si teneva una mano premuta sulla fronte e piagnucolava, mentre il sangue le colava lungo il braccio, fino al gomito.
«Che ti è successo?» chiese la giovane medico, tentando di tirar fuori le chiavi di casa dalla borsa, nonostante il pacco di fascicoli a ingombrarle il braccio.
«'Cipicchia! Stavo guardando un video sullo smartphone e ho battuto la fronte su quel palo.»
La fanciulla ammiccò con la mano libera alla via quasi deserta dietro di sé. Poteva avere dai quindici ai venti anni. Difficile davvero capirlo, con quel suo corpicino esile e quella statura davvero modesta.
«Devi medicarti, non puoi andare in giro in quel modo. Dobbiamo almeno cercare di fermare il sangue.»
«Uffa! Ho un appuntamento con il mio ragazzo e se tardo si arrabbia.»
Sabrina si domandò come potessero ancora esistere ragazze e donne succubi a tal punto del proprio compagno e, da donna matura, avrebbe voluto redarguire la fanciulla e dare precise indicazioni sul suo futuro comportamento, ma si limitò a scuotere la testa.
«Non accetto discussioni, sono un medico, non puoi andartene a spasso in quelle condizioni. Vieni dentro a farti medicare. Il tuo ragazzo aspetterà.»
Aprì la porta e fece cenno di seguirla alla sua interlocutrice, che ubbidì, pur lamentandosi e scuotendo la testa.
«Tieni la fronte rivolta verso l'alto e cerca di non riempirmi di sangue tutto l'ingresso.»
Il pavimento dell'imponente androne del palazzo era coperto di pregiato marmo rosa, su cui, oltre alla cassetta della posta, figurava un unico portone in legno di noce.
«'Cipicchia! Ma è tutto tuo qui?»
La Dr.ssa Ruggieri sorrise a labbra strette, mentre girava le chiavi nella seconda porta.
«Non sono così ricca come sembra. Questa casa appartiene alla mia famiglia da molti anni, da prima che nascessi. Diciamo che è l'unica eredità che mi è rimasta di un passato glorioso. Se non fosse stata già mia, non me la sarei certo potuta permettere.»


* ** * ** *

«Il Conte non ci è fedele.»
L'arcivescovo era stato categorico, da uomo pragmatico e altezzoso qual era. La riunione poteva senz'altro dirsi conclusa.
Il consesso si sciolse con l'ordine di trarre in arresto tutta la famiglia del “capitano del popolo”, armi alla mano, ove necessario.
Non vi era, fra i ghibellini diretti a preparare le armi, chi non vedesse che le necessità del potente prelato andavano al dì là del bene della città e nascondevano, invece, una ferrea volontà di potere.
Goffredo era uno di loro e più di una volta, durante la breve riunione, aveva provato a sostenere che la congiura in atto era destinata a versare altro sangue ghibellino. Una guerra intestina tra fratello e fratello.
Aveva ricevuto più di uno sguardo basso di approvazione, ma nessuno aveva avuto il coraggio di aprir bocca in suo soccorso, visto il potere che l'arcivescovo esercitava sulla città e che gli aveva consentito, solo qualche mese prima, di esiliare in Sardegna Nino Visconti, nel silenzio di tutti i suoi parenti e amici più cari.
Altro ghibellino cacciato da ghibellini.
Il nobile pisano scosse la testa sguainando la spada dal fodero e facendola roteare dinanzi al volto. Quantomeno aveva provato a sistemare le cose. Chissà perché allora, prepararsi per quella battaglia, gli faceva sentire un pietra in fondo all'anima.


* ** * ** *

La tata del piccolo Tommy, chiuse la porta di casa Ruggieri alle proprie spalle, dopo aver dato un'ultima occhiata severa alla signora che medicava la piccola sbandata, che aveva gocciolato sangue in tutto l'ingresso.
«Ho dovuto metterti due punti di carta.» si giustificò Sabrina, alle lamentele della fanciulla, che si esibiva in una serie di fastidiosi urletti di dolore e disapprovazione.
«Mi sarei aspettata una ferita lacero-contusa, non un così netta, sembra fatta con una lametta. Doveva esserci qualcosa di tagliente sul palo, forse hai battuto contro il margine in lamiera del cartello.»
«'Cipicchia! Che scema! Ma mi resterà la cicatrice?»
«Non credo, fortunatamente non è profonda. Tra un mese non si vedrà più niente.»
La ragazza scattò in piedi: «Grazie infinite. Ora vado dal mio ragazzo, altrimenti mi lascia per davvero.»
Non fece in tempo ad alzarsi che già era ricaduta sulla sedia.
«Vedo tutte le lucine, non riesco a stare in piedi.»
La dottoressa non tardò a dare la propria diagnosi.
«Immagino sia un calo di pressione, alla fine hai perso un bel po' di sangue e magari sei anche una di quelle fissate con la dieta. Non ti alzare, vado a prenderti un bicchiere di acqua e zucchero».
Abbozzato un sorriso compassionevole, Sabrina si girò verso l'acquaio, iniziando ad armeggiare con bicchieri e barattoli. Fu allora che arrivò il colpo. Violento, alla base del collo. Non riuscì nemmeno a capire che cosa stesse succedendo, mentre scivolava nel buio.


* ** * ** *

Goffredo gridò e alzò la spada al cielo controvoglia, quando ormai tutti gli assalitori avano raggiunto la residenza degli attaccati.
Di lì a poco, le scarse guarnigioni all'interno si sarebbero riversate nella via e avrebbe iniziato a scorrere il sangue.
Chissà.
Forse l'arcivescovo l'aveva presa a morte contro il “capitano del popolo” per le sue riforme a favore della plebaglia?
No.
Questo l'avrebbe assolto ai suoi occhi e, con ogni probabilità, quella sarebbe stata la giustificazione a cui ancorare per il futuro quell'atto vile.
No.
Il prelato aveva solo colto una debolezza nella veneranda età dell'aggredito e nel suo disinteresse per le sorti del nipote esiliato in Sardegna.
Era solo volontà di potenza.
Nulla più.
Niente, comunque, che meritasse una giustificazione.
La porta si spalancò e gli armati si gettarono sugli aggressori.
Il ferro risuonava assieme alle urla e Goffredo, malgrado l'animo atterrito, si gettò nella mischia.


* ** * ** *

Mentre la coltre opalescente si diradava, Sabrina udì grida infernali e chitarre distorte.
She is waiting to kiss my hand
But she will wait for my command

Gli occhi si abituarono all'oscurità della stanza, priva di finestre. Era su un letto, i vestiti le erano stati strappati, i polsi erano legati alla testiera in ferro.
Subito la mente, spinta dal suo istinto di madre, andò al piccolo Tommy. I suoi occhi rotearono intorno in una ricerca disperata.
Il bimbo si trovava in un letto singolo posto a pochi passi dal proprio forzato giaciglio. Si muoveva in un sonno agitato.
Dove diavolo era?

My chains and collar brought her to her knees
She now is free to please

Mentre la musica imperversava, la donna si rese conto che una figura maschile e imponente copriva l'unica fonte di luce dalla stanza accanto.
Qualcosa di indistinguibile si muoveva tra le sue gambe.

Woman, be my slave
That's your reason to live

L'uomo alzò il braccio destro e il pezzo di sottofondo si abbassò fino a scomparire.
«Cagna, smettila un poco, porco cazzo! Devo parlare con la nostra puttana!»
Un'ombra più piccola si sollevò dai piedi di quella più grande.
«'Cipicchia, sei stato tu a dirmi di farlo, Cerbero!»
La mano dell'uomo saettò dritta in faccia alla ragazzina, che ormai era al suo fianco, colpendola con un rumore violento e sordo.
«Imparerai a non discutere i miei ordini prima o poi, vero cagna?»
L'ombra della femmina abbassò la testa: «Sì, Cerbero, scusa!».
Sabrina iniziò a gridare, riuscendo unicamente a far scoppiare in una fragorosa risata i suoi aguzzini.
Quando ormai il fiato a sua disposizione era finito e il bruciore alla gola l'aveva quasi resa afona, Sabrina si arrese.
«Molto bene, puttana! Adesso ti spiego le regole del gioco. Tu sei qui, perché hai un peccato da espiare. Io sono Cerbero. Mai sentito? Se hai studiato un po' di Dante dovresti conoscerlo. Il mio compito è vedere il male che hai commesso e darti la giusta punizione. Di questo, però, parleremo più tardi. Come ti ho detto ci sono delle regole! Lo hai visto tu stessa: se urli, nessuno può sentirti. Ma non farlo più, mi dà fastidio. È proibito! È proibito ribellarti ai nostri giochi. È proibito tentare di scappare. È proibito tentare di ammazzarsi. Ogni volta che violerai le regole, sarà quel frugoletto schifoso, che dorme lì accanto, dopo essersi ciucciato mezzo biberon di estratto di papavero, a subirne le conseguenze. Tutto chiaro?»
Il medico madre capì soltanto che al figlio era stata somministrata una sostanza tossica. Se la concentrazione dell'estratto fosse stata troppo alta il bambino sarebbe potuto morire per una crisi respiratoria.
Fu portata lontano da quel pensiero terribile da una fitta di dolore inattesa e violenta al piede.
L'uomo le aveva preso il mignolo tra le dita della mano e l'aveva storto fino a lussarlo.
Trattenne il grido dentro di sé, mentre le lacrime le colavano sulle guance.
«Ti ho fatto una domanda, puttana! E non la ripeterò una terza volta. Ti è tutto chiaro in quella testaccia di cazzo?»
«Sì signore!»
Cerbero sorrise alzando di nuovo la mano destra.
«Pleasure slave» dei Manowar prese ancora a risuonare nella stanza, mentre le due ombre si allungavano affamate sul corpo tremante di Sabrina.


* ** * ** *

Dopo ben poche ore di battaglia, il Conte, le cui forze erano nettamente inferiori a quelle del nemico, non aveva potuto far altro che arrendersi e ora, mentre si contavano i morti e i cerusici offrivano conforto ai feriti, veniva messo ai ferri assieme ai suoi figli e nipoti.
Goffredo, in cuor suo, sperava che anche per il “capitano del popolo”, come era successo qualche mese prima per il Visconti, Ruggieri degli Ubaldini si sarebbe accontentato di un esilio in qualche possedimento estero.
I progetti dell'arcivescovo erano invece ben più crudeli e vergognosi.
Tutti i prigionieri furono condotti alla torre dei Gualandi.
Non appena la porta fu richiusa dietro di loro, il prelato dette l'ordine di gettare la chiave in Arno.


* ** * ** *

Faceva caldo. Non c'era abbastanza aria in quella stanza. L'unica finestra era murata e quando la robusta porta di accesso veniva chiusa, la temperatura saliva vertiginosamente. Il letto era una bagno appiccicoso.
Sabrina, rannicchiata, ora con le mani libere, si stringeva le ginocchia al petto.
Gli occhi fissi su Tommy, che ancora dormiva nel lettino. Le orecchie tese a ogni suo respiro.
Non sapeva bene da quanto tempo fosse in quella posizione.
Potevano essere passate ore, forse un intero giorno.
Aveva fame.
Probabilmente anche il piccolo e non stava urlando disperato solo per il sonno che gli era stato indotto chimicamente.
Ogni volontà sembrava esser stata strappata via anche da lei.
Forse era il dolore ad averla paralizzata, forse solo la paura che quella porta si aprisse di nuovo per far ripiombare su di lei tutto l'inferno che Cerbero portava con sé.
I media avevano parlato di un omicida seriale che firmava i propri delitti con quel nome. Uccideva coppie benestanti: secondo la ricostruzione giornalistica dei primi due delitti, costringeva il marito a guardare la moglie morire e poi si concentrava su di lui.
L'aveva letto.
Ma gli era sembrato troppo lontano da lei per averne timore.
Non era sposata. Non era ricca.
Se davvero si trattava dello stesso assassino, perché allora se l'era presa con lei?
Non le importava nulla di quello che le avrebbero fatto. L'unico suo pensiero era per il bambino. Doveva salvarsi.
Doveva salvarlo.
La porta si spalancò, mentre le chitarre distorte di quella maledetta canzone facevano vibrare nuovamente l'aria.
Il torturatore e la sua cagna entrarono nella stanza con la solita luce abbagliante alle spalle, che impediva di distinguerne i lineamenti. Lei strisciava seminuda a quattro zampe, ancheggiando in maniera talmente esagerata da apparire ridicola.
La mano dell'uomo si alzò, accompagnando lo spegnimento della musica.
«Abbiamo deciso la tua pena. Ci sembra equa e corrispondente alla tua colpa. Molti anni fa, l'Arcivescovo Ruggieri Degli Ubaldini, dai cui discendenti hai ereditato la tua bella casa, ha lasciato che il Conte Ugolino della Gherardesca si nutrisse della carne dei propri figli. Bene,» Cerbero ammiccò al lettino con le sbarre, «quel maialino sarà tutto quello di cui potrai nutrirti, fino a quando rimarrai nostra ospite. E quando arriverà la fame, quella vera, lo mangerai. Eccome se lo mangerai.».
Il volto di Sabrina si riempì di lacrime.
«Aspetta. Lasciami parlare. Io non c'entro niente...»
«Stai zitta, puttana, quando non ti è stato dato il permesso di parlare.»
L'uomo si voltò, seguito dalla sua schiava scodinzolante.
La madre disperata si inginocchiò sul letto.
«Ti prego. Lui non c'entra niente. Uccidimi, fammi tutto quello che vuoi. Ma lascia andare il mio bambino.»
Cerbero si voltò di scatto colpendola con un manrovescio che le ruppe il labbro superiore e la fece ricadere sdraiata sul letto.
«Tutto quello che voglio? Non darmi idee, puttana! Ho più fantasia di quella che immagini.»
Il carceriere raggiunse ancora una volta l'ingresso della stanza: «Non siamo bestie. Se vuoi che te lo scanni e te lo arrostisca, non hai che da chiedere.».
La porta si chiuse ancora una volta sulle urla disperate e i singhiozzi della madre.


* ** * ** *

Goffredo raggiunse la torre dei Gualandi a notte inoltrata. Non sapeva nemmeno cosa lo avesse portato a raggiungere quel luogo di disperazione. Non c'era alcuna possibilità di liberare i reclusi, vista l'enorme quantità di uomini che l'Arcivescovo aveva messo di guardia.
I giorni di digiuno forzato potevano, peraltro, aver già condotto il Conte e i suoi familiari alla morte.
Forse fu solo per rasserenarsi l'animo sulla sorte ormai certa del “Capitano del Popolo” che il giovane ghibellino, una volta passata la ronda della notte, si arrampicò sino all'inferriata più bassa per sbirciare all'interno della cella.
Allora vide.
Vide che molti giacevano morti.
Vide l'ultimo vivo dei figli di Ugolino in agonia, che gli si rivolgeva dal proprio giaciglio di paglia: «Padre, quando sarò morto, mangia pure la mia carne, se questo potrà tenerti in vita un altro giorno».
Vide anche l'ultimo figlio spirare.
Vide gli occhi del padre riempirsi di lacrime.
Vide, infine, quando “più che 'l dolor poté 'l digiuno”.


* ** * ** *

I giornali avevano torto. Il fatto che le coppie uccise fossero benestanti era solo accidentale. Lo psicopatico che la teneva prigioniera non ce l'aveva con i ricchi.
Doveva essere uno studioso di storia, araldica o qualcosa di simile, il cui cervello in corto circuito aveva deciso di vendicare i torti passati commessi da famiglie nobili.
Il cognome del marito della prima famiglia era Boiardo e il secondo Antonelli.
Entrambi nobili. Entrambi, con ogni probabilità, con qualche oscuro scheletro nell'armadio della storia.
Non poteva sperare che Cerbero la liberasse. Non avrebbe avuto nessuna pietà per lei, in qualunque modo l'avesse supplicato.
Non aveva alcuna speranza.
Fu quando lo capì che prese la decisione e affondò i denti nella carne viva.
Il sangue zampillò via, insozzando il pavimento tra le sue gambe, mentre, seduta ai piedi del letto, attendeva la giusta conclusione.
Non ebbe la forza di mordersi anche l'altro polso, con la volontà fiaccata dalla vista di quella prima ferita. Si impose di restare immobile a testa bassa, tenendo sotto controllo l'adrenalina che il dolore le aveva messo in circolo.
Come aveva immaginato, Cerbero si godeva lo spettacolo della sua disperazione della stanza accanto e il suo tentato suicidio l'aveva condotto subito dentro.
«Maledetta puttana, è proibito provare ad ammazzarsi. Ti avevo spiegato le regole.»
L'uomo si chinò su di lei, credendola priva di sensi.
Era quello il momento.
La testa della madre scattò all'indietro con tutta la forza della disperazione, della rabbia e degli ormoni messi in circolo dal dolore.
Il colpo si infranse sul naso dell'omicida col rumore di un anguria che cade dal settimo piano.
Il carceriere, ormai inerme, cadde a terra battendo la testa sul battiscopa alle proprie spalle. Una macchia rossa gli si allargò sopra la bocca.
La madre scattò ad afferrare il figlio, mentre la cagnetta si precipitava nella stanza attirata dal rumore della caduta.
«Che gli hai fatto, puttana?»
La ragazzina si chinò sul compagno privo di sensi, mentre Sabrina correva oltre la porta, serrandola alle proprie spalle.
Girò la chiave del portone blindato, fino a quando non fu sigillato.
Cercò dei vestiti nella casa, mentre la cagna latrava alla porta la sua disperazione.
Uscì all'esterno, in un panorama rurale e si incamminò, seguendo il rumore delle auto in lontananza, mentre Tommy apriva gli occhi e urlava per la fame.
Lì lasciò lì.
Nessuno vide morire l'assassino per emorragia cerebrale.
Nessuno vide gli occhi della sua compagna riempirsi di lacrime.
Nessuno vide quando, anche per lei, “più che 'l dolor potè il digiuno”.


IMBUTO!!!

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Re: BUONA APPETITO

Messaggio#2 » giovedì 4 ottobre 2018, 15:01

Storia interessante, che copre bene alcuni bonus, come quello di Cerbero, della canzone metal o il flashback sul passato e il riferimento al fatto storico. Non mancano errori di battitura, pochi e non inficianti la storia. Il ritmo non mi sembra particolarmente potente e, forse, la storia stessa è in buona parte prevedibile nel suo svolgimento. Nel complesso non male ma non entusiasmante.

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Marco Travaglini
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Re: BUONA APPETITO

Messaggio#3 » venerdì 5 ottobre 2018, 12:18

Ciao Wladimiro,ti esprimo le mie opinioni pur non essendo esperto in materia, spero di non scrivere enormi castronerie (mi andrebbero bene delle castronerie di dimensioni contenute :D )


Credo si tratti di una buona storia, eppure non è scattata l’empatia con i personaggi. Credo che dipenda in parte anche dal modo in cui ci si rivolge ad essi.
Gli appellativi con cui Sabrina si rivolge a Tommy sono un po’ troppo distaccati e cozzano con la sua ostentata preoccupazione per il figlio. Solo una volta in un discorso diretto, Sabrina dice “il mio bambino”, tutte le altre volte la narrazione rimane su un generico “il bambino/bimbo” o “il piccolo Tommy”. Non riesco a sentirlo come SUO, non so se riesco a spiegarmi, anche il fatto che il bimbo venga presentato tramite la tata me lo fa sentire come corpo estraneo. Secondo me con qualche parolina qua e là, qualche particolare del bambino o anche scrivendo “il suo bambino” invece che un freddo “il bambino”, si rafforzerebbe la sensazione di legame con Tommy che invece risulta un po’ troppo “medico”.
Altro appellativo secondo me inappropriato è “cagna”: per il modo in cui ho letto il racconto e in cui ho immaginato Sabrina, che è pronta ad aiutare il prossimo, difficilmente riesco a immaginare che possa pensare a una ragazzina plagiata come cagna. È un termine che sta benissimo in bocca a Cerbero, ma non nella testa di Sabrina.
La storia di Goffredo poi, con cui probabilmente ho empatizzato più di Sabrina, mi lascia l’amaro in bocca quando rimane sullo sfondo storico e non si lega in nessun modo alle vicende attuali: forse mi ha creato un po’ di falsa aspettativa.
Ultimo commento sulle tre righe finali, dove credo che siamo passati dal punto di vista di Sabrina e uno onnisciente: non so, secondo me sono su uno standard un pochino più basso rispetto a tutto il resto del racconto. Magari staccandole e passando al punto di vista della ragazzina avrebbero avuto una presa migliore.

La musica esce fuori da uno stereo o qualche sorta di apparecchio giusto?

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Marco Travaglini
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Re: BUONA APPETITO

Messaggio#4 » venerdì 5 ottobre 2018, 16:24

BONUS (metto quelli che vedo, perché non sono stati dichiarati):
- Titolo di una canzone Metal: Pleasure Slave dei Manowar
- Inserire riferimenti a un evento storico famoso: OK
- Inserire nel racconto almeno una scena in flashback in ambientazione storica: OK
- È presente la parola Cerbero
- Inserire il suicidio (riuscito o tentato): in realtà qui non è né riuscito né tentato, ma è simulato. Non lo so, dipende da come lo intendeva Aislinn, non so veramente dare una risposta.
- inserire la vista del sangue: indipendentemente da come si decide per il punto precedente, credo che sia sufficiente la tata che vede il sangue sgocciolato per assegnare questo bonus

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Sara Ronco
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Re: BUONA APPETITO

Messaggio#5 » domenica 7 ottobre 2018, 16:43

Buon pomeriggio
sono una novellina qui in "Minuti contati" e come scrittrice.
La storia mi ha dato immagini potenti di cui ho potuto godere, ma non mi ha coinvolta al 100%.
Ho molto apprezzato il riferimento al conte Ugolino.
"La giovane medico" mi ha dato una fastidiosa martellata nel cervello. Credo che sia una forma corretta, ma non mi è piaciuta.
I bonus ci sono:
- Titolo di una canzone Metal: Pleasure Slave dei Manowar
- Inserire riferimenti a un evento storico famoso: YES.
- Inserire nel racconto almeno una scena in flashback in ambientazione storica: YES.
- È presente la parola Cerbero
- Inserire il suicidio (riuscito o tentato): c'è.
- inserire la vista del sangue: più di una volta, bene!
Nonostante io scriva romanzi dall'età di 13 anni (con moooolta discontinuità) ho ancora bisogno della "badante letteraria".
Rimanete sintonizzati e vi stupirò.

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