Vagar in Lontananza

Appuntamento a lunedì 17 dicembre 2018 dalle 21.00 all'una con un tema del team di Fantascientificast. Contrariamente rispetto al solito, sarà caldamente consigliato partecipare con racconti di genere fantastico (scifi o fantasy anche nelle loro accezioni più allargate).
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Paola B.
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Vagar in Lontananza

Messaggio#1 » martedì 18 dicembre 2018, 0:15

Vagar in Lontananza
di corpo e di distanza.
Vagar con meditata
ragion di esser affranta.


Spesso il Capitano sussurrava al vento queste parole. Io ero l’unico a sentirlo. Mi acquattavo al buio al di sotto della prua, un’abitudine presa per stare lontano dai compagni che, giù a prora, giocavano a dadi. A volte, dalla poppa, arrivavano le melodie malinconiche dell’ocarina di Giannetto.
Quella sera c’era silenzio, gli schiamazzi si erano acquietati e io mi ero addormentato sotto un meraviglioso mare brulicante di stupendi pesci lanterna. Ci stavamo addentrando nelle langhe dell’ Orsa Maggiore per fare tappa a Mizar.
«Julio! Che fai ancora qui? Scendi in coperta che la brezza è nemica delle articolazioni»
Mi rialzai di istinto.
«Sì, Capitano. Scusi Capitano».
Mi voltai subito con gli occhi gonfi dal sonno e un brivido lungo la schiena.
«Fermo, fammi compagnia ancora un po’»
Non mi aspettavo queste parole dal capitano, io ero l’ultimo dei suoi uomini. In piena attività sarei stato dalla parte opposta di dove si trovava lui. Mi stupii che conoscesse il mio nome.
«Sento la tua presenza ogni volta che la nave si quieta. Per me è diventata una carezza velata dopo una giornata di estenuante vagare».
Sopra di noi una balena sbuffò acqua che risplendeva la luce delle stelle. Era sempre affascinante rimanere spettatori di quell’artificio. Poi come se fosse desiderosa di stupirci ancora un po’ emise il suo canto, che riecheggiò delicato nel silenzio dell’Infinito.
«Se mi è permesso Capitano, perché il nostro viaggio è interminabile? Sembra che non sopraggiunga mai a una meta».
Abbassai lo sguardo per timore di essermi spinto oltre al mio ruolo di mezza marinaio. La voce del capitano non ebbe disprezzo nel rispondermi, vi lessi una nota velata di malinconia.
«Meta».
Sospirò l’aria rarefatta dell’Infinito.
«Il giorno in cui arriveremo alla meta, sarà il giorno che decreterà la mia morte. Sogni che si sgretolano al mattino, rugiada che si asciuga alle prime luci dell’alba. Siamo effimeri. Viviamo in Lontananza perché non appena toccheremo terra svaniremo».
Ripensandoci non l’avevo mai visto scendere dalla sua nave.
Non ebbi più occasione di parlare con lui. Le sue parole mi toccarono dentro e capii che io non ero fatto per vivere su Lontananza. Scesi a Mizar e mi trovai un lavoro comune, una casa e più avanti mi costruii una famiglia. Con me ho sempre un cannocchiale, perché dopotutto il mare rimarrà una particella della mia essenza, e ogni volta che la stella Polare si affievolisce lo osservo. Il mio sguardo vaga tra le sue bellissime creature e poi cerco Lontananza, il veliero che mi ha reso parte dell’Infinito.


Paola Rossini



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antico
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#2 » martedì 18 dicembre 2018, 0:24

Ciao Paola! Tutto ok con i parametri, buona Fantascientificast Edition!

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Wladimiro Borchi
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#3 » mercoledì 19 dicembre 2018, 12:55

Ciao Paola,
piacere di conoscerti.
Il racconto è estremamente poetico, forse troppo!
Mi spiego meglio, la tematica è filosofica e profonda e questo ci sta.
Non trovo congrui i personaggi, soprattutto in relazione al loro parlar forbito.
Non discuto che i capitani di vascello fossero persone colte, ma nessuno parlerebbe mai così.
Sono laureato, ma non mi esprimerei mai dicendo: "Per me è diventata una carezza velata dopo una giornata di estenuante vagare".
Il mio interlocutore si domanderebbe il nome del mio spacciatore.
E io passo le giornate nei tribunali, non in mezzo a marinai ubriachi che sudano tirando funi e bestemmie.
Insomma, secondo me andrebbe rivisto mantenendo le tematiche, ma modificando un po' il i pensieri e le parole troppo auliche sprecate dai protagonisti.
Nel complesso un racconto carino, seppur coi limiti evidenziati.
A rileggerci presto.
Wladimiro
IMBUTO!!!

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Paola B.
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#4 » mercoledì 19 dicembre 2018, 18:35

Ciao Wladimiro, (se non sbaglio ci siamo incontrati a La Sfida a...). Posso capire che il racconto non ti sia piaciuto o non sia nelle tue corde. La perplessità sul linguaggio forbito del capitano... intanto penso si sia capito che non è una nave pirata. È un racconto che spazia nel fantastico e già questa parola può incorporare un personaggio del genere. Diciamo che, in funzione della storia e della trama, l'ho voluto cosi :)
Grazie per il tuo commento, alla prossima.

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Andrea Partiti
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#5 » lunedì 24 dicembre 2018, 14:42

Il racconto potrebbe funzionare bene, ma il lessico, soprattutto nei dialoghi, è troppo sopra le righe. Vuole essere poetico, e mi sembra un'intenzione buona e che può creare un effetto apprezzabile. Purtroppo nell'esagerazione sembra una parodia di quel che potrebbe essere. Il capitano sembra una caricatura che parla forbito non per ragioni profonde e piene di significato, ma per puro effetto comico, ed è sbagliato nelle dinamiche del racconto.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#6 » mercoledì 26 dicembre 2018, 21:33

Un racconto che scorre senza grossi sobbalzi. Il problema del lessico che è stato sollevato un po' da tutti sta nel fatto che non c'è contrasto. Mi spiego: possiamo capire che il capitano sia un uomo di cultura, che possa parlare scegliendo con cura le parole quelle difficili, possa anche lanciarsi in ardite metafore. Questo lo posso accettare.
Non mi va però che un mozzo o un marinaio qualsiasi abbia lo stesso piglio poetico artistico. Sembra che sia una nave piena di eruditi e non capisco perché. Poi probabilmente non sto interpretando le cose come si deve. Illuminami.

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Paola B.
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#7 » mercoledì 26 dicembre 2018, 22:19

Ti illumino. Mi piacerebbe illuminarti d'immenso :D
Scherzi a parte. L'ex mezzo marinaio racconta questo episodio del passato una sera mentre osserva col cannocchiale. È anziano e magari col tempo il suo linguaggio si è evoluto. Non trovo che abbiano lo stesso modo di parlare, certo li accomuna la stessa sensibilità alla poesia e alla natura. Probabilmente è questo che li ha fatti avvicinare.
Ciao Eugene

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invernomuto
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#8 » giovedì 27 dicembre 2018, 5:20

Ciao, Paola!
Ti sarai stancata di sentirlo, ma effettivamente nel tuo racconto rappresenti una ciurma davvero fin troppo particolare, tanto che potrebbe dar vita a delle scenette comiche non male. Non oso immaginare cosa succeda nel caso il capitano debba dare un ordine perentorio (e magari sgradito) a uno dei suoi uomini, non riesco a non immaginarlo che chiede sottovoce, gentilmente, di andare a "far risplendere magnificamente gli stupendi ottoni che adornano il nostro bel vascello"!
Sia ben chiaro, lo stile mi piace, trovo che lo usi con naturalezza e che tu riesca a comunicare la malinconia del capitano in modo fantastico, è solo che, come un bellissimo colier pieno di gemme sul collo di un generale in unifome, stona con la storia.
Mi piace molto, invece, come tu abbia deciso di aderire doppiamente al tema: una volta con il senso di nostalgia e distaccamento, e una seconda volta con il gioco riguardo al nome della nave.
Spero davvero di rileggerti presto e di vedere il tuo stile al servizio di una storia più adatta!

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mircalla
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#9 » venerdì 28 dicembre 2018, 20:48

Ciao!
Non starò qui a ripetere quello che chi mi ha preceduto ti ha già fatto notare. Mi sono divertita a entrare in questa tua particolare declinazione del fantastico e credo che tu debba continuare a sperimentare in questa direzione, magari cercando di trovare il giusto equilibrio tra elementi poetici e attenzione alla sospensione dell’incredulità da parte del lettore.

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antico
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Re: Vagar in Lontananza

Messaggio#10 » mercoledì 2 gennaio 2019, 19:56

Non penso che il problema stia nel gergo usato. Ho capito le tue intenzioni e penso che il racconto vada rivisto in un'ottica diversa. Lontananza rappresenta il sogno, il marinaio sceglie la vita reale abbandonando quella parte di meraviglia, ma continuando ad anelarla e a cercarla scrutando l'infinito. Benissimo, il finale è perfetto. Il problema sta prima, a mio parere, perché la scena è troppo statica e il meraviglioso viene mostrato solo attraverso lo sbuffo della balena mentre è il narratore stesso che fa spiegare al capitano la sua natura. Ecco, dovresti provare a movimentare un po' mostrandoci. Credo che, seguendo questa linea guida, il racconto potrebbe sbocciare veramente. Pollice ni, questa volta, ma positivo.

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