HELGA

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo marzo sveleremo il tema deciso da Luca Mazza e Jack Sensolini. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) I BOSS assegneranno la vittoria.
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Luca Nesler
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HELGA

Messaggio#1 » martedì 14 maggio 2019, 10:23

Helga

Eravamo alti, ormai. Duemila metri, forse più. Appena lasciato il paese in fondo alla valle aveva cominciato a nevicare e, più si saliva, più il vento sembrava cattivo. Era già da un pezzo che camminavamo sul sentiero immersi nella tempesta. Mi sentivo così stanca che ad ogni passo pensavo che avrei potuto morire lì, in quella neve di merda. Almeno mi sarei riposata. Il vento mi buttava i capelli davanti agli occhi e sibilava tanto forte che mi accorsi della voce di Manuel solo quando gli fui praticamente addosso.
«C'è una casa qua davanti. E del fumo» mi gridò tenendosi il berretto. «So che sei una ragazza sveglia e che non serve dirtelo, ma se non mi reggi il gioco ce li avrai tutti sulla coscienza».
Figlio di puttana. Annuii e riprendemmo a camminare per raggiungere l'edificio. Era uno di quegli chalet alpini che avevo visto ogni tanto nei presepi. Una bella casa di legno scuro piantata in una vasta radura. Appena fummo abbastanza vicini, Manuel sollevò le mani e si mise a gridare un paio di volte il solito “Homo sapiens”.
La porta si aprì e uscì un uomo spaurito con un dito sulla bocca ad intimare il silenzio e un fucile nell'altra mano. Si avvicinò e, in un italiano da parodia nazista, disse: «Sst! Non fare casino. Non è sicuro stare fuori. Venite dentro».
Era insolito che qualcuno ci portasse in casa così, senza domande, ma non tentennammo nemmeno per un secondo. Entrammo in un atrio caldo, profumato di legna bruciata. Una donna ci puntava un fucile, mentre l'uomo richiudeva la porta d'ingresso.
«Homo sapiens?» chiese portandosi davanti a Manuel e squadrandoci da capo a piedi.
«Sì, te lo giuro»
«Di dove venite?»
«Da sud.»
«Na, du Stoanesel! Questo lo so!»
«Dal Lazio. Vogliamo raggiungere la Svizzera.»
«Perché?»
«Mia moglie sta là. Lei è Ester» disse indicandomi, «mia figlia. Abbiamo cibo, ci serve solo un riparo finché smette di nevicare.»
L'uomo ci guardò ancora, indugiando su di me, poi annuì. Disse qualcosa in uno strano tedesco alla donna che posò il fucile e ci fece segno di proseguire. Attraversammo uno stretto corridoio con inquietanti animaletti impagliati alle pareti. Una donnola e un fagiano o qualcosa del genere.
«Che schifo» mi uscì.
«Stai tranquilla, non ti mordono» mi disse il crucco ridendo.
Lo imitai per fare la simpatica ed entrai in una sala molto grande con un caminetto acceso. Fu come una visione! Mi ci buttai davanti e sentii la morte allontanarsi dai miei pensieri. Anche Manuel si tolse il berretto e spostò una sedia per mettersi vicino al fuoco. C'erano due grandi tavoli, una panca che correva lungo i muri e un'altra porta da cui due bambine identiche ci guardavano.
«Ciao» dissi, e le bimbe corsero via.
Il tedesco che ci aveva fatto entrare si avvicinò:
«Mia moglie vi prepara un tè, così vi scaldate un pochettino.»
«Che gentile» disse Manuel.
«È tanto che siete in giro, eh?»
«Un paio di mesi» rispose.
«Due mesi, una settimana e tre giorni» lo corressi, poi sorrisi. «Adoro le gite di famiglia».
Manuel mi squadrò molto male, ma sapevo che non mi avrebbe fatto niente davanti a quelle persone.
«Voi, invece?» chiese poi, sviando l'attenzione dal mio sarcasmo. «Che ci fate qui in mezzo al niente?»
«Questo era il ristorante dei miei genitori. Stiamo bene qui: cacciamo, abbiamo un bel magazzino... Solo quando che c'è la neve diventa un po' una merda, gel
«E mutanti? Ce ne sono in giro?»
Il tedesco sollevò le spalle «Solo uno».
«Pericoloso?»
Il crucco annuì «Quando che nevica è meglio non stare fuori, woasch? Perché lei è tutta bianca e non si vede».
«È una donna?» chiesi.
Quello fece di sì con la testa. La tedesca entrò con due tazze, ci porse il tè e si sedette a sua volta.
«Comunque io mi chiamo Paul. Lei è la Elisabeth, è mia moglie. C'è anche il mio fratello Dieter che è a spaccare un po' di legna giù di sotto e le mie figlie da qualche parte.»
«Io sono Manuel e questa è mia figlia Ester.»
Sentire ancora “figlia” mi fece ridere. Paul mi guardò incuriosito, ma Manuel fu pronto: «Non la chiamo mai per nome e questo la fa sempre ridere. Vero, tesoro?»
«Come no.»
«Grazie per l'ospitalità, a proposito» disse poi verso la donna.
Elisabeth sorrise. Doveva essere sulla trentina e notai che Manuel la guardava col suo occhio allenato da pappone di merda. Paul disse qualcosa nella sua lingua, poi si rivolse a noi: «Lei non parla italiano».
«Non siamo più in Italia?» chiesi.
«Sì, ma è anche Südtirol. Solo nelle città si parlava italiano. Bozen, Meran... Gli altri nessuno lo parlava, woasch
«Solo tedesco?»
Paul annuì e inarcò le sopracciglia «Dialekt».
«Beh, rimarremo solo finché non smette» disse Manuel alzandosi. «Dimmi di più su questo mutante.»
«La Helga. Era la donna di quello che aveva la pista da sci.»
«Che le è successo?» chiesi levandomi anche il maglione, cosa che attirò lo sguardo di Paul sul mio petto.
«Era vicino a Wien quando c'è stata la bomba. Quando che è tornata a casa e si è mangiata il suo marito. Ha perso il colore e è diventata bianca come il latte, woasch? Quando che nevica viene qui vicina e si vede solo quando che è troppo tardi» poi abbassò la voce. «Ha ammazzato la Sonia, la moglie di mio fratello e poi, un mese e mezzo fa, abbiamo trovato anche la mia nipote. Quattro anni. L'ha fatta a pezzi e lasciata nella neve» poi scosse la testa e si profuse in un profondo sospiro.
Strizzò gli occhi e accennò a Manuel: «Sei un cacciatore di mutanti tu?»
«Io? No. Cosa te lo fa pensare?»
«Fai viaggi, hai due pistole... Non so.»
«Le ho prese da una centrale di polizia abbandonata» Manuel prese un ciocco di legno dal lato del caminetto e lo buttò nel fuoco, poi allungò le mani per scaldarle alla fiamma e aggiunse: «No, io sono un tipo tranquillo».
Quella stronzata m'infastidì, così sorrisi a Paul che continuava a sbirciarmi le tette e dissi: «Non cacciamo i mutanti, perché anch'io sono un mutante.»
Lui impallidì provocandomi un'ilarità che trattenni a stento. Manuel si voltò a guardarmi:
«Cazzate. Ti sta prendendo in giro. Lo fa sempre: è una scema.»
«No, è vero.»
Il tedesco ridacchiò nervoso: «A me non sembri una mutante. Dov'è che sei mutante, oschpele?» disse facendo cadere ancora lo sguardo sul mio petto.
«Non tutte le mutazioni sono visibili» dissi con tono malizioso.
Manuel s'indispettì: aveva capito il mio gioco. Attiravo troppe attenzioni su di me. Era chiaro ad entrambi che, se avessi voluto sfuggirgli, avrei dovuto per forza ricevere l'aiuto di qualcuno. Ero solo una ragazzina e lui un bruto del cazzo. In più, da sola, non sarei sopravvissuta una settimana in quella landa selvaggia che era diventata l'Europa.
Si schiarì la voce e disse perentorio: «Ester! Finiscila di prendere tutti per il culo e copriti!»
Mi rimisi il maglione sorridendo soddisfatta: amavo stuzzicare quel figlio di puttana di Manuel, e lui sapeva che ero capace di sedurre Paul. I maschi sono così schiavi del loro istinto sessuale che ho spesso pensato che abbiano un vero handicap nei rapporti sociali. Comunque dovevo ringraziare il mio aspetto: ero ben consapevole che, se fossi stata un cesso, non sarei sopravvissuta tanto.

La neve continuava a cadere ipnotica fuori dalle finestre appannate. Io ero esausta, così mi sdraiai su una panca e mi addormentai. Mi svegliò un urlo feroce fuori dalla casa. Sembravano parole, ma qualcosa che non riuscivo a capire. Mi sollevai e trovai tutti radunati nello stanzone. Paul, Manuel e un altro uomo che immaginai essere Dieter, erano affacciati alle finestre, mentre Elisabeth stringeva le due gemelline di sei o sette anni. Le bambine tremavano.
«Che succede?» chiesi.
«È la Helga» disse Paul.
Di nuovo quell'urlo. Guardai fuori: pochi alberi carichi di neve, il terreno bianco e il cielo dello stesso colore. Tra tutto quel candore, non si distingueva quasi nulla oltre al lento piovere dei fiocchi ghiacciati.
«Che cosa dice?» chiese Manuel.
«Kems auser Walsche
«E nella mia lingua?»
«Italiani venite fuori. Io credo che vi ha visti entrare.»
Elisabeth disse qualcosa al marito che le rispose in quel tedesco deforme. Non capivo una parola, ma era chiaro che la donna fosse spaventata e Paul irritato.
Per fortuna Helga non si fece più sentire e arrivò la sera. Paul ci assicurò che lì non correvamo alcun pericolo e Manuel, per ringraziarlo, offrì un coniglio a cui aveva sparato due giorni prima.
Elisabeth cucinò per tutti, mentre i due tedeschi portavano su un po' di legna per il caminetto e la stufa. Dieter era più giovane del fratello. Aveva la pelle rossastra e butterata, una ispida barba bionda e, quando aveva riso in un paio di occasioni, l'aveva fatto in modo fastidiosamente sguaiato. Mi aveva trasmesso un senso di inquietudine, ma considerai che aveva perso moglie e figlia da poco e che avesse tutto il diritto di sembrare un po' fuori di testa.
Le gemelle erano incuriosite da me. Mi fecero vedere dei libri e giocammo un po' con le bambole. Erano carine Alma e Greta. I loro sorrisi erano quelli di chi ignorava come le cose fossero precipitate dopo la guerra. Loro non potevano fare confronti.
Prima di mangiare andai in bagno. Me la presi comoda: era una vita che non sedevo su un water pulito. Appena uscii Manuel mi si parò di fronte e sussurrò: «Sii gentile con 'sti poveretti: lasciali in pace. Non costringermi a farli fuori, ok?»
«Sta' buono, Manuel. Non ho detto niente.»
«Questa cazzata della mutante mi ha rotto i coglioni.»
«Ma...»
«Ma un cazzo. Piantala o prima li ammazzo, e poi ti riempio di botte.»
Dio, quanto l'odiavo! Sospirai «Agli ordini.»
Durante la cena rimasi per lo più in silenzio. Elisabeth provò a dire qualche parola in italiano, ma rinunciò presto. Forse l'aveva imparato a scuola, ma era passato troppo tempo.
Finita la serata conviviale, Manuel si assicurò che dormissimo vicini nella sala del caminetto. La cosa non mi dispiacque, perché lì era bello caldo, solo che non avevo molto tempo e dovevo fare la mia mossa prima di mettermi a dormire. Così finsi di andare in bagno e feci segno con l'indice a Paul di avvicinarsi. Sembrò sorpreso, ma controllò che la moglie non ci vedesse e mi venne incontro con sospetta solerzia. Lo tirai in bagno e chiusi la porta.
«Paul, ti prego, devi aiutarmi. Manuel vi ha mentito: non è mio padre. Mi ha rapita dopo aver ammazzato i miei amici. Mi vuole portare in Svizzera per vendermi come schiava sessuale.»
«Schiava?» disse il tedesco corrugando la fronte.
«Sessuale, sì. Mi puoi aiutare?»
«E come?»
«Devi ammazzarlo mentre dormiamo.»
Paul scosse la testa come se la mia idea fosse improponibile.
«Oh, ti prego!» insistetti. «Lo chiederei a Elisabeth, se mi capisse! Lei lo farebbe!»
«Non posso ammazzare un uomo che dorme.»
«Ti scopo. Giuro che se mi aiuti io ti scopo.»
Paul scosse ancora il capo, ma questa volta il suo sguardo tradiva un tentennamento. Attesi qualche istante, poi udimmo la voce di Elisabeth chiamarlo. Lui mi prese per le spalle e mi fissò. «Na guat, Ester, ti aiuto. Ma facciamo in qualche altra maniera. Ora fammi andare, gel?» e uscì dal bagno.
Sospirai e tornai al mio posto cercando di scacciare i brutti pensieri: le cose non stavano andando come speravo. Quando fummo soli, Manuel mi assicurò ad un termosifone con la solita catena e si spostò lontano. Io sperai di vedere Paul muoversi nel buio per diverso tempo, finché mi addormentai.

Al mattino nevicava ancora. I due coniugi erano in cucina e le bambine apparecchiavano la tavola per la colazione, mentre Manuel riordinava le sue cose. Io mi ero sistemata appena libera dalla catena: non volevo farmi trovare impreparata. Entrai in cucina fingendo di voler aiutare e mi avvicinai a Paul.
«Allora? Hai pensato?» chiesi sottovoce mentre Elisabeth era distratta.
Lui fece una smorfia preoccupata. Gli strizzai le tette contro un braccio controllando che sua moglie non ci vedesse. «Ti prego, ho bisogno di te!» gli sussurrai all'orecchio.
«Jo, woas i schun, ma non lo posso fare così. Gli parlo, gel? Dopo gli dico che lui va via e ti deve lasciare qui.»
«No, no, Paul...» cominciai, ma Manuel entrò in cucina costringendomi a mettermi a tavola come se niente fosse.
Ogni volta che cercavo lo sguardo del tedesco lui, intimorito, schivava il mio. Ero così frustrata dal comportamento di quell'idiota! Cercavo di salvarlo e lui m'ignorava.
Le bambine se ne andarono a giocare, mentre Elisabeth si raccomandava nella sua lingua, o almeno quello era il tono. Dieter se ne stava scomposto con lo sguardo perso. Dopo un po' disse qualcosa e si allontanò da tavola. Io ed Elisabeth sparecchiammo e Manuel si avvicinò alla finestra lasciando Paul al tavolo.
«Si sta aprendo» disse. «Penso che in mattinata potremo levare il disturbo».
Guardai Paul con apprensione. Lui incrociò il mio sguardo per un istante, ma non sembrò badarvi.
«Devo dire una cosa, però» cominciò alzandosi da tavola.
Io mi appoggiai al lavandino e buttai lo sguardo fuori dalla finestra per non mostrare il panico che mi accorciava il respiro: Paul stava per farsi ammazzare.
Improvvisamente notai un movimento fugace fuori, tra gli alberi carichi di neve. Helga.
«Io vorrei tenere qui lei» disse quel crucco coglione.
«Cosa?» chiese Manuel con un sorriso nervoso mentre la donna vicino a me continuava a infilare i piatti sotto l'acqua senza capire una parola. «Vuoi tenerti Ester? Mia figlia?»
Una delle bambine corse di sopra, ma non vi badammo.
«Cos'è 'sta stronzata? Vuoi farmi incazzare?» chiese Manuel cominciando ad avvicinarsi minaccioso.
«No, dico che non credo che lei è davvero tua figlia. Non sono un stupido.»
«No, sei proprio un idiota!» pensai.
In quell'istante l'urlo di Helga “venite fuori italiani” risuonò rauco e innaturale, ma subito un grido diverso lo coprì: era Elisabeth. Mi voltai verso le scale per capire cosa l'avesse sconvolta e vidi Dieter salire dal piano di sotto. Era coperto di sangue, gli occhi sbarrati e la fronte sudata. Sembrava sotto shock.
Paul si avvicinò e si scambiarono qualche frase in tedesco. Non capivo nulla, ma sembravano tutti atterriti.
«Cosa succede?» chiesi afferrando Paul per un braccio.
«La Helga!»
«Cosa?» insistetti.
Paul cominciò a piangere senza freno «Ha trovato Greta nella legnaia!»
Corse via seguito da Elisabeth, mentre Dieter si lasciava cadere a terra sconvolto. Aveva sangue sulle mani e sui vestiti, fin sulla barba. Manuel mi si avvicinò.
«Che cazzo gli hai detto?»
«Non fare lo stupido!» dissi «C'è il mutante: andiamo a dare una mano!»
Avevo individuato la mia unica occasione. Paul aveva parlato troppo e presto Manuel li avrebbe ammazzati tutti per portarmi via. Roba già vista. Se volevo andarmene dovevo farlo subito.
La voce inumana di Helga riempì il silenzio e vidi Manuel sgranare gli occhi. Aveva paura.
Presi a correre dietro al tedesco approfittando di quell'attimo di smarrimento e, senza pensare, infilai la porta. Un vento gelido e micidiale mi colpì in pieno facendomi sentire una stupida: ero uscita solo col maglione. Vidi Paul correre avanti gridando come un pazzo. La neve fuori dalla legnaia era tinta di rosso. Mi avvicinai e vidi Elisabeth piangere sul corpicino sfigurato e mutilato della piccola Greta, steso sui ciocchi di legno impilati. La testolina era aperta da un taglio verticale e gli occhi fissavano il vuoto.
Quella vista mi strinse il cuore e lo stomaco, ma cercai di riprendermi: dovevo scappare.
Cominciai ad allontanarmi dalla casa scuotendo la testa. Non solo ero uscita senza il giaccone e senza lo zaino col sacco a pelo e le provviste, ma le mie impronte avrebbero portato Manuel ovunque mi fossi diretta.
«Che stupida!» gridai contro le folate di neve che m'investivano.
«Dumm's Madl!»
La voce era quella del mutante. Non aveva gridato, ma l'avevo sentita benissimo. Era vicina, ma non la vedevo. Mi voltai cercando dappertutto. Sentivo il suono del suo fiato, ma temevo di allungare le mani: avrebbe potuto staccarmele.
Qualche parola ancora e delle dita gelide mi presero il viso. Il fiato mi si fermò in gola e i miei occhi trovarono due orbite bianche spalancate di fronte a me. Ora la vedevo: Helga. Ormai non era che il ricordo di una donna grinzosa. Aveva la pelle candida come le candele nelle chiese. Mi teneva il capo dolcemente e notai una ruga più profonda a disegnare un sorriso. Mi disse qualcosa sussurrando e vidi una dolce malinconia in fondo ai suoi occhi. Dietro quell'abominevole deformità c'era una nonna triste.
Una nuova voce mi fece voltare: Dieter. Era uscito con un'ascia in mano e gridava cose che non capivo. Helga mi lasciò il viso scomparendo di nuovo. Il tedesco si avvicinava. Non si era ripulito dal sangue della nipotina e pareva una furia.
Fu in quel momento che realizzai qualcosa di terribile e disgustoso: Helga era bianca, ma non aveva nemmeno una goccia di sangue addosso, mentre l'ascia che Dieter teneva in mano gocciolava sulla neve.
«Sei stato tu, bastardo!» gli gridai.
Prese a correre verso di me, ma all'improvviso una mano bianca gli afferrò il mento e lo strattonò indietro. L'uomo finì disteso nella neve e Helga gli fu sopra come un animale selvaggio. La sua bocca si allargò a dismisura mentre il resto del corpo teneva a terra la preda terrorizzata. Avvolse il tedesco con un suono sbavato che mi fece inorridire. Le grida terrorizzate di Dieter furono ingoiate nello stomaco del mutante che, lentamente, faceva scivolare l'homo sapiens dentro il suo corpo candido. Di fronte a quello spettacolo avvertii improvvisamente tutto il freddo di quel maledetto inverno. «Fanculo Manuel.»
Rientrai in casa e mi buttai in un angolo tirandomi addosso il giaccone. Tremavo e non solo per il freddo. Manuel aveva acceso il fuoco e se ne stava seduto, masticando una delle sue gomme con una Beretta in mano. «Sei proprio stronza.»
«Non è stata Helga a uccidere le bambine» gli dissi.
«Chissenefrega. Tra poco qui saranno tutti morti.»
«Perché?»
«Ti ho vista dalla finestra. Volevi andartene, eh? E, non raccontarmi cazzate: hai parlato col crucco, solo che sei un'idiota e hai fatto tutto per niente.»
«Tanto ormai... Morire di freddo o per una pallottola è uguale.»
«E allora perché sei tornata?»
Alzai le spalle sentendo le lacrime affiorare. Pensavo alla piccola.
«Te lo dico io: perché sai che non ti ucciderò. Sparerò a tutti, anche alla bambina, ma non a te. A te ti porto in Svizzera a farti scopare come una cagna per il resto della tua vita di merda.»
Lo guardai. Quanto l'odiavo. Era ora di finirla.
Senza dire nulla mi alzai e raggiunsi la cucina. Manuel mi seguì. «Che fai?»
Raccolsi un coltello da un cassetto.
«Guarda che posso venderti bene anche con qualche buco in più. Non ti azzardare a fare un cazzo con quello.»
Posai la lama contro la gola e dissi: «Tu non mi venderai a nessuno, brutto maiale!»
«Non fare cazzate, Ester.»
«Io mi ammazzo!»
«Smettila!»
«Mi ammazzo, giuro!»
Manuel ringhiò, calciò una sedia contro il muro e alzò la pistola.
«Io ti ho protetta fino ad ora! Cazzo, non ti rendi conto che è solo grazie a me se sei ancora viva, brutta stronza? Mi hai proprio rotto i coglioni! Vuoi morire? Vuoi morire davvero? Bene, ti accontento!»
Lo sparo risuonò come un tuono. Sentii una fitta terribile alla pancia, un bruciore lancinante sconvolse i miei sensi e caddi in ginocchio. Lasciai il coltello e mi sdraiai. Il sangue bagnava il pavimento mentre Manuel si chinava su di me con espressione delusa. Scuoteva il capo guardando come la vita mi abbandonava. La vista cominciò appena ad appannarsi, poi successe.
Aprii gli occhi nuovamente lucidi. Tutto il dolore era scomparso e mi sentivo forte e carica di adrenalina rabbiosa. La mia mano stringeva una Beretta fumante e la bocca sapeva di mentolo. Guardai avanti e vidi il mio vecchio corpo: una bella ragazza sui sedici anni con un buco in pancia e lo sguardo pieno di terrore.
«Hai visto che sono una mutante, testa di cazzo?»
Manuel, nel corpo di Ester, spalancò la bocca, gemette e dette l'ultimo fiato. Sospirai: quel corpo mi piaceva. Raccolsi la mia roba decisa a levarmi di torno prima che Paul ed Elisabeth rientrassero: Anche per loro quella era stata una giornata di merda.
Fuori tornai da Helga che, gonfia come un'immensa pannocchia, digeriva Dieter. Sorrisi.
«Grazie, nonnina. Morte ai Sapiens.»
Le feci un cenno e me ne andai.


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Re: HELGA

Messaggio#2 » martedì 14 maggio 2019, 10:25

Dei bonus: 1)Italia napalm (Alto adige); 2) Dialetto (altoatesino doc)
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Re: HELGA

Messaggio#3 » mercoledì 22 maggio 2019, 13:34

Ciao Luca, ecco il mio commento!

Il racconto mi è piaciuto, sei riuscito a creare un'atmosfera horror in quello che, almeno in teoria, doveva essere un racconto post apocalittico. L'apocalisse c'è, ma è tenuta in disparte, quasi sfumata.
L'ambientazione innevata e lontana da ogni civiltà, con "il mostro tra noi", mi ha ricordato tantissimo un film che adoro: "La Cosa" di John Carpenter.
I personaggi sono ben caratterizzati nella trama, in particolare Ester e Paul. Manuel ricade un po' più nello stereotipo del "cattivo", ma dato il contesto ci sta molto bene.
Helga, come mutante, è molto efficace. Toglimi una curiosità, è inventata di sana pianta o hai fatto riferimento a qualche creatura del folklore locale?

Ti pongo infine l'unica cosa che mi ha lasciato un po' insoddisfatto: il finale. Sapevo che la questione di Ester mutante sarebbe saltata fuori, anche se inizialmente pare che la ragazza si limiti a millantare capacità mutanti senza averle realmente.
La sua mutazione è molto peculiare e mi ha lasciato con un grosso dubbio: lei sapeva di possedere questa capacità prima che Manuel le sparasse?
Se sì, perché non l'ha sfruttata prima per scappare dal suo aguzzino?
Se no, perché subito dopo essersi risvegliata nel corpo di Manuel non appare particolarmente spaventata e si comporta come se sapesse perfettamente quello che è successo?
Insomma, mi pare che in entrambi i casi ci sia un problema narrativo. Poi magari tu l'hai pensata in qualche altro modo e io non l'ho capita.

Bonus: entrambi presenti.

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Re: HELGA

Messaggio#4 » mercoledì 22 maggio 2019, 13:58

Intanto grazie per il commento.
Il mostro l'ho inventato di sana pianta. Mi piaceva che si confondesse col bianco e volevo farlo strano.
Il potere Ester ce l'ha e lo conosce, tanto più che, forse, Ester non è nemmeno la sua prima identità. Il fatto è che il potere funziona solo in punto di morte, che presuppone una sofferenza e che quel corpo le piaceva e non voleva sostituirsi con Manuel prima di aver provato altro. Tutto qui. Come al solito mi perdo qualcosa per strada.
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Re: HELGA

Messaggio#5 » giovedì 23 maggio 2019, 9:31

Non penso sia un grosso problema, Luca. Nel caso il racconto arrivasse in semifinale potresti aggiungere una breve frase che renda più chiaro questo dettaglio.

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Re: HELGA

Messaggio#6 » mercoledì 29 maggio 2019, 0:32

Ciao, Luca,
come sempre, complimenti per la storia e la sua realizzazione. Il racconto scorre bene, tra i vari colpi di scena, descrivendo uno scorcio di vista postapocalittica, tra sopravvissuti e sopravviventi (maledetto Ligabue!).
I personaggi sono tanti e in linea di massima sono tratteggiati bene. Quelli principali (Manuel ed Ester) sono ben evidenti, un po' meno i comprimari, soprattutto il buon vecchio Deiter, il pazzo di turno. Sì, c'è un passaggio che serve da piccola metonimia narrativa, quando Ester definisce il contatto con il ragazzo 'inquietante', ma io forse avrei messo dentro più movenze strane ma innocue di Deiter (guarda una foto, resta catatonico davanti alla finestra a far appananre il vetro e altra roba coì) che un commento da parte della ragazza. Per intenderci: hai visto The Visit? Il comportamento alterato dei vecchi è quello a cui mi riferisco.

Helga è un gran mostro triste. La scena di antropofagia mi ha ricordato un vecchio video di una casa stregata in un luna park americano dove c'è questa donna gigante che ne ingoia un'altra. Se non mi ricordo male era un demone del folklore messicano, ma davvero sono ricordi molto sfocati.

Il finale è sicuramente sorprendente: i didn't see it coming, per dirla all'americana e questa è una gran cosa. Calcherei la mano sull'aspetto 'Sofferenza' e sul fatto (per come l'ho interpretato io) che prima di diventare Ester, Ester era un maschio e quindi ama il suo corpo nella misura in cui a un maschio piaccia avere due tette gratis da toccare impunemente. (se poi vogliamo essere i romantici di turno, Ester originale, prima di essere posseduta, era la ragazza del mutante e si era sacrificata per lui e bla bla bla, possiamo inventarci mille migliaia di miliardi di scenari).

A parte tutto, ti rinnovo i miei complimenti, è sempre un piacere leggerti, e le storie che inventi mi piacciono.

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Re: HELGA

Messaggio#7 » mercoledì 29 maggio 2019, 1:06

Ed eccomi per la recensione... pardon, commento, Luca.

Dunque, ti dirò la verità: rispetto ad altri lavori, questo racconto non mi ha fatto impazzire. Per comodità, ti divido i problemi che ho individuato in cinque punti, alla Yotobi prima maniera.

1) postapocalittico: ok, questo forse è un giudizio secondario (in fondo, anche il mio racconto non è un postapocalittico puro, ma ha contaminazioni fantascientifiche) ma ammetto di aver avuto difficoltà a dare un genere definito alla tua storia. è un postapocalittico? Gli manca la rutilante tamarragine e anche la crisi apocalittica è appena accennata: si parla di una bomba, ma, se ci fai caso, la storia potrebbe tranquillamente essere ambientata in una cittadina isolata (pensa a The mist o a tanti racconti di Stephen King, per intenderci) e non cambierebbe nulla. è un horror? Si, c'è un mostro e la situazione sembra essere quella classica dell'assedio in casa, ma la minaccia di Helga è così fiacca da risultare quasi ridicola (anche se ammetto che la scena di Dieter che viene ingoiato intero mi è piaciuta). è un thriller? Abbiamo la scoperta di un serial killer, ma la cosa è talmente buttata lì ed è talmente priva di conseguenze che è come se non ci fosse. Insomma, forse troppa carne al fuoco per poca brace.

2) mutanti: per Helga ho già detto, ma Ester? Insomma, più che un mutante come sembra essere inteso in queste specifiche, mi sembra di vedere una metaumana. Insomma, è richiesto Toxic Avenger e tu presenti il Dottor Xevier. Il che non sarebbe un vero problema, se solo tu aggiungessi un qualche elemento al suo potere: può scambiare corpo? Benissimo, ma dammi un elemento evidente, che ne so, lei che tira fuori un tentacolo dalla bocca e si "parassita" nel corpo di Manuel, oppure il cranio che si apre e ne viene fuori un cervello su zampe che entra in Manuel tipo facehugger. Diamine, mi sarebbe andato bene anche che aprisse le braccia e urlasse "SDOPPIAMENTO!!",
https://www.youtube.com/watch?v=pnFuGE65f4A

ma così, senza niente, è parecchio fiacco.

3) buchi di trama: qui si va sul pesante. Se Ester può "sdoppiarsi" dentro Mauel, perché ha aspettato tanto per farlo? In fondo, nel racconto hai specificato più volte il fatto che non fosse felice di stare con l'uomo e che il suo corpo stesse rischiando di cedere a causa degli strapazzi a cui era sottoposta. Inoltre, a fine storia lasci aperti molti elementi non risolti: perché Dieter ha ucciso Elizabeth? Peché Helga sembra avercela con gli italiani? Cosa ha comportato la bomba e perché alcuni sono mutati?

4) morte ai sapiens: ecco, questo non l'ho capito. Helga non uccide Ester perché la percepisce come mutante e quest'ultima le dice "Morte ai sapiens", vuol dire che i mutanti sono in combutta tra loro contro gli umani superstiti?

5) lento: questo viene di conseguenza per tutto quello che ci siamo detti prima. Proprio perché sembra non sapere dove andare a parare, nella storia succedono effettivamente poche importanti, che, però, sono trattate in pochissimo spazio, con ben poco influsso sulla tensione narrativa. Il risultato è che la storia è lentissima, cosa che arriva quasi a mettete in ombra il fatto che sia scritta con uno stile invidiabile.

Bene, direi di aver finito. Eh, mi spiace Luca, ma da Skannatore, so quando che fare le pulci serve in primis a chi le pulci se le fa fare.

Alla prossima

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Re: HELGA

Messaggio#8 » mercoledì 29 maggio 2019, 8:58

Ciao Agostino, ecco il commento che aspettavo. Intanto grazie dell'accurata analisi. Mi trovo abbastanza d'accordo col tuo resoconto. Ho messo troppa carne al fuoco e mi sono accorto che è una cosa che faccio spesso con lo stesso risultato.
Sul discorso mutazioni ho mescolato gli X-men con i mostri, è vero. Ma non avevo ben chiaro di che tipo di mutanti parlassimo. L'idea di rendere anche Ester "schifosa" sarebbe stata davvero buona, hai ragione.
Sui buchi di trama posso dire che Ester non scambia il copro quando vuole, ma solo in punto di morte e spera di poter tenere il corpo da giovane gnocca. Cosa che non è ben specificata nel racconto, in effetti, come mi ha già fatto notare Maurizio.
Dieter non uccide Elisabeth, ma sua moglie e le bambine. Probabilmente è uno psicopatico pervertito e basta. Non trovo che siano elementi da spiegare: alla fine scopri che non è il mutante il vero mostro, ma l'uomo malato che nessuno sospettava perché parente. Quasi uno stereotipo.
In ultimo Helga non ce l'ha affatto con gli italiani. Qui in Alto Adige è un luogo comune che italiani e tedeschi non vadano d'accordo (quindi rientrerebbe nel discorso territoriale) ma lei cerca di avvisarli di non rimanere lì, perché ha visto Dieter e vorrebbe avvisarli del pericolo, ma non ne è in grado.
La bomba (probabilmente più di una) ha comportato devastazione (l'Europa è un territorio selvaggio) e alcuni, investiti da una massiccia quantità di radiazioni, sono mutati. Helga, per esempio, si trovava vicino all'esplosione della bomba su Vienna.
Morte ai sapiens: è una cosa che dice Ester a Helga solo perché lei è una mutante. Come se ti vedessi con la sciarpa dell'inter e, riconoscendoti interista come me, ti dicessi "forza inter". Anche perché Helga se ne sta mangiando uno (so cosa stai pensando... non sono interista neanch'io).

Leggendo i vostri racconti riconosco che la mia capacità di spaccare crani e culi ai mostri non è all'altezza della situazione. Temo che, lasciando libera la bestia, scriverei una stronzata senza capo né coda, più ridicola che altro. La prossima volta proverò a concentrarmi più sull'azione e vediamo che ne esce (ma non ho molta fiducia).

Agostino, grazie ancora del commento! La prossima volta proverò a:
- essere più chiaro nell'esposizione della trama,
- concentrarmi sugli aspetti action,
- raccontare meno e meglio.

A presto!
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Luca Nesler
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Re: HELGA

Messaggio#9 » mercoledì 29 maggio 2019, 9:12

Ciao Eugene, ti rispondo per secondo perché non mi ero accorto del tuo commento!
Ti ringrazio molto dei complimenti che anche oggi mi daranno da vivere. Anche tu hai avuto buone idee per migliorare la storia. Io arrivo sempre troppo stretto coi caratteri. Credo che la prossima volta cercherò una trama meno "ricca" e, scritto un racconto più breve, andrò a colmare le personalità, i buchi ecc. Oltre alle annotazioni di Maurizio e Agostino, anche l'idea di approfondire il passato di Ester, una volta che la sua mutazione si sia manifestata, mi sarebbe piaciuta, ma ahimè... ero già a corto d'ossigeno.
Voi come fate? Avete un sistema o è solo esperienza?

Grazie ancora e alla prossima!
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maurizio.ferrero
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Re: HELGA

Messaggio#10 » mercoledì 29 maggio 2019, 15:04

Luca Nesler ha scritto:Leggendo i vostri racconti riconosco che la mia capacità di spaccare crani e culi ai mostri non è all'altezza della situazione. Temo che, lasciando libera la bestia, scriverei una stronzata senza capo né coda, più ridicola che altro. La prossima volta proverò a concentrarmi più sull'azione e vediamo che ne esce (ma non ho molta fiducia).


Prova a guardarti qualche film della Troma o degli horror/splatter anni 80-90, in mezzo a tutta la spazzatura ci sono delle perle d'atmosfera e idee incredibili. Basta scavare molto a fondo e non aver paura di sporcarsi ;)

Luca Nesler ha scritto:Voi come fate? Avete un sistema o è solo esperienza?


Non sono un espertone, diciamo che mi arrabatto. L'unico consiglio che posso darti è che penso che nei racconti brevi paghino molto di più l'atmosfera e l'esposizione che una trama complessa e con molti elementi. Meglio non andare a impelagarsi con troppe trame e sottotrame, per quello c'è il romanzo. Prova a concentrarti sui primi due elementi al prossimo giro!

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Luca Nesler
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Re: HELGA

Messaggio#11 » mercoledì 29 maggio 2019, 16:58

Yes, lo farò sicuramente (ho voglia di riprovarci). Riguardo ai film ho visto quasi tutti quelli di zombie, alieni e anch'io adoro La Cosa. Mi mancano gli splatter in effetti.
Grazie dell'aiuto ragazzi!
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Luca Nesler
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Re: HELGA

Messaggio#12 » giovedì 30 maggio 2019, 11:53

Ciao Alessandro e Francesco. Rispondo qui al vostro commento.
francesco.ferrioli ha scritto:Non ci conosciamo, ma dallo stile di scrittura impeccabile si evince che dietro a questo racconto ci sia uno scrittore esperto: il carattere dei personaggi e i loro movimenti all’interno della scena sono precisi e studiati perché tutto sia al suo posto quando il giallo finalmente si risolverà, sciogliendo l’orribile mistero che ci ha fatto trattenere il respiro durante tutta la narrazione.
Solo che di mistero non ce n’è solo uno, ce ne sono ben tre: Dieter è un killer psicopatico, Helga è una triste nonna mutante carnivora ed Ester è uno spirito che migra di corpo in corpo uccidendo l’ospite precedente. E purtroppo nessuna delle tre rivelazioni sembra rispondere alla domanda: perché Ester è finita in Südtirol con Manuel?
Non fraintendermi: in un contesto asettico la storia fila e – senza voler essere moralista – trasmette anche un messaggio di rispetto del diverso.
In un’ottica più generale, però, ho riscontrato alcune incongruenze che passano magari inosservate alla prima lettura, ma che ad un’analisi più attenta stonano con la coerenza che permea lo stile del racconto.
Hai già indirizzato le perplessità sul potere di Ester e quindi non mi dilungherò a tal proposito, ma a mio parere nemmeno per Manuel ha senso questa fuga in Svizzera accompagnato solo da una ragazzina, sul cui corpo spera di far fortuna, ma che difficilmente sopravviverà alle condizioni estreme del viaggio. Non capisco se sia stato costretto a fuggire dall’Italia o se abbia dei contatti oltralpe, o se addirittura abbia fiutato qualcosa di strano in Ester e voglia venderla a un centro di ricerca svizzero più che a un cliente; in ogni caso è illogico ed estremamente rischioso portarsi appresso un bagaglio così fragile e così pericoloso senza la certezza che ne valga davvero la pena.
Inoltre non capisco fin dove si spingano i poteri di Helga, se quest’ultima sia di indole malvagia e da quando e in che misura le siano stati attribuiti i delitti opera di Dieter. La fumosità del finale lascia cadere nel vuoto alcuni fili narrativi che ci si aspetterebbe di veder risolti, così come suona in sordina la tematica dei mutanti e dell’apocalisse nucleare.
Una nota positiva da sottolineare è la cura nella riproduzione delle storpiature dell’italiano tipico del parlante germanofono, che mi hanno fatto ricordare la mia lettrice di tedesco all’uni (quanto ho odiato quella donna).


Intanto grazie per il commento e l'analisi. E sopratutto per lo "stile impeccabile" che mi sembra esagerato, ma fa senz'altro piacere. Specialmente se detto da gente talentuosa che condivide la passione per la scrittura.
In effetti la trama è un po' troppo ricca per questa lunghezza e risulta un colabrodo. Sui perché di Manuel ho dato un po' per scontato diverse cose. Lui porta Ester in Svizzera perché ha contatti e, in un mondo devastato la trova merce assai rara. Ha fiducia nelle proprie capacità e sa che riuscirà a portarla sana e salva. Ma dovrebbe essere il racconto a dirlo e non l'autore dopo :D Quindi grazie per le indicazioni e per le belle parole. Ne farò tesoro.
Alla prossima!
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Eugene Fitzherbert
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Re: HELGA

Messaggio#13 » giovedì 30 maggio 2019, 20:21

Allora, Luca, io non so come rispondere alla domanda 'Ma voi come fate?'. Principalmente credo che sia solo culo. E poi un'altra parte del lavoro lo faccio in sede di preparazione: tratteggio la sinossi in poche frasi, poi un po' più lunga; divido in scene, a ogni scena in base all'importanza concedo un numero massimo di caratteri e poi quando ho imbrattato un bel po' di carta, faccio tutto a cazzo di cane, come sempre. E infatti i risultati si vedono! :D

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Luca Nesler
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Re: HELGA

Messaggio#14 » venerdì 31 maggio 2019, 0:29

Eugene Fitzherbert ha scritto:Allora, Luca, io non so come rispondere alla domanda 'Ma voi come fate?'. Principalmente credo che sia solo culo. E poi un'altra parte del lavoro lo faccio in sede di preparazione: tratteggio la sinossi in poche frasi, poi un po' più lunga; divido in scene, a ogni scena in base all'importanza concedo un numero massimo di caratteri e poi quando ho imbrattato un bel po' di carta, faccio tutto a cazzo di cane, come sempre. E infatti i risultati si vedono! :D


Eh, Eugene... Sì vedono davvero (non mi freghi).
Numero massimo di battute... Interessante. Anch'io lavoro prima sulla struttura, ma forse potrei darci più importanza. Continuiamo a provare. Intanto sono molto contento e soddisfatto di questi conforti! Grazie delle risposte!
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