Quella volta che Urbino volò su un pallone

Appuntamento per lunedì 19 agosto per l'ultima special estiva del Mondo di Minuti Contati: una special che vuole porsi come punto d'incontro tra il Contest classico e LA SFIDA A. Quindi: più caratteri rispetto al solito (7000 massimi spazi inclusi) e, dopo una fase di qualificazione classica, ecco la possibilità di apportare delle correzioni ai finalisti (nelle modalità che comunicheremo prima della partenza dell'edizione) che verranno giudicati dai due SPONSOR Francesco Nucera e Massimiliano Enrico. Infine, i migliori racconti selezionati tra i finalisti dai due SPONSOR arriveranno al giudizio del BOSS Maurizio Bertino che decreterà il podio finale.
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Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#1 » martedì 20 agosto 2019, 0:56

Quella volta che Urbino volò su un pallone


Urbino 19/08/2119.

La folla si accalca attorno alla Città Vecchia. Decine, forse centinaia di migliaia di persone di ogni età, sesso e razza che urlano e spingono. Quelli con più coraggio e meno scrupoli (o cervello) tentano di sfondare le porte con mezzi di fortuna, mentre altri tentano disperatamente di arrampicarsi sulle mura edificate dai Della Rovere. È tutto in utile: le pesanti porte metalliche sono impossibili da intaccare e restano ben chiuse, mentre le mura sono guardate a vista da guardie armate, che respingono con gli idranti ogni assalitore.
Davanti a questi fallimenti, la folla monta in odio. Cominciano a volare gli insulti. Le pietre li seguono a stretto giro.
Le porte restano chiuse. Un rumore sordo alla base delle mura annuncia ciò che sta per cominciare.
Ben presto la rabbia diventa panico: agli insulti si frammischiano le preghiere e le mani che primano minacciavano vendetta, si alzano al cielo in cerca di misericordia.
- Non potete lasciarci qui – urla una donna con in braccio un bambino, dopo essere stata sbalzata tre volte dalle mura dagli idranti. – Gli argini del mare hanno ceduto! La piena sarà qui tra poche ore!
- Non potete lasciarci affondare! – urlano migliaia di voci insieme, coprendo la sua.
Nemmeno le preghiere servono a qualcosa. Le porte restano chiuse.
Mentre il rumore sotto le mura comincia a farsi più intenso, qualcosa sulla sommità si muove. Le guardie vengono affiancate da tecnici che montano rapidamente diverse apparecchiature. Tempo una ventina di minuti e le mura sono costellate di altoparlanti e grandi schermi. Su quest’ultimi viene proiettata la figura di un uomo con la lunga barba bianca da profeta biblico.
“Buongiorno, signori. Anche se penso che tutti mi conosciate, permettete comunque di presentarmi: sono Zaccaria Columbia, l’ideatore del “Progetto Epifania”.”
La marea umana fermenta. Ricominciano a piovere insulti e pietre, che danneggiano in modo non grave un paio di schermi.
“Si, comprendo perfettamente la vostra rabbia. Il vostro odio. Per quanto possa valere, io stesso mi odio con tutte le mie forze per ciò che sta accadendo. Credetemi: se non avessi una missione più grande da compiere, farei volentieri a cambio con uno qualunque di voi.”
L’uomo sugli schermi sembra ignorare la massa di bestemmie che gli vengono indirizzate, così come sembra ignorare le mani supplicanti e persino i bambini che vengono alzati al cielo. Prende un libro da fuori l’inquadratura e lo apre.
“La mia missione… ero solo un giovane prete al tempo. Un ragazzo in crisi di vocazione che si chiedeva che senso potesse avere la Parola in un mondo moribondo e ottuso. Ero consapevole, come altri prima di me, che avevamo consumato il nostro Eden oltre ogni possibilità di recupero e che opere come gli argini marini non avrebbero fatto altro che prolungare di qualche anno l’inevitabile. Eppure, la gran parte di noi… di voi, forse, preferiva annegare questa consapevolezza nelle menzogne, nelle frivolezze e nell’odio” Zaccaria sospira. “In un mondo in cui a dare le carte era chi mentiva per guadagno e istillava odio per profitto, quale posto poteva avere un messaggio di amore e verità? Quanto alla speranza, chi aveva un minimo di senno la vedeva sparire giorno dopo giorno, strangolata dalla siccità. Sciolta assieme agli ultimi ghiacciai.”
Il rumorio della folla sembra affievolirsi, anche se di poco. Alcuni presenti, soprattutto i più vecchi, sembrano turbati dalle parole dell’uomo sugli schermi. Solo alcuni.
“Fui tentato anch'io: se la verità faceva così male, pensai che sarebbe stato meglio divenire a mia volta un bruto. Così posai le Scritture per qualche giorno e mi immersi nel benessere dato dalla crassa ignoranza” ride. “Guardai persino un’intera edizione del Festival degli Amici di San Remo. La peggiore musica mai ascoltata in vita mia, credetemi. Così vuota e priva di qualsiasi spessore nei testi e nella musica, che lanciai la Bibbia contro la televisione, pur di farlo tacere. Eppure, fu in quel momento di abbrutimento che il Signore mi parlò e mi rivelò il mio cammino”
Zaccaria sfoglia rapidamente il libro e raggiunge un segnalibro color porpora. Legge.
“Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni: andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti” alza lo sguardo dalle Scritture e guarda avanti. C’è una luce diversa nei suoi occhi. “La Bibbia si aprì da sola su questa pagina e fu la mia epifania. Capì che la nostra specie aveva ancora una possibilità, ma che non tutti avrebbero potuto farne parte. Per sopravvivere con le poche risorse che sarebbero rimaste sarebbe stato necessario selezionare i migliori in mente e spirito, uomini e donne abbastanza forti da costruire un domani migliore.”
Il rumore alla base delle mura aumenta ancora d’intensità, fin quasi a sovrastare la voce dagli altoparlanti. La terra comincia a tremare con forza e qualcuno urla che l’inondazione è ormai alle porte. Almeno, lo urla finché sopra la città non compare la gigantesca camera ad aria azzurra.
“Capite adesso? Mi piange il cuore a vedervi lì fuori, ma, nel mondo che verrà, non ci sarà posto per la violenza, la menzogna, il fanatismo e tutte le altre iniquità che già una volta hanno determinato la nostra fine. Se siete dal lato sbagliato di queste mura, vuol dire che ne portavate con voi i semi malvagi.”
La terra trema sempre di più, fino a quando un boato assordante annuncia che la rocca su cui sorge la Città Antica si è aperta e ora Urbino si sta lentamente innalzando da terra, sotto lo sguardo attonito della folla.
“Senza abito nuziale non si entra al matrimonio del Re. Non si entra nel futuro dell’Umanità con l’animo pieno di odio e di menzogne” dice, mentre le sue parole cominciano a perdersi nell’aria.
La città dei Montefeltro si alza fino alle nuvole, lasciandosi alle spalle le urla e il frastuono della folla in tumulto. Seguendo i venti, comincia il suo viaggio verso nord.
Più in basso, l’onda inarrestabile del mare avanza, sommergendo sotto di sé i resti della civiltà.


Agostino Langellotti



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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#2 » martedì 20 agosto 2019, 1:48

Agostino! Mi ero perso il tuo racconto! Tutto ok con i parametri, buona ultima Special estiva!

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#3 » mercoledì 21 agosto 2019, 11:26

Ciao Agostino.
Il racconto è ben presentato e per quanto riguarda lo stile mi è piaciuto.
Anche le citazioni sono ben inserite nel contesto e nella mia mente si sono ben delineate le immagini della situazione drammatica che hai voluto descrivere. Forse, quello che manca a questo racconto, è l'imprevisto che spezzi la linearità degli eventi. Sin dall'inizio si capisce che queste persone sono escluse e che chi è dentro la città si salverà. Il lettore si ritrova quindi a capire subito dove si andrà a parare, finendo per mal sopportare lo spiegone centrale dove l'uomo spiega tutto il suo piano. Questo perchè si tratta di infodump, dal momento che sarebbe davvero inutile dire tutto quanto a delle persone che da lì a breve moriranno. Almeno, queste sono le sensazioni che ho avuto io. Per il resto, rimane un racconto davvero ben scritto. A rileggerci.

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Luca Nesler
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#4 » sabato 24 agosto 2019, 0:38

Ciao Agostino, sono d'accordo con Gabriele. Il monologo di Zaccaria è molto lungo e dopo un po'ho perso interesse e ho dovuto rileggere alcune parti perché non le avevo memorizzate alla prima lettura. Dov'è la tua solita azione travolgente? Scherzi a parte, il racconto è scritto bene, ma l'esposizione un po' pesante e manca qualche elemento che ripristini l'interesse come un colpo di scena o un qualche cambio di rotta.
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viviana.tenga
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#5 » lunedì 26 agosto 2019, 14:33

Ciao Agostino,
L'idea di base mi è piaciuta, così come le descrizioni della folla disperata che vorrebbe entrare in città per salvarsi. Concordo con chi ha commentato prima di me che il monologo di Zaccaria è un po' troppo lungo; l'effetto è un po' quello "cattivo di turno che si mette a fare lo spiegone", senza contare che verosimilmente le persone in ascolto dovrebbero già sapere chi è lui e cos'è il progetto epifania. Personalmente, penso sarebbe stato più interessante concentrare tutto il racconto sui tentativi della folla (o di qualche personaggio specifico) di entrare e trasmettere le stesse informazioni in maniera meno diretta.
In ogni caso, un racconto ben scritto con una buona idea di partenza.

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Pretorian
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#6 » martedì 27 agosto 2019, 22:13

Grazie per i commenti, ragazzi. Vi dirò la verità: sono perfettamente consapevole del pesante infodump che ho fatto in questo racconto. Me lo sono figurato ancora mentre scrivevo!

Purtroppo, a sto giro ho avuto una doppia crisi mentre scrivevo: prima mi sono reso conto che avevo quasi finito i caratteri e sono stato costretto a ricominciare daccapo (la versione originale era dal punto di vista di una delle persone lasciate fuori dalla città), poi mi sono accorto che stavo finendo il tempo, quindi sono stato costretto a postare quello che avevo scritto, anche se non ero convinto.

Vabbè: se continuo a cadere su questo tasto, qualcosa vorrà dire, no? Ecco un obiettivo da raggiungere.

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antico
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#7 » mercoledì 28 agosto 2019, 20:22

Bonus 1: assolutamente presente, quindi OK.
Bonus 2: OK.
Bonus 3: anche qui, assolutamente OK.

9 punti bonus per questo racconto.

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DandElion
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Re: Quella volta che Urbino volò su un pallone

Messaggio#8 » mercoledì 28 agosto 2019, 22:49

Ciao Agostino!
Premetto che mi aspettavo tutt'altro ritmo da te - come ho letto, poi, che anche altri hanno notato- questo tuo racconto è un po' troppo lineare.. Insomma alla fine non succede niente. Ma niente! Nessun colpo di scena, nessun imprevisto, nessun vero assedio alla città. Nessun attacco disperato. Nessun ripensamento.
Ho letto il perché e per come è andata così e capisco benissimo come mai sei finito nello spiegone.. forza, magari lo metti nel lab e allungando i caratteri puoi riesumare la versione raccontata..
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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