Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Appuntamento fissato per lunedì 21 ottobre con Carmen Laterza. Scrittrice indipendente, ghostwriter, editor, esperta di Self Publishing e Book Marketing, aiuta le persone a realizzare il loro sogno di scrivere e pubblicare un libro. Alle 21.00 verrà rivelato il tema da lei scelto e si avranno le solite quattro ore di tempo per scrivere un racconto di massimo 3300 caratteri. I migliori dell'edizione verranno inviati alla guest star per commento e classifica finale.
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Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 22 ottobre 2019, 1:59

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BENVENUTI ALLA LIBROZA EDITION, LA SECONDA DELLA SETTIMA ERA DI MINUTI CONTATI, LA 133° ALL TIME!

Questo è il gruppo ARCA della LIBROZA EDITION con CARMEN LATERZA nella veste di Guest Star.

Gli autori del gruppo ARCA dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo MATTIA PASCAL.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo TRAPPIST-1


Questo è un gruppo da NOVE racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da CARMEN LATERZA. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK DELLA SETTIMA ERA (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ancora ottenuto punti nel corso della SETTIMA Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo ARCA:

Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte, ore 00.27, 3326 caratteri
Piano C, di Mario Pacchiarotti, ore 23.36, 3333 caratteri
Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga, ore 00.23, 3302 caratteri
Datelo a me!, di Wladimiro Borchi, ore 00.09, 3274 caratteri
L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer, ore 21.42, 2607 caratteri
Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini, ore 23.14, 2429 caratteri
Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russel, ore 23.45, 3332 caratteri
Oscar, di Paola P Rossini, ore 23.56, 1913 caratteri
Tutto per Trinity, di CaterinaDP, ore 00.57, 3323 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 31 OTTOBRE per commentare i racconti del gruppo MATTIA PASCAL. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 1 NOVEMBRE, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i NOVE racconti del gruppo MATTIA PASCAL e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare altri racconti, ne avete VENTICINQUE (escluso il vostro) a disposizione e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo MATTIA PASCAL.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA LIBROZA EDITION A TUTTI!



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Massimo Tivoli
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » martedì 22 ottobre 2019, 17:16

Di seguito, la mia classifica e i miei commenti. Buona Edition a tutti!


CLASSIFICA

1. Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russel
2. Datelo a me!, di Wladimiro Borchi
3. Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte
4. Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga
5. L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
6. Tutto per Trinity, di CaterinaDP
7. Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini
8. Oscar, di Paola P Rossini
9. Piano C, di Mario Pacchiarotti


COMMENTI

Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte
Ciao Emiliano. È sempre un piacere poter leggere un tuo racconto. L’idea è dirompente, di una potenza così cattiva che sul colpo di scena finale ho davvero rabbrividito. Carola è il male fatto persona. La scrittura, come sempre, è precisa e lo stile notevole, il racconto scorre molto bene. Preso fuori dal contest, è un ottimo racconto. Dentro il contest, pur restando un’idea originale e un racconto di qualità elevata, almeno io, non ho percepito lo sviluppo del tema. Attenzione, non dico che sia fuori tema (questo il racconto consente di escluderlo), dico solo che il “piano B” resta nella mente di Dario, menzionato come una possibile (ignota) alternativa solo sul finale. Insomma, all’interno di questa Edition, sembra che il racconto termini lasciando un minimo senso di incompletezza. In altri termini, il lettore resta con la curiosità di sapere quale sia questo piano B e, almeno io, non l’ho colto dagli elementi che il testo offre, finale compreso. Forse avrebbe potuto aiutare spendere qualche parola in più per far “dire” esplicitamente (per es., tramite il pensato) una battuta finale a Dario che facesse capire almeno quale sia l’obiettivo di questo piano B (per es.: “E aveva già in mente una nuova alternativa: si sarebbe sbarazzato di Marco.”; è solo un esempio per intenderci, non ha nessuna pretesa di essere significativo o giusto per il racconto).

Piano C, di Mario Pacchiarotti
Ciao Mario, piacere di rileggerti. Ti chiedo scusa ma non sono in grado di giudicare il tuo racconto perché, pur rileggendolo due volte, non l’ho capito. Probabilmente sono solo io, e te lo auguro perché le tue idee sono sempre originali e la scrittura di livello. Ammesso che possa esserti utile, posso però dirti da dove vengono, per me, le fonti di incomprensione: in pochissime battute abbiamo abbastanza personaggi che, inevitabilmente, risultano impalpabili e non perché tu non sia bravo a caratterizzarli ma perché è quasi impossibile farlo in così poche battute; molti riferimenti a cose che rimangono ignote: i Bael, le heshre, le hala, la Madre, il Piano, Vinsa che spunta così, all’improvviso, ecc.;
Quello che mi resta è l’impressione che il tutto sia un frammento estratto da qualcosa di molto più lungo, e sicuramente più comprensibile e, quindi, più efficace.
Nella mia incomprensione, ho provato a tirare qualche conclusione: i Bael (che, stando al racconto, non ho capito chi/cosa siano, il loro ruolo proprio) decidono di lasciare la terra nelle mani degli umani per evitare un conflitto senza speranza? Così facendo gli umani sono destinati all’estinzione nel giro di poche generazioni. Quindi, forse, lo sviluppo del tema sarebbe:
– Piano A: sterminare gli umani;
– Piano B: sterminare i Bael;
– Piano C: i Bael si salvano ma rinunciando al pianeta, gli umani hanno il pianeta ma sono destinati alla fine.
Non so, in definitiva mi sembra di giocare a fare l’indovino.

Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga
Ciao Viviana, è un piacere leggerti di nuovo. Ho gradito parecchio il tuo racconto. Hai reso ottimamente l’evoluzione di Arianna in poche battute, e non era facile. Evoluzione, crescita interiore, che comunque resta coerente con il mantra adolescenziale che non ha mai smesso di ripetersi: “o lui o muoio zitella”. Molto simpatico, davvero ben fatto e lettura godibile. Il testo scorre che è una meraviglia, liscio, pulito. Questo racconto, per me, resta un ottimo esempio di come, quando si ha a che fare con poco tempo e poche battute, è inutile tentare di buttare giù qualcosa di complesso che potrebbe poi risultare un po’ indecifrabile, meglio concentrarsi su una trama/storia lineare ma scritta bene. Cosa che sto imparando a poco a poco qui su MC.
Ti rinnovo i complimenti e buona Edition!

Datelo a me!, di Wladimiro Borchi
Ciao Wladimiro. È sempre un piacere leggere i tuoi racconti. Ho davvero poche cose da dire. Questo è un altro caso in cui scriverò il commento per non beccarmi il malus e raggiungere quindi le 300 battute minime ;-) Perché il racconto mi è semplicemente piaciuto. E quando è così c’è poco da dire oltre che “Bello! Complimenti!”. La vicenda è suggestiva, l’ambientazione storica contribuisce a renderla ancora più suggestiva. Mi è piaciuto molto il doppio disvelamento sul finale: il cambio di piano (appunto, il piano B) e la rivelazione sull’identità del protagonista, del prete, che rende il suo atto di clemenza plausibile.
Complimentoni e buona Edition!

L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra. È un piacere rileggerti. Mi è piaciuta l’idea alla base del racconto. Grazie alla tanatoprassi, i due amanti si sostituiscono a un’altra coppia. Più precisamente, io ho capito che i due amanti hanno usato i due deceduti nell’incendio della macchina per inscenare la loro dipartita, e effettuare il cambio d’identità. Forte, mi è piaciuto. Non è un racconto di facilissima lettura, va letto con attenzione, ma la situazione s’intuisce e soprattutto tieni la tensione del lettore alta passandogli la vicenda un pezzetto alla volta. Ben fatto. Ti auguro una buona Edition!
Nel seguito, ti riporto giusto pochissime trascurabili imprecisioni:
– nei primi dialoghi si fa fatica a capire chi parli, ho dovuto iniziare di nuovo la lettura per chiarirmelo. Parlo proprio delle primissime battute. Qualche didascalia, considerato che siamo proprio in apertura di racconto, forse, non guasterebbe.
– a un certo punto, dal presente passi al passato remoto (“Si portò le mani”) e poi ritorni al presente. Piccolo refuso dettato dalla fretta, credo.
– forse, tanatocosmesi o tanatoprassi si scrive attaccato.

Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini
Ciao Gabriele. Piacere di rileggerti. Bella storia, arricchita da immagini suggestive, anche commoventi a tratti. Mariù attua il suo piano B, decidendo di abbandonare la sua famiglia (papà, madre e fratelli) per cercare una strada diversa da quella di lavorare la terra. Di certo, è una storia universale, difficile non empatizzare con Mariù. Mi piace questo tuo modo di ricercare sempre la suggestione nelle immagini, negli odori, nella scena. Alcuni punti però potrebbero risultare un po’ sopra le righe (per es., "mare di verdure” per indicare una sorta di minestrone che cuoce in pentola, oppure “occhi pieni di orrori diversi”, per me, significa poco o niente, dimmene solo uno di orrore ma fammelo vedere, sentire), però, ripeto, se opportunamente dosato, mi piace il tuo approccio di ricercare immagini evocative. Ti auguro una buona Edition!

Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russel
Ciao Polly. Piacere di leggerti anche qui. Mi è piaciuto molto il tuo racconto. L’idea di ribaltare i “classici” ruoli e gli altrettanto “classici” luoghi comuni, ambientando la vicenda in una dimensione in cui l’uomo è un mero schiavo del sesso è, per me, molto interessante. Personalmente, mi sono anche ritrovato nel tuo intento. Sarà che ho scritto un racconto dal titolo “Seconda occasione” dove la mia concezione del Piano B è molto vicina alla tua, sebbene ci siamo calati in contesti completamente diversi. Quindi, per me, è stato chiaro il Piano B di Caio che, come uomo della tua ucronia, totalmente asservito alla donna, in fondo ritorna a chiedere una seconda occasione a madame Silvana. A me è piaciuto tutto. Non ho nulla da suggerire, anche perché pure la tua scrittura “esatta”, senza orpelli inutili e senza “rumore”, mi piace molto. Buona Edition!

Oscar, di Paola P Rossini
Ciao Paola. Piacere di leggerti. Spero che tu non abbia voluto puntare sull’effetto sorpresa dell’agnizione uomo-animale, perché, per quanto mi riguarda, era chiaro sin da subito che il protagonista era non solo un animale, ma persino un gatto. Sulla prima riga, sarei potuto pure essere indeciso tra cane e gatto ma già alla seconda riga, e quindi molto prima del disvelamento finale, mi è stato chiarissimo che si trattasse di un gatto. Detto questo, quindi, non credo fosse tua intenzione giocare su un colpo di scena basato sull’agnizione già discussa. E fin qua, va bene, nulla di male. Anzi, l’interpretazione che hai fornito del felino è coerente (per quella che può essere la mia esperienza con i gatti) e strappa più di un sorriso. Per quanto riguarda il piano B, invece, non mi è stato subito chiaro, forse per via dello stacco, non so. Rileggendo poi il finale, ho capito: per colpa della pioggia (autentica piaga per i gatti) il nostro felino marpione invece di andare al suo appuntamento galante deve accontentarsi delle carezze della padroncina, che però sono niente male. Nel complesso, racconto davvero simpatico. Buona Edition!

Tutto per Trinity, di CaterinaDP
Ciao Caterina. Piacere di leggerti. Il racconto si legge bene, forse solo qualche frase eccessivamente lunga nella parte iniziale, ma niente di cruciale. La situazione è piuttosto drammatica: a Giulia è successo di tutto e di più, fino all’evento più tremendo di tutti, cacciato abilmente fuori sul finale. Bello che abbia deciso di rifarsi con la sua cagnetta Trinity, e bello anche il rapporto – apparentemente un pochino esagerato – che lei ha instaurato con “l’esserino”, è coerente con quello che le è successo in passato e che si scopre a poco a poco. Invece, per quanto riguarda una possibile intenzione di giocare sul colpo di scena basato sull’agnizione bambina-cagnetta, semmai tu abbia avuto questa intenzione, il racconto non riesce in questo perché sin da subito si percepisce che Trinity non sia una bambina. Nonostante qualche timido depistaggio, il lettore se lo aspetta sin da subito. Ma magari non era tua intenzione giocare su questo. Buona Edition!

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Luca Nesler
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » giovedì 24 ottobre 2019, 1:45

E dopo aver passato tutti i racconti con rude schiettezza (ma almeno sapete che sono terribilmente sincero) passo alla classifica. Così poi potrò leggere anche gli altri commenti...

CLASSIFICA:
1- Oscar, di Paola Rossellini
2- Le radici della vostra terra, di Gabriele Cavallini
3- Datelo a me! di Wladimiro Borchi
4- Occhi azzurri, sorriso obliquo di Viviana Tenga
5- Piano C, di Mario Pacchiarotti
6- Racconto d'amore e d'anarchia, di Polly Russel
7- Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte
8- Tutto per Trinity, di Caterina DP
9- L'altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer

COMMENTI

[premessa: per il rispetto di tutti e, sapendo che ognuno preferisce le critiche ai complimenti, ho deciso di commentare senza leggere gli altri commenti e di accantonare qualunque filtro cortese. Ti prego di non confondere questo atteggiamento con mancanza di stima. Tutt'altro!]


Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte

Ciao Emiliano, sono contento di commentarti, ma non molto di farlo con questo racconto che, secondo me, non ti è venuto bene. Ci mostri una situazione drammatica piuttosto comune (un uomo lasciato dalla sua donna) e ti dilunghi a raccontarci la sua sorpresa e la sua sofferenza. Alla fine chiudi in modo tanto assurdo da farmi chiedere:
“che cosa si è fumato Emiliano questa sera?”
Perdona la battuta, ma Carola si comporta in modo davvero inspiegabile, specie per quanto poco ci viene mostrato e per quanto poco la conosciamo. È una sadica malvagia che gioca coi sentimenti dei derelitti? È un po' troppo immotivato messa lì così. Risuona gratuita.
Inoltre quel finale “Solo allora si ricordò di non avere le gambe”. Non ha molto senso messo così e mi sembra poco onesto da parte dell'autore non mostrare mai qualcosa che ci faccia venire questo dubbio (intendo che hai involontariamente hai usato quello che Carver definirebbe “un trucchetto da due soldi”, non che sei disonesto!). Cadiamo proprio dalle nuvole e rompe la sospensione d'incredulità.
Inoltre alla fine aggiungi quello che io ho inteso come “piano B” e cioè che lui ha già in mente un piano, ma noi non riusciamo a immaginare quale. È un po' gratuita anche questa frase.
Poi ti segnalo la scelta della parola “alternativa”, perché dicendo che aveva in mente una nuova alternativa, dai l'impressione che ne abbia già scartata una e questo confonde, visto che “alternativa” è un piano B per definizione.
Per ultimo, il fatto che Carola abbia davvero lasciato Dario non fa che confermare la trama poco originale che, all'inizio, pensavo fosse solo un'aringa rossa.
Infine nell'incipit io avrei curato un po' questa parte:
“Cinque parole: Non. Ti. Amo. Più. Addio. Tutto finito.”
dove “tutto finito” si lega allo stesso modo alle cinque parole citate. Che ne pensi di:

Cinque parole: non-ti-amo-più-addio.
Tutto finito.

Pensa che quando Dario schiaccia una merendina sotto il sedere ho cominciato a pensare che stessi raccontando di un bambino che parla della sua baby sitter che ha cominciato a seguire qualche altro bambino. Se lo rileggi in questa chiave potresti notare qualche seme (immagino involontario) di questa visione del racconto (giochi, rimproveri, botte...)

So che sei capace di molto meglio, Emiliano. A rileggerci con piacere!




Piano C, di Mario Pacchiarotti

Ciao Mario. Nella prima parte mi piacciono le azioni con cui intervalli i dialoghi, ma l'ho trovata troppo lunga e infarcita di un po' di infodump e dettagli non fondamentali. Di contro sento la mancanza di qualche dettaglio che spieghi meglio la situazione: chi sono gli alieni, perché sopravvivrebbero senza gli umani, da quanto questa convivenza va avanti e con che rapporti? Quali sono le richieste insite nel Piano Bael? Quale la posizione personale di Alba (chi 'è)?
Insomma, nonostante la tua abilità, trovo che avresti potuto mostrare una situazione più chiara per permettere un maggiore coinvolgimento.

Nella seconda parte mostri la Madre con cui possiamo sentirci in sintonia rispetto all'amore per il pianeta e per la ricchezza di vita, ma non comprendiamo nulla di più della situazione. Anzi, aggiungi elementi che non sembra tu abbia l'intenzione di giustificare (Visna la giovane heshre con le sue folli idee e le hara). Veniamo a sapere che i Bael sono essere molto longevi (forse solo la Madre) che provengono dal sottosuolo, ma questo mi risulta meno importante di altro che hai taciuto.
Inoltre ti segnalo due passaggi che non mi sono piaciuti:
“Restava solo da scegliere. E la scelta era solo sua.”
Capisco che intendi sottolineare la difficoltà di prendere una decisione difficile, ma scegliere tra una sola scelta è palesemente un paradosso e mi è risuonato un po' ridicolo.
Poi passi dal discorso indiretto libero a:
«Madre?»
Zonràda si voltò, era ora.
«Va bene» disse «partiamo.»
Qui Zonràda è il vero nome della Madre o è l'interlocutore che prima non la guardava e ora si volta per registrare la reazione della Madre? Non è chiaro e penso che questo piccolo dialogo dovrebbe essere introdotto e gestito meglio.

Il finale sarebbe buono, ma vista la situazione nebulosa delle parti precedenti non ha molto effetto. Facendo una riflessione un po' più approfondita di quanto non sarei disposto a fare da lettore, immagino che nemmeno Alba si aspettasse che i Bael sarebbero partiti senza distruggere l'umanità. E da qui la tristezza della Madre nel dover lasciare la Terra: lei sapeva.
Ora qualcosa ci viene spiegato, ma non è molto soddisfacente, secondo me. Risulta un po' moscio, come se con tanto mistero avessi creato aspettative maggiori, più nodi di quanti poi tu abbia risolto. E questo non perché il presupposto del racconto sia una cattiva idea (anzi!), ma perché il tutto è mostrato in modo un po' nebuloso. Di solito ho notato molta più chiarezza nei tuoi racconti.
Alla prossima!



Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga

Ciao Viviana. Mi piacciono i tuoi periodi brevi e la consecutio che dai al racconto. Si segue bene. Tuttavia non trovo buona la tua scelta di raccontare tutto. Lo fai bene, ma questa narrazione non permette nessun coinvolgimento emotivo e risulta pesante nonostante la leggerezza del tono e del tema. La prima parte è molto lunga e forse si sarebbe potuta accorciare ottenendo lo stesso effetto o, magari, mostrare una scena che sottendesse tutta la storia.
Ho trovato anche la parte finale troppo lunga rispetto al suo scopo. Molto divertente il finale e brillante la tua interpretazione del “piano B”. Trovo che la tua abilità ti avrebbe senz'altro permesso di scrivere questo racconto ottenendo un maggiore impatto.
Alla prossima!


Datelo a me!, di Wladimiro Borchi

Ciao Wladimiro! È molto che non ti commento.
La prima cosa che mi ha stonato è quella virgola prima del complemento nella prima riga. Non penso serva.
Prima riga che io avrei messo dopo “...già da un giorno e i pochi tedeschi rimasti erano tutti asserragliati negli hotel o nelle fattorie” in modo da rendere più chiaro il perché Giovanni continui a ripassare davanti all'hotel Regina. Arrivato lì è un dettaglio che mi ero già dimenticato, levando forza all'incipit.
“Voleva il suo torturatore: era sceso dai suoi monti e non se ne sarebbe andato a mani vuote.”
I “suoi” monti sembrano del torturatore a una letta superficiale. Forse anche questo pronome non serve, come il dettaglio dei monti. Un “era tornato in città” poteva ottenere lo stesso effetto senza aggiungere dettagli fuorvianti.
“Il quarto giro fu quello fortunato.” Visto che mi ero dimenticato del discorso dei giri, questa frase mi è rimasta oscura alla prima lettura.
“Il gruppetto sorrise all’unisono” unisono è un termine che generalmente viene associato al suono. Non dico che sia un errore, ma risuona inutilmente e ti porta fuori dalla lettura.
“Giovanni quasi vacillò quando lo vide in faccia” il quasi non serve. Anzi, sarebbe da epurare per rendere più vivida l'immagine.
Ottima la “pistola di Cechov” con la sciarpa.
“I tre si guardarono e si lasciarono andare a un solenne gesto di assenso” quest'immagine non mi piace. Nei dialoghi e in molti tratti riesci bene, ma questa è descritta in modo troppo strano per risultare credibile e ci spara fuori.
Nell'ultima parte non avrei usato ciottoli affilati come rasoi. I ciottoli normalmente sono i sassolini tondi dei fiumi, quindi di nuovo l'immagine risuona incoerente.
“Era sera inoltrata e Giovanni doveva sbrigarsi a sistemare le cose, per tornare a un rifugio, prima che facesse notte: estrasse il coltello e lo conficcò a forza nella corda che legava il prigioniero.”
In questa frase avrei messo tutt'altra punteggiatura.
Nel finale metti troppi punti esclamativi nelle frasi di Giovanni. Risulta troppo enfatico rispetto all'immagine verosimile della situazione. La scelta di questo piano B mi è piaciuta e mi è piaciuto che sia giustificata dalla vera identità di Giovanni, ma forse sarebbe stato da mostrare qualche conflitto interiore durante la via. Così non è chiaro quando Giovanni sia giunto a questa decisione e questo mi ha lasciato con un senso di vuoto.
Un racconto carino che potrebbe migliorare.
Alla prossima!


L'altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer

Ciao Alexandra. Mi pare di notare uno stile del tutto nuovo. Stai sperimentando?
Comincio col dire che alla prima lettura non ho capito nulla. Sai, quella lettura che fai lunedì a mezzanotte dopo aver postato e cominci a leggere dozzine (sic!) di racconti. In ogni caso rilevo questa cosa: in questo racconto non c'è immersione e non si riesce a seguire motivazioni, gesti, frasi. Alla fine avevo a malapena capito che le due persone che parlavano tra loro erano un uomo e una donna.
Ho deciso di trascrivere il tuo racconto e aggiungere commenti tra parentesi.

“Alza gli occhi verso di me e vorrei tanto sprofondare nel pavimento della terrazza. (L'incipi non introduce, ma riporta una situazione che, non essendo introdotta, non entra nell'immaginario e non aiuta a orientarsi)
«Ora hai avuto quello che volevi.» (sembra qualcuno che stia rinfacciando. Non sapendo nulla posso già farmi un'idea sbagliata)
Tende le sue (pronome di troppo) braccia verso di me ma (meglio un “e” o un punto fermo, visto che narri in prima persona) io indietreggio.
«Milena, ora no.» (si riferirà ad un abbraccio o a qualcosa di più? Ci mancano riferimenti)
Ho il fiato corto.
C’è qualcosa di gelido nei suoi occhi castano scuri. (perché sei andata a capo? Il dettaglio degli occhi scuri stona un po' col contesto e risuona di infodump. Non è il momento di notare il colore degli occhi)
«Eppure, quando te l’ho proposto, eri ben contento.»
Si portò le mani al petto (si tocca le tette?): «Cito con parole tue: se potessimo sparire e cambiare identità, allora potremo finirla con le mattinate a vederci di nascosto come due ladri.» (è una citazione bella lunga. Infodump)
La guardo: alta, sinuosa, con l’abito smanicato dalla scollatura quadrata. (l'abito non dice molto di lei)
È rimasta bella come allora, il primo giorno in agenzia come sostituta di una delle creatrici di slogan nel reparto pubblicitario: una meninge, come si dice in gergo, di nome e di fatto. (questa frase lunghissima mi ha fatto perdere. Troppi come, di , di, nel... Forse potevi trovare qualcosa di più semplice. In fondo non è importante il dettaglio delle sue mansioni di quel giorno)
«I Chiellono hanno deciso di farci un regalo. D’ora in poi terremo la casa per loro quando si assentano (ma di cosa parla? E qui lui dovrebbe essere a conoscenza di tutto, dal mio punto di vista. Infodummp) e tu sai, con i loro impegni … (Alexandra, questa non sei tu. Lo spazio prima dei puntini di sospensione?) e poi, quando servirà a loro, useremo quella che hanno a Montreux. È una fortuna che lei sia una Biamini, gli industriali del marmo (ancora, who cares?).»
Alzo una mano: «Sai che non mi piace sentirti ricordare certi particolari.» (risposta davvero strana e gesto ancor di più. Chiede la parola?)
La vedo scuotere via una ciocca della sua capigliatura nera a onde e la prevengo (non mi sembrano espressioni tue. Ciocca della sua capigliatura nera a onde invece che “capelli”? Dettagli di troppo che distruggono il coinvolgimento del lettore e non apportano nessun vantaggio. E poi “la prevengo” invece di un più semplice e funzionale “la fermo”. Inoltre in questa parte non sembra che lei voglia parlare: si è solo mossa i capelli. Perché ti premuri di avvisarci che lui la previene? Potresti gestire questo dialogo diversamente scrivendo che lei storce il naso e lui si spiega meglio): «Sì, sono i nostri migliori clienti, ma trovo che questa storia sia andata oltre.»
Lei indica il panorama di palme e sabbie bianche (perché il plurale?), con tanto di vista sull’oceano (il panorama ha la vista sull'oceano? Inoltre non mi aspettavo che vedessero sabbie e palme senza il mare): «È un po’ tardi per pentirsi, siamo dall’altra parte del mondo.»
«Se penso a quei due poveretti nell’auto incendiata.»
Lei mi abbraccia (prima si era ritratto, ora lei lo fa e basta. Cos'è cambiato): «Non è un nostro problema. Hanno funzionato a dovere. E per loro è stato un bene. Hanno avuto un funerale decoroso. Ti immagini, se no, quanto sarebbero rimasti nell’obitorio. Edvige Chiellono è stata gentile ad aiutarci. Vantaggi della tanato cosmesi. (qui non si capisce nulla. Accenna a tante cose che sanno entrambi e quindi non approfondisci, ma per il lettore è buio completo. Di che cosa parlano?)»
Si scosta e ride: «Se penso a quanto rabbrividivo all’idea di quegli spot con lei che truccava i morti facendosi aiutare dal marito (gli spot? Come fa a sapere che uno è il marito dallo spot? Comunque è un espediente strano che ferma la lettura per farsi domande inutili). Invece, ci hanno portato fortuna. (come hanno portato fortuna? Anche questo è oscuro)»
Rientra nel salotto, arredato con mobili bianchi decorati a motivi di greche dorate e sfingi (dettagli inutili buttati lì senza eleganza).
Si siede su uno dei divani rivestiti di seta dello stesso colore dei mobili (come sopra) e prende un bicchiere e una bottiglia dal tavolino di cristallo ovale.
Il succo di melagrana spande il suo aroma dolciastro.
«Bevi, avrai sete, dopo tutto quel tempo in terrazza. (perché? E quanto tempo? Di che parla?)»
Rifiuto con la mano alzata (ancora la mano alzata).
Quel succo mi fa pensare al sangue di un delitto (perché?).
Mi passo una mano sulla barba ispida sale e pepe come i miei capelli (con una prima persona non dovresti dare certi dettagli. Risultano sciocchi o, al meno, ridicolmente narcisistici): ho avuto il mio piano B alla crisi di mezza età, ma mi sono lasciato molto, troppo (andare? Manca qualcosa) e tornare indietro è tardi.
Ma qualche volta, vorrei svegliarmi nella mia vecchia casa, solo per vedere se lei e i ragazzi stanno bene.
Poi tornerei qui.

Anche alla seconda rilettura zero completo. Non si capisce cosa sia successo. Qualcuno è morto e lui è forse un po' pentito, un po' spaventato da lei, ma non potrei dire di più.

Pessima prova, Alexandra. Comunque stento a riconoscerti in questo racconto. Di solito scrivi molto meglio.
Capitano fallimenti quando si sperimenta. Spero di poterti essere utile più che fastidioso.
Alla prossima!



Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini

Ciao Gabriele. Nella prima parte del racconto lo scambio di battute mi piace molto ad eccezione di alcuni punti che ti segnalo:

“Si guardarono negli occhi pieni di orrori diversi.”
Qui evochi un'immagine forte (addirittura orrori) che sembra essere un'anticipazione, ma poi non la spieghi e resta lì.

“Mariù scostò la tendina; in lontananza si vedeva il padre...”
Una volta mi hanno fatto notare che il punto e virgola rallenta la lettura perché è un segno di punteggiatura ambiguo che non porta veri vantaggi nel testo. Questo è uno di quelli che sostituirei con un punto.

Il punto dove citi il piccolo principe mi ha risuonato. Si tratta di un testo tanto famoso che quest'evanescenza nella citazione, come se fosse una cosa personale di Mariù, mi ha strappato dal testo. Ovviamente non è un errore di forma, ma penso strategico. Con un intervento tanto arbitrario ti si nota come autore.
Inoltre non ho capito l'utilità della citazione.

“Mamma..”.
I due punti di sospensione sono un refuso o sei della scuola di Dand? :D

“Che hai Mariù?”. (virgola prima del vocativo)
“Io vi amo. Lo sai vero?”. La mamma si tolse il grembiule, abbracciando il figlio goffamente. Addosso a lei il tanfo della zuppa si mutava nell'odore di un fiore appena colto.”
Qui hai fatto un paio di errori. Il gerundio fa intendere che la madre “perde” il grembiule abbracciando il figlio. L'avverbio di modo è superfluo (dovresti dimenticarteli per sempre) e il punto di vista passa alla madre, mentre dovrebbe essere sul figlio che, tra l'altro, ha appena pronunciato la battuta. Quindi ottieni che non sia nemmeno chiaro chi sta parlando, nonostante tu abbia usato addirittura il nome in una battuta. Questo cambio di punto di vista l'hai ottenuto con “abbracciando il figlio” perché è chiaro che se il PDV è su Mariù, non dovresti dire “il figlio” ma “abbracciandolo”.

“Tuo padre ti ammazza se non lo aiuti con la terra”.
“Lo so”.
“Ma tu non ci andrai lo stesso?”
Questo pezzo è molto vivido e colpisce l'attenzione, ma resta irrisolto. Nel senso che è chiaro un conflitto, per quanto dolce e malinconico, ma non sono chiare le motivazioni né le ripercussioni della cosa, visto che non ci mostri più il padre arrabbiato, per esempio. Anzi, poi sono tutti a tavola a festeggiare.
Forse la madre intendeva un discorso più ampio “se non resti ad aiutarlo ce l'avrà con te per tutta la vita”, ma messa così e dopo che lui ha guardato il padre lavorare la terra dalla finestra sembra: “va' ad aiutare papà che sta faticando”.

“Ma tu non ci andrai lo stesso?”. Mariù strinse la madre più forte che poteva, baciandola nei capelli neri. “Lo sapevo. Le madri conoscono i figli meglio di loro stessi”.
Anche qui, l'azione che metti in mezzo al dialogo fa confusione su chi dice la seconda frase. Per contesto e ragionamento arrivo a dire che è la madre, ma per contenuto e, sopratutto, visto che la attacchi ad un'azione di Mariù, potrebbe essere sua.

“Quando si staccarono, con le braccia stanche per l'ardore di quel lungo abbraccio, la madre lo baciò sulle labbra, trasferendogli quel sapore salato unico, che si trova solo nelle lacrime.”
Abbiamo di nuovo un problema di punto di vista: non possiamo sapere che le braccia dolgono ad entrambi. Anche il sapore unico delle lacrime non mi convince. Capisco la figura poetica, ma, in definitiva, si tratta di acqua salata.

Nel finale sei molto più affrettato. Smetti di mostrare per raccontare riassumendo un “bella serata” che non fa onore al resto del lavoro. Non colgo il senso di citare il piccolo principe, ma forse è un sottotesto che non ho colto e che si collega con la prima citazione.
Sarebbe molto utile al coinvolgimento (o diciamo pure empatia col protagonista) sapere perché Mariù se ne va, quali sono le sue motivazioni.

In generale un lavoro carino che si può sistemare.
Alla prossima!



Racconto d'amore e d'anarchia, di Polly Russel

Ciao Polly. Lo scambio di battute è buono, ma i dettagli che inserisci non sono subito sufficienti a farsi un'immagine chiara. Ho capito il ribaltamento di “visione” con cui hai impreziosito il racconto alla battuta: «Ah già sei illetterato, e fai bene. Lascia l’intelletto a chi sa usarlo. Sei un uomo, tutto quello che devi avere è un bel fisico e la verga dura.»
Perché la figura del gigolò mi aveva lasciato pensare che tutto fosse nella norma fino a lì. Carino, ma non è un ribaltamento sufficiente ad un reale effetto sorpresa e, fino a lì, è come non aver letto (quasi).

Dove dici “Il ragazzo si voltò di scatto, gli occhi acquosi. «Silvana?»” non è chiara la scena. Perché si volta di scatto? E verso dove?

«Posso portarti fino al primo incrocio, il mio è un taxi per uomini e quella strada è preferenziale.» Frase strana che stento a capire anche ora che conosco la realtà proposta nel tuo racconto. Forse perché non conosco la vita notturna romana, ma tant'è...

Termini come “sbuffo niveo” e “sorbire” non mi sono simpatici. Penso che mostrino troppo la mano dell'autore e, di conseguenza, ricordino al lettore che sta leggendo qualcosa di costruito per lui. You know what i mean?

Per il resto, come ho rilevato in diversi racconti di quest'edizione (ma è una cosa frequente e legata al formato del contest), anche il tuo è poco chiaro. Non ho capito molto. Il prostituto va con una marchesa, poi telefona a una Manuela parlando di politica mentre guarda la maitresse (che a questo punto è una pappona?) che accoglie le clienti e poi va da lei a chiederle amore. La trama è mal mostrata e mi risulta povera. L'ambientazione che costruisci, sebbene interessante, non ha abbastanza spazio per dipanarsi in modo soddisfacente. Non è chiara nei dettagli, nella collocazione temporale e nelle abitudini oltre a quelle legate alla prostituzione (e, un po', alla politica).

In definitiva hai troppa carne al fuoco per questo numero di caratteri, ma dimostri dimestichezza sufficiente a fare un buon lavoro. L'errore di fondo, secondo me, è troppa ciccia.
Alla prossima!



Oscar, di Paola Rossini

Ciao Paola. Alla prima lettura ho sospeso il giudizio fino al primo miao. Alla seconda lettura ho notato tutta la semina fatta. Non ho molto da dire sul racconto: mantieni solido il punto di vista, giochi bene sul colpo di scena e hai avuto un'idea simpatica. Ci sono alcune cose formali che mi sento di segnalarti:

- «No Oscar ora no!» le virgole tra “Oscar”
- Lo so, sono un marpione (,) che posso farci(?) sono fatto così.
- L’aria è frizzante, siamo a fine ottobre. (penso che un gatto sarebbe più credibile se non conoscesse i nomi dei mesi “umani”)
- Cavolo! (traduzione dal gattese? Scherzi a parte, un'espressione così non è adatta a un gatto.)
- «Camilla! (Miao) Camilla! (Maaaaooo). Mi sto bagnando, presto (miao, miao).» Questi “miao” non li avevi messi prima, non dovresti metterli nemmeno ora, altrimenti non sei onesta col lettore. Dovresti trovare un altro stratagemma per creare lo svelamento.
- Ragazzi (,) che dirvi (?) a volte anche il piano B può essere piacevole. (Questa è la prima volta che ti rivolgi ai lettori. Potresti rimanere più coerente con la forma del racconto eliminando “Ragazzi che dirvi”)
- In questi momenti io fremo, fremo per lei. (Metterei un punto al posto di quella virgola per non rischiare che si legga troppo velocemente. Penso che la battuta meriti una pausa più sicura e lunga.)

Alla prossima!



Tutto per Trinity, di Caterina DP

Ciao Caterina. Io non credo che si debba per forza descrivere i personaggi fisicamente in un incipit. Specie se di un racconto di 3000 caratteri. Inoltre hai usato una frase lunga e di ardua comprensione.
“Ha solo lei al mondo…i suoi libri universitari della facoltà di matematica (troppi dettagli) e due giganti occhi verdi che impediscono a chiunque stia casualmente (avverbio “allungoso” inutile) guardando nella sua direzione (nella direzione o guardano lei) di non fissarli (impediscono di non fissarli, troppo indiretta) per pochi istanti con una certa (questo certa non serve a nulla e allunga una frase già lunga) meraviglia.”
Lunga e complicata. A volte un “aveva solo lei, i suoi libri di matematica e un paio di magnetici occhi verdi. Nient’altro.” basta e avanza, no? Fermo restando che non sprecherei caratteri per dire che ha gli occhi verdi e belli. Non è una caratteristica carismatica.

“I genitori sono anziani e ormai rappresentano soltanto una visita settimanale in cui raccontare una montagna di bugie rassicuranti.”
Anche in questa frase sei oscura. Credo perché usi una forma un po' verbosa. “Rappresentano una visita in cui raccontare bugie” è strano, non trovi? “I genitori, vecchi, li vede una volta a settimana e solo per rassicurarli con qualche bugia.” Facile e più comprensibile (per me).

In generale trovo la forma del testo un po' da ripulire. Parti col presente e poi racconti in soldoni ciò che ha reso Giulia una donna sola e attaccata in modo morboso al suo cane. Solo che tutto questo raccontato, che compone il centro del racconto, è noioso e faticoso da seguire, proprio perché è tutto raccontato. Inoltre lo fai in maniera un po' piatta, come una fredda cronaca di quello che è successo a sta tipa che nemmeno conosco (lo senti il maschio che si lamenta dei gossip?)
Non ci sono eventi particolari e sono comunque riassunti in modo sbrigativo. Anche tu, come Paola, hai voluto giocare col rapporto uomo-animale, ma lei è stata più originale. E come Viviana racconti la storia di una donna che, come piano B, resterà sola (più o meno) e, come lei, hai scelto un raccontato puro. Scelta infelice perché coinvolge poco.
Nel tuo racconto manca anche un colpetto di scena che potrebbe restituire un po' di senso a un racconto così piatto. Non ci sono molti errori grossolani, ma rimane un racconto troppo mediocre da buttare in questa vasca di squali.

Ti direi che mi dispiace, ma cerco di non dispiacermi e camminare sulla via della freddezza per mirare dritti dritti alla qualità :P

Alla prossima!

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maurizio.ferrero
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » giovedì 24 ottobre 2019, 18:51

Una nuova alternativa
Stile di scrittura impeccabile come al solito, quasi chirurgico e molto cinico nello svolgimento della vicenda. Personaggi ben caratterizzati, colpo di scena interessante quando si scopre l'handicap di Dario.
Il grosso problema, per quanto mi riguarda, è che la vicenda non si conclude. La "nuova alternativa" menzionata nel finale fa presupporre che stia per accadere qualcos'altro, che però non accade perché il racconto finisce. Un brutto taglio, che oltretutto rafforza la convinzione che sia quello il Piano B di Dario, destinato a rimanere fumoso. Prima che leggessi il tuo commento sul suicidio come piano B, sentivo un gran senso di incompletezza. Ora ho capito, il problema è che avrei dovuto dedurlo dal racconto.
Purtroppo il finale è il classico esempio di singola frase che ammazza tutto il lavoro che hai imbastito in precedenza.

Piano C
Urca. Tanta, troppa carne al fuoco!
Ho capito a grandi linee la vicenda, ovvero una sorta di specie aliena che torna sulla Terra e per qualche motivo la trova "infettata" dagli umani. Mi sembra che ci sia una sorta di messaggio ecologista di fondo, ma il resto della vicenda mi risulta fin troppo enigmatico.
Qual era il piano originale dei Bael? Perché è stato reso necessario un piano B?
L'utilizzo di molti termini in linguaggio alieno, inventati, e la presenza di molti personaggi che vengono lasciati di sfondo mi da l'idea che tu abbia avuto in testa una vicenda molto più grande e complessa, e che ne abbia ritagliato degli stralci.
Il problema è che così l'insieme risulta incompleto e in generale poco comprensibile.
A livello tecnico, scrittura impeccabile come sempre.

Occhi azzurri, sorriso obliquo
Mi sorprende sempre come tu riesca, in poche parole, a rendere vividi i personaggi che descrivi, così reali e normali nelle loro bizzarrie.
Arianna è ben definita e caratterizzata nella sua evoluzione, e nonostante tu descriva una vita intera in poco più di 3.000 caratteri non c'è l'impressione che tutto quanto sia stato "compresso". C'è poco da dire: narrazione fluida e interessante, un buon personaggio e una vicenda che vicenda non è, ma rimane emozionante e ben raccontata.
Ben fatto!

Datelo a me!
Bella storia. Ben scritta, ben narrata, ottima ricostruzione del periodo. Ma è un po' il tuo pane, vero?
Veramente poco da dire, mi è piaciuta, per cui vado a trovare il pelo nell'uovo: quel "conficcò a fondo nella corda" mi suona male. Da quasi l'idea che fino all'ultima parola tu abbia voluto far credere che l'uomo stesse per uccidere il prigioniero "conficcandogli" il coltello nella schiena. Un semplice "tagliò" non suona meglio?
Pelo nell'uovo, come dicevo. Un buon lavoro.

L’altra faccia della medaglia
Non lo so. Ho letto il racconto diverse volte, ho intuito a grandi linee la trama e capito che i due protagonisti hanno commesso un delitto, ma continuano a non essermi chiari il movente e il perché qualcuno di esterno (i Chiellono) abbiano deciso di aiutarli. Senza il commento di Massimo, poco sopra, non sarei mai arrivato a capire della sostituzione dei protagonisti con i cadaveri.
In generale, trovo che i tuoi racconti siano sempre troppo enigmatici, e il lettore debba lavorare parecchio di fantasia per ricostruire la vicenda narrata. Andando oltretutto di pura intuizione, e spesso sbagliando. Forse dovresti provare a fare maggior lavoro di costruzione della vicenda, in modo che non ci siano dei "non detti" all'interno della narrazione.
Per il resto scrittura buona, a parte qualche refuso già segnalato da Massimo.

Le radici nella vostra terra
Buone immagini evocative per una storia dal sapore antico e moderno allo stesso tempo, in cui il "piano B" del tema è la conclusione stessa del racconto. Purtroppo non sapremo mai a cosa porterà scegliere una strada diversa da quella che ci viene proposta, ma è così la vita, no?
Buona la scrittura, evocativa e semplice, che parla per immagini.
Ho trovato un po' affrettato il finale, e l'insieme risulta un po' prevedibile. Insomma, si capisce dove tu voglia andare a parare fin dalle prime righe, e alla fine è esattamente ciò che succede. Non che sia un difetto, anche perché l'hai raccontata bene.

Racconto d’amore e d’anarchia
L'ucronia che descrivi è molto interessante: atmosfera quasi fine-ottocentesca, inizio novecento, ma in cui è l'uomo a essere discriminato, e non la donna. La cosa ottima è che la storia sarebbe perfettamente funzionale anche se i sessi di tutti i personaggi fossero invertiti, ma la situazione che hai proposto tu fornisce quel tocco di originalità che è necessario per renderla più vivida.
Un po' di dubbi sul piano B del tema: si è trattato il semplice "cambio di piano" di Caio di presentarsi a casa della marchesa? Nel caso ci sta, centra il tema di sfuggita ma non viene sbattuto in faccia al lettore.
Scrittura buona, nulla di particolare da dire, le descrizioni dei luoghi e delle situazioni sono brevi e concise, e rivelano il necessario, senza perdersi nel manierismo descrittivo.
Ottimo lavoro!

Oscar
Dunque, non ho capito se era tua intenzione fare sorgere al lettore il dubbio che la voce narrante fosse quella di un umano (magari il compagno di Camilla) o di un gatto, perché nel mio caso dubbi non ce ne sono stati, ho capito subito chi stava parlando. Il protagonista esprime pensieri troppo semplici e bambineschi perché si possa avere qualche dubbio sulla sua identità.
E poi: ho dei dubbi su come tu abbia affrontato il tema dell'edizione. Mi spiego meglio: non ho capito qual è il piano B del gatto. Rimanere in casa a farsi accarezzare? Ma non era rimasto chiuso fuori? È come se mancasse un ponte di congiunzione tra questi due punti.
Per il resto, non so. La scrittura è buona, semplice e lineare, adatta a dei pensieri animali, ma ho trovato tutto un po' privo di sostanza. Non mi ha convinto.

Tutto per Trinity
Mi levo immediatamente il dente: ho capito quasi subito che Trinity era un cane, o comunque un animale domestico. Credo che tu abbia voluto giocare sul dubbio che potesse essere la figlia della protagonista, cosa che avrebbe anche funzionato se avessi inserito la parte in cui lei dichiara di essere rimasta incinta molto prima nel racconto. Quando viene data questa informazione si è già alla fine, e non si fa in tempo a pensare "ah, allora mi sono sbagliato?" che viene data la conferma che si tratta di un animale domestico. Credo sia stata proprio la prima frase del racconto a farmi capire la vera natura di Trinity: non credo che una madre definirebbe mai suo figlio "grazioso esserino".
Per quanto riguarda il resto: tema centrato bene, il riscatto psicologico a quanto le è accaduto è ben piazzato. Buona la scrittura, non ho visto errori evidenti, forse un po' lenta la prima parte rispetto alla seconda.

1. Racconto d'amore e d'anarchia di Polly Russel
2. Datelo a me! di Wladimiro Borchi
3. Occhi azzurri, sorriso obliquo di Viviana Tenga
4. Le radici nella vostra terra di Gabriele Cavallini
5. Tutto per Trinity di CaterinaDP
6. Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte
7. Oscar di Paola P Rossini
8. Piano C di Mario Pacchiarotti
9. L'altra faccia della medaglia di Alexandra Fischer

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filippo.mammoli
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » sabato 26 ottobre 2019, 15:32

Sempre più difficile dover metter in ordine i racconti in questo contest, ma ecco qua quello che ho percepito.

1. Occhi azzurri, sorriso obliquo, Viviana Tenga
2. Datelo a me, Wladimiro Borchi
3. Piano C, Mario Pacchiarotti
4. Racconto d'amore e d'anarchia, Polly Russel
5. Una nuova alternativa, Emiliano Maramonte
6. Le radici nella vostra terra, Gabriele Cavallini
7. Tutto per Trinity, CaterinaDP
8. Oscar, Paola P Rossini
9. L'altra faccia della medaglia, Alexandra Fischer

Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte
Ciao Emiliano.
Un buon inizio, con ritmo e scrittura che mi piace. Stile diretto, senza troppo fronzoli ma efficace. La parte finale però mi ha convinto un po' meno. La sorpresa funziona anche se non ho capito bene la frase "È lui?". Sa già che ha un altro e lo commenta così? E poi è il suo turno, dell'altro, per un nuovo scherzo o giochino con la microcamera?
Anche il tema mi sembra marginale perché spunta solo sul finale e non mi pare abbia un ruolo centrale. Un racconto scritto molto bene, una storia interessante, che però non mi ha convinto completamente.

Piano C di Mario Pacchiarotti
Ciao Mario.
Devo dire che ho faticato un po' all'inizio a orientarmi tra i nomi, gli sciami di api, i Bael e tutto il resto. Però capisco che delineare una situazione complessa in poche battute non sia semplice. Dopo non ho trovato difetti. Mi piace il dialogo, il tuo stile e la storia. Hai trovato un modo originale per una conclusione che era attesa e sperata. Ottimo lo stile e l'idea di fondo. Il tema è centrato in pieno, a mio avviso,con tanto di messaggio finale. Davvero un bel racconto.

Occhi azzurri, sorriso obliquo di Viviana Tenga
Ciao Viviana.
Il buongiorno si vede dal mattino, e il titolo è già bello ed evocativo. Il tuo è uno di quei racconti che non ci si stanca mai di leggere. Con uno stile pacato e preciso, delinei un personaggio d'altri tempi, che pare uscito da un romanzo di Marquez, penso a L'amore ai tempi del colera. Mi è piaciuto molto il salto in avanti - quasi tutti facciamo uso abbondante di flash back- che spezza e crea il desiderio di sapere come finirà. Altra cosa che apprezzo e che non è facile, è il tuo finale non a effetto o a sorpresa, ma con una sorta di fade out. Il tema del piano di riserva è molto presente senza essere esplicitamente dichiarato. Ottima prova.

Datelo a me! di Wladimiro Borchi
Ciao Wladimiro.
I tuoi racconti mi catturano sempre. Con una scrittura elegante e precisa, catapulti il lettore in un contesto ben delineato.
Lo sfondo storico e politico è chiaro da subito e tutto fila liscio risultando interessante.
Il finale inaspettato e imprevedibile funziona benissimo, soprattutto scoprendo che si tratta di una storia vera. Un unico appunto, il tema secondo me compare un po' tardi, anche se in modo importante. Ottimo racconto comunque.

L'altra faccia della medaglia di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra.
Al di là della storia in sé, che potrebbe anche funzionare, ho trovato forzato il modo in cui fai capire al lettore cosa sia successo e cinema loro si trovino in quella bella villa con vista sull'oceano. Nei dialoghi i protagonisti sembrano ammiccare al lettore e raccontargli una storia anziché viverla da dentro, tradendo così lo "show don't tell". Il tema del piano B è presente, ma anche il finale con il pensiero ai figli non mi ha convinto.

Le radici nella vostra terra di Gabriele Cavallini
Ciao Gabriele.
Mi piace molto l'atmosfera intima e familiare, che proietta il lettore in una dimensione sussurrata e accogliente, dove tuttavia non mancano i contrasti e le insoddisfazioni. Buona la scrittura e tema centrato, tuttavia mi è mancata la scintilla. Una curiosità: Mariù non è un nome femminile? Non è importante, ovvio, ma la cosa mi ha un po' spiazzato all'inizio.

Racconto d'amore e d'anarchia di Polly Russel
Ciao Polly.
Trovo la tua storia molto originale e scritta con uno stile impeccabile. L'intreccio tra amore, sesso a pagamento, potere e politica, cono tanto di rivendicazioni sociali, funziona a meraviglia.
Il tema risulta a mio avviso un po' poco presente e fa capolino solo alla fine, quasi fosse un accessorio di una storia interessante. Mi è mancato lo spunto decisivo che ho atteso fino alla fine, senza però trovarlo.

Oscar di Paola P Rossini
Ciao Paola.
Se dovessi assegnare un premio all'originalità, lo darei senz'altro a te. L'idea di far parlare un gatto in prima persona è carina, e devo ammettere di non aver capito subito chi o cosa fosse il protagonista. Leggero e divertente, quasi una novellina per bambini. Pur non trovando molta sostanza nel racconto, non è questo a mio avviso il maggior difetto. Non ho capito infatti in cosa consisterebbe il piano B è quale attinenza abbia con tutta la storia.

Tutto per Trinity di CaterinaDP
Ciao Caterina.
Forse la storia non è delle più originali, un contratto scaduto, genitori anziani, fidanzato che se ne va, altro che è scappato dllae sue responsabilità di possibile padre, però il tutto scorre via liscio, senza intoppi. Una storia senza sussulti dove tuttavia l'originalità sta nel finale. Mi sfugge però il nesso con il tema: il piano B sarebbe quello di far partorire l'amata cagnetta al posto suo? Confesso di non aver compreso e forse è solo colpa mia.

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antico
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » lunedì 28 ottobre 2019, 14:18

Quattro classifiche ricevute, ne mancano cinque: quelle di Isabella Valerio, Alberto Tivoli, Massimiliano Enrico e Roberto Masini.

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lordmax
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » mercoledì 30 ottobre 2019, 13:09

Classifica
Piano C, di Mario Pacchiarotti
Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russel,
Datelo a me!, di Wladimiro Borchi
Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte
Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga
L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
Tutto per Trinity, di CaterinaDP
Oscar, di Paola P Rossini
Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini



Piano C, di Mario Pacchiarotti
Meraviglioso. Mi hai fregato fin quasi alla fine.
L'idea mi piace molto, la struttura, semplice, lineare, liscia è quasi perfetta. Forse troppi elementi nuovi nel secondo paragrafo (heshre, hala etc) che possono confondere un poco le cose.
Se posso fare un appunto l'uso di termini chiaramente 'umani' come presidente e nomi tipici della razza sapiens come alba e l'uso del termine 'uomo' e 'donna' nel primo paragrafo rovinano un poco l'effetto finale dato dal fatto che sono razze precedenti alla nascita dell'homo sapiens
Direi che il racconto è ottimo anche se troppo breve, sarebbe veramente da rileggere in una forma più ampia.
Il tema è decisamente preso.


Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russel
Bella idea una società a ruoli invertiti. Il richiamo alle suffraggette ci fa intendere un periodo vittoriano dando un tocco di classe e eleganza in più all'atmosfera.
La tua scrittura è sempre asciutta e diretta e mi piace molto, una giusta dose di descrizioni e dialoghi.
Non ho trovato rappresentato il tema però. Leggendo il racconto ho l'impressione che il tornare dalla padrona a chiedere una seconda occasione sia solo un trucco organizzato con la Manuela della controparte politica, lui pare più un agente infiltrato che una vittima delle circostanze.


Datelo a me!, di Wladimiro Borchi
Interessante idea. Racconto che scorre liscio e lineare senza scossoni. Bel strutturato, non si capisce fino all'ultimo paragrafo. Il racconto è piacevole da leggere e le emozioni che suscita sono forti e dirette, sembra un resoconto fatto da chi ci sia stato.
Il prete partigiano era un grande classico, non certo i vescovi ma i preti sì quindi è anche credibile che alla fine scelga di risparmiarlo e consegnarlo a un giudice migliore di lui.
Mi sarebbe piaciuto leggere gli scambi di battute durante il viaggio verso la montagna, questo sì.


Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte
Bel racconto, forte e cattivo fin nei particolari. Mi è piaciuto come tutto si snodi in un lasso di tempo breve o brevissimo senza lasciare al protagonista il tempo di assorbire il colpo.
Hai lasciato piccoli indizi della disabilità del protagonista sparsi in giro, forse fin troppo piccoli, sono dovuto arrivare fino a quel "spinse sulle braccia..." per capire che qualcosa non andava.
La scelta del suicidio presa in modo così rapido è forse giustificata dalla sua condizione e ci sta.
Mi lascia solo perplesso quel "Solo allora si ricordò di non avere le gambe..." perché i paragrafi precedenti, riletti alla luce della nuova conoscenza, lasciano intendere che molti dei suoi movimenti in casa rendano più che evidente la sua menomazione.
Nel complesso il racconto mi è piaciuto, il tema, anche se di sfuggita mi pare ci sia... se ho interpretato bene che è il suicidio l'alternativa scelta e non l'idea dell'ultima frase.


Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga
Un racconto senza trucchi ne inganni, bello. Dichiari fin dalle prime righe cosa prometti e mantieni pienamente la promessa. Il racconto scorre liscio, intenso e burrascoso all'inizio e poi si rilassa e lascia il tempo alla pace dell'anima portando il mondo interiore della protagonista a specchiarsi nella scrittura, una bella prova. Come sai io preferisco i racconti 'parlati' ma questo è gradevole.
Bella l'idea di dichiarare il piano B fin da subito: o A o B e basta.
Tema ovviamente colto in pieno.


L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
Tanatocosmesi, bella idea. Mi piace l'idea di un thriller classico con gli amanti che si fingono morti per sparire e vivere la loro vita.
Ho avuto qualche difficoltà alla partenza con i dialoghi, forse qualcosa da aggiustare per rendere più evidente chi è chi.
Benché la storia mi sia piaciuta e sei riuscita a centellinare le informazioni in modo notevole (invidia) mi sono sentito caricato di troppi dettagli che poi non sono riuscito a ricostruire. Secondo me tutti i dettagli su Chiellono, Biamini etc non mi hanno dato valore aggiunto mentre avrei voluto sapere di più di come hanno inscenato l'incidente e chi erano i poveretti al loro posto.
La parte finale invece mi convince molto di più, amplia la situazione, la rende più normale e inquietante al tempo stesso con lui che si rende conto di aver avuto quello che voleva... o forse no.
Il tema è naturalmente centrato.


Tutto per Trinity, di CaterinaDP
Situazione drammatica purtroppo molto comune. Devo ammettere che ho pensato subito a un animale da compagnia poi, per un attimo, quando hai parlato di conto in banca e parrucchiere ho avuto il dubbio che la protagonista si fosse procurata una di quelle bambole realistiche che stanno impazzando in questi ultimi tempi e la storia ha preso una tinta molto più fosca, per fortuna nonostante il dramma dell'aborto è riuscita a recuperare almeno in parte e a trovare un modo per cercare di ricominciare.
La scrittura scorre abbastanza liscia, con qualche frase troppo lenta soprattutto all'inizio. La forma è abbastanza veloce da non rendere pesante il fatto che sia tutto raccontato.
Il tema è centrato.


Oscar, di Paola P Rossini
Carino, sempre, diretto e senza troppi fronzoli. Si capisce subito che a parlare è un animale da compagnia, un ragazzo vero sarebbe meno chiaro nei suoi pensieri ^__^
Io apprezzo molto quando le cose sono chiare fin dall'inizio.
Il racconto scorre liscio e senza intoppi e qui viene un primo possibile problema, sento poca sostanza, non mi è chiaro il senso della storia, il messaggio che volevi trasmettere.
Allo stesso modo trovo difficile accettare come piano B il solo restare in casa a farsi coccolare visto che è uno dei lavori preferiti dai gatti... fosse stata una femmina in calore poteva starci ma è un semplice gattone che odia la pioggia.
In sostanza il racconto non è male, scorre bene ed è piacevole da leggere ma mi manca il significato e non sono convinto dell'attinenza al tema.


Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini
Mi piace, soprattutto mi piace il fatto che hai detto fin da subito dove volevi andare a parare, niente segreti, niente doppi sensi o cambi arzigogolati. Hai una gran capacità di evocare immagini e emozioni e sono molto belle. Personalmente mi spiace solo il fatto che queste immagini e emozioni me le racconti e non me le fai vedere, i mille orrori quali sono? Le risate e gli scherzi e i piccoli piaceri che si riscoprono quali sono?. Hai dosato bene le situazioni anche se il finale forse è un poco affrettato rispetto al resto, qualche carattere in più avrebbe dato un grande aiuto.
Comprendo che il piano B sia l'andarsene per cercare una nuova strada però faccio fatica ad accettarlo come tema perché non è mai stato una reale alternativa è sempre stata la prima scelta, la più forte, il piano A direi.

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roberto.masini
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » mercoledì 30 ottobre 2019, 17:58

Ecco la mia personale classifica che mi costringe a valutazioni fantasiose per giustificare differenze tra i racconti che non sempre riesco a cogliere. Seguono i commenti. Buona Edition ma soprattutto Buon Halloween a tutti!

CLASSIFICA
1. Datelo a me! di Wladimiro Borchi
2. Oscar di Paola P. Rossini
3. Occhi azzurri, sorriso obliquo di Viviana Tenga
4. Tutto per Trinity di Caterina DP
5. L’altra faccia della medaglia di Alexandra Fischer
6. Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte
7. Piano C. di Mario Pacchiarotti
8. Le radici nella vostra terra di Gabriele Cavallini
9. Racconto d’amore e d’anarchia di Polly Russell


COMMENTI

Ciao Wladimiro.
Ho apprezzato moltissimo la cornice storica del tuo racconto che mi ha indotto anche a documentarmi (potenza di Minuti Contati!). Il coupe de theatre legato all’agnizione finale è magistrale: tutti si aspettano la realizzazione di una giusta vendetta nei confronti dei torturatori nazisti. Complimenti.
Come chiosa finale contesto la contestazione di altri commentatori sui ”ciottoli affilati” in quanto il dizionario Treccani conferma l’uso estensivo del termine col significato di “sassi”.
Buon Halloween!


Ciao Paola.
Una favola moderna il cui protagonista si svela alla fine: un gatto del quale conosci molto bene le abitudini.. Qualcuno ha eccepito che l’identità del protagonista fosse occultata in modo inefficace perché si capiva subito dalle prime parole. Viceversa io ho identificato proprio nell’incipit un indizio come nei migliori racconti gialli. Complimenti!
Buon Halloween!


Ciao Viviana.
Linearità e precisione contraddistinguono lo stile di questo racconto che riesce ad elevare una storia apparentemente banale di una zitella. E invece c’è tanto in poche righe: l’amore, la passione, le strategie di conquista, l’obiettivo raggiunto, la fine e un nuovo inizio carico di talenti e di ideali.
Buon Halloween!


Ciao Caterina.
L’amara vicenda della donna senza lavoro e abbandonata dal fidanzato si dipana con accorte descrizioni fatte da frasi lunghe e seguite da brevi pennellate. L’unico difetto che ho riscontrato in questo rapporto cane-donna sta nel fatto che forse si voleva far credere in un primo tempo che si trattasse di una bambina. Considerando l’aborto che l’aveva colpita, l’idea era eccezionale. È stata però giocata male con l’uso di parole che mi hanno fatto subito pensare a un animale(“esserino”!).
Buon Halloween!


Ciao Alexandra.
La forza di questo racconto è proprio l’enigma, il non detto, anche se lo scambio d’identità con persone decedute è un classico delle spy stories. La scrittura è buona e il piano B è assolutamente centrato. Qualche refuso già segnalato da altri commentatori non inficia il mio giudizio finale.
Buon Halloween


Ciao Emiliano.
Volevo iniziare dicendo che nel tuo racconto non ho trovato il piano B e tu commenti che c’è addirittura un piano C. Io non ho colto nulla di tutto questo. La rivelazione finale della disabilità del protagonista mi ha lasciato interdetto e non mi ha convinto perché la malvagità di Carola non s’intuisce in un semplice abbandono. Infondato è il termine che userei non solo per il tuo finale ma per l’intera storia.
Buon Halloween!


Ciao, Mario.
Va bene il “mostra, non raccontare” ma il mostrato per me è stato difficilmente comprensibile. Ala fine mi sono rimaste una serie infinita di domande senza una risposta che si trovasse nelle pieghe del racconto. Chi sono i Bael? Chi è la Madre? Perché i Bael sopravvivono senza gli uomini. Ma soprattutto chi è Zonrada? Il sotteso discorso ecologico mi è sembrato marginale.
Buon Halloween!


Ciao, Gabriele.
Le tue ardite metafore non mi hanno convinto; la storia del ragazzo che abbandona la campagna per cercar fortuna in città è diventato un topos abusato. Non traspare, secondo me, la tensione dell’autorealizzazione del protagonista e il piano B è proprio la partenza e quindi, il vero e unico piano A.
Buon Halloween!


Ciao Polly.
Sicuramente è un mio problema ma i commenti sono tutti personali e si basano sulla propria sensibilità. Io tutta questa ucronia e tutto questo ribaltamento non l’ho capito neppure alla battuta: «Ah già sei illetterato…ecc”» Sono decenni che le donne fanno battute sulla scarsa intelligenza degli uomini! Se voleva essere un racconto in cui il matriarcato prende il sopravvento, direi che il risultato è negativo! Se Silvana è la nuova pappona, non può essere, come ha indicato qualcuno prima di me, una maitresse.
Buon Halloween!

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Gennibo
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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » giovedì 31 ottobre 2019, 0:16

Ecco qui la mia classifica:
1. Occhi azzurri, sorriso obliquo di Viviana Tenga
2. Datelo a me! di Wladimiro Borchi
3. L’altra faccia della medaglia di Alexandra Fischer
4. Le radici nella vostra terra di Gabriele Cavallini
5. Tutto per Trinity di Caterina DP
6. Racconto d’amore e d’anarchia di Polly Russell
7. Oscar di Paola P. Rossini
8. Piano C. di Mario Pacchiarotti
9. Una nuova alternativa di Emiliano Maramonte


Tutto per Trinity, di CaterinaDP
Ciao Caterina! Del tuo racconto mi è piaciuta l’idea del piano B. Non potendo avere un figlio, allevi questo piccolo animale. Bello che Giulia, essendo laureata in matematica, ha un racconto con tanti numeri, ne aggiungerei altri per enfatizzare il concetto.
Accorcerei alcune frasi per renderle più immediate, tipo: “E passarono altri cinque anni. Fino a oggi.” Potrebbe diventare: “Oggi, dopo cinque anni.”
Sono d’accordo con Maurizio, anche secondo me il racconto migliorerebbe se partissi con Giulia incinta, e quasi alla fine del racconto potresti parlare dell’aborto.

Oscar, di Paola P Rossini
Ciao Paola, bello leggerti. Il racconto ha uno stile secco e stringato. Mi sono mancate alcune virgole. Il riferimento al pipistrello mi ha suggerito una storia di vampiri che escono la sera. Non sono stata così brava da capire subito che fosse un gatto. La frase: “Spero non sia una di quelle sere che Camilla perde tempo nelle sue faccende. In quel caso divento affettuoso, carino, coccolone.” mi ha confuso fino a quando ho capito chi era “Lui”. Ho riletto il racconto per capire quale fosse il piano B, ma tutto sommato è chiaro. Toglierei l’ultima frase: “fremo per lei” perché il gatto freme per quello che fa Camilla, per le coccole, a meno che non abbia capito qualcosa…

Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russell
Ciao Polly, belli i dialoghi e buona la scrittura. Io non ho trovato così originale l’inversione di ruoli. Il nome di Caio mi riporta indietro all’antica Roma, quando era normale che gli uomini di potere avessero dei ragazzini come amanti, comunque il racconto è piacevole e il tema del sesso per ottenere informazioni e approfittarsene per scopi politici è sempre attuale e qui è intrecciato in modo interessante. Più che un piano B mi sembra un tornare sui propri passi.

L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra! Alla prima riga non ho capito chi parlasse, se lui o lei e questo mi ha dato qualche problema di comprensione. Solo dopo aver letto il commento di Massimo ho capito la ragione della tanatocosmesi, però il concetto mi sembra chiaro: ci sono questi cadaveri e il trucco dovrebbe farli assomigliare ai protagonisti che vogliono andarsene, questa frase lo spiega: “«Cito con parole tue: se potessimo sparire e cambiare identità, allora potremo finirla con le mattinate a vederci di nascosto come due ladri.»”
Invece non ho capito perché, se quei due cadaveri sono stati presi dalle pompe funebri dopo l’incidente: “Ti immagini, se no, quanto sarebbero rimasti nell’obitorio.” Se quindi loro non sono responsabili della morte dei due, perché Lui “pensa al succo come al sangue di un delitto”?
Nel complesso, anche se ho faticato a capirlo, il racconto mi è piaciuto, soprattutto l’idea di base del cambio di identità e la battuta finale.
Ciao e a rileggerci!

Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini
Ciao Gabriele, è stato un piacere leggerti, come gli altri ho apprezzato il potere evocativo della tua scrittura, seppure anche io non ho capito a quali orrori ti riferissi, e sono inciampata sul “mare di verdure” così come la frase sulle forme invisibili, molto bella, ma secondo me poco realistica, ok che era buio, ma non così tanto da rendere quelle forme così invisibili. Mi è piaciuto il tema, che anche se non è originale l’ho trovato interessante e ben sviluppato.
A rileggerti!

Datelo a me! di Wladimiro Borchi
Ciao Wladimiro, del tuo racconto mi è piaciuto quasi tutto. L’ambientazione, il periodo storico, il protagonista in cerca di vendetta che fa l’eroe rimproverando i partigiani che trattano male una vecchietta, tutto ben descritto. Il finale l’ho trovato poco in sintonia con il resto, come se avessi avuto bisogno di trovare una chiusura d’effetto al racconto. Perché lasciarlo andare? Cosa fa pensare al prete che verrà veramente giudicato in Svizzera? Potrebbe comunque riuscire a nascondersi. Apprezzo l’idea che il prete non voglia sostituirsi a Dio come giudice. Mi è sembrato più un Ponzio Pilato, lascio agli altri quello che dovrei fare io, anche se l’essere stato torturato ha delle valenze di perdono maggiori.
P.S. Prima di postare il commento ho letto gli altri. Non ho cambiato il mio giudizio nonostante tu dica che ti sei ispirato a una storia vera. Avrei preferito venisse fuori che il prete salva tutti per sua convinzione, non importa di quale fazione siano quelli che porta in salvo, e lui salva addirittura una persona che lo ha torturato. Come dire, non basta una toga per giustificare il suo operato, poteva essere un muratore o un avvocato, sono le sue convinzioni di brava persona che lo fanno agire, oltre che quelle di buon cristiano.
Magari potresti giocare su un conflitto del protagonista: lo lascerà andare come ha fatto con gli altri che ha salvato, o lo butterà giù dalla rupe?
Giusto due appunti: “carampana” invece di “carampanna” e migliorerei “corromperlo per farsi lasciar libero”.
Comunque un buon racconto.
Ciao e alla prossima!

Occhi azzurri sorriso obliquo, di Viviana Tenga
Ciao Viviana, ho apprezzato il tuo racconto, nella tua storia ho rivisto una mia amica, compresa la richiesta di un filtro d’amore. :D
E mi è piaciuto come tu sia riuscita a raccontare la storia, con un solo dialogo essenziale al racconto: “o lui o muoio zitella”
Toglierei: “In realtà, ben poco di questo era vero. Arianna aveva avuto per lo più una vita tranquilla, cercato di viaggiare tutte le volte che poteva, portato avanti una buona carriera da chirurgo.” Per non smorzare l’alone di mistero. Apprezzo anche la descrizione della fatica di un personaggio abituato a perseguire con tenacia quello che vuole, e che deve arrendersi al cuore che non si comanda.

Piano C, di Mario Pacchiarotti
Ciao Mario, non so cosa dire del tuo racconto, ho provato a leggerlo più volte per capirci qualcosa ma non riesco a raccapezzarmi. Ho pensato che Alba e il generale fossero delle api, ma tu parli di uomini e donne, e alla fine dici che senza i Bael (i diavoli?) il pianeta sarà distrutto dai sapiens, come dire che lei non lo è… sono curiosa di sapere cosa avevi in mente.

Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte
Ciao Emiliano, questo racconto mi ha spiazzato, ho sofferto per il tipo così tanto maltrattato dalla donna di cui è innamorato. Visto che hai nominato “i giochi che lei organizzava per lui” una interpretazione poteva essere che tutto era un gioco, e che la donna avesse portato un altro a casa e avesse maltrattato il protagonista per una sorta di farsa sadico masochista, anche se poi alla fine il nostro uomo vuole in qualche modo la riscossa, per dire che non è così contento del “gioco” ai suoi danni e quindi la mia interpretazione non funziona.

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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » giovedì 31 ottobre 2019, 15:07

Una sola classifica mancante all'appello: quella di Alberto Tivoli!

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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » venerdì 1 novembre 2019, 10:41

Tempo scaduto e vi manca la classifica di Alberto Tivoli (che pertanto viene squalificato). Ora passo ai miei commenti e classifica.

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Re: Gruppo ARCA: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » venerdì 1 novembre 2019, 14:33

Ecco a voi la mia classifica. Grazie per le piacevoli letture.

1) Occhi azzurri, sorriso obliquo, di Viviana Tenga
Questo racconto è caratterizzato dalla semplicità e rimane coerente dall'inizio alla fine. Vero che è molto raccontato, ma credo che difficilmente avresti potuto raggiungere un risultato simile con una diversa strategia, quindi bene così. Il tema è subito esplicitato e anche in questo caso si tratta di una strategia corretta perché caratterizza il tutto dandogli una confezione che rimane bene impressa nella mente del lettore. Bello anche il titolo perché identifica quelle caratteristiche fisiche che hanno così tanto segnato e influenzato la vita della protagonista. Insomma: racconto scritto con grande intelligenza. Non assegno il pollice su completo perché qualcosa mi sfugge, nel senso che non mi ha convinto a tal punto, ma è innegabile la sua qualità. Pollice quasi su.
2) Datelo a me!, di Wladimiro Borchi
Un gran bel messaggio in questo racconto, bravo. Mi sembra tuttavia che, considerato il fatto del volere essere omaggio a Don Giovanni Barbareschi, l'identità del protagonista rimanga celata a meno di non leggere il tuo commento e questo tende a depotenziare il tutto. Inoltre, la scelta strategica di dare maggiore importanza alla fase della ricerca rispetto a quella del confronto mi sembra errata perché è proprio nella dialettica tra i due e interna al protagonista che si trovano le maggiori potenzialità implicite del testo, purtoppo non sfruttate. Un pollice tendente all'alto, per me. Un racconto che, per come la vedo, ha ancora tanto da esprimere.
3) Racconto d’amore e d’anarchia, di Polly Russell
Un racconto breve che non ha nulla del racconto breve, ma che si fa leggere e apprezzare anche se, come quasi logico, empatizzare con il suo protagonista diventa quasi impossibile. Il contesto italiano, per quanto mi riguarda, è un valore aggiunto che ben si innesta in un'idea non nuova, ma sempre interessante: quella di una società dominata dalle donne. Il piano B è debole, ma presente pur non definendo il racconto. Nota a margine: il viaggio in taxi mi è sembrato inutile ed eliminabile. Per me un pollice tendente all'alto con l'invito di allargarlo per sfruttare meglio le sue potenzialità.
4) Le radici nella vostra terra, di Gabriele Cavallini
Un racconto che fa il suo e lo fa discretamente bene. Non mira a chissà quale idea, non intende stupire, ma si ferma volutamente alla piccola grande scelta di quale vita vivere, della libertà di scegliere la propria via anche a costo di sparire nell'oblio dell'incertezza. Il piano B è quello di molti e si contrappone a quello A di una vita già scritta dal nostro passato e presente. Fino a qui, molto bene. Tuttavia ecco che la scena della cena, così raccontata, tende a fare perdere di potenza al tutto. Tra l'altro: ci parli di un padre che si sarebbe arrabbiato con lui, eppure festeggiano. Insomma, potevi tranquillamente evitare la scena conviviale per dedicare più spazio all'addio e a sviluppare meglio il perché della tua scelta di citare così spesso il Piccolo Principe. Per me un pollice tendente all'alto.
5) Tutto per Trinity, di CaterinaDP
La tua risposta ai commenti racchiude tutto: non sei abituata ai racconti brevi e ti devi accordare. In questo, Minuti Contati è esercizio fondamentale, come tutti i contest simili, del resto. Il segreto a sfruttare al massimo lo spazio concesso per spremere al cento per cento la propria idea rendendola fruibile al pubblico più allargato. Qui non riesci a gestire i tempi di svelamento dell'identità di Trinity e rischi la ridondanza quando accenni per due volte all'episodio di Roberto, in tal modo bruciando fondamentali caratteri. Molto bella, invece, l'immagine del contesto che restituisci al lettore. Concludendo: racconto che si legge bene, ma che fallisce a livello strategico in determinate sue parti. Per me un pollice tendente verso l'alto, anche se in modo non brillante.
6) Piano C, di Mario Pacchiarotti
Qui c'è materiale per un romanzo. Mi sembra abbastanza evidente che lo spazio non fosse sufficiente perché a una prima parte sostanzialmente soddisfacente (in quanto a informazioni) segue una seconda troppo nebulosa che lascia confusione nel lettore riguardo al piano B e al suo sostituto, il piano C del titolo. Il finale è buono, ma chiude fili che si sono sfilacciati nella parte centrale e pertanto risulta meno forte di quello che avrebbe potuto essere. Un appunto: se i Bael vogliono salvare la vita sulla Terra, andarsene significa condannarla, non tanto quella dei sapiens (comunque condannati), ma quella di tutte le specie viventi e pertanto appare come una scelta poco logica di una specie che ci dipingi come estremamente razionale. Da sistemare, ma potenzialmente molto valido. Pollice ni tendente verso il positivo, per me.
7) Oscar, di Paola B. Rossini
Mi unisco a chi ha pensato ai vampiri dopo l'incipit, probabilmente dovresti andare ancora più dritta al punto per fugare ogni dubbio. Il fatto è che un racconto come questo deve filare via come un bicchiere d'acqua fresca, almeno secondo me, e qui si parte già con un qualcosa che frena facendo rileggere. Poi si prosegue con svariata punteggiatura mancante che scommetto tu hai voluto omettere apposta per enfatizzare l'animalesca voce narrante, ma che non mi sembra funzionare come tecnica in questo contesto. Infine c'è il piano B con un passaggio troppo netto da lui disperato che non può entrare in casa a lui beato e coccolato: tutto giusto, sia chiaro, ma anche qui si percepisce come uno stop nella lettura che non fa bene alla fruizione. Concludendo, un pollice ni che vira più al positivo e un invito al Laboratorio perché con poche pennellate puoi risolvere e passare in Vetrina.
8) Una nuova alternativa, di Emiliano Maramonte
Sono d'accordo con i rilievi fatti, nello specifico: 1) quelle cinque parole iniziali devono essere separate da TUTTO FINITO, 2) il piano B sembra non un piano, ma una reazione non ragionata dettata dalla disperazione e in più il finale confonde su quale volessi proporre come PIANO B, 3) Carola appare eccessiva e poco contestualizzata, almeno per le informazioni che fornisci al lettore, 4) quando parli di merendina schiacciata sotto il sedere costringi a rileggere per cercare indizi sul fatto che fosse un bambino. Questa volta il racconto ti è uscito come una Polo senza il buco: rinfresca l'alito, ma non è la stessa cosa, di sicuro non è completa. La mia idea è che tu non sia entrato in sintonia con il tema e che pertanto il controllo sul contenuto (la forma è, come sempre, ottima) sia un po' venuto a mancare. Pollice ni a questo giro.
9) L’altra faccia della medaglia, di Alexandra Fischer
Ribadisco che mi piacerebbe leggere un tuo racconto revisionato con tutto il tempo a disposizione. Te l'ho detto più volte: posti in fretta e poi lo lasci nell'Arena senza ulteriori interventi quando, invece, sarebbero opportuni. Tanto più in questo periodo di sperimentazione perché è chiaro che stai tentando nuove vie e, allo stato attuale, sei ancora lontana dalla qualità che avevi raggiunto (sai bene che sono un fan dei contesti così colorati da te creati). Qui ci ho capito poco, mi spiace. Di sicuro non ha aiutato una prima parte in cui ho faticato a capire chi parlasse, senza contare il cambio di tempi verbali che tende a creare ancora più confusione. Pertanto il mio giudizio non può essere positivo e, mio malgrado, devo assegnare un pollice giù.

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