Povero cristo

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wladimiro.borchi
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Povero cristo

Messaggio#1 » venerdì 19 giugno 2020, 23:39

Luca aveva dato le ultime rassicurazione ai suoi tre ragazzi, si era lasciato il "nucleo" alle spalle e aveva sprangato la porta.
Se la sortita non avesse portato frutti o, peggio, lui e il compagno fossero stati fatti fuori, meglio che i piccoli si fossero spenti lentamente per la fame.
Sarebbe stata comunque una fine migliore di quella che poteva toccargli uscendo all’aperto.
Marco lo precedeva guardingo sul vialetto davanti casa.
C’era più di una macchina abbandonata lungo la strada, molte sicuramente col pieno di carburante. Ma mettersi alla guida voleva dire rumore, fumo e la possibilità di essere beccati. L'unico modo ragionevole di muoversi era a piedi.
Giunto al bordo della strada, Marco gli fece segno di seguirlo e si mise a strisciare dietro le altre villette sulla via.
Luca sorrise orgoglioso e gli andò dietro, tentando di evitare anche il minimo rumore.
A margine della casa del "nucleo" Marchetti, la carcassa del piccolo Medoro continuava a marcire, ancora incatenata alla cuccia.
Quei disgraziati erano stati notati da una compagnia di “dissanguatori” e le conseguenze erano ancora lì. Casa sventrata, famiglia scomparsa e cane lasciato a putrefarsi.
Non avevano nemmeno avuto il buon gusto di finirlo con un pietoso proiettile alla testa.
Scosse la testa e riprese a camminare cercando di non perdere di vista il compagno che, forse meno romantico di lui o più abituato a quella merda, lo aveva distanziato di diversi passi.
Lo spaccio cittadino non era lontano, ma il percorso per arrivarci non poteva essere quello di “prima”. L’ultima parte andava fatta sotto terra: passando da una botola che, tramite le fogne, spuntava proprio nel locale caldaia sotto il magazzino.
Quella via la conoscevano solo loro.
Era comunque meglio che passare dall’ingresso principale. Lì i “dissanguatori” lasciavano sempre qualcuno di guardia.
Era successo al vecchio Laio, il più anziano del loro “nucleo”. Dopo la fase 4, prima che i telegiornali iniziassero a parlare del “caos”, era uscito per andare a prendersi una stecca di sigarette e non era più tornato.
Il suo corpo marciva appeso a un palo della luce davanti all’ingresso del negozio.
Dove c’erano cibo, acqua o altri beni di prima necessità, c’era sempre uno di quei bastardi ad attendere, con l’ordine di avvertire il capo della compagnia al minimo battito di ciglia.
Marco si infilò nella botola e Luca lo seguì per poi richiudersela alle spalle.
Non appena i piedi toccarono l’acqua sentì le braccia del compagno che lo stringevano.
«Ce la faremo» sussurrò prima di baciarlo.
Luca si abbandonò, desiderandolo anche lì, in quella fogna, con i piedi al freddo e in quella situazione terribile.
Quando si staccò, gli sorrise: «Certo che ce la faremo, andrà come sempre, prenderemo tutto quello che ci serve e torneremo dai nostri ragazzi!»
L’avvento del “caos”, quantomeno, aveva realizzato per loro la famiglia che avevano sempre sognato. Quella che “prima” non avrebbero mai potuto avere, per la meschinità e il pregiudizio degli uomini.
Avevano trovato i tre orfani mentre esaminavano le case abbandonate alla ricerca di provviste: la madre e il padre erano morti da poco e i piccoli si erano tenuti in forze, finendo un po’ alla volta il cibo rimasto. Li avevano portati nel proprio "nucleo" sicuro e avevano preso a occuparsi di loro. Ormai erano una famiglia.
«Andiamo!»
Marco fece strada fino al cancelletto. Luca lo vide infilare la mano in tasca, probabilmente per prendere la chiave del lucchetto che ci avevano sistemato la prima volta.
Se qualcun altro avesse avuto la loro stessa idea, quantomeno si sarebbe dovuto organizzare per romperlo, prima di entrare a prendere le “loro” cose.
Mentre l’amico si frugava nei jeans, urtò l’inferriata, che si aprì con un cigolio sinistro.
Il lucchetto era stato spezzato ed era stato lasciato lì appoggiato.
Qualcuno era entrato.
Marco lo fissò: «Che facciamo?»
«Via, scappiamo!» rispose Luca quasi urlando.
Si mise a correre, con la paura che gli martellava nella tempia e la sensazione di passi che muovevano l’acqua alle spalle.
Con un balzò si afferrò alla scaletta e la percorse a una velocità che non credeva di non poter raggiungere.
Fuori, ad attenderli in cerchio, c’era un intera compagnia di “dissanguatori”: ben dieci uomini e armati fino ai denti.
Luca si gettò su quello più vicino, spingendolo, nella speranza di aprire un varco per il suo unico amore.
«Scappa!» gridò.
Fu tutto inutile: dopo nemmeno una manciata di secondi lui e l’amico erano ammanettati dietro la schiena.
Il capo della compagnia gli infilò un ago nel collo, per poi inserirlo in un piccolo dispositivo portatile. «Bastardi!» sussurrò rabbioso fra i denti e gli lasciò andare uno sputo in faccia.
Luca sentì il catarro e la saliva gocciolare dall’occhio. In altri tempi gli avrebbe provocato un urto di vomito. Adesso provava solo rabbia.
Fece lo stesso con Marco, mentre Luca si dimenava.
Uno di quelli che lo teneva gli assestò un robusto calcio nella palle per farlo smettere.
Sentì un dolore che non ricordava e la faccia che gli si riempiva di sudore.
Il “dissanguatore” alzò al cielo la macchinetta con cui aveva esaminato il loro sangue.
«Come immaginavo questi due figli di puttana sono plasma positivi!»
Poi si rivolse ancora verso Luca, a cui il forte dolore aveva iniziato ad annebbiare la vista.
«Volete tenerla tutta per voi la cura, eh! Non volete condividere la salvezza con noi! Abbiamo mogli e figli: molti sono malati, altri morti e con un po' del vostro sangue li avremmo potuti salvare. Bene, ora vi insegno cosa succede agli egoisti!»
Fu portata la “macchina”.
Luca ne aveva solo sentito parlare era piena di cinghie e aghi.
Marco fu assicurato al suo interno: urlava, si dibatteva, mentre il sangue scorreva via dal suo corpo in decine di piccoli tubi.
«Bastardi, lasciatelo! Ammazzate me, vi prego, prendete il mio sangue! Non fategli male…»
Il capo della compagnia lo fissò ridendo: «Tranquillo, dopo tocca a te!»


** * **

«Bastardi, lasciatelo! Ammazzate me, vi prego, prendete il mio sangue! Non fategli male…»
Il paziente della 22 era andato in escandescenze.
Francesco era solo in attesa che gli restituissero la barella, per tornarsene all’ambulanza, ma non riusciva più a sopportare quelle urla strazianti. Qualcuno deve far qualcosa, cazzo! Cercò di richiamare l’attenzione di un’infermiera: «C’è un tipo che sbraita!»
La donna lo squadrò e abbozzò un sorriso: «Sì, purtroppo non si calma in nessun modo, il compagno è morto di Covid, povero cristo, e per lui era tutto il mondo!» sospirò.



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Davide Di Tullio
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Re: Povero cristo

Messaggio#2 » martedì 23 giugno 2020, 22:13

Ciao Wladimiro, piacere di rileggerti. Il tuo racconto non è niente male. La vicenda si snoda in uno scenario avventuroso, che tutto sommato dà quello che promette. Il PDV è quello di Luca, anche se di tanto in tanto spunta il narratore (ma lo fa in punta di piedi
:-) ). Forse non c'è un vero e proprio climax, che è il punto debole della vicenda. Luca e il suo compagno si arrendono agli eventi. Non c'è un vero e proprio tentativo di ripristinare l'equilibrio.

A rileggerci presto!

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Pretorian
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Re: Povero cristo

Messaggio#3 » mercoledì 24 giugno 2020, 14:06

Ciao, Wladimiro e piacere di leggerti.

Non so, Wlad, ma ho l'impressione che a questo giro tu non abbia agganciato il ritmo giusto. Da un lato, abbiamo una vicenda postapocalittica a tutto tondo, che rispetta così tanto i canoni del genere da arrivare a rasentare lo stereotipo. Dall'altro, un finale confuso, a cui forse sarebbe stato meglio dedicare più spazio: tutta la vicenda dei dissanguatori è un delirio del protagonista? Nel qual caso, il passaggio è a dir poco confuso e rischia di vanificare tutto quello che hai costruito nella prima parte (il trucchetto del "sogno" o del "delirio" se non ben gestiti ha sempre un simile rischio). Forse, l'unica cosa che mi sento di salvare sono gli accenni alla storia d'amore di Marco e Luca, che sono molto ben scritta.

Per il resto, ammetto che il tutto mi ha convinto poco.

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simone.marzola
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Re: Povero cristo

Messaggio#4 » venerdì 26 giugno 2020, 14:48

Ciao Wladimiro, piacere di leggerti.

La storia mi è piaciuta, i due personaggi sono ben caratterizzati ed è interessante anche la questione dei dissanguatori, anche se rimane non approfondita.
Ho apprezzato molto come hai tratteggiato la storia d'amore e l'adozione.
Non ho però apprezzato il twist finale che secondo me toglie un po' di pathos a quello che succede prima: arriva un po' troppo improvviso e mi sembra tolga carica alle parole minacciose del dissanguatore, anche se la chiusa che dai è comunque amara.


A rileggerci presto spero!
Simone

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