Argento

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Mauro Lenzi
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Argento

Messaggio#1 » mercoledì 15 luglio 2020, 23:57

Prologo

Il sole mi abbacina tra le foglie del vitigno.
Punto il tallone destro sul terreno e spingo. La mia schiena striscia sul palo; salgo di qualche centimetro, guadagno un po’ d’ombra.
Ho caldo. Respiro a fatica. Devo aprire la divisa. Uno, due… al terzo bottone mi arrendo: la mano trema troppo.
La gola è asciutta, mi fa male persino a deglutire: sembra di ingoiare sabbia ferrosa. Se potessi raggiungere quei grappoli piccoli e verdi, potrei spremerli. Allungo il braccio. Troppo lontani. Sul loro profilo si delineano piccole onde di luce dorata. Presto il sole riprenderà a tormentarmi. Anche lui mi da la caccia.
Fiuto l’aria: odora di sangue.
Chiudo gli occhi. Sotto il mio palmo sento la carezza ruvida della terra.
I ricordi mi assalgono.


Berlino, 1936

L’aria è densa di silenzio. L’americano ha balzato: vola! Pianta le gambe d’ebano nella sabbia e fa una mezza capriola in avanti.
Il giudice alza la bandiera bianca. Valido.
Le urla della folla scuotono lo stadio. Che impeto! Per un istante, temo che lo possano sradicare.
Riprendo a respirare e mi unisco all’applauso per il mio avversario.
Viene verso di me.
Gli sorrido. Mi piace parlare inglese, ma è anche lui a ispirarmi simpatia. “Era facile per te, visto? Un semplice salto di qualificazione.”
“Ma non l’avrei passata senza il tuo suggerimento. Grazie.”

Mi tende la mano.
Gliela prendo: la mia sta tremando, per la tensione.
O perché su di noi c’è lo sguardo dei gerarchi?
Mi schiarisco la gola. “Ci vediamo in finale…”
“Jesse. Anche se il mio vero nome sarebbe James.”
“Carl Ludwig Herman. Chiamami Luz.”



Amburgo, 1942

Hans si tiene le ginocchia con le mani paffute, piegato su se stesso alla ricerca di fiato. Una goccia di sudore gli scende dalla guancia avvampata e sparisce nella pappagorgia.
È già troppo grasso, considerata la sua età. Ma se saprò motivarlo, rimedieremo.
Gli metto una mano sulla spalla. “Grazie di avermi accompagnato.”
Boccheggia un “prego”. Mi scruta da sotto le palpebre semichiuse. Le sgrana. Avrà notato che non ho neppure il fiato grosso.
“Sii tenace: tra qualche giorno questa corsetta ti sembrerà facile.”
Abbozza un sorriso.
“Allora ti assegnerò un percorso più impegnativo.”
Il sorriso si spegne.
“Coraggio, Hans. Presto sarai al passo con gli altri della squadra.”
Inspira e si tira su. “Grazie, si-signore.” Tende il braccio: “Heil Hitler!”
“Heil Hitler.”
Sorrido: allenare la Libera Gioventù Tedesca mi dà soddisfazione, devo ammetterlo.
Gli volto le spalle e raggiungo il portone di casa. Dallo stomaco mi sale un languore: chissà cosa ha preparato Gis-”
“Mi-mister Long!”
Che vuole ancora Hans? E perché mi parla in inglese?
Se ne sta impalato, il mento paffuto gli trema. “Lei... è un vero campione. Io la ammiro. Profondamente.”
Capisco cosa vuoi dirmi, Hans.
Nei paraggi non c’è nessuno: sull’altro lato della strada, un signore ben vestito legge il giornale. Un cavallo passa tra noi, lento; tira un carro pieno di sacchi di tela.
Raggiungo Hans con due falcate.
Mi chino verso di lui. “Grazie” sussurro. “Ma nel tuo interesse, non devi farne parola. Siamo intesi?”

Nel soggiorno Gisele mi da le spalle, incurante degli strilli di Kai in camera da letto.
“Perché piange?” chiedo. “Ha fame?”
Le giro attorno. Gisele abbassa il capo, e una lacrima le cade sul documento che ha tra le mani.
Me lo porge. Un tremito le scuote le braccia sottili.
Una cartolina di precetto.
Devo presentarmi all’ufficio di reclutamento. Domani.
Gisele manda un lungo sospiro. “Alla fine, te l’hanno fatta pagare…”



Berlino, 1936

Il corridoio degli spogliatoi ci inghiotte, ma l’ovazione del pubblico ancora rimbomba alle nostre spalle, e non accenna a calare. Solo, è più ovattata, via via che avanziamo, tutti e quattro. Maffei si volta e ci lancia un’occhiata stranita da sopra le spalle; cerca lo sguardo di Tajima, ma il giapponese è imperturbabile. Io e Jesse siamo ancora abbracciati, così stretti che le nostre medaglie cozzano una contro l’altra. C’è una nota allegra nel tintinnio di oro e argento.
Jesse finge di strapparmi la mia. “Dai qua! Non vorrei rovinartela!”
“Guarda che è la tua, quella più preziosa!”

Ridiamo. È stato un grande giorno per lo sport. Jesse ha infranto i record; e lo spirito che ora c’è tra noi incarna il meglio dell’uomo.
Jesse rafforza la stretta sulla mia spalla. “Luz… aldilà di quello che faranno le nostre nazioni… mi piacerebbe che la nostra amicizia continuasse.”
Stringo più forte, a mia volta. “Contaci!”
Giriamo un angolo: dall’altra parte del corridoio ci viene incontro un drappello in divisa militare. Due ufficiali SS. Dietro di loro giacche kaki: al braccio sinistro fasce rosse con la svastica.
Non saranno…
Il capannello si apre.
Il Führer guarda me, Jesse. Rallenta appena. Alza il braccio teso nel saluto nazionalsocialista.
Ci sciogliamo dall’abbraccio: mi fermo e rispondo.
Jesse gli va incontro e gli porge la mano. Ma che fai, pazzo!
Il Führer corruga la fronte. Ruota il polso per stringergli la mano, ma Jesse si impettisce in un saluto militare: deve aver capito. Le mani non si incontrano, Hitler fa un cenno rigido col capo, il drappello è già oltre.
Recupero il respiro.
Alle nostre spalle, i passi si fermano.
Un uomo sta confabulando con Hitler.
Poche parole sussurrate: il Führer annuisce, e riparte, seguito dal codazzo degli altri.
Solo il suo interlocutore è rimasto fermo nel corridoio. Si gira verso di noi.
Rudolph Hess. Il Vice di Hitler.
“Signor Long. Permette una parola in privato?”

Hess appoggia la schiena alla parete del corridoio. In mano ha un portasigarette d’oro decorato da una svastica. Lo apre e mi offre una sigaretta.
Ho paura a opporre un diniego. Scuoto appena la testa.
Sul suo mento squadrato guizza un sorrisetto. “Immaginavo, ma volevo comunque mostrarglielo. È un dono del Führer. E senza offesa, è di un metallo più nobile di quello che lei porta al collo.”
Resta calmo Luz, umile.
“Mi spiace se ho deluso le aspettative del popolo tedesco, Vice Führer...”
Agita la mano. “I negri sono selvaggi, la loro forza muscolare è ineguagliabile anche per la razza ariana… che lei rappresenta. Suggerendogli come passare la qualificazione, gli ha permesso di arrivare alla finale.”
Si mette la sigaretta in bocca.
“Il che dimostra che sono mentalmente inferiori... “ Fruga nella tasca della divisa. “Ricorda cosa altro è stato detto? Mi aiuti, la prego.”
“Che…” Ingoio saliva che non ho. “Che gli americani dovrebbero vergognarsi di lasciare che siano i negri a vincere le medaglie per loro.”
Quelle parole mi escono a fatica. Spero che Jesse non possa sentirmi.
I piccoli occhi di Hess si strizzano di gusto. “Giusto. Tanto vale che la prossima volta facciano gareggiare dei cavalli, dico bene?”
Non muovo un muscolo.
Hess smette di tormentare la tasca della divisa e prende tra le dita la sigaretta spenta. Me la punta addosso come la canna di una pistola. “Signor Long. Se teme che la paternale che le ho fatto a bordo pista compaia nel film celebrativo, la posso rassicurare: sarà tagliata.”
Una sfuriata. Per aver abbracciato Jesse dopo la sua vittoria…
Hess spezza la sigaretta tra le dita. “Come le sue pubbliche effusioni con il negro. Ma glielo ripeto: che non accada più.”
Scaglia i due tronconi sulla mia medaglia d’argento. Mi cadono sulle scarpe, le sporcano di tabacco.
“Oggi ha già umiliato a sufficienza la Grande Germania.”


Amburgo, 1943

Mi inginocchio e spalanco le braccia. Kai sorride e trotterella verso di me. Gli metto le mani sotto le ascelle e lo sollevo sopra la mia testa: grida deliziato.
Non basterà. Non si ricorderà di me solo per gesti come questo. Ci sarebbe voluto più tempo, ma non ve n’è più.
Gisele mi sistema la divisa. Dà un’ultima passata sulla mostrina da caporale col fazzoletto bianco e umido. I suoi occhi arrossati fuggono i miei. Ogni parola è stata spesa, ogni lacrima versata. Kai gioca col mio orecchio. La cingo con il braccio libero e respiro il profumo dei suoi capelli. Le faccio scivolare Kai in braccio, come se così facendo potessi ingannare me e lui.
Mi fermo sulla porta di casa.
Kai protende le manine verso di me. Gisele si carezza il ventre.
Lo so da pochi giorni, e già mi sembra tanto. Mi riaffiorano alla mente le sue parole.
Se sarà una femmina, la chiamerò Gerta. In onore di Gerda Taro.
Darle il nome di una rivoluzionaria non è prudente, ma resterà il nostro piccolo segreto.
Chiudo la porta di casa e corro via, lungo la strada.


Campagne di Caltagirone, Sicilia, 1943

Zingsheim si siede sulla postazione di tiro. Fa girare la manovella, il cannone del Flak punta in alto. La volta celeste è bellissima. Qui, vicino all’Africa, le stelle brillano come diamanti.
“E infine il Führer, nella sua magnanimità, assegna il caporale Luz Long alla gloriosa Divisione Hermann Göring, affinché possa ritrovare il suo amico negro, quando sbarcherà qui. Ti senti emozionato, Luz?”
Và al diavolo. “Da quanto ne so, non è neppure arruolato.”
“Ah sì? Beh, si vede che lui conta qualcosa per il suo paese.”
“Ma piantala”. Robert Stadler raccoglie una pietruzza e la lancia ad arco sulla testa di Zingsheim. Rimbalza invece sul Flak, che si lamenta con un clangore.
“Purtroppo ti sbagli” dico.
Si voltano a guardarmi. Bene, mi piace parlare di Jesse, voglio che si sappia cosa ha passato.
“A New York ha presenziato a una grande parata. E gli hanno dato una camera in un hotel di lusso, ma è dovuto entrare dalla porta posteriore… l’ingresso centrale era solo per i bianchi.”
Zingsheim alza le spalle. “Che c’è di strano?”
“Ipocriti” borbotta Robert. “Noi non festeggeremmo un ebreo.”
“Il Presidente degli Stati Uniti doveva riceverlo, ma ha annullato l’incontro per non onorare il figlio di uno schiavo: temeva di perdere voti.”
“Perché sono uno stato debole.” Robert si passa il pollice sulla lingua e lucida l’aquila sulla divisa. “Da noi il Führer può dire le cose giuste senza preoccuparsi di quel che pensano i borghesi.”
Jesse si è ritrovato a correre contro cani, cavalli e biciclette, per racimolare un po’ di denaro, poveretto. Ma questo non lo dirò. Non capirebbero. Meglio chiudere il discorso.
“Non si tratta così un campione.”
Zingsheim ridacchia: “Almeno il negro ha vinto la medaglia d’oro. Se no, sarebbe anche lui in prima linea.”
Si sporge verso di me: “Ci hai mai pensato, Lutz? Se solo ti fossi fatto i cazzi tuoi, avresti la medaglia d’oro, saresti un eroe nazionale. Non ti avrebbero sbattuto nel buco del culo del mediterraneo. Ora saresti con tua moglie e...”
Robert Stadler si avvicina a Zingsheim. Pianta lo stivale sulla ruota del Flak: la gomma scricchiola.
“Parli troppo.”
“Ehi, guarda che il nostro quasi-campione è dottore in legge, sa difendersi da solo.”
Lei ha già umiliato a sufficienza la Grande Germania.
Raccolgo una manciata di terra. Chissà se domani sarà rossa di sangue.
Il sangue di chi, poi?
“Qui non c’è legge dell’uomo” mormoro.
Zingsheim posa la mano sul cannone, lo accarezza come se fosse un gatto. “Questa è la legge. Sono curioso di vedere i loro negri contro i nostri italiani.”
Robert sputa a terra. “A me non piacciono. Gli italiani, dico. Sono inaffidabili.”
Un rumore di stivali: lo conosciamo tutti, quel passo rapido e secco.
“Questo vale per la maggior parte dei loro comandanti.” Il capitano Hartmann compare alle spalle di Zingsheim, le mani dietro la schiena. “In Africa i loro soldati hanno dato buone prove di coraggio. Voi, piuttosto: conservate la vostra combattività per qualcosa di utile.”
“Sissignor-”
“Alle vostre tende.” Mi indica col mento affilato. “Tu no, Long.”

Wolfgang Hartmann. Lo stesso nome del nostro secondo figlio, che non ho ancora visto.
Non riesco a figurarmelo. Kai invece non potrà ricordarsi di suo padre, non l’ha vissuto abbastanza.
“Caporale.”
Hartmann mi sta fissando.
“Signore?”
“Mi è stato riferito che pronunci frasi disfattiste.”
Cosa? Le membra mi si irrigidiscono.
“N-negativo, signore... Non capisco.”
“La conquista è inutile. Qualcosa del genere.”
Espiro. E io che avevo pensato chissà cosa. Scommetto che è stato Zingsheim, ma me ne occuperò dopo. Vorrei sciogliere la tensione in una risata.
Meglio di no.
“È solo un motto sportivo, signore. Nella vita l’essenziale non è conquistare, ma a-”
“Già inizia male, Long. Non possiamo permetterci queste cose, in questa fase della guerra.”
Mi si avvicina, protende il collo.
“Lo sbarco alleato è previsto per domattina” dice, a bassa voce. “Cercheranno di prendere questo aeroporto, e noi glielo impediremo.”
Kai… Gisele. Mi sento una pietra nel petto.

***

Sferzate di dolore mi salgono dalla gamba.
Respira, respira. Come sulla pista...
Robert Stadler spazza via le mie mani lorde di sangue, mi fa passare la cinghia sulla coscia e stringe.
Le raffiche di mitra sono cessate. L’aria torrida è pregna dell’odore acre della polvere da sparo, ruota in mulinelli di terra sabbiosa. Non si vede niente.
BOM! Scoppia una granata. Schegge ticchettano sullo scudo del Flak.
“Sono troppi! Siamo fottuti!”
È la voce di Zingsheim. Striscia a terra, fuori dalla cortina polverosa. Pare illeso. Sulla sua faccia sporca, gli occhi sgranati sembrano due palle d’avorio.
“Calmati...” Non ho fiato per aggiungere altro.
“Tu sei fottuto più di tutti, Long.” Ride. Ha perso il senno. “Non c’è gloria per i perd-”
BOM!
Sputa sangue e si accascia. Il suo orecchio destro è un grumo rosso da cui spunta un frammento di metallo lungo un dito. La mano protesa gli si contrae in piccoli scatti.

La polvere si è diradata. Zing ha smesso di muoversi.
Aveva ragione, maledetto diavolo. Non ho avuto onore in patria, né me lo concederanno i vincitori, per via di quella Svastica che avevo nel petto quando correvo.
Mi aspetta l’oblio.
Ma che scelta ho, ormai?
Allungo la mano verso Stadler. “Robert… rimettimi su.”
Mi guarda, con la bocca spalancata. Annuisce. Mi cinge con un braccio e mi solleva. La gamba sinistra mi urta contro la ruota del Flak.
Signore, che dolore! Mi sfugge un gemito.
“Stadler!” Il capitano Hartmann ci corre incontro, la testa bassa. Un filo di sangue gli cola da uno zigomo. Si butta a sedere sulla postazione di tiro, al mio posto. “Portalo via!”
Robert grugnisce. Mi posa sulla gamba buona e mi riprende in spalla come un agnellino.
Il Capitano chiude un occhio, scruta nel cilindro del puntatore. Posa lo stivale sul pedale di sparo.
“Long! Come finiva il motto di quel francese? Nella vita l’essenziale non è conquistare, ma…?”
Robert inizia a correre, io gli ballonzolo in spalla: la gamba mi manda fitte di dolore. “Aver combattuto bene!” grido.
Gli occhi mi pizzicano: ma credo di aver visto Wolfgang Hartmann, Capitano della divisione Göring, sorridere.

Il vento che porta con sé l’odore del mare, ma non attenua la calura. I passi di Robert rallentano. Attorno a noi è un frinire di cicale… diventa più forte, poi si interrompe.
“Luz, devo metterti giù” ansima. “Solo per un po’...”
Sposta il suo peso, scivolo su un fianco, tra le sue braccia. Mi posa seduto contro qualcosa di rigido… sembra un palo.
“È meglio se tieni la testa su…” dice.
Apro gli occhi. Siamo in un campo, tra filari di viti.
Ovattato, arriva un crepitio di spari. Distinguo quello sordo del Flak. Non siamo così distanti come pensavo.
Ricomincia il frinire delle cicale. Insistente, copre i rumori più lontani. Si devono essere abituate a noi.
Tacciono di colpo.
Stadler mette mano alla fondina.
“Camerati!” sussurra una voce rotta, alla mia destra.
Una sagoma umana. Socchiudo le palpebre, metto a fuoco.
Un uomo in mutande. Si getta carponi davanti a noi e ci fissa, stravolto. I ricci neri sono impiastricciati di terra e sudore. Il volto è stravolto, sporco. Puzza di urina.
Parla in frasi sconnesse.
Stadler sputa per terra. “Non capiamo l’italiano, idiota!”
Inspiro. Le fitte di dolore tornano a farsi sentire. Non forti quanto prima.
“Parli inglese?”
Fa sì con la testa. “Un po’...”
“Cosa… Cosa è successo?”

“Noi...Noi…“ Rotea gli occhi, incerto. Fa il cenno di sventolare qualcosa, alza le braccia e incrocia le dita sopra la testa. “Capire?"
“Che diavolo dice” sbotta Robert.
“Che si sono arresi.”
“Bah! Strano!”
“Ma Americani...” Trema. “Americani uccidere tutti. Solo io scappa…”
Si rimette in piedi. “Americani viene qui. Scappare paese…” Si blocca. Alza le mani lerce di terra.
Stadler gli sta puntando contro la P38. Ansima, è paonazzo e madido di sudore.
“Luz, digli che ti prenda in spalla!”
Lla campagna è silenziosa. Anche il Flak non si sente più.
“Americani vicini” piagnucola l’italiano.
Guardo Robert. La sua giacca è fradicia di sangue. Il mio.
Devo dirglielo.
“Robert, andrai con lui.”
“Andremo, Luz.”
Riempio i polmoni d’aria. La tengo dentro di me.
Gisele, Kai, vi voglio bene.
E a te Wolfgang, anche se non ti ho mai conosciuto.
Scuoto la testa. “Non… posso farcela.” Indico la mia gamba. “Ho bisogno di cure, ora.”
Robert sbatte le palpebre. Impiega un istante per realizzare. “Vuoi farti prendere prigioniero...”
Scruta me, l’italiano. La mia gamba.
“Non ti lascio senza fasciarti. Digli che non si azzardi a scappare.”
Rinfodera.

Il vento ha cambiato direzione. Assieme al puzzo della polvere da sparo porta della grida, ordini urlati. Si avvicinano.
Robert dà uno strattone alla fasciatura.
“Fa male?”
“D’inferno” mento.
“Buon segno.”
Si alza in piedi e fa un cenno al ragazzo, che saltella via sui piedi nudi. Robert si volta a guardarmi.
“Abbiamo combattuto bene, Luz?”
Sorrido. “La nostra patria è orgogliosa di noi.”



Epilogo

Il sole spunta tra le foglie di vite e mi trafigge gli occhi. Ancora.
Ma adesso non scotta più. Anzi, ho freddo.
Chiudo le palpebre.
Le grida degli alleati sembrano vicine; no, lontane. Non lo so.
Freddo.
“Luz.”
Apro gli occhi. Il sole è sempre sopra di me, ma riesco a fissarlo senza che mi accechi. Il vitigno non c’è più. Sono a sedere su un campo di terra battuta.
Mi guardo attorno. Lo stadio è enorme, al punto che non riesco a scorgerne l’estremità più lontana: svanisce in una foschia, dorata da una luce che pulsa al suo interno.
Le tribune sono gremite. Le persone siedono in un colorato disordine di abiti e etnie. Non vedo bandiere.
Nessun altro sta gareggiando.
Una figura si china su di me, oscura il sole.
“Tocca a te, Luz.”
Jesse!
“A… a me?”
“Certo, l’ultimo salto è il tuo, fratello. Non puoi tirarti indietro.”
“Ma io…” Guardo la gamba. È sana.
Mi tiro su, saltello. Nessun dolore.
Jesse mi scruta. “Ti senti bene?”
“Credo… di aver avuto uno svenimento. Ma sì, è tutto a posto.”
Ci penserò poi. Ora devo saltare… e prima, recuperare la concentrazione, in fretta. Dov'è la pista?
Jesse mi fa cenno di seguirlo. Se ha capito la mia confusione, la vedrà anche il pubblico.
Datti un contegno, Luz Long.
Mi impettisco, lo seguo. Va verso la foschia luminosa, che inizia subito dopo la linea del salto. Ora noto la pista, è proprio sotto i nostri piedi.
“Ma…”
Non puoi tirarti indietro.
Solo ora realizzo che ci siamo parlati in tedesco. Credo che dovrei sentirmi raggelare, ma no… mi sento bene.
“Tu non sei Jesse, è così?”
Mi sorride. “Ha importanza? Vedila così, Luz: per me questo è un sogno, ma me lo ricorderò. Per cui, se posso fare qualcosa per te, chiedi pure.”
“I miei figli non mi hanno mai conosciuto veramente. Vorrei che gli raccontassi della nostra amicizia.”
Alza il pollice. “Non dovrei dirtelo ma… Kai mi vorrà come testimone alle sue nozze.”
Mi si inumidiscono gli occhi.
Jesse arretra. “È il momento, fratello. Ed è tutto tuo, come questa pista.”
Misuro i passi. La luce pulsa più forte. Ai suoi bordi, piccole saette argentee si fondono col nucleo d’oro.
Gli spalti fremono. La gente si è alzata in piedi.
“Niente salti di prova” dice Jesse, alle mie spalle. “Come piace a voi europei. E uno solo.”
“E se non mi qualifico?”
Una risata argentina. “Ti sei già qualificato.”
Cosa ci sarà oltre quella linea? Potrei chiederlo, ma ho un modo migliore per scoprirlo. Un modo che conosco bene.
Mi raccolgo per la rincorsa.
Un applauso scuote lo stadio in un crescendo. Tutto l’opposto a come mi aspettavo, a come ero abituato. Mani e bocche di tutti i colori mi incitano. Ritmi e lingue diverse, in un’armonia grandiosa.
Scatto. Corro verso la luce, l’ultimo passo sulla linea.
Spalanco le braccia.
Salto.



Tutte le nazioni del mondo hanno i propri eroi, i semiti così come gli ariani. E ognuna di loro dovrebbe abbandonare l’arroganza di sentirsi una razza superiore.

Luz Long



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Re: Argento

Messaggio#2 » giovedì 16 luglio 2020, 0:16

Questo racconto, che contiene parti di fantasia, è ritagliato attorno alla vita di Luz Long, atleta tedesco di salto in lungo.
Ho conosciuto e amato la sua storia cercandone una da scrivere qui. Alle Olimpiadi del '36 suggerì al suo avversario Jesse Owens, fortissimo ma in un momento di confusione, una mossa per ottenere la qualificazione.
Long vinse l'argento e Owens l'oro.

Long cita la parte meno conosciuta (almeno qui in Italia, mi pare) della celebre frase di De Coubertin, che ho tradotto come: la cosa essenziale non è conquistare, ma aver combattuto bene.

È stato un grande esempio di sportività e umanità. Su di lui potrete trovare tanto, anche se non tutte le ricostruzioni sono concordi o affidabili.
Questo è il mio contributo alla sua memoria. Grazie per averlo letto.

Mauro Lenzi

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Re: Argento

Messaggio#3 » giovedì 16 luglio 2020, 10:32

PS L'evento storico qui trattato - aldilà delle Olimpiadi di Berlino del '36 - è lo sbarco delle forze Alleate in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale: nella fattispecie in Sicilia, dove i resti di Luz Long riposano tuttora. Un nome scritto tra i tanti.

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Re: Argento

Messaggio#4 » venerdì 17 luglio 2020, 15:42

Per te che commenterai, i miei ringraziamenti e una richiesta.
Quello che pensi, mi interessa.
Quando starà a me commentare, so già che mi assaliranno pensieri del tipo:
"Ma sono appena arrivato, cosa vado a dire..."
"Se commento anche su questo, poi passo per troppo pignolo..."
"Forse è meglio se resto sul vago, non vorrei che si offendesse..."

Ecco, se commentando qui, dovessi sentire anche tu queste voci... puoi lasciarle dire. Ma la tua sincerità mi aiuterà di più.
Non metterti problemi. Questa è la richiesta che ti faccio.
Grazie mille!

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Re: Argento

Messaggio#5 » venerdì 17 luglio 2020, 16:27

Mauro Lenzi ha scritto:Per te che commenterai, i miei ringraziamenti e una richiesta.
Quello che pensi, mi interessa.
Quando starà a me commentare, so già che mi assaliranno pensieri del tipo:
"Ma sono appena arrivato, cosa vado a dire..."
"Se commento anche su questo, poi passo per troppo pignolo..."
"Forse è meglio se resto sul vago, non vorrei che si offendesse..."

Ecco, se commentando qui, dovessi sentire anche tu queste voci... puoi lasciarle dire. Ma la tua sincerità mi aiuterà di più.
Non metterti problemi. Questa è la richiesta che ti faccio.
Grazie mille!


Questo è proprio lo spirito del contest.
W

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Re: Argento

Messaggio#6 » venerdì 17 luglio 2020, 20:27

Ciao Mauro! Questo è il mio secondo commento, quindi mi unisco a te nell'agitazione e nell'ansia da prestazione pure nel fornire un parere di quanto ho letto.

Esordisco con un primo commento riassuntivo rispetto a quello che penso del tuo racconto: mi è piaciuto. Ora scendo nel dettaglio.
Da quel che vedo sai usare bene una prima persona con tutta l’immersività che ne consegue; ti destreggi a dovere con il mostrato, la scelta dei dettagli e dei pensieri del punto di vista, quindi bravo! Ovviamente questi elementi mi hanno dato sin da subito un’impressione positiva del tuo lavoro.

La scansione dei paragrafi però non l’ho trovata altrettanto ben fatta: a mio avviso li spezzetti un po’ troppo, mettendo a capo dei periodi che dovrebbero rimanere uniti ad altri in quanto a unità narrativa.
Oltretutto, nella parte in Sicilia invece finisci per accorpare alcune frasi in cui saresti dovuto andare a capo. Ti faccio un esempio:

“Ma piantala”. Robert Stadler raccoglie una pietruzza e la lancia ad arco sulla testa di Zingsheim. Rimbalza invece sul Flak, che si lamenta con un clangore.

Ok per la descrizione dell’azione di Robert, ma la frase seguente andrebbe a capo; una soluzione migliore sarebbe di unirla con una congiunzione o un segno di interpunzione.

Non ho capito perché hai scelto di mettere i dialoghi (alcuni) in corsivo. Direi che le virgolette alte bastano e avanzano. Ah, promemoria: dopo una battuta va la virgola se segue un verbo come dire/urlare/borbottare/mormorare etc.
A parte queste precisazioni, gli scambi tra i personaggi mi sono piaciuti e non sono risultati macchinosi o finti. Ti consiglio di non abusare dei puntini di sospensione, che sono numerosi nel testo.

Per quanto riguarda il contenuto della storia, devo dire che la storia di Luz si è fatta leggere con piacere, complice anche la tua buona scrittura. Non conoscevo questo personaggio ed è stato interessante vedere i fatti della sua vita che hai deciso di reinterpretare; lettura godibile, stile scorrevole.

Alcune note su Berlino 1936.
Scrivi, proprio all’inizio

Solo, è più ovattata, via via che avanziamo, tutti e quattro.

Per come hai poste le virgole in questa frase ho fatto fatica a capire il senso a una prima lettura. Ho capito solo dopo che si parlava dell’ovazione!

Poi, giusto per essere fastidiosamente puntigliosa dal momento che ti ho detto troppe cose belle (si scherza), un’altra nota su un’interpunzione:

Jesse ha infranto i record; e lo spirito che ora c’è tra noi incarna il meglio dell’uomo.

Io personalmente avrei messo una virgola, il punto e virgola mi sembra divida troppo il periodo che invece è unitario nel contenuto.

Poi, una cosa un po' più grave. Poco più avanti hai scritto “aldilà”, intendendo però “al di là”: ho visto che l’hai fatto anche nel commento sotto, quindi purtroppo mi viene meno facile pensare che si tratti solo di una svista!

Passiamo ad Amburgo 1943.

Ogni parola è stata spesa, ogni lacrima versata. Kai gioca col mio orecchio. La cingo con il braccio libero e respiro il profumo dei suoi capelli.

Nonostante sia chiaro che Kai è maschio, il periodo che inizia con “La cingo” mi ha fatto tornare indietro nel testo per controllare: dal momento che prima si parlava del figlio, io avrei specificato che nella frase dopo si parla della moglie indicandola con il nome proprio. Giusto per una questione di chiarezza.

Infine, nell’epilogo scrivi:

Mi raccolgo per la rincorsa.

Il verbo utilizzato non l’ho trovato molto efficace, non mi è suonato bene e in più è cacofonico con le r delle parole successive. Quest’azione avresti potuto descriverla meglio con dettagli scelti e mirati.
Quindi in conclusione: bella prova e buon proseguimento di sfida!

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Polly Russell
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Re: Argento

Messaggio#7 » venerdì 17 luglio 2020, 21:18

Mauro Lenzi ha scritto:Per te che commenterai, i miei ringraziamenti e una richiesta.
Quello che pensi, mi interessa.
Quando starà a me commentare, so già che mi assaliranno pensieri del tipo:
"Ma sono appena arrivato, cosa vado a dire..."
"Se commento anche su questo, poi passo per troppo pignolo..."
"Forse è meglio se resto sul vago, non vorrei che si offendesse..."

Ecco, se commentando qui, dovessi sentire anche tu queste voci... puoi lasciarle dire. Ma la tua sincerità mi aiuterà di più.
Non metterti problemi. Questa è la richiesta che ti faccio.
Grazie mille!

Mauro puoi essere pignolo quanto vuoi, un buon editing è sempre gradito.
Polly

alexandra.fischer
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Re: Argento

Messaggio#8 » venerdì 17 luglio 2020, 22:11

ARGENTO di Mauro Lenzi Molto bello questo racconto. Tema rispettate in pieno. E con grande profondità. L’amicizia Lutz e Jesse nata alle Olimpiadi del 1936 è un fatto vero. La parte successiva, che vede Jesse campione in declino (costretto a correre misurandosi contro cani, biciclette e cavalli e ha avuto parata e stanza in un hotel di lusso passando dalla porta di servizio, però) e Lutz in guerra per dovere patrio lo è altrettanto, certo. La parte romanzata si vede nel rimprovero di Hess per aver suggerito all’avversario il modo di batterlo. Poi c’è di storico anche la guerra (in Italia, perduta, con lo sbarco degli americani) e la morte di Lutz, assistito fino all’ultimo da un compagno e da un soldato italiano (forse l'arruolamento è un castigo di Hesse?). Belle le scansioni temporali Olimpiadi-arruolamento-licenza-servizio attivo. Per arrivare a quella finale, quella romanzesca: il Paradiso degli Atleti, dove Lutz e Jesse potranno misurarsi eternamente giovani in un’Olimpiade priva di ipocrisie.

Attento:
anche lui mi da la caccia (anche lui mi dà la caccia)
Resta calmo Luz, umile (Resta calmo, Luz, umile)
“Sissignor-“(«Sissignore.»)
BOM! (BOOM!)
“non c’è gloria per i perd-“ («non c’è gloria per i perd..»)

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Andrea Lauro
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Re: Argento

Messaggio#9 » sabato 18 luglio 2020, 22:32

Ciao Mauro, una buona prova, viziata da qualche problema legato alla comprensione del testo. Vado al dunque senza preamboli, dal tuo post capisco che sei in piena mentalità propositiva.

La prima difficoltà è stata identificare il personaggio: non sapevo che Carl Ludwig Herman si chiamasse anche Long. Quindi, quando mi trovo “Mi-mister Long!” nel terzo paragrafo non so più chi sta parlando, chi è la voce narrante. Più avanti il dubbio si chiarisce. Puoi risolvere il problema andando a correggere le presentazioni tra lui e Owens.

La seconda difficoltà è legata all’alto numero di personaggi presentati. Ruotano tutti attorno alle vicende che portano il protagonista a combattere in Italia. Hanno tutti un loro ruolo, ma prova a valutare se alcuni possano essere eliminati in favore di altri. Questo per aiutare la metabolizzazione da parte del lettore.
Ad esempio: il gesto compiuto da Hartmann è notevole: è un cambio di mentalità di un personaggio secondario, ci stai mostrando un piccolo arco di trasformazione. Ma il momento viene sacrificato ed è un peccato. La situazione potrebbe essere ampliata, ci hai presentato un secondo eroe (militare) che va ad affiancare il primo (sportivo, padre di famiglia, tutto quello che vuoi). Caspita, è un messaggio forte che dai, lo utilizzerei come chiave di lettura. Long è riuscito con le parole a tirar fuori il meglio dal suo superiore.
Il personaggio dell’italiano, al contrario, ci mostra le storture della guerra, ma non mi sembra apporti reale valore all’economia del racconto. In un’ottica di semplificazione, in un’ottica di ottenere maggiore impatto narrativo, è lui che sacrificherei per primo. Insieme a tutta la scena di come tentano di salvarsi. Via tutto, senza ripensamenti. Il messaggio è già arrivato.

Note: attenzione al da/dà: “Anche lui mi da la caccia.” e “Nel soggiorno Gisele mi da le spalle”, mentre in “Dà un’ultima passata” lo poni correttamente. C’è anche un “Và al diavolo.” da mettere a posto.

Grazie, spero d’essere stato utile (lo spero davvero)
Andrea

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Mauro Lenzi
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Re: Argento

Messaggio#10 » domenica 19 luglio 2020, 8:08

Andrea Lauro ha scritto:Grazie, spero d’essere stato utile (lo spero davvero)



Altroché Andrea, grazie a te, come ad Alexandra e Giorgia.
Attendo che tutti i miei giudici si esprimano, poi passerò alle risposte laddove credo siano necessarie / utili.
Ad ora direi poche... la maggior parte delle vostre osservazioni non ne ha alcun bisogno.
Arigrazie!

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Polly Russell
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Re: Argento

Messaggio#11 » lunedì 20 luglio 2020, 0:40

Ciao Mauro, davvero una buona prova: perfettibile ovviamente, ma un buon esordio. Sarà che l’argomento mi piace... lol
La narrazione potrebbe essere più fluida, ma niente che ne infici la chiarezza o il merito. Sei comunque riuscito ad essere coinvolgente ed emozionante, e non è poco.
Qualche consiglio sparso, qua e là, non farò un editing approfondimento.
Il sole mi abbacina tra le foglie del vitigno.
ecco, iniziato con un verbo come abbacinare, è ciò che intendo per poco fluido. Lol

Mi-mister Long!”
Che vuole ancora Hans? E perché mi parla in inglese?
non capisco... gli parla inglese per fargli capire che era d’accordo col suo essere stato in confidenza con Jess? Ooook, però è un po’ arzigogolato, non ti pare?

In tutta la chiacchierata al fronte ci sono troppi personaggi e con nomi troppo complicati per un lettore medio (io, tipo). Alla terza riga non mi ricordo più chi sta parlando e con chi.
Robert Stadler spazza via le mie mani lorde di sangue
addirittura? Le sposterà, capisco il voler dare senso della concitazione, ma è troppo.

BOM! Scoppia una granata. Schegge ticchettano sullo scudo del Flak.
“Sono troppi! Siamo fottuti!”
È la voce di Zingsheim. Striscia a terra, fuori dalla cortina polverosa. Pare illeso. Sulla sua faccia sporca, gli occhi sgranati sembrano due palle d’avorio.
“Calmati...” Non ho fiato per aggiungere altro.
“Tu sei fottuto più di tutti, Long.” Ride. Ha perso il senno. “Non c’è gloria per i perd-”
BOM!
ok è un mio limite, i suoni, nei racconti/romanzo proprio non li sopporto, li vedo un po’ come descrivere una scazzottata e scrivere “pow” invece di descrivere il pugno. Mi sarebbe piaciuto di più se avessi spezzato la frase Zingsheim dicendolo “un’esplosione gli spezzò il fiato” “la deflagrazione gli fece morire le parole in bocca” e via così. Ribadisco, non è sbagliato: a me non piace.

L’epilogo è molto bello, struggente, anche se, diciamocelo: fare una narrazione in prima da parte di un personaggio che poi descrive la propria morte un po’ ci frega. Nel senso: come fai a raccontarcelo? Però, in casi come questo, mi barrico dietro uno stoico sticazzismo, è buono, mi ha commosso, chi se ne frega.
Polly

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Bennik
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Re: Argento

Messaggio#12 » lunedì 20 luglio 2020, 21:49

ARGENTO
Narrazione avvincente e tematica molto bella. Generalmente quando si prende quel periodo storico con quei “cattivi” lì si rischia o il cliché della tematica (purtroppo malamente ritrita) della discriminazione, ancor meglio se fatta da nazisti, o la sensazione del “ti piace vincere facile? Scegli una storia con i nazisti”. Il tuo racconto invece sa trattare il tema della discriminazione in maniera davvero originale, ponendo un punto di vista di uno che si trova dall’altro lato della barricata, il lato con la svastica. Devo dire che è stato davvero commovente, soprattutto perché l’idea dello sport che unisce (che alla fine è lo spirito olimpico) è stata davvero ben resa.

Ho apprezzato anche i diversi salti temporali, facilmente identificabili dalla data, evitando il classico smarrimento che può capitare a chi legge testi con simili espedienti retorici.
Ammetto di aver avuto un attimo di disorientamento al “mister Long”, non riuscendo a capire chi fosse questo personaggio.

Ti hanno già ampiamente parlato della corretta scrittura di “aldilà”, quindi non aggiungo altro.

Il “BOM”, oltre a dover essere “BOOM”, francamente non mi ha dato fastidio, come del resto il ricorso a onomatopee di genere più fumettistico. Ma è una questione di sensibilità personale, e generalmente ne viene sconsigliato l’uso.
Il finale mi è sembrato, ad una prima lettura, un po’ troppo lungo e a tratti didattico. Ma ad una seconda lettura invece l’ho trovato buono, forse perché ero già abituato.

Consegne rispettate

Complimenti per questo bel racconto e buona fortuna!
Bennik

Luca Vitali
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Re: Argento

Messaggio#13 » martedì 21 luglio 2020, 21:28

Davvero un bellissimo racconto, il mio preferito di questo gruppo. Nonostante un paio di punti ambigui già segnalati dagli altri (Il "signor Long" e lo spezzettare i vari salti temporali così tanto) e il fatto che i racconti sulla seconda guerra mondiale non mi piacciano particolarmente, il tuo aveva una caratterizzazione dei personaggi che mi è piaciuta moltissimo, e l'intera storia filava via liscia. Ottima padronanza dello stile e del mostrato, non posso aggiungere nulla a quanto già detto dai miei compagni, dunque buona fortuna!

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Mauro Lenzi
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Re: Argento

Messaggio#14 » mercoledì 22 luglio 2020, 12:59

Grazie anche a voi, Polly, Bennik e Luca.

I giudici si sono espressi: al di là (ora ci faccio caso, eh! grazie) di come andrà a finire la parte agonistica, non posso che essere felice di come Argento vi sia piaciuto.
Vorrei dire qualcosa in merito, ma aspetterò che si concludano le classifiche (mi pare debba postare anche il “lettore anonimo”); così come ho atteso che diceste tutti la vostra, prima di rispondere.

E arriviamo ai preziosissimi commenti, di cui vi stra-ringrazio. Non risponderò alla maggior parte di essi perché potrei dire solo: “hai ragione!”

Giorgia D'Aversa ha scritto: Non ho capito perché hai scelto di mettere i dialoghi (alcuni) in corsivo. Direi che le virgolette alte bastano e avanzano


Ho fatto così: nel discorso diretto i corsivi indicano che si parla in inglese. La cosa inizia qui.
- Gli sorrido. Mi piace parlare inglese, ma è anche lui a ispirarmi simpatia. “Era facile per te, visto? Un semplice salto di qualificazione.” -
In alcuni punti non c’è, per refuso. Quando ho messo Argento sul forum la formattazione non è stata mantenuta e ho dovuto rimettere a mano i corsivi, e nella concitazione (mancavano pochissimi minuti alla scadenza) qualcuno mi è sfuggito.


Giorgia D'Aversa ha scritto: dopo una battuta va la virgola se segue un verbo come dire/urlare/borbottare/mormorare etc.

Se ho capito bene…
“Esatto”, disse.
“Esatto” disse.

In effetti come dici tu mi suona meglio. Eppure mi sembrava si potesse usare anche nel secondo modo. Devo ricordarmi di verificare.


alexandra.fischer ha scritto:“Sissignor-“(«Sissignore.»)
“non c’è gloria per i perd-“ («non c’è gloria per i perd..»)


Sono frasi interrotte di colpo, per cui non uso i puntini che lasciano invece l’idea di una frase lasciata in sospeso. A esser pignoli ci sarebbe voluta una lineetta un po' più lunga, l’em dash.


Polly Russell ha scritto: iniziato con un verbo come abbacinare, è ciò che intendo per poco fluido.


Capito, grazie! Naturalmente il discorso della poca fluidità mi interessa, per cui, se vorrai indicarmi altri esempi, è tutto ben accetto.


Polly Russell ha scritto: i suoni, nei racconti/romanzo proprio non li sopporto, […] Mi sarebbe piaciuto di più se avessi spezzato la frase Zingsheim dicendolo “un’esplosione gli spezzò il fiato” “la deflagrazione gli fece morire le parole in bocca” e via così. Ribadisco, non è sbagliato: a me non piace.


Il BOOM (non BOM, grazie), non entusiasma neanche me. Avevo pensato a qualcosa simile al tuo esempio ma… troppo lento, per una scena dove un personaggio è vivo e un istante dopo è morto. Ho dovuto fare una scelta in fretta, e ho sacrificato l’eleganza per una rozza efficacia.
Ci saranno soluzioni migliori, ma ho un’idea e potrebbe sparire del tutto: problema risolto! (vedi in fondo a questo post).


Polly Russell ha scritto: fare una narrazione in prima da parte di un personaggio che poi descrive la propria morte un po’ ci frega. Nel senso: come fai a raccontarcelo?


Mi ero posto questo quesito, ecco la risposta che mi sono dato (Non so se tecnicamente è una buona giustificazione, ma diciamo che l’ho trovata sufficientemente buona per le mie competenze).
Siamo in una narrazione in prima persona al tempo presente. L’epilogo è la fase transitoria che precede il passaggio nell’aldilà (ah! Aldilà, al di là, che padronanza ho acquisto ormai: bravi, miei cari commentatori, alimentate il mio pothereh!)
*cough*
Dicevamo, è fase transitoria, dopodiché Luz passa la soglia. La fine della storia, e dunque della narrazione, coincide con quel momento. Non c’è un Luz che poi ci parla una volta che è nel vero aldilà. Ma se anche ci fosse non lo troverei assurdo (American Beauty mi è piaciuto moltissimo)!


Andrea Lauro ha scritto: Il personaggio dell’italiano, al contrario, ci mostra le storture della guerra, ma non mi sembra apporti reale valore all’economia del racconto. In un’ottica di semplificazione, in un’ottica di ottenere maggiore impatto narrativo, è lui che sacrificherei per primo. Insieme a tutta la scena di come tentano di salvarsi. Via tutto, senza ripensamenti. Il messaggio è già arrivato.


Sto ancora riflettendo su questo tuo commento. So che se lo sto spiegando, non sono riuscito a renderlo bene: ma parto da una considerazione a monte e arrivo al merito del tuo suggerimento.

Il Luz delineato in Argento ha un piccolo arco di trasformazione. Ha buoni princìpi, ma anche paura delle conseguenze che possono comportare. La posta in gioco passa dalla dignità di patriota (prima come atleta, poi come soldato), al poter riabbracciare la sua famiglia, dunque la vita.
L’arco di Luz si conclude con una scelta. Una morte certa e solitaria, con la probabile salvezza di Robert; oppure attaccarsi a una possibilità di sopravvivenza, per quanto esile, ma sapendo che probabilmente avrebbe fatto morire anche il suo amico.
(L’uccisione dei prigionieri è un fatto storico e ci tengo che Argento non mostri il solito cliché dei nazi tutti cattivi presi a cazzotti dal buon Capitan America savio liberatore).
Luz si affranca dalla sua paura di morire, sceglie la prima strada e vince la sua dignità di patriota. C’è però un ma. Perché ciò accada, Robert non deve sapere nulla, o non abbandonerà Luz al proprio destino. Qui entra in gioco l’italiano. (In primissima stesura erano due. Sì, percepisco la vostra gratitudine per avervi risparmiato un altro personaggio! Ma su questo arrivo dopo)
È l’italiano che permette a Luz di operare la sua scelta, tenendone Robert all’oscuro.

Andrea Lauro ha scritto:La seconda difficoltà è legata all’alto numero di personaggi presentati.[...] ci hai presentato un secondo eroe (militare) che va ad affiancare il primo (sportivo, padre di famiglia, tutto quello che vuoi). Caspita, è un messaggio forte che dai, lo utilizzerei come chiave di lettura. Long è riuscito con le parole a tirar fuori il meglio dal suo superiore.


Premetto, i personaggi presentati sono realmente esistiti, e mi piaceva l’idea di metterli tutti. Ma non è indispensabile, avete alzato le vostre vocine shtritule e vi accontento! uff! Scherzi a parte, ho un’idea su come si potrebbe modificare questa parte del racconto. Ma la posterò solo se qualcuno si dice interessato a darmi un feedback al riguardo. O magari via PM per non spoilerare. Che ne dite?

zan
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Re: Argento

Messaggio#15 » mercoledì 29 luglio 2020, 0:23

Ciao Mauro,

So di essere arrivata tardi con i commenti, ma ti dirò: non ne hai avuto bisogno! Ho letto sia la versione iniziale che quella che hai postato sul thread delle semifinali. Avevo sì qualche piccolo commento per la versione originale: il prologo mi era stato poco chiaro (ho faticato un po' a visualizzarlo), e il paragrafo del piccolo Hans mi sembrava aggiungesse poco alla trama. Forse sono punti ancora validi, ma dopo aver letto quello rifinito, vedo che tutti gli errori che ti erano stati fatti notare sono spariti e il risultato ne ha risentito in maniera molto positiva, tanto da renderlo ottimo a prescindere.

Un'altra cosa che posso notare è completamente, 100% personale, quindi non prenderla come una critica (piuttosto come un'idea)! Il fatto è che in genere i racconti di guerra e/o ambientati durante la guerra non mi ispirano molto. Sarà che il tema è stato trattato così tante volte, e da autori così notevoli, che ormai non riesco più a entusiasmarmi alla trama: alla fine si sa già che muoiono (quasi) tutti tra atroci sofferenze e si disperano per il loro sacrificio inutile, quasi sempre tra i ricordi struggenti della famiglia che hanno lasciato a casa. Il tuo racconto non ricade sicuramente nel cliché, anche perché è basati su fatti reali: ha la componente sportiva, racconta i nazisti come esseri umani (rarissimo!!) ed è scritto e strutturato veramente bene, dando rilevanza alle parti giuste invece che alla solita solfa. Ma comunque ci va molto, molto vicino.
Se questo dovesse essere il tuo genere preferito e avessi intenzione di scrivere altri racconti con un'ambientazione simile, voglio darti un'idea secondo me interessante: in questo genere c'è spazio per un po' di innovazione, qualcosa che, pur senza rovinare l'atmosfera, vada oltre il solito "uomo comune con grande senso del dovere e una famiglia a carico viene reclutato e muore da eroe assieme a tutti i suoi amici".
E se, per esempio, non avesse nessun senso del dovere e disertasse? E se sopravvivesse, tornando a casa e scoprendo che odia vivere come un civile? E se non si fosse mai ritrovato in battaglia per tutta la durata della guerra, anche se lo voleva? E via così.

Per questo racconto non ti serve più aiuto, ma spero di averti almeno dato qualche buona idea per racconti futuri (sempre che tu ne abbia bisogno)! :)

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Mauro Lenzi
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Re: Argento

Messaggio#16 » mercoledì 29 luglio 2020, 9:35

Ciao zan,

grazie, c'è sempre bisogno di commenti e idee :D

Sì, come Argento 1.0 è stato penalizzato dal mio averlo scritto all'ultimo, Argento 2.0 ha potuto beneficiare del grande contributo dei commentatori. Molto, molto prezioso veramente.

zan ha scritto: il prologo mi era stato poco chiaro (ho faticato un po' a visualizzarlo), e il paragrafo del piccolo Hans mi sembrava aggiungesse poco alla trama.


Rispondo sapendo di introdurre qualche concetto ben conosciuto ai più, ma spero comunque utile. Sul prologo avevo il problema di anticipare senza far capire troppo di come sarebbe andata a finire. La situazione è anche filtrata dal punto di vista poco lucido di un protagonista morente, il che non aiuta l'immediata comprensione. Ho comunque cercato di mettere elementi che lasciassero già presagire una situazione drammatica. Naturalmente, è da evitare un inizio piatto.

Quando ho iniziato a documentarmi per Argento, ho visto che la figura di Luz Long, seppur spesso di spalla a quella di Jesse Owens, era già stata trattata, romanzata, e temo anche tirata in mezzo per fini personali e politici. La parte che puoi trovare più facilmente è, come ovvio, il gesto di sportività di Luz. Addirittura su questo episodio non c'è una verità storica accertata, ma non scendo in dettagli. Comunque. ho voluto evitare la parte più trita della storia. Ma a questo punto, era difficile che il lettore empatizzasse già con Long. L'incontro con Hans fa capire qualcosa del Long "dopo" l'evento sportivo, della sua mentalità (mia interpretazione), di come sia una brava persona, tutto sommato; ma anche porta con sé un velato senso di minaccia, che poi aumenta nella scena dopo della cartolina di precetto. Queste erano le intenzioni che c'erano dietro. Aldilà che siano riuscite o meno, spero che il parlare del principio possa essere utile a qualcuno che leggerà.

zan ha scritto: Il tuo racconto non ricade sicuramente nel cliché, anche perché è basati su fatti reali: ha la componente sportiva, racconta i nazisti come esseri umani (rarissimo!!) ed è scritto e strutturato veramente bene, dando rilevanza alle parti giuste invece che alla solita solfa. Ma comunque ci va molto, molto vicino.


Capisco. Non ho una gran esperienza di romanzi storici, (anche se trovarmi a scriverne mi è piaciuto) e non cessa di stupirmi sapere dei soldati tedeschi quasi sempre considerati alla stregua degli Uruk-hai del Signore degli Anelli. In ogni caso, ahimé come hai detto tu, la fine di Luz era già scritta col sangue nelle pagine della vera storia. Anche qui, ci sono versioni contraddittorie, ho seguito il filone che ho trovato più convincente, romanzando una mia interpretazione dei fatti, tra cui l'idea che Robert Stadler lo abbia lasciato lì, ma che in seguito (non riportato in Argento) abbia dichiarato di aver trovato Luz già morto.

zan ha scritto: Se questo dovesse essere il tuo genere preferito e avessi intenzione di scrivere altri racconti con un'ambientazione simile, voglio darti un'idea secondo me interessante: in questo genere c'è spazio per un po' di innovazione, qualcosa che, pur senza rovinare l'atmosfera, vada oltre il solito "uomo comune con grande senso del dovere e una famiglia a carico viene reclutato e muore da eroe assieme a tutti i suoi amici".
E se, per esempio, non avesse nessun senso del dovere e disertasse? E se sopravvivesse, tornando a casa e scoprendo che odia vivere come un civile? E se non si fosse mai ritrovato in battaglia per tutta la durata della guerra, anche se lo voleva? E via così.


Tipo questo? :) https://maurolenzi.com/narrazione/una-storia-di-guerra/

Anche qui, a parte un po' di esperienza in meno e senza l'aiuto dei bravi commentatori che ho trovato qui, è la trasposizione scritta di un racconto vero, cui mi sono adeguato, a parte i dettagli delle scene. Però potrebbe rispondere a qualcuna delle tue domande...


Grazie ancora, zan :)

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