Lucas

70ª Edizione, Minuti Contati saluta l'estate dedicandogli la Summer Edition. Guest Star è Livio Gambarini, in passato anche concorrente e ora lanciatissimo nel mondo dell'editoria. QUI potete visionare il trailer, potete trovarci anche degli indizi per il tema che vi aspetta. Ricordiamo: l'appuntamento è per lunedì 24 agosto dalle ore 21.00 all'una. Una singola sera, in contrapposizione alla Two Days appena conclusa.
johnnycato
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Lucas

Messaggio#1 » lunedì 24 agosto 2015, 22:15

Avevo otto anni e il mio migliore amico si chiamava Lucas. Era un ragazzo magro, pallido, con capelli spioventi neri corvini e occhi enormi. Era intelligente e sapeva farmi ridere quando ne avevo bisogno. Eravamo sempre insieme. Non giocavo con gli altri ragazzi perché non vedevano Lucas e non potevano sentirlo, come se fosse invisibile. Per questo motivo li consideravo stupidi e li odiavo. Io invece gli volevo bene come a un fratello, perchè era l'unica persona che mi consolava quando i miei genitori mi picchiavano. Papà e mamma erano sempre arrabbiati. Per ogni minima cosa me le suonavano di santa ragione. Lucas, quando mi vedeva triste, mi incitava a resistere. Seguivo il suo consiglio e resistevo, sopportando stoicamente le botte. Progettavo di fuggire da casa. Lucas mi avrebbe seguito, perchè anche i suoi genitori lo picchiavano tutti i giorni.

Un giorno andammo al parco. Dondolavamo sulle altalene, chiacchierando. Improvvisamente, la vidi. Una bambina tutta sola sedeva sull'erba e guardava dei ragazzini maschi giocare a calcio. Com'era bella!... Era la bambina più carina che avessi mai visto in tutta la mia vita. Non so per quale motivo, ma sentivo il bisogno di avvicinarmi a quella bambina e parlare con lei. Esposi il mio progetto a Lucas, che lo bocciò senza riserve. Ma io, poichè sono testardo, non gli diedi ascolto, mi avvicinai alla bambina e le chiesi come si chiamava. Disse di chiamarsi Domenica. Le feci altre domande, alle quali mi rispose evitando di guardarmi negli occhi. Era solitaria e malinconica. Le proposi di giocare insieme, e accettò di malavoglia. Iniziammo a rincorrerci. La bambina ci prendeva gusto e rideva. Lucas ci osservava con odio. Era terribilmente contrariato nel vedermi giocare con una bambina. Per questo si inferocì e, mentre Domenica scappava dalle mie scherzose grinfie, la spinse violentemente a terra. La bambina cadde in avanti. Quando si rialzò, vidi che aveva la fronte graffiata e sporca di terra. Iniziò a piangere a dirotto. Sua madre, che era nelle vicinanze, accorse in pochi minuti.

"Cosa è successo?" domandò minacciosa, guardandomi.

"Quel bambino," disse Domenica, indicando nella mia direzione, "mi ha spinta!"

"Perchè lo hai fatto?" sbraitò la madre, rivolta a me. Dissi che era stato Lucas, non io. Ma la madre non sembrava vederlo. "Tu non stai bene con la testa, bambino. Guarda cosa hai fatto! Sei pazzo!"

E dicendo queste parole prese la figlioletta in braccio e la portò via, imprecando. Guardai il mio amico in cagnesco e gli dissi che lo odiavo. Aveva fatto scappare quella bambina così sola, triste e bella... Era mortificato. Mi chiese se saremmo rimasti amici. Dissi che non lo sapevo.
Non lo rimanemmo a lungo. I carabinieri, allertati dai vicini, scoprirono il modo spietato in cui mi trattavano i miei genitori e li arrestarono. Io venni adottato da una coppia di signori anziani, che furono sempre gentili con me. Iniziai ad andare dallo psichiatra. E non rividi Lucas mai più.



marina81
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Messaggio#2 » martedì 25 agosto 2015, 19:50

Ciao johnnycato
I personaggi del tuo racconto sono ben delineati, in maniera semplice ma esprimono nello stesso tempo profondità. Molto carino e delicato il sentimento che il protagonista nutre per la bambina. Mollto originale l'idea dell'amico immaginario geloso, quando nel nostro ideale comune l'amico immaginario è sempre complice e vero amico. Finale triste ,ma affrontato con delicatezza espressiva. Complimenti!

Fernando Nappo
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Messaggio#3 » martedì 25 agosto 2015, 22:54

Ciao johnnycato,
il tuo racconto centra di sicuro il tema, anche se quello dell'amico immaginario è un argomento ampiamente sfruttato.
Il racconto scorre in maniera lineare e anche abbastanza facilmente prevedibile, senza sorprese. I personaggi, a mio avviso, sono piuttosto stereotipati e prevedibili nel comportamento.
Molto raccontato, e questo appesantisce un po' troppo il racconto.

johnnycato
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Messaggio#4 » mercoledì 26 agosto 2015, 12:53

Ciao, grazie per i commenti!!

F.T. Hoffmann
Messaggi: 34

Messaggio#5 » mercoledì 26 agosto 2015, 12:56

Ciao,

Racconto interessante. L'idea di fondo è molto buona e mantieni il livello per tutto il racconto. Il finale è triste e ben calibrato con l'atmosfera generale. Il tema sicuramente è centrato.

Punti critici: lo stile e forma. Fai una narrazione molto asciutta quasi didascalica.Lo so, i caratteri sono pochi, però per essere una narrazione in prima persona è troppo distaccata. Forse il senso di distacco si ridurrebbe a trasformarlo in una narrazione in terza persona.

Qualcosa tipo:
"Marco aveva otto anni e un migliore amico." o " Quando Marco aveva otto anni, l'unico suo vero amico era Lucas, un ragazzo speciale, un ragazzo invisibile."

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AmbraStancampiano
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Messaggio#6 » mercoledì 26 agosto 2015, 18:14

Ciao,
ho trovato il tuo racconto un po' infantile e non troppo originale. Parlando di Invisibile, l'amico immaginario è una delle prime cose a cui si pensa.
Certo, il tuo è un amico immaginario geloso e con un carattere un po' particolare, il che lo arricchisce un po', però leggendo e rileggendo quelli che mi saltano all'occhio sono principalmente dei difetti:
- è tutto troppo ovattato e raccontato
- il bambino spende due parole sui maltrattamenti dei genitori, ma la sofferenza che dovrebbe derivarne io non riesco a trovarla da nessuna parte
- la consecutio temporum, sebbene sia corretta, con quel gioco di imperfetti e passati remoti rende poco scorrevole la lettura; un momento dinamico come lui che gioca con la bambina (l'unico momento non raccontato ma vissuto) diventa lento e piuttosto pesante
- la reazione della madre di Domenica (e soprattutto le parole che usa contro un altro bambino che avrà la stessa età di sua figlia) mi sembra eccessiva e fuori luogo: i bambini giocano e può capitare che si spingano o che cadano, nessun genitore sano di mente darebbe del pazzo ad un bambino di 8 anni.
- il tuo protagonista sembra non provare alcuna emozione per la sua situazione familiare: i genitori lo picchiano, e lui te lo racconta come se ti stesse dicendo che sta andando a fare la spesa; i carabinieri lo portano via e lo affidano ai servizi sociali e lui non ti comunica niente: rabbia, tristezza, felicità. E' tutto un po' troppo piatto.

Lo stile in sè, sebbene asciutto, non è male, e la storia se ampliata potrebbe comunque diventare un interessante racconto di denuncia. Il tema è perfettamente centrato.Prova a lavorare un po' sul carattere dei personaggi e sulle loro motivazioni, li renderai più vivi e plausibili!

Spero che tu non te la prenda, ho l'abitudine di essere molto schietta e sincera.

Alla prossima!
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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angelo.frascella
Messaggi: 698

Messaggio#7 » sabato 29 agosto 2015, 0:52

Ciao Johnny.

Il tuo racconto, basato su un’idea non particolarmente originale, soffre dall’impostazione da pagina di Diario che gli hai dato e del finale piano che hai scelto. La prima fa scendere molto l’impatto emotivo del racconto, che sarebbe stato nettamente superiore se avessi impostato il tutto in “presa diretta”, come se accadesse davanti ai nostri occhi, invece che come un fatto sepolto nel passato. Il finale toglie qualunque implicazione drammatica al tutto: se il tipo avesse detto alla fine che questo Lucas gli aveva rovinato la vita uccidendo in modo atroce tutte le donne di cui lui si era innamorato, avremmo avuto una svolta drammatica nel presente che avrebbe aumentato il peso del racconto dell’episodio dell’infanzia. Così, invece, è come se un amico tranquillo, sorseggiando un amaro dopo cena, ci stesse raccontando un fatto strano chiusi nel suo passato e senza implicazioni sul presente.

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chiara.rufino
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Messaggio#8 » lunedì 31 agosto 2015, 13:32

Ciao Johnny.

Il tuo racconto non mi ha convinta in molti punti. Il primo, l'amico immaginario, un personaggio usato da molti in storie e racconti, è poco usato e funzionale alla storia, sembra solo un abbellimento che utilizzi per spiegare i disagi del protagonista. Disagi che, oltre alla frase "i miei genitori mi picchiano", noi non vediamo. Perché ha avuto il bisogno di creare un amico immaginario? Da quanto sono assieme? E poi, il finale; davvero gli interessa così poco che lo portino via? E la separazione da Lucas? Era l'unico appiglio per fuggire e se ne va via così, senza una spiegazione plausibile. Sembra una sorta di prologo stringatissimo.
404 Patience Not Found

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eleonora.rossetti
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Messaggio#9 » martedì 1 settembre 2015, 14:54

Ciao Johnny,

 

 

lo stile non è male, tuttavia ciò che un po' non mi ha convinta nel tuo racconto è il tono distaccato con cui il bambino parla di sé e soprattutto dei soprusi che ha subito e che, durante tutto il narrato, scopriamo soltanto alla fine senza aver suscitato l'emozione dovuta. Poteva essere un bel pugno nello stomaco, per il lettore, e ci poteva stare quindi che l'amico immaginario si comportasse in maniera "violenta" a giustificare ciò che subiva il bambino. Invece non spargi alcun indizio durante tutta la vicenda e saperlo alla fine dà un po' un senso di chiusura frettolosa. Se avessi saputo riga dopo riga quale violenze facevano parte della vita del protagonista avrei potuto calarmi pian piano nei suoi panni e arrivare al finale con la giusta predisposizione d'animo per accettarlo (compresa l'idea del distacco dai genitori vissuto senza particolari traumi, quasi una liberazione).

 

Un appunto: la scena della madre che dà del pazzo al bambino mi sa un po' di forzato, un bambino adduce le scuse più assurde pur di non essere punito e un adulto lo sa.
Uccidi scrivendo.

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raffaele.marra
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Messaggio#10 » mercoledì 2 settembre 2015, 21:03

 

<span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Sono rimasto a lungo indeciso prima di esprimere un giudizio sul tuo racconto. Credo che esso abbia un fascino intenso che lega il lettore al testo, nonostante non si tratti di una storia del tutto originale e, proprio per questo, risulta piuttosto prevedibile. Però, continuo a dire, riesce a incuriosire lo stesso e leggerlo fino alla fine è comunque piacevole. Insomma, non mi sento né di penalizzarlo né di osannarlo. Ma si tratta certamente di una buona prova, questo è fuori di dubbio.</span>

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alessandra.corra
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Messaggio#11 » giovedì 3 settembre 2015, 12:20

Ciao Johnny,
il tuo racconto a una prima lettura l'avevo trovato scontato. Rileggendolo pero' l'ho apprezzato. Soprattutto mi e'piaciuto cio' che si intuisce nascondersi dietro Lucas, l'amico immaginario, che io a questo punto vedo come l'alter ego del protagonista stesso; ovvero, colui che esprime un'emozione che il bambino invece reprimeva.
Evidentemente, i soprusi subiti dovevano aver reso il protagonista apatico, poco comunicativo e bloccato. La rabbia che provava verso i genitori e' rimasta inespressa in lui (come capita a molti bambini nelle medesime situazioni), grazie pero' a Lucas butta fuori e si libera della violenza accumulata (anche se purtroppo verso una malcapitata bambina). L'invisibile, in questo caso, non e' l'amico immaginato, ma un'emozione, una parte di se' che non si riesce ad accettare e riconoscere. Bella interpretazione del tema.

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