Il Vecchio e le Colombe

70ª Edizione, Minuti Contati saluta l'estate dedicandogli la Summer Edition. Guest Star è Livio Gambarini, in passato anche concorrente e ora lanciatissimo nel mondo dell'editoria. QUI potete visionare il trailer, potete trovarci anche degli indizi per il tema che vi aspetta. Ricordiamo: l'appuntamento è per lunedì 24 agosto dalle ore 21.00 all'una. Una singola sera, in contrapposizione alla Two Days appena conclusa.
Il Soldato
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Il Vecchio e le Colombe

Messaggio#1 » martedì 25 agosto 2015, 1:27

IL VECCHIO E LE COLOMBE

Fin troppe volte ho percorso questo lungo sentiero assieme alla mia carrozzina. La mia ormai nota metà da oltre vent'anni solo per poi giungere alla solita panchina e fermarmi lì, ad attendere i miei amici volatili. Colombe, richiamate dalle tenere molliche di pane. Ogni giorno attendevano sui folti, di verdi foglie, e alti rami degli alberi il mio arrivo. Iniziavo a lanciare piccole molliche cosicché anche le più piccole Colombe potessero mangiare. Osservavo con quanta indifferenza le persone intorno a me scorrevano veloci, immersi nei loro impegni, nella loro vita, a tal punto da non avere più tempo di curarsi di quei teneri volatili.
Ero vecchio e solo, insignificante agli occhi degli altri ma prezioso per questi piccioni, divenuto ormai un amico. Troppe volte ho dovuto difenderli da chi troppo cinico mi vietava di dar loro da mangiare ma che poi guardandomi attentamente si rendeva conto di avere a che fare con un povero vecchio e dunque lasciavano correre. Cocciuto com'ero, una volta, decisi di uscire anche mentre un brusco temporale imperversava. Sapevo che i miei amici non sarebbero usciti, ma quelle quattro mura sembravano stringersi sempre di più fino a schiacciarmi. Presi l'ombrello nero dal portaombrelli vicino alla porta, spalancai anche questa e uscii di casa.
Il grande ombrello mi proteggeva, il tamburellio della pioggia battente placava la mia solitudine. Mi sentivo un tutt'uno con la natura; in completa simbiosi. Giunsi alla mia panchina, nessuno nei dintorni; d'altronde con quel tempo nessuno avrebbe osato uscire. Stetti a guardare la natura prosperosa di fronte ai miei occhi. L'acqua che scorreva, l'odore di acqua piovana, dei fiori.
Socchiusi gli occhi aspirando a pieni polmoni la vita, il lampo improvviso e un tuono assordante mi fece balzare indietro dallo spavento, caddi a terra, ritrovandomi disteso su di un leggero manto d'erba bagnata. Lo sguardo verso il cielo, la pioggia cadeva sulla mia fronte, il petto dolorane come fosse stato colpito da una scarica elettrica; un fulmine. Socchiusi gli occhi... il buio mi accolse.
Siedo sulla panchina, la carrozzina non è più necessaria. Ho di nuovo le mie gambe. Mi ritrovo di nuovo qui, di fronte a questo castagno, con cui ho condiviso la mia vita. Le persone non mi fissano più, non possono... sono un fantasma, legato per sempre a questa panchina e a queste Colombe.



valter_carignano
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Messaggio#2 » martedì 25 agosto 2015, 11:55

Innanzitutto, complimenti. Lo spunto secondo me è buono, la storia ordinaria, triste e banale vita di un vecchio che nel finale (ottimo) vira speranzosa e quasi catartica verso il soprannaturale.
Secondo il mio gusto, però, il testo appare un poco involuto, a tratti pesante e dalle costruzioni sintattiche forse meno evocative rispetto alle intenzioni. D'altra parte, riconosco la scelta di avvicinarsi alla 'prosa d'arte', e tempo e spazio come sempre sono stati tiranni.

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Angela
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Messaggio#3 » martedì 25 agosto 2015, 12:21

Non potevo non dedicare un'immagine al tuo racconto che ha mostrato la grande sensibilità che ti appartiene. Un testo delicato come un batter d'ali che lascia una punta di malinconia ma senza amarezza, perché tu sai vedere e trasmettere il bello che c'è nelle cose.
Auguri in anticipo per i tuoi 18 anni! Non ho trovato colombe in Second Life, devi accontentarti di un pic nic di scoiattoli.
Immagine in esclusiva per il racconto di Damiano
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

alexandra.fischer
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Messaggio#4 » martedì 25 agosto 2015, 20:18

IL VECCHIO E LE COLOMBE Di Damiano D’Andrea La tua storia è toccante. Davvero, sembra di essere lì accanto a quell’uomo, carico di anni e invalido, il quale, privo di amici e senza una famiglia, si è ricavato uno spazio nel mondo diventando amico di un gruppo di colombe che nutre quotidianamente con delle briciole di pane. Da come descrivi il personaggio, si indovina un uomo mite, rassegnato, ma determinato a difendere le colombe (ne scrivi al Maiuscolo per ribadirne l’importanza per l’uomo). Il finale, nel quale lui si trasforma in spettro e vive in eterno sulla panchina accanto alle amate colombe è coerente con l’atmosfera che hai creato. Invisibile all’umanità frettolosa, è sempre sotto gli occhi delle amiche colombe.
Di contro: ho visto metà e non ho capito bene. La mia ben nota metà si riferisce alla carrozzina, ben nota metà del corpo? Oppure è la mia ben nota meta, ossia la panchina del parco? Dovresti lavorare su questo passaggio. Aggiusterei anche sui folti di verdi foglie, lo legherei ai rami e agli alberi della frase successiva, così: sui folti rami di verdi foglie degli alti alberi. Correggerei: presi dai loro impegni, riferito alle persone scriverei prese dai loro impegni. Correggerei piccioni: disorienta.
Io le colombe le immagino bianche, i piccioni sono multicolori e di genere diverso, per quanto la specie sia sempre dei colombiformi (ma è un mio parere, prendilo per quel che vale).

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maria rosaria
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Messaggio#5 » mercoledì 26 agosto 2015, 13:00

Ciao, Damiano.
Il tuo racconto mi piace. E' molto poetico, anche se ci sono delle cose che cambierei.
All'inizio, ad esempio:
Fin troppe volte ho percorso questo lungo sentiero assieme alla mia carrozzina. La mia ormai nota metà da oltre vent’anni solo per poi giungere alla solita panchina e fermarmi lì, ad attendere i miei amici volatili. Colombe, richiamate dalle tenere molliche di pane.
Dopo carrozzina metterei i due punti per far capire che stai spiegando chi è la tua metà. Puoi mettere un punto dopo vent'anni. Verrebbe più o meno così:
Fin troppe volte ho percorso questo lungo sentiero assieme alla mia carrozzina: la mia ormai nota metà da oltre vent’anni. Questo solo per giungere alla solita panchina e fermarmi lì, ad attendere i miei amici volatili, colombe richiamate dalle tenere molliche di pane.

E' solo un esempio, ovvio.

Quando scrivi:
Presi l’ombrello nero dal portaombrelli vicino alla porta, spalancai anche questa e uscii di casa toglierei l'anche questa, perchè non hai scritto che l'ombrello l'avevi aperto.

C'è un refuso: petto dolorante.

Comunque l'idea è molto bella.
Bravo.

maria rosaria
Maria Rosaria

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Flavia Imperi
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Messaggio#6 » mercoledì 26 agosto 2015, 21:00

Ciao Damiano!
Innanzitutto complimenti per l'età, fra qualche anno qui ci fai tutti neri secondo me!
L'idea della storia è bella, mi è piaciuta sia la caratterizzazione del protagonista, questo vecchietto un po’ amareggiato ma anche tenero, sia il finale.
Peccato ci siano alcune importanti imperfezioni tecniche che non lasciano godere della storia. Tutti punti su cui poter poi lavorare (siamo qui per questo, no?). Ti dico quelle che ho notato:
- In primis, come diceva già Valter, ti consiglio di usare meno parole superflue, che appesantiscono la lettura, come per es. i possessivi, i vari "ormai!, "solo", "solita"... prova a toglierli e rileggere la frase, vedrai come fila poi. Ti consiglio di snellire!
- Attento alle ripetizioni: piccole molliche; piccole colombe; tenere molliche; teneri volatili; troppe volte, troppo cinico.
- Il punto di vista in prima persona richiama un'immersione totale nel personaggio e per certi versi si segue il suo ragionamento, ma qui la "pecca" è che rimane tutto molto un suo ragionamento mentale, poi nei fatti succede poco. Ricorda la regola dello "show don’t tell”: una storia è potente (come sto imparando io stessa in questi giorni) quando chi legge "vive" quello che accade ai personaggi, non quando gli viene narrato. Già dai gesti che il protagonista fa, si deducono una serie di sue caratteristiche, non c'è poi bisogno di reiterarle in frasi descrittive o commenti (è dura, è ancora il mio tallone d'Achille, ma ci si lavora su ^^ )
Il tema è rispettato, alla fine lui è già da prima un invisibile, prima di diventare un fantasma!
Sono sicura che con un po’ di limature, diventerà un racconto fantastico, ne ha tutto il potenziale.
Complimenti e in bocca al piccione!
Le storie sono tatuaggi dell'anima

Serena
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Messaggio#7 » martedì 1 settembre 2015, 12:12

Ciao Damiano! La storia è molto semplice e mi ha ricordato la vecchietta di Mary Poppins che dona molliche ai piccioni... tuttavia mi è sembrata una storia che tende troppo al facile sentimentalismo. Inoltre alcuni punti sono appesantiti da una forma che mira ad una ricercatezza lessicale che lo rallenta e invecchia. Probabilmente utilizzando un linguaggio meno artificioso e più semplice, la storia avrebbe potuto  avere la leggerezza di un batter d'ali.

A presto!

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ceranu
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Messaggio#8 » mercoledì 2 settembre 2015, 16:03

 

Ciao Andrea, piacere di conoscerti.


 

Il racconto non è male, è delicato e al suo interno c'è un bel messaggio. A parte qualche svista di punteggiatura il testo è anche corretto, ma trovo un certo distacco tra lo scritto e il lettore.


 

Dal commento che hai fatto al mio racconto deduco che non ti piacciano molto i dialoghi, ma da essi, spesso, può passare l'empatia con il lettore. Il vecchio è solo al parco con i sui amici uccelli; perché non farlo parlare con loro? Tutto il tempo tu ci racconti cosa fa il protagonista, ma non ce lo fai vivere. Fammi vivere il momento in cui qualcuno lo schernisce o magari fammi sentire la sua stanchezza.


 

È un bel racconto, ma decisamente migliorabile.


 

Ciao e alla prossima.


 

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beppe.roncari
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Messaggio#9 » mercoledì 2 settembre 2015, 20:06

Ciao Damiano, ben trovato.
Piccione e colombo sono lo stesso animale, ma si chiamano "piccioni" quando si allude a quelli brutti che ammorbano le città come delle pesti, mentre le "colombe" bianche sono simbolo di purezza e pace. Usare indiscriminatamente i due termini mi pare un errore, a meno di non contestualizzare le voci: per il vecchio quei volatili sono "bellissime colombe", per i passanti "stupidi piccioni", qualcosa del genere.
Anche perché la voce è un elemento essenziale del tuo racconto.
Alla prossima!

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Adry666
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Messaggio#10 » giovedì 3 settembre 2015, 12:23

Ciao Damiano,

tema centrato, le anime sofferenti sono invisibili :-)
Complimenti, il racconto è delicato e riesce a descrivere una situazione di solitudine che è abbastanza comune nelle nostre città indifferenti. Leggendo il tuo scritto ho ripensato a varie scene viste in passato nei parchi di Roma e Londra.
Il ritmo è abbastanza buono, occhio a delle frasi che suonano un po’ troppo “melense” (soluzione troppo facile…), OK il finale; ci sono alcune imprecisioni.
Non ho rilevato sufficiente empatia con il protagonista, dovresti lavorarci su.

Alcune notazioni:

“… La mia ormai nota metà da oltre vent’anni solo per poi giungere alla solita panchina e fermarmi lì, ad attendere i miei amici volatili…”. Non si capisce nulla, come vedi questa frase non si “regge” da sola, occhio.

“…Iniziavo a lanciare piccole molliche cosicché anche le più piccole Colombe potessero mangiare..:” Piccole-piccole.

“..Troppe volte ho dovuto difenderli da chi troppo cinico mi vietava di dar loro da mangiare ma che poi guardandomi attentamente si rendeva conto di avere a che fare con un povero vecchio e dunque lasciavano correre…” Forse meglio: “lasciava correre”

Da rivedere e sviluppare meglio, magari usando anche più caratteri

A presto
Adriano

Omaima Arwen
Messaggi: 45

Messaggio#11 » giovedì 3 settembre 2015, 17:09

Ciao, Damiano.
Innanzitutto, il tema è centrato appieno. Mi è piaciuto abbastanza questo tuo racconto. Molto delicato, toccante, malinconico e poetico direi.
Ci sono però delle cose da sistemare, come ti hanno già scritto gli altri. Sono molte per esempio le ripetizioni e sono presenti delle sviste di punteggiatura.
Nel complesso un bel racconto, ma da migliorare.
A rileggerci!

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willy
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Messaggio#12 » venerdì 4 settembre 2015, 12:14

IL VECCHIO E LE COLOMBE

Racconto ricco di poesia, delicato e con un finale
perfettamente in tema. Ci sono da curare alcuni aspetti della forma, se permetti ti lascio qualche consiglio:

"Ogni giorno attendevano sui folti, di verdi foglie, e alti rami degli alberi il mio arrivo."
Questa frase crea un po' di confusione, andrebbe riscritta in modo più semplice. 

"Iniziavo a lanciare piccole molliche cosicché anche le più piccole Colombe potessero mangiare."
Attenzione alle ripetizioni, se il tempo lo permette si dovrebbe rileggere il testo. 

 "immersi" immerse (il soggetto sono le persone) 

 "d’altronde con quel tempo nessuno avrebbe osato uscire." Frase di cui si può fare a meno, il testo ne trae scorrevolezza.

 L’acqua che scorreva, l’odore di acqua piovana, 

 "mi fece"  mi fecero (il lampo e il tuono)
Buoni l'idea e il contenuto, complimenti!

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antico
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Messaggio#13 » lunedì 7 settembre 2015, 16:33

Ciao Damiano e benvenuto a Minuti Contati!
Il racconto ha una direzione e la percorre, dimostri controllo. Occhio a utilizzare forme troppo ricercate, a volte è meglio andare dritti al punto, non perdersi in "corbellerie", come suol dirsi. Di storia c'è poco, un vecchio si occupa dei piccioni e li va a trovare anche durante un temporale, gesto che gli sarà fatale. La svolta avviene nel momento in cui decide di uscire, lo fa perché tanto non avrebbe altro da fare ed ecco che lì sta il cuore del tuo lavoro: questa società mette ai margini coloro che avrebbero più bisogno di attenzioni. L'hai evocato, ma lo hai solo sfiorato. Non basta esplicitare che i passanti non si accorgono di nulla, lo si sa. Serve qualcosa di più e il sottolinearlo direttamente non è la strada più giusta. Dacci sotto, il laboratorio ti attende. Allo stato attuale è un pollice ni, anche se non proprio al 100%.

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