Il mestiere di famiglia

Appuntamento fissato per lunedì 16 novembre dalle 21.00 all'una con un tema di Scilla Bonfiglioli!
Andrea J. Leonardi
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Il mestiere di famiglia

Messaggio#1 » lunedì 16 novembre 2020, 23:53

«Un guaritore!» Getto elmo e spada per terra.
Papà tossisce sangue sull’erba. Mi inginocchio accanto a lui, strappo un lembo pulito del mantello e improvviso una benda. Le vesti sono zuppe, la carne è squarciata dal petto fino alla pancia.
«Dove è l’invocatore?»
La stoffa si impregna subito di sangue.
«Sett…» Mormora lui.
«Stai zitto, papà.»
«Non ti distrarre...» Tossisce. «L’Idra…»
«Ci penseranno gli altri. Devi stare zitto, risparmiare le energie.»
Dov’è finito Isaru? Se non si sbriga ad arrivare papà—
Porta una mano alla mia guancia. Sorride. Chiude gli occhi e piega la bocca in una smorfia di dolore.
«No! Abbiamo iniziato questa caccia insieme. Dobbiamo finirla insieme.»
«Lo sapevamo... il pericolo…»
Lo sappiamo ogni volta, ma non è mai accaduto.
Spingo il volto sulla sua mano, voglio sentirne il calore, sentire il suo tocco. La mano è umida, sono le mie lacrime.
«Papà…»
Sorride di nuovo. «Se Isaru non arriva in tempo—»
«Non dirlo. No!»
Mi chino su di lui, nascondo la testa alla vista di chiunque mi sia attorno, anche a lui.
«Non piangere, Sett. I Cacciatori non piangono.»
Alzo la schiena e il mento. Non può vedermi così, non deve essere l’ultima cosa che vede. Gli occhi gli si velano di orgoglio.
«Sei sempre stato il migliore. Sono si—» Tossisce di nuovo. «Non avrai problemi a farlo…» La mano di papà si rilassa, la presa è morbida. Il braccio scivola giù.
«Isaru arriverà.» Gli passo la mano fra i capelli. «Almeno per il rito, dovessi trascinarlo con la forza.»
«Promettimi…» Sorride di nuovo. «Verrai a darmi una carezza?»
«C-cosa significa?»
Chiude gli occhi per il dolore. «Li accarezzavi tutti, quando eri piccolo…» La voce si affievolisce. «I mostri…» Piega la testa di lato. «Li accarezzavi…» Il petto si ferma, è immobile.
Papà.
Stringo il corpo a me. Inerte, immobile, irrigidito dalla vecchia armatura. Il sangue lascia una grossa macchia sul cuoio del pettorale.
«Sett.» Una voce alle mie spalle. «Ci servi contro l’Id— Dea, Ohlland è…» Makka indietreggia e barcolla. «Presto, un invocatore! Chiamate Isaru, serve un trapasso. Ora!»
Poggio il corpo per terra, con cura. Passo una mano sugli occhi, striscio con forza il cuoio ruvido sulle guance. «Isaru non arriverà.» Sussurro.
Makka mi mette una mano sulla spalla. «Cos’è successo?»
«Abbiamo sottovalutato l’Idra. Ma non riaccadrà.» Mi chino, raccolgo la spada di mio padre.
«Sett, dobbiamo preparaci nel caso…»
«Lo so.»
«Tuo padre era un grande guerriero. Se il most—» Si morde la lingua. «Sarà una creatura terribile.»
«Lo so.»
«Mi dispiace, ragazzo.»
Mi siedo su una roccia, infilzo la spada sul terreno davanti a me. Il corpo di papà riposa, sembra sereno.
«Io…» Makka farfuglia. «Vado a vedere dove si è cacciato quell’invocatore…»
Decine, centinaia di piccoli lumi bianchi iniziano a vorticare attorno la sagoma eterea del corpo di mio padre. I bordi tremano, la pelle scolorisce, diventa trasparente. Un bagliore si diffonde dal centro e il corpo sparisce.
«Eccomi!» Isaru emerge dalla foresta. Troppo tardi.
Altri uomini lo seguono. Ne riconosco alcuni, vecchi compagni di caccia da una vita. Tutti osservano turbine di lumi.
«Dov’è Ohlland?»
«Da dove viene quello?»
«Ragazzo, dov’è tuo padre?»
Il vortice si concentra, la luce diventa più intensa. I bordi riappaiono, prendono forma e si materializzano. È alto come più di due uomini, ritto sulle zampe curve posteriori. Corna appuntite, artigli lunghi, muso felino ricco di zanne. Il behemoth ruggisce e scuote l’intera foresta. Non potevo aspettarmi di meno da te, papà, sei sempre stato il più forte.
«Alle armi!»
«Quello è Ohlland?»
«Attenzione, i behemoth sono—»
Un’aura di magia esplode da me, li zittisce tutti. L’aria trema, risponde al mio richiamo.
Catene dorate appaiono tutte attorno il behemoth, volano su di lui, si legano alle zampe e al collo. Alzo una mano libera e la chiudo in un pungo. Le catene si stringono e lo tirano giù. Il behemoth si dimena, ruggisce di disperazione. Il suo volto è schiacciato sul terreno.
Mi avvicino a passi lenti.
«Ora ricordo…» Gli sono davanti. Sto piangendo. Di nuovo.
Il behemoth si quieta, il respiro condensa da quella bocca enorme e mi investe a intervalli regolari.
Porto una mano su quel muso. «Non c'è mostro che non mi sia venuta voglia di accarezzare.»



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antico
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#2 » lunedì 16 novembre 2020, 23:55

Ciao Andrea! Parametri tutti ok! Buona SCILLA BONFIGLIOLI EDITION!

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~Proelium~
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#3 » martedì 17 novembre 2020, 16:16

Ciao Andrea,
piacere di leggerti. Ho apprezzato davvero tanto il concept, setting compreso, che hai dato al racconto. Un’idea davvero buona, intensa e originale – personalmente la ritengo la migliore del tuo girone – per centrare il tema in un solco tutto tuo.
Ciò ti dà un vantaggio che compensa, spero, le mazzate tecniche che sto per infliggerti (a fin di bene). La sequenza centrale è lenta. Troppo. Dilungandoti così tanto ne hai smorzato il dramma. E fallo morire, questo padre-behemot, invece di girarci attorno all’infinito! Non disturbargli il trapasso con comparsate a caso. Condensa le battute, soprattutto quelle allusive da intendere a posteriori. Usa anche i silenzi: spesso dicono di più. So che è uno snodo cruciale, ma è nell’apoteosi finale che ti giochi tutto. Il lettore deve arrivarci carico.
Su MC ci sono penne smaliziate che, anche con idee neutre, riescono a portarsi a casa i contest grazie alla tecnica. Che si impara. Le idee no. Ti lascio con un complimento che è anche un monito: le idee come questa devono fare il mazzo a tutti.
Alla prossima!

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Pretorian
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#4 » giovedì 19 novembre 2020, 0:04

Ciao, Andrea e piacere di leggerti.
Il tuo racconto offre gli ultimi momenti di un padre e di un figlio in un setting fantasy. Scelta interessante, ma sfortunata. Mi spiego: gli elementi d'ambientazione in questa storia sono allo stesso tempo troppo marcati per poter essere considerati dei meri elementi di "contorno" utili a colorare la storia (l'intera parte finale è legata al fatto che i morti si trasformino) ma troppo vaghi per poter davvero essere comprensibili (perché i morti si trasformano? Che rituale deve essere fatto? Perché stavano cacciando un'idra? Sono dubbi a cui non dai risposta e che sono fondamentali per capire il senso della vicenda). Il risultato è un racconto troppo immerso nella sua ambientazione per poter essere considerato "universale", ma con troppi pochi elementi di comprensione perché si possano capire gli elementi principali. Quando si scrive di letteratura "di genere "(fantasy, fantascienza e via discorrendo) quello di considerare certi elementi tanto chiari per il lettore quanto sono chiari nella nostra testa è un errore molto comune. Sono sicuro che imparerai a gestirlo.

P.S.: se posso suggerire, per indicare le frasi interrotte dei personaggi, meglio usare i puntini di sospensione "...", piuttosto che il trattino "-".

Alla prossima!

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Giacomo Puca
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#5 » giovedì 19 novembre 2020, 17:05

Ciao Andrea, piacere di leggerti.

Tema
C'è anche se faccio fatica a capire quanto bene e con quanto rilievo (vedi dopo)

Stile
Lo stile non mi dispiace, la storia è chiara. Un appunto però è sull'abuso di puntini di sospensione. Ne hai messi una vagonata, laddove i tre puntini dovrebbero essere qualcosa di usato con parsimonia. Anche le interruzioni di dialogo (che ritengo corretto inserire con – e non con ...) sono un po' troppe. Tutti questi puntini e trattini sono fastidiosi e fanno trasparire tutta l'artificialità dei dialoghi.

Trama
Ci può stare, secondo me, il non sapere in cosa consiste il rituale. Ci può stare il non sapere perché le persone diventano mostri quando muoiono. Quello che però non mi piace e che "l'accarezzare i mostri" del protagonista non sia spiegato. All'inizio pensavo fosse una specie di modo di dire, magari in gergo accarezzare i mostri vuol dire fare qualcos'altro.
Grossomodo la storia è: il padre muore, lui aspetta che si trasformi e lo accarezza come faceva coi mostri da bambino. Non ho colto il senso.
Un altro difetto di trama è la lentezza, non succede quasi niente per buoni 4/5 della narrazione.

Valutazione finale
Un racconto che mi ha lasciato un po' confuso, non ho ben capito dove andasse a parare.

Per qualsiasi cosa scrivi pure,
Giacomo
In narrativa non esistono regole, ma se le rispetti è meglio.

Andrea J. Leonardi
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#6 » giovedì 19 novembre 2020, 18:37

Ciao ragazzi,

è il mio terzo tentativo qua su Minuti Contati e ormai sono certo di quale sia il mio problema maggiore: condensare nello spazio richiesto tutte le parti davvero importanti della storia + un finale che lasci il segno.

Molti degli aspetti critici che avete sottolineato credo che siano venuti fuori durante il taglio, altri dal fatto che, sul momento, non riuscivo proprio a far morire subito il padre. Eppure, sentivo qualcosa come "ma in questa storia non accade nulla". Tutto ciò non per giustificarmi, è proprio questa la sfida del forum ed è giusto che venga criticato per questo.

E quindi, Proelium hai proprio ragione, il padre doveva morire. Sul momento pensavo che dovesse andare lenta per sua natura, ma ora non posso che darti ragione. Ti ringrazio per gli apprezzamenti generali sull'idea. Parli della tecnica come via per la finale, a me manca tanto la tecnica di progettazione della storia ma spero di star migliorando racconto dopo racconto.

Come dice Pretorian, ho esagerato con l'importanza degli aspetti fantasy, senza però dargli il giusto spazio. Proprio uno dei commenti dei miei amici è stato "sembra un estratto da un romanzo"; bellissimo, forse, ma non funzionale a quello che è il contest.
Non concordo solo con l'uso dei punti al posto del trattini, hanno due significati diversi che purtroppo nell'editoria italiana vengono accorpati. Che poi abbia esagerato nel loro utilizzo, be', sì. Quanti caratteri rovinati per aver usato solo quei puntini...

Infine, Giacomo, niente da aggiungere direi. Colgo l'occasione per chiederti se è la prima volta che utilizzi la suddivisione in Tema - Stile - Trama per le correzioni. Pensavo di essere stato io il primo; sono stato io ad ispirarti? Bene. E' iniziata come una tua idea? Meglio, significa che è venuta ad entrambi e che magari tanto male non è.

Insomma, sto provando a scrivere il mio primo libro e lì va bene essere più chiari e dare il giusto peso alle scene. La prossima volta prendo 24 ore di pausa dal romanzo-mode prima di partecipare a Minuti Contati.

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filippo.mammoli
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#7 » giovedì 19 novembre 2020, 19:30

Ciao Andrea,
Piacere di leggerti.
Ho dovuto leggere tre volte il tuo racconto e alla fine penso di essermi raccapezzato. L'ambientazione elp stile sono quelle del Fantasy classico e fin qui niente di mele anche se non incontra in pieno il mio gusto, ma questo è solo un particolare. Credo che invece la storia sia oggettivamente non gestita al meglio, nel senso che si fa fatica all'inizio a seguire il dialogo, chi fa cosa e chi dice cos a chi, forse qualche dialogue tag avrebbe aiutato, e poi metti troppa carne al fuoco. In quattromila battute non è facile caratterizzare bene personaggi e dare loro un ruolo definito all'interno della storia, ma forse si poteva sfoltire un po'. Infine il tema. Credo di aver capito che il mostro fosse il padre, quello in cui si trasforma dopo il trapasso e le carezze quelle del figlio che combatte con lui. Tema riconoscibile ma che mi sembra un po' tirato per i capelli.
Alla prossima..

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Giacomo Puca
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#8 » giovedì 19 novembre 2020, 19:42

Andrea J. Leonardi ha scritto:


Infine, Giacomo, niente da aggiungere direi. Colgo l'occasione per chiederti se è la prima volta che utilizzi la suddivisione in Tema - Stile - Trama per le correzioni. Pensavo di essere stato io il primo; sono stato io ad ispirarti? Bene. E' iniziata come una tua idea? Meglio, significa che è venuta ad entrambi e che magari tanto male non è.


Questo tipo di schematizzazione l'ho "messa a punto" commentando i racconti della 200 metri (intorno al 20 agosto) perché avevo bisogno di un telaio di base per evitare di scrivere papiri confusi, e da allora l'ho sempre usata. Non mi sono ispirato a nessuno in particolare ma non escludo di averla letta da qualche parte e interiorizzata senza nemmeno rendermene conto.
In narrativa non esistono regole, ma se le rispetti è meglio.

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Nevan
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#9 » venerdì 20 novembre 2020, 14:11

Ciao Andrea, piacere di leggerti e di conoscerti!

Ho visto che non disdegni l'approccio schematico, nemmeno io! Quindi procedo come sempre:

PRO
+ La lettura scorre liscia, alterni sapientemente dialoghi e prosa.
+ Il setting fantasy è reso abbastanza bene.

CONTRO
piega la bocca in una smorfia di dolore.

Gli occhi si velano di orgoglio.

- Occhio alle espressioni formulari, sono modi facili di tell per evitare descrizioni accurate in mostrato.

Chiude gli occhi per il dolore.

- Forse qui ci sarebbe stato meglio un "strizza" invece di un semplice "chiudi", per rendere meglio la sofferenza patita.

Papà.

- Sarà una sciocchezza, ma qui ci avrei visto bene un punto esclamativo, giusto per sottolineare il sussulto di consapevolezza del figlio per la dipartita del padre.

attorno la sagoma eterea del corpo di mio padre. I bordi tremano, la pelle scolorisce, diventa trasparente

- Qui hai un po' invertito il flusso cronologico: se un corpo sta diventando piano piano trasparente, non può già essere etereo prima del processo di affievolimento materiale.


- Il tema mi sembra solo sfiorato in maniera tangente, la frase finale per rientrarvi sa un po' di forzatura.
- Inserire troppi personaggi in una porzione di testo così ridotta non è il massimo per il loro tratteggio psicologico e la costruzione dell'empatia, oltre che per la memoria del lettore. Tant'è che i vari Makka, Isaru, Ohlland, Sett sembrano un po' tutti personaggi bidimensionali che fanno cose.
- I linee "-" per interrompere i discorsi sono visivamente un po' bruttine a vedersi, meglio i tre puntini di sospensione. Ma questo è più gusto personale.
- Il twist finale del padre che ritorna sotto forma di behemoth azzera la tensione drammatica del trapasso del padre che fino a quel momento si stava costruendo. Questa trasformazione (o resurrezione) scombussola un po' il focus del racconto: il dolore di un parente che ci lascia o un rituale magico praticato da una qualche tradizione?

Perdonami se sono stato un po' pignolo, ma ti ho scritto un parere come sarebbe piaciuto riceverlo a me. Buona sfida!

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Gennibo
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#10 » venerdì 20 novembre 2020, 19:17

Ciao Andrea e piacere di leggerti, la storia non mi ha entusiasmato, ho trovato tante descrizioni, che non mi sono dispiaciute, ma poco su cui empatizzare, forse troppe informazioni che sfuocano il punto importante che è il rapporto morte del padre/reazione del figlio. In più, tutte quelle parole interrotte mi hanno rallentato la lettura. La storia non è male, penso sarebbe da rivedere.
A presto e buona Edition!

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Filippo Santaniello
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#11 » domenica 22 novembre 2020, 11:19

Ciao Andrea,
è stato un piacere leggere il tuo racconto. Ho apprezzato la prosa scorrevole e scattante e i dialoghi che, anche se eccessivamente singhiozzanti e spezzati, danno l’idea della drammaticità della situazione. Quello che mi è piaciuto meno, forse, è l’idea alla base della storia, probabilmente è un problema mio perché mastico pochissimo fantasy. In sostanza non ho capito il finale. Perché il padre si trasforma in demone e perché appaiono catene che lo immobilizzano? Poi il protagonista dice: “Ora ricordo…” Ma nel racconto non si capisce cosa dovrebbe ricordare, almeno io purtroppo non l’ho capito, forse anche per questo il racconto mi ha lasciato un po’ perplesso al di là dello stile che, ripeto, è più che buono.

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DavideMannucci
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#12 » domenica 22 novembre 2020, 17:54

Ciao Andrea, piacere di averti letto!
Il tema è centrato quasi in calcio d'angolo direi e non perché la frase del finale sembri forzata, no, quello ci può stare. Parlo invece della sensazione di disagio che si ha nel non capire il perché questo benedetto Sett accarezzi i mostri. Per il resto direi che il racconto si distingue per lo stile scorrevole e l capacità di immergere il lettore nella storia. A tratti si ha la sensazione di leggere il capitolo di un'opera fantasy e non un racconto autoconclusivo. Ottima a mio parere l'ambientazione fantasy. Un po' di lentezza nel far morire quel povero futuro mostro ma nel complesso una buona prova.
A presto

D.
Davide Mannucci

Andrea J. Leonardi
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#13 » domenica 22 novembre 2020, 21:39

Ciao a tutti ragazzi, e grazie dei vostri commenti.
Vedo con piacere che le critiche si focalizzano più o meno sugli stessi aspetti, e quindi ricevo un forte messaggio di quale sia il problema del racconto.

L'ambientazione fantasy è invece un tema controverso, sembra essere piaciuta agli appassionati del genere ma, allo stesso tempo, ha allontanato chi invece non lo apprezza. Credo che questo significhi qualcosa: forse l'ambientazione di per sé non è il problema, ma il modo in cui è stata comunicata. Questo è, ovviamente, un mea culpa, credo di aver avuto una buona idea gestita poi malissimo.

Devo imparare a scrivere storie più asciutte, più essenziali, senza abbondare di roba che poi rimane superflua, dando invece il giusto spazio a chiarire gli aspetti importanti della storia.
Come disse Aristotele:
«[…] perché quel che, aggiunto o non aggiunto, non produce nulla di evidente, non è parte dell’intero».

PhilStones
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#14 » lunedì 23 novembre 2020, 9:47

Ciao Andrea!
Un piacere leggerti e, soprattutto, trovare un ambientazione fantastica.
Oltre alle annotazioni già fatte, ti segnalo un “stringo il corpo a me”.
E ribadisco alcune cose già dette detto: troppi puntini o lineette mi hanno reso difficile seguire i dialoghi, in un racconto che sarebbe filato liscio fino alla fine.
Anche introdurre molti personaggi con un nome definito o dare per scontato che la gente sappia cosa sia un behemoth possono rallentare la lettura.
Avrei velocizzato la morte del padre e spiegato meglio la ‘carezza’.
A parte queste cose, ho apprezzato il setting e ho avvertito il dolore del figlio e l’ansia pe L l’arrivo di Isaru!

Filippo

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KikaClemer
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#15 » lunedì 23 novembre 2020, 22:46

Ciao Andrea,

non essendo tra le prime a commentare dovrò purtroppo ripetere ciò che altri hanno già detto in precedenza.
Premetto che non ho una predilezione per il fantasy, salvo davvero pochi scritti, detto ciò, la storia non è del tutto scorrevole poiché si inceppa in alcuni punti dove non viene ben specificato a cosa servano determinate cose o come funzionino (es. rito).
Credo di aver colto la tua intenzione nella morte del padre: renderlo un passaggio significativo e ricco, forse è per questo che ti sei dilungato e, ti dirò, non mi dispiacciono le scene tragiche che si prolungano se esposte in un determinato modo, ma nel tuo racconto vi sono delle interferenze che non mi hanno concesso la vicinanza ai personaggi con annessa commozione.
Ho letto che il tuo racconto ha dovuto subire dei tagli e l’unico consiglio che mi sento di darti è di ponderare bene cosa tenere e cosa tirare via oppure provare a porti delle domande chiave per valutare se nel tuo racconto ci sia o meno la risposta perché bisogna sempre tenere a mente che purtroppo chi legge non è nella testa dello scrittore e deve basarsi su quanto scritto.

alexandra.fischer
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#16 » martedì 24 novembre 2020, 17:51

Tema centrato in un racconto che ricorda molto quelli di ambientazione giapponese: per il tema del coraggio, della resistenza e della capacità di accarezzare i mostri. C’è qualcosa di orientale anche nei riti del trapasso e nel nome del fantomatico invocatore che non si vede (Isaru) se non a rituale concluso dal protagonista; ho trovato un che di giapponese anche nella descrizione del behemoth (simile a certi demoni delle storie mitologiche messe in scena nel teatro Kabuki).
Punti di forza: la descrizione del trapasso e dell’entrata della luce del padre del protagonista. L’ambientazione, la presenza di una società complessa e affascinante composta da evocatori e cacciatori tratteggiata in pochi caratteri.
Punti deboli: quelli che indicano certi personaggi. Ti ho scritto sotto come correggerli nello spirito: se fosse il mio racconto…
Attenzione:
«Sett». Una voce alle mie spalle, è Makka.
«Dov’è Ohlland il Cacciatore?»
Sett, dobbiamo prepararci, nel caso…
Alzo una mano libera e la chiudo in un pugno.

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antico
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Re: Il mestiere di famiglia

Messaggio#17 » domenica 29 novembre 2020, 10:57

L'ambientazione fantasy è carina, ma occhio che un'impostazione simile si scontra con la brevità dei 4000 caratteri. Un fantasy, soprattutto quelli attuali, si sviluppa su saghe semi infinite con una preparazione certosina dei protagonisti, cosa che permette di fare deflagrare la scena nei momenti topici: qui, per forza di cose, ti giochi il pathos. Ma il difetto più grave di questo testo, a mio parere, è il tema che sembra davvero appiccicato a forza in quanto non si capisce quale sia il valore aggiunto del suo accarezzare i mostri che escono dalle anime dei defunti. Direi un pollice tendente verso l'alto perché è una lettura piacevole, ma al pelo.

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