Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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JohnDoe
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Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#1 » giovedì 17 dicembre 2020, 0:27

Non esiste verità negli occhi
Alessandro Canella

8 MARZO 00:16
Martin Harris corse al portellone. Senza nemmeno aspettare la piena apertura, s’infilò tra la parete e il pannello scorrevole. Il corridoio era vuoto. Il detective chiese al MindMate di controllare gli ascensori. Nessuno li aveva usati negli ultimi 7 minuti e 9 secondi.
Dagli altoparlanti partì il suono di una sirena.
Harris si lanciò verso le scale. Abbatté la porta tagliafuoco con una spallata e scese i gradini due a due, fino a raggiungere il piano terra. Alla sua destra un portellone conduceva direttamente al parcheggio. Si fermò. Appoggiò entrambe le mani sulla maniglia antipanico e spinse con cautela, stando attento a fare meno rumore possibile.
Il parcheggio era avvolto da una nebbia tanto fitta che nemmeno la luce dei lampioni era in grado di bucarla. Avanzò tra le vetture parcheggiate.
Rumore di passi, da destra.
Piegato sulle ginocchia, si nascose dietro a un’auto e si sporse quel tanto che bastava per sbirciare oltre il cofano. Non vide nulla.
Un ronzio nella testa, la voce di Greg in preda all’agitazione. “Martin, non fare nulla! Torna subito indietro. La squadra d’intervento è già in movimento.”

7 MARZO 23:42
Harris appoggiò l’indice sull’obsoleto touchscreen del distributore automatico e iniziò a scorrere la lista delle bevande calde. Si sforzò di ricordare i gusti dei colleghi. Era certo che Nicole preferisse l’infuso di finocchio – rigorosamente senza zucchero – ma riguardo Mya e Greg… il vuoto. Controllò l’ora segnata sul display: meno di venti minuti a mezzanotte. Rischiava di fare tardi.
Sbatté le palpebre tre volte in rapida successione. Il MindMate si attivò. I nomi dei colleghi apparvero a fianco delle bevande che erano soliti ordinare con maggiore frequenza, seguiti da una percentuale. Harris si collegò al sistema informatico del distributore e inviò l’ordine. Una finestra traslucida al centro del cono visivo lo invitò a scegliere il metodo di pagamento. Optò per i Netcoin. Un’email della banca lo informò in tempo reale del prelievo.
Stava per archiviare la ricevuta nella cartella condivisa col commercialista, quando una voce femminile lo raggiunse alle spalle.
«A quanto pare Scotland Yard non si è ancora decisa a mandarla in pensione, detective.»
Harris si voltò. Davanti a lui una donna sulla quarantina, lineamenti asciutti segnati da una cicatrice sullo zigomo destro. Non ne riconobbe l’identità, non subito. Fu il MindMate a suggerirla.
«Jules?»
La donna sorrise. «Non fingere di avermi riconosciuta da solo. So bene che hai barato.»
«E me ne fai una colpa? Cristo santo, quanti anni sono passati?»
Il MindMate visualizzò un instaPOV datato undici anni prima.
Jules scosse la testa. «Il funerale di David non conta.» Doveva aver visualizzato un’immagine analoga.
«Tredici, allora.» Harris sospirò. «Quando te ne andasti, quello sì che fu un giorno triste.»
«Stronzate. Sono certa che già dopo un’ora avevi trovato un rimpiazzo.»
«Questo è poco ma sicuro; ma nessuno bravo quanto te. Piuttosto, che ci fai da queste parti?»
«Sono qui per una consulenza.»
«Una consulenza? A chi?»
«A te. A quanto pare i miei capi non si fidano troppo dell’ITD per gestire il sospettato fermato a Heathrow. Non mi dirai che non ti avevano informato?»
Harris controllò il messaggio ricevuto meno di un’ora prima. «So solo d’essere stato svegliato per un 10-54. Il rapporto dettagliato ora viene caricato in memoria all’interno degli uffici d’indagine. Nuova procedura. Jules, che sta succedendo?»
Un trillo lo avvisò che l’ordine era pronto per il ritiro.

7 MARZO 23:51
Harris avvicinò l’occhio al rilevatore biometrico. Il portellone della camera oscura scivolò dentro la parete con un risucchio. All’interno tre agenti sprofondati sulle rispettive poltrone con le pupille inquiete e perse nella Rete.
Il detective appoggiò il vassoio su una delle scrivanie, prese l’infuso e lo infilò tra le dita di Nicole.
«Abbiamo ospiti» sussurrò all’orecchio della collega.
Gli occhi di Nicole si placarono.
Con un cenno del capo Harris indicò alle sue spalle.
«Ma che…» Nicole si alzò e corse ad abbracciare la vecchia amica. «Jules, che bello vederti. Pensavo fossi tornata operativa all’estero.»
Jules prese il volto di Nicole tra le mani e la baciò su entrambe le guance. «Ormai sono tre anni che non lavoro più sotto copertura. L’MI6 ha preferito trasferirmi all’intelligence.»
«Tu a fare lavoro d’ufficio? Oddio, tesoro, e cosa aspetti a tornare da noi?»
Harris si schiarì la gola. «Squadra, vi presento Julianna Campbell, per gli amici Jules.» Raccolse le tazze rimaste e le passò a Mya e Greg, nel frattempo riemersi dai rispettivi MindMate. «Jules è un ex membro dell’ITD da tempo passata al lato oscuro, altrimenti noto come Servizi Segreti di Sua Maestà. Jules, loro sono Gregory Parker, esperto di recupero dati, nonché sociopatico privo di qualsiasi filtro tra cervello e bocca, e Mya Trent, ultimo di una lunga e infruttuosa serie di tentativi di colmare il vuoto lasciato dalla tua dipartita.»
«Sempre belle parole, capo.» Greg buttò giù il suo espresso extralungo. «Allora, sentiamo: a cosa dobbiamo questo onore?»
Harris guardò l’amica. «Jules?»
La donna si avvicinò allo specchio unidirezionale che dava sulla sala interrogatori, le mani in tasca e le spalle leggermente incurvate.
«Oggi, intorno alle 17:30, all’aeroporto di Heathrow è stato fermato un ragazzo: Zaki al-Saba, quindici anni, figlio di Asad al-Saba, ambasciatore del Birkistan a Londra. Al momento del passaggio sotto gli scanner è stato rilevato un ritardo nell’upload delle chiavi d’identificazione da parte del suo MindMate. Nulla d’inconsueto con visitatori provenienti da paesi con standard tecnologici inferiori ai nostri. Tuttavia, qualcuno ha richiesto un controllo più approfondito, al termine del quale è risultata una partizione da quasi 25 petabyte bloccata da un protocollo crittografico sconosciuto.»
Greg lanciò la tazzina di carta verso il cestino. Mancò il bersaglio. «Abbastanza da contenere una coscienza umana clandestina. Tutto questo non risponde però alla mia domanda.»
Jules si appoggiò al vetro. «Due mesi fa Zaki ha subito un sequestro lampo della durata di sette ore. Abbiamo controllato i conti legati direttamente o indirettamente alla famiglia al-Saba: non risulta pagato alcun riscatto.» La donna spostò lo sguardo su ogni membro della squadra. «Credo sia superfluo sottolineare che quanto sto per dire dovrà rimanere confidenziale.»
Harris e i suoi uomini annuirono.
«Abbiamo ragione di credere che dentro la testa di Zaki si nasconda Hakam al-Tawil.»
«Cazzo…» sfuggì dalla bocca di Mya.
Greg si alzò a riprendere la tazzina. «Un attimo, vorresti farci credere che il leader del Fronte di Liberazione Mediorientale avrebbe lasciato il suo rifugio nascosto nel culo del mondo soltanto per farsi catturare come il più coglione dei clandestini digitali?»
«Al-Tawil non è uno stupido. Confida nell’immunità politica di al-Saba e nell’appoggio di una sua cellula attiva proprio qua a Londra.»
«Ma perché venire di persona anziché mandare un uomo di fiducia?»
«E il giorno in cui le grandi città d’occidente inizieranno a bruciare, io sarò lì, in piedi, di fronte a voi, e riderò delle fiamme che vi avvolgeranno», disse Mya, citando uno dei più famosi videomessaggi di al-Tawil.
In quel momento le luci della stanza sfumarono dal bianco al rosso.
«A quanto pare il nostro ospite è arrivato», disse Harris.
Jules si avviò verso l’uscita. «Ti aspetto dall’altra parte.»
Mya attese che il portellone si richiudesse. «Che ne pensate?»
«In tutta onestà?» Nicole si sistemò i polsini della camicia. «Penso che se è davvero al-Tawil l’ospite di Zaki, non esiste agente migliore di Jules per identificarlo.»
Mya guardò la collega con aria confusa. «Che intendi?»
«Nove anni fa anche lei fu rapita dall’FLM durante una missione. Solo che nel suo caso la prigionia non fu altrettanto breve.»
«Di quanto parliamo?»
Fu Greg a rispondere, gli occhi tornati irrequieti. «A giudicare dai rapporti, sei anni.»

8 MARZO 00:21
Harris prese fiato. “Senti, Greg, conosco Jules da una vita, so di poterla far ragionare.”
“No, cazzo, tu conoscevi la Jules di dieci anni fa, non questa. Ascoltami bene: quella stronza ci ha preso per il culo fin dall’inizio!”

Harris s’infilò tra due volanti.
“Di che stai parlando?”
“La traduzione. Parlo della fottuta traduzione! Credo di aver fatto una cazzata.”


7 MARZO 23:56
Harris entrò nella sala interrogatori.
Seduto al lato opposto del grande tavolo centrale, Zaki aspettava in silenzio, le mani conserte. Attorno alla fronte un anello inibitorio bloccava ogni funzione del suo MindMate.
Harris andò a sedersi. Lo raggiunse un messaggio di Jules. “Sarai tu a condurre l’interrogatorio. Io mi limiterò a fornire assistenza.”
“Pensi possa riconoscerti a livello inconscio?”
“Lo spero.”

Harris avviò la registrazione. «Ore 23:57 del 7 marzo 2048. Ha inizio l’interrogatorio di Zaki al-Saba. Sono presenti gli agenti Martin Harris e Julianna Campbell.» Harris si piegò in avanti. «Dimmi, Zaki, sei stato informato del motivo per cui ti trovi qua?»
Il ragazzo spostò lo sguardo da Harris a Jules e poi di nuovo su Harris. «Mi hanno detto che c’è qualcosa che non va nel mio MindMate, che c’è un errore nella memoria. Non so altro. Per favore, posso parlare con mio padre? Lui potrà darvi tutte le risposte che volete.»
«Parliamo del tuo rapimento», riprese Harris, ignorando la richiesta. «Due mesi fa qualcuno ti ha rapito per sette ore. Cos’è successo quel giorno?»
«Io… Io non so… Loro mi hanno preso mentre tornavo da scuola.»
«Chi sono loro
«Non so. Ricordo che mi hanno coperto la bocca e mi sono addormentato. Quando mi sono svegliato ero dentro un furgone in movimento. Poi il furgone si è fermato e due tizi mi hanno buttato fuori, sulla strada. Non so altro, giuro.»
Harris incrociò le braccia al petto. «Zaki, voglio essere onesto con te. Se ti trovi qui non è per qualcosa che hai fatto. Abbiamo ragione di pensare che durante il tuo sequestro qualcuno abbia caricato una seconda coscienza nel tuo MindMate allo scopo di farle raggiungere il nostro paese. Se così fosse, una volta uscito dall’aeroporto saresti stato avvicinato da un complice dei tuoi rapitori che con una parola chiave avrebbe sbloccato la coscienza parassita, cancellando di fatto la tua.»
Gli occhi di Zaki si spalancarono. «Cosa? Perché allora mi interrogate? Dovete toglierla subito! Voi dovete!»
«Per farlo dovremmo rimuovere chirurgicamente il tuo MindMate. Si tratta di un’operazione invasiva e preferiremmo eseguirla solo necessario.» Harris appoggiò una mano sul tavolo, davanti a Jules.
La donna si alzò e raggiunse l’altro lato del tavolo. Cliccò su un pannello. Da un vano laterale uscì un cavo d’interfaccia biodigitale.
«L’agente Campbell ti collegherà al nostro sistema informatico. Ciò che faremo sarà verificare la corrispondenza tra le tue azioni consapevoli e le onde cerebrali subconsce, così d’accertare la presenza della seconda coscienza. Non proverai dolore.»
Zaki alzò lo sguardo su Jules.
La donna afferrò la mascella del ragazzo e la piegò di lato. «Non muoverti.» Con un gesto deciso infilò il connettore nell’ingresso posto dietro l’orecchio sinistro.
«Ora, Zaki, dirò alcune parole e tu dovrai rispondere con la prima cosa che ti verrà in mente, non importa quanto stupida o priva di senso possa sembrare. Mi raccomando: una sola parola per risposta. Tutto chiaro?»
Zaki annuì.
«Iniziamo. Banana.»
«Cucchiaio.»
«Scuola.»
«Mattoni.»
«Azzurro.»
«Camicia.»
«Sangue.»
«Mano.»
«Delfino.»
Il ragazzo aprì la bocca; la richiuse. «Non so come tradurre quello che ho in testa. Posso usare la mia lingua?»
Harris fece segno di continuare.
«Rashi.»
«Spruzzo», tradusse Jules.
Un messaggio automatico inviato dal software linguistico confermò.
Harris continuò. «Libro.»
«Polvere.»
«Strada.»
«Buco.»
«Rancore.»
Il ragazzo esitò. «Non conosco questa parola.»
«Daghina», disse Jules.
Il ragazzo rimase in silenzio.
«Veloce, Zaki!»
«Al'abwayn!»
«Genitore.»
«Contat—»
«No, ora basta. Sono stanco di questo gioco.»
Harris alzò un dito. «Non sei tu a decidere, Zaki!»
Il ragazzo si strappò il cavo e lo lanciò contro Jules.
Harris si passò una mano sugli occhi, quando la voce di Mya li raggiunse. “Tornate qua, in fretta.”

Harris rientrò nella camera oscura a grandi passi. «Che succede?»
Mya trasmise un fotogramma proveniente da una delle telecamere di sorveglianza. «Asad al-Saba. È arrivato pochi minuti fa minacciando ritorsioni politiche se suo figlio non verrà immediatamente liberato.»
«Cosa? È stato informato delle ragioni del fermo?»
«La cosa non sembra interessargli. Il capitano ha già mosso l’ufficio legale, ma per il momento l’ordine è di rilasciare il ragazzo.»
«Merda! Cosa dicono i dati raccolti?»
Nicole scosse la testa. «Corrispondenza solo parziale tra azione e pensiero, non abbastanza per affermare con certezza che la testa di Zaki sia occupata da una coscienza clandestina.»
Greg allargò le braccia. «E allora i petabyte criptati? Dai ragazzi, vogliamo farci prendere per il culo?»
Harris si appoggiò a una scrivania. «Jules, tu che dici?»
La donna fissava il pavimento, seduta. Sembrava esausta. «Quando oggi pomeriggio mi hanno chiamata per il fermo di Zaki, ho pensato “è fatta”. Ora però… Non so, davvero.» Si alzò. «Se permetti, Martin, vorrei essere io a riaccompagnare Zaki.»
Harris piegò le labbra in un sorriso forzato. «È stato bello riaverti in squadra, anche se per poco.»
I due si abbracciarono e lo stesso fece Jules con Nicole. Harris osservò l’amica uscire dalla stanza per poi ricomparire dall’altro lato dello specchio. Attraverso le casse, sentirono Jules parlare in arabo. In uno slancio di felicità Zaki abbracciò la donna, per poi ricomporsi. I due uscirono.
Nella stanza calò il silenzio.
«Allora è davvero finita?» Nicole si guardò intorno. «Lo lasciamo andare e tanti saluti?»
Harris scosse la testa. «No. Lo terremo sotto monitoraggio. Controlleremo ogni suo movimento, ogni contatto, ogni conversazione. Se davvero c’è al-Tawil dentro Zaki, stai certa che lo beccheremo.»
Greg alzò una mano. «Credi si possa ottenere un mandato anche per il padre? Insomma, tutta questa storia del riscatto che non si trova non vi fa scattare nessuno campanello d’allarme?»
Mya alzò le spalle. «Il Birkistan è nostro alleato nella lotta all’FLM.»
«Ufficialmente
Harris si stropicciò la faccia. Anche lui cominciava a sentire il peso di quella notte. «Vuoi trovare le prove di un complotto internazionale, Greg? Bene, fallo. Hai credo ancora dieci secondi prima che Zaki venga riconsegnato alla famiglia.»
Greg scrocchiò le ossa del collo. «Me li farò bastare. Mya, caricami in memoria la registrazione dell’interrogatorio comprensiva dei dati raccolti. Sento che qualcosa ci sfugge.»
Nicole si avvicinò ad Harris e gli appoggiò una mano sulla spalla. «Mi spiace, Martin.»
Harris non rispose.
«Senti, mi occupo io del rapporto. Stavo anche pensando che forse potremmo…»
La donna si bloccò. I suoi occhi vibravano, impegnati a scambiare informazioni.
«Che succede?», domandò Harris.
«È l’accettazione. Chiedono perché non è stato ancora richiesto il codice di sblocco dell’anello di Zaki.» Nicole si portò una mano alla bocca. «Oddio, non penserai che Jules…»
Harris si girò verso i colleghi. «Fate bloccare i cancelli d’uscita!»

8 MARZO 00:23
“Con calma, Greg. Spiegati.”
“Parlo di quando Jules è andata a prelevare Zaki. In quel momento il software di controllo linguistico era disattivo, tanto ormai l’interrogatorio era concluso, giusto? Beh, sono stato un idiota. Jules non stava dicendo a Zaki che era libero di andare: stava attivando il codice di sblocco!”

Harris mise una mano a terra. La testa gli girava. Si sedette, appoggiando la schiena alla portiera.
“Mi hai sentito, Martin? È lei la cellula dormiente! Ti pre—”
Harris chiuse la chiamata.
Un duplice bip echeggiò nell’aria.
Non c’era più tempo. Harris lasciò da parte ogni cautela e si mise a correre tra le corsie. Intravide una figura di spalle aprire la portiera di un’auto e fare segno a un’altra, più piccola, di entrare.
«Dunque è vero. È questo che sei diventata? La pedina di un terrorista?»
La donna appoggiò una mano sulla portiera. «Ti sbagli, Martin. Ti sei sempre sbagliato. Su di me. Su quello che facciamo. Su tutto.»
«Se è davvero così, allora spiegami. Perché quello che vedono i miei occhi è soltanto un’ex collega passata dalla parte del nemico.»
Jules si voltò. «Mi spiace averti mentito. Mi spiace aver mentito a tutti voi.»
La donna chiuse gli occhi. Harris non ne era sicuro, ma gli sembrò che stesse piangendo.
«Ma la colpa è soltanto vostra.» Gli occhi di Jules si riaprirono, sul volto soltanto rabbia. «Per tre anni ho aspettato che qualcuno venisse a salvarmi da quell’inferno. Tre anni di torture, di sputi, di cibo servito nel fango, di notti passate a divertire gli uomini di al-Tawil. Poi un giorno ho capito: nessuno sarebbe venuto a salvarmi, per il semplice fatto che non dovevo essere salvata. Ero esattamente dove il mio paese voleva che fossi, vicino al cuore del nemico. E allora ho fatto esattamente quello per cui ero stata addestrata: ho mentito, mi sono sottomessa, ho finto di convertirmi alla causa, mi sono guadagnata la fiducia dei miei carcerieri. Mi ci sono voluti due anni, e solo allora sono stata contattata attraverso un canale criptato che nemmeno i tecnici dell’FLM erano riusciti a inibire. Mi fu data una missione: scoprire i piani di al-Tawil. E ci sono riuscita; cazzo se ci sono riuscita! Così sono potuta tornare a casa. Non perché mi fossi meritata la salvezza, ma solo perché ormai non servivo più. Ma ad essere prelevata fui io, ed io soltanto. Solo che durante quei sei anni non ero più soltanto io
Dalla stazione giunse un rumore di porte spalancate. Le luci delle torce installate sui fucili della squadra d’intervento oscillarono nella nebbia.
Jules si girò verso quello che fino a pochi minuti prima era Zaki. Gli fece segno di uscire. «Lui è Rajaa, mio figlio.»
Una dozzina di agenti circondarono Martin e Jules, le armi puntate. Il detective alzò il pugno, facendo segno di non agire.
«Negli ultimi tre anni ho fatto di tutto per riaverlo. Ho superato qualunque test psicologico per dimostrare la mia idoneità al servizio, facendo ancora una volta quello per cui ero stata addestrata. Una volta reintegrata ho richiesto d’entrare nell’intelligence. Mi ci è voluto del tempo, ma alla fine l’ho ritrovato. Avevo però bisogno di un modo per farlo arrivare qui, per salvarlo.» Jules fece un lungo respiro. «Ho deciso di sfruttare tutti i miei agganci, anche quelli che non avrei voluto. Ed ecco arrivare una chance: Zaki, studente modello figlio di un politico e con in programma un viaggio nel nostro paese per motivi di studio.» Jules si fermò. «Ecco, volevi la verità? Ora la conosci. Come ti senti adesso, detective
Martin avanzò di un passo. «Jules, mi dispiace. Non immaginavo…» Un altro passo. «Sai però che non potrò lasciarti andare.»
Jules annuì. «Lo so. Ed è per questo che dispiace anche a me.» Le sue palpebre sbatterono tre volte.
Una notifica informò Harris di un file da 25 petabyte in arrivo. Il download fu immediato. Senza alcuna autorizzazione, l’archivio dati si scompattò, per poi replicarsi. Copie e copie di una coscienza estranea sommersero la mente del detective, la riempirono.
Jules, la faccia schiacciata sul tavolo mentre mani invisibili le strappano i vestiti.
Jules, le gambe divaricate che partorisce nella solitudine di una cella.
Jules, avvolta da una tunica, i dorsi delle mani tenuti sollevati e ricoperti di sangue.
Jules, il coltello in mano, a sezionare la testa di un uomo, ad affondare le mani per estrarne il contenuto.
Jules, che trasmette informazioni, che ne tiene molte altre per sé.
Jules, suo figlio scortato dentro una camionetta.
Jules, che intravede una vecchia conoscenza e va a salutarla.
Jules, che osservava tutti quegli uomini davanti a sé, ciechi e immobili, che stringe suo figlio tra la nebbia.

E mentre la vista si faceva sempre più torbida, Harris vide per un’ultima volta sé stesso attraverso gli occhi di Jules. Cadde in ginocchio. Avrebbe voluto piangere, eppure non poté fare a meno di sorridere un’ultima volta all’amica, prima che il buio lo inghiottisse.
Ultima modifica di JohnDoe il domenica 20 dicembre 2020, 23:16, modificato 21 volte in totale.


lupus in fabula

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Re: "Non esiste verità negli occhi" - Alessandro Canella

Messaggio#2 » giovedì 17 dicembre 2020, 0:46

Tema: nulla è come sembra
In un futuro dove i computer vengono impiantati direttamente nel cervello delle persone e comandati attraverso un'interfaccia oculare, l'immigrazione clandestina viaggia su nuove vie: caricare la coscienza di una persona nel cervello digitale di ignari viaggiatori per poter oltrepassare liberamente i confini.

Bonus rispettati
Bonus 2: Almeno una scena che generi “sense of wonder”
Bonus 3: Uso di flashback e/o flashfoward”
Bonus 4: Uno specchio deve essere importante nella trama
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#3 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:22

A TUTTI I PARTECIPANTI:
Se volete che La Sfida diventi qualcosa di più di un esercizio di scrittura sta a voi impegnarvi. Anche nella fase dei commenti cercate di superare i vostri limiti. Fate critiche costruttive, cercate le lacune dei racconti che dovete leggere e non fatevi problemi nell’esprimere il vostro pensiero in maniera onesta.
La perfezione non passa da queste parti ma insieme potete aiutarvi a migliorare.
Ultima nota, affinché la comunità cresca, se non l’avete fatto vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook de La Sfida a…
https://www.facebook.com/groups/215238252346692

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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#4 » mercoledì 23 dicembre 2020, 11:47

Ciao Alessandro. Piacere di leggerti. Ecco il mio commento, spero possa esserti utile. Vedilo come un consiglio dettagliato, non come il giudizio di un esperto.

Prime impressioni : Tanta roba! Complimenti. Mi è piaciuta molto questa rivisitazione di Homeland in versione Altered Carbon .
Aderenza al tema: Il tema è rispettato. Avrei qualche dubbio sul bonus del flashforward, alla fine il tuo racconto ha solo un intreccio di due linee temporali e un inizio in medias res. Anche lo specchio non ha chissà quale importanza. Lascio ai giudici l'ultima parola.
Punti di miglioramento: Vado a cercare un po' il pelo nell'uovo. Stilisticamente non ho nulla da dirti, tutto scorrevole e immediato (a parte le ultime tre righe dell'interrogatorio, c'è Jules che traduce ma non si capisce che è lei a parlare fino a quando il ragazzo si rifiuta di continuare il test). Altra piccola pecca è qualche elemento di as you know Bob nei dialoghi (quando spieghi chi è il leader dei terroristi) però hai poco spazio e devi descrivere il tuo world building, quindi va bene così. Impressione personale su cui puoi tranquillamente dissentire: c'è un po' troppo ipercapitalismo nella scena del distributore automatico, il pdv compra un paio di bevande e addirittura riceve email di conferma di pagamento e spedisce messaggi a un commercialista... Se comprasse una macchina dovrebbe passare attraverso una bolla papale?
I colleghi del detective sono macchiette poco definite, ci sta perché c'è poco spazio. Visto che comunque hanno una funzione nella trama, io avrei magari scelto di metterne solo uno.
Un consiglio finale va agli elementi fantascientifici: in racconti così brevi usare termini tecnici o scenari tecnologici particolari potrebbe essere un'arma a doppio taglio: io ho capito tutti gli elementi tecnici del tuo racconto, proprio perché sono appassionato di fantascienza e me ne intendo di informatica... Però rischi che non tutti lo facciano...
Punti forti: temi cyberpunk che apprezzo molto, il tuo racconto potrebbe fare parte dell'universo di Altered Carbon . C'è qualche riferimento di attualità (il nome Zaki è casuale?) Il finale buono (anche se avevo capito che Jules nascondesse qualcosa) e in genere la scrittura fruibile.
Conclusioni: Un buon pezzo che ho letto molto volentieri, però ho un bias perché sono famigliare col genere (ti inviterei a riflettere su quello che può anche piacere a un pubblico più vasto). Scritto bene, fruibile, poco da dire, come hai visto. Mi spiace per i bonus, rischi di andare sotto in classifica, mentre per me il tuo pezzo meriterebbe di andare avanti. Buona fortuna!

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JohnDoe
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#5 » mercoledì 23 dicembre 2020, 14:02

Ciao Mentis.
Innanzitutto grazie mille per le ampie note. Rispondo qui di seguito ai vari punti.

MentisKarakorum ha scritto:Avrei qualche dubbio sul bonus del flashforward, alla fine il tuo racconto ha solo un intreccio di due linee temporali e un inizio in medias res. Anche lo specchio non ha chissà quale importanza. Lascio ai giudici l'ultima parola.

Sul discorso FF ti do ragione. La prima versione del racconto aveva una sola linea temporale, che poi ho mischiato per non rischiare di partire con troppi punti di svantaggio. Il racconto ne ha giovato? Sono il primo a dire di no, preferendo di gran lunga la versione lineare, ma ho comunque deciso di provare il rimescolamento a mo' di esercizio di stile. Ma ripeto: non ne sono pienamente soddisfatto.
Diverso il discorso dello specchio. Quando ho pensato a come sfruttare tale elemento, mi son detto: perché non pensare a uno specchio che non è uno specchio? Lo specchio unidirezionale funge infatti sia da metafora delle menzogne di Jules nascoste dietro ad altre verità, sia come elemento narrativo quando lei va ad attivare la coscienza del figlio prima d'iniziare la sua fuga. Se Greg non avesse visto la scena, non avrebbe sentito inconsciamente che qualcosa non quadrava. Può essere comunque che non sia riuscito a rendere al meglio tale concetto.

MentisKarakorum ha scritto:a parte le ultime tre righe dell'interrogatorio, c'è Jules che traduce ma non si capisce che è lei a parlare fino a quando il ragazzo si rifiuta di continuare il test

Ti riferisci alla traduzione di "genitore"? Rileggendolo in effetti mi sa che hai ragione. Quella scena è stata più volte modificata e alla fine, per non inserire il classico "disse Mario Rossi" (formula che tendo a evitare quando possibile, preferendo introdurre i dialoghi dalle azioni dei personaggi) ho dato per scontato che fosse ovvio che a tradurre la parole fosse Jules. Domanda: se le parole in arabo e le relative traduzioni fossero rese in corsivo, da lettore come troveresti tale soluzione?

MentisKarakorum ha scritto:Impressione personale su cui puoi tranquillamente dissentire: c'è un po' troppo ipercapitalismo nella scena del distributore automatico, il pdv compra un paio di bevande e addirittura riceve email di conferma di pagamento e spedisce messaggi a un commercialista... Se comprasse una macchina dovrebbe passare attraverso una bolla papale?

Qua in verità l'effetto è voluto. La scena (dove non a caso ho usato frasi brevissime per cercare di rendere l'idea della rapidità con cui Harris compie le sue azioni) serve a introdurre il MindMate e il suo funzionamento, oltre che il legame informatico che lega ogni cervello elettronico. E' esagerata? Assolutamente sì, ma nemmeno troppo se ci pensi. Quando io ad esempio vado al supermercato e uso la carta, subito ricevo un'e-mail dalla banca proprio come per Harris. Nel suo caso però tutto è gestito da un unico strumento e a una velocità che per noi, uomini del 2020, sembra assurda. Immaginati però un uomo degli anni 60 che arrivasse nel nostro tempo e vedesse come funzionano ora i pagamenti digitali. Non proverebbe un senso di straniamento simile?
PS: dimenticavo: sul mio cellulare uso, assieme alla mia compagna, un'applicazione chiamata You Need a Budget, collegata ai nostri conti bancari che in tempo reale gestisce ogni spesa effettuata, archiviandola nel proprio database secondo categorie di spesa da me create (è un vero è proprio software gestionale, per intenderci). Forse anche per questo la scena descritta non mi sembra così straniante ;)

MentisKarakorum ha scritto:I colleghi del detective sono macchiette poco definite, ci sta perché c'è poco spazio. Visto che comunque hanno una funzione nella trama, io avrei magari scelto di metterne solo uno.

Su questo ti dò ragione. Mya in particolare è nata solo per semplificarmi la vita in alcuni dialoghi, ma a conti fatti avrei potuto gestire il suo ruolo un po' con Nicole un po' con Greg.

MentisKarakorum ha scritto:Un consiglio finale va agli elementi fantascientifici: in racconti così brevi usare termini tecnici o scenari tecnologici particolari potrebbe essere un'arma a doppio taglio: io ho capito tutti gli elementi tecnici del tuo racconto, proprio perché sono appassionato di fantascienza e me ne intendo di informatica... Però rischi che non tutti lo facciano...

L'idea era di cercare di limitare il più possibile l'effetto as you know Bob a cui tu stesso fai riferimento in un altro punto. Rischio in questo modo di allontanare alcuni lettori? Molto probabile, ma sono dell'idea che non tutte le storie siano adatte a tutti i lettori. Il mio voleva essere un thriller fantascientifico e cercare di renderlo più "mainstream" nella terminologia temo avrebbe fatto più danni che vantaggi.

Note brevi sparse.
Il nome di Zaki è stato scelto sia per creare un gioco di parole con la cronaca recente (visto anche che la mia storia parla principalmente di un interrogatorio) sia perché breve. Sì, lo confesso: i nomi dei miei personaggi sono tutti così brevi per cercare di risparmiare caratteri XD
Sul fatto che si intuisca che Jules nasconde qualcosa temo sia una conseguenza del rimescolamento delle linee temporali. Nella versione lineare il primo indizio che Jules nasconda qualcosa lo si ha infatti solo dopo la chiamata ricevuta da Nicole.

Detto questo, di nuovo grazie per i preziosi consigli. Ammesso e non concesso che passi il turno, approfitterò dei caratteri extra per rivedere i punti che mi hai indicato.
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MentisKarakorum
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#6 » mercoledì 23 dicembre 2020, 14:53

JohnDoe ha scritto:Ti riferisci alla traduzione di "genitore"? Rileggendolo in effetti mi sa che hai ragione. Quella scena è stata più volte modificata e alla fine, per non inserire il classico "disse Mario Rossi" (formula che tendo a evitare quando possibile, preferendo introdurre i dialoghi dalle azioni dei personaggi) ho dato per scontato che fosse ovvio che a tradurre la parole fosse Jules. Domanda: se le parole in arabo e le relative traduzioni fossero rese in corsivo, da lettore come troveresti tale soluzione?

Ahia..forse per le parole di arabo ci sta, ma sinceramente per la traduzione mi parrebbe un po' artificioso. Perché non inserire invece qualche frase nelle battute di dialogo come "si traduce in ...", oppure "significa più o meno.."? In questo modo sarebbe lampante che sta parlando il traduttore.

Qua in verità l'effetto è voluto. La scena (dove non a caso ho usato frasi brevissime per cercare di rendere l'idea della rapidità con cui Harris compie le sue azioni) serve a introdurre il MindMate e il suo funzionamento, oltre che il legame informatico che lega ogni cervello elettronico. E' esagerata? Assolutamente sì, ma nemmeno troppo se ci pensi. Quando io ad esempio vado al supermercato e uso la carta, subito ricevo un'e-mail dalla banca proprio come per Harris. Nel suo caso però tutto è gestito da un unico strumento e a una velocità che per noi, uomini del 2020, sembra assurda. Immaginati però un uomo degli anni 60 che arrivasse nel nostro tempo e vedesse come funzionano ora i pagamenti digitali. Non proverebbe un senso di straniamento simile?
PS: dimenticavo: sul mio cellulare uso, assieme alla mia compagna, un'applicazione chiamata You Need a Budget, collegata ai nostri conti bancari che in tempo reale gestisce ogni spesa effettuata, archiviandola nel proprio database secondo categorie di spesa da me create (è un vero è proprio software gestionale, per intenderci). Forse anche per questo la scena descritta non mi sembra così straniante ;)

Che fosse voluto è chiaro. Magari in un racconto più lungo potresti di sicuro diluire queste informazioni. Come dicevo è solo una mia impressione, anche così com'è non va a peggiorare il racconto.

Detto questo, di nuovo grazie per i preziosi consigli. Ammesso e non concesso che passi il turno, approfitterò dei caratteri extra per rivedere i punti che mi hai indicato.

Sono sempre contento se i miei consigli sono utili ;) buona fortuna per il contest!

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Pretorian
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#7 » domenica 27 dicembre 2020, 15:19

Ciao, Jon e piacere di leggerti.

Il racconto mi sembra di buona fattura, un thriller fantascientifico con richiami a grandi classici come Blade Runner (la scena dell'interrogatorio) o Atto di Forza. A livello di stile penso di avere poco da sottolinearti: la narrativa è già abbastanza raffinata, anche se penso tu debba fare ancora un po' di pulizia dalle ricadute nel raccontato (in alcuni casi tendi a specificare che un personaggio aspetta, oppure non risponde a una domanda, quando è evidente dal testo o potrebbe esserlo).
A livello di trama, il racconto si difende bene, è comprensibile e intrattiene, ma ho l'impressione che quello che avevi in mente fosse troppo ampio per lo spazio di caratteri a disposizione. Questo si evidenzia nei blocchi di infodump e spiegoni a cui ti costringi a inizio racconto (la presentazione di Jules e la spiegazione della vicenda di Zaki) e alla fine (Jules che spiega il suo tradimento): sono blocchi che ti servono a sintetizzare tutto il background che volevi offrire al lettore, ma finiscono per far avere un peso eccessivo alle spiegazioni della vicenda, piuttosto che alla vicenda in sé. Se ci pensi, l'unica parte del racconto in cui qualcuno non spiega qualcosa a qualcun'altro è la scena dell'interrogatorio che, infatti, è anche la migliore. Oltre a questo, il fatto di aver fatto specificare a Greg che Jules li avesse fregati prima della dell'interrogatorio rovina parecchio il colpo di scena e ti spinge a osservare con sospetto ogni mossa della donna, cosa che, in quel momento, sarebbe stato meglio non fare. Meglio spostare la frase dopo l'interrogatorio e sostituire l'intermezzo con una sequenza più "attiva".
Per il resto, prova più che superata.

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Laura Cazzari
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#8 » lunedì 28 dicembre 2020, 11:24

Ciao Alessandro, inizio col dirti che mi piace molto il taglio che hai voluto dare al tuo racconto, sia la scelta futuristica sia l’alternarsi tra presente e passato che crea la giusta suspence. Si capisce che il tuo racconto è stato studiato bene e non è stato scritto di getto. L’unico inconveniente è che ogni tanto dovevo scorrere in su il testo per capire dove si incastrava cronologicamente il nuovo paragrafo. Passiamo a parlare del tema: nulla è come sembra. Ho letto la tua descrizione nel commento e per quanto sia geniale l’idea non trovo attinenza al tema, forse avresti dovuto marcare un po’ più la mano a mio avviso. Per quanto riguarda i bonus sicuramente il sense of wonder è ben presente e ben inserito nella tua storia, come anche i flashback gestiti come balzo temporale della narrazione. Per lo specchio invece sono più dubbiosa. Immagino che tu ti riferisca allo specchio dell’interrogatorio, tuttavia non mi pare importante per la storia, in quanto poteva anche non essere inserito. Per il resto hai una buona penna e buone idee ben strutturate, bravo.
Laura Cazzari

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JohnDoe
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#9 » lunedì 28 dicembre 2020, 23:39

Ciao Pretorian.
Innanzitutto grazie del commento (e del piazzamento XD).

Pretorian ha scritto:la narrativa è già abbastanza raffinata, anche se penso tu debba fare ancora un po' di pulizia dalle ricadute nel raccontato (in alcuni casi tendi a specificare che un personaggio aspetta, oppure non risponde a una domanda, quando è evidente dal testo o potrebbe esserlo).


Verissimo. Devo ancora fare parecchia pulizia all'interno del brano (figurati lo stato pietoso delle mie prime stesure!).

A livello di trama, il racconto si difende bene, è comprensibile e intrattiene, ma ho l'impressione che quello che avevi in mente fosse troppo ampio per lo spazio di caratteri a disposizione.

Oltre a questo, il fatto di aver fatto specificare a Greg che Jules li avesse fregati prima della dell'interrogatorio rovina parecchio il colpo di scena e ti spinge a osservare con sospetto ogni mossa della donna, cosa che, in quel momento, sarebbe stato meglio non fare. Meglio spostare la frase dopo l'interrogatorio e sostituire l'intermezzo con una sequenza più "attiva".


Vero anche qua. Sempre riguardo la prima stesura, questa superava di poco le 30k battute. Ho dovuto quindi tagliare intere scene (l'interrogatorio originale era costituito da 3 fasi) e condensare alcuni dialoghi, con conseguente effetto spiegone. Faccio un paio di esempi. Innanzitutto, l'idea originale per il racconto non prevedeva l'esistenza di Jules, mentre Zaki in verità doveva essere affetto da personalità multipla. Il problema è che buttando giù la scaletta della trama, questa avrebbe necessitato di troppe pagine (e comunque la storia della personalità multipla mi sembrava troppo forzata). Altra idea poi scartata: spiegare il piano di Jules soltanto attraverso la sequenza onirica finale. Avrebbe evitato l'effetto spiegone, ma sarebbe stata abbastanza comprensibile? Forse, ma avrei avuto bisogno di molto più tempo a disposizione per scriverla in maniera decente. Lo spiegone di Jules, col tempo a disposizione, mi è sembrato il giusto compromesso. Attenzione: non la scelta migliore, soltanto un compromesso.
Riguardo la questione della frase di Greg, qui devo fare una confessione: fino a 24 ore prima della scadenza il racconto era in rigoroso ordine cronologico. Solo che, avendo già rinunciato al bonus young adult, ho preferito non giocarmi anche quello legato a flashback/flashforward. D'altro canto, usare soltanto il flashforward iniziale mi sembrava una presa in giro nei confronti del regolamento, da cui la scelta della struttura a incastri. Questo però ha comportato un problema sul piano dei sospetti che volevo indurre nel lettore. Per intenderci:

SOSPETTI INDOTTI NELLA VERSIONE LINEARE
1. Jules vuole uccidere Zaki per vendicarsi del terrorista
2. Jules è la cellula dormiente
3. Rivelazione finale sul figlio

SOSPETTI INDOTTI NELLA VERSIONE NON LINEARE
1. Jules è una criminale
2. Jules vuole uccidere Zaki per vendicarsi del terrorista (ma ora questo sospetto dura pochissime righe)
3. Jules è la cellula dormiente
4. Rivelazione finale sul figlio

La versione lineare funzionava senz'altro meglio per come avevo concepito la storia. Quindi sì, mi pento (da un mero punto di vista stilistico) della scelta fatta.

Detto questo, grazie ancora del commento. A presto.
lupus in fabula

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JohnDoe
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#10 » lunedì 28 dicembre 2020, 23:46

Ciao Laura.
Grazie anche a te per commento e piazzamento.
Ho solo una curiosità in merito a quanto hai scritto:

Laura Cazzari ha scritto:Passiamo a parlare del tema: nulla è come sembra. Ho letto la tua descrizione nel commento e per quanto sia geniale l’idea non trovo attinenza al tema, forse avresti dovuto marcare un po’ più la mano a mio avviso.


In che senso non trovi attinenza col tema e avrei dovuto marcare di più la mano? Lo chiedo per capire come migliorare il testo.
Grazie ancora e a presto.
lupus in fabula

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Laura Cazzari
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#11 » martedì 29 dicembre 2020, 15:59

JohnDoe ha scritto:Ciao Laura.
Grazie anche a te per commento e piazzamento.
Ho solo una curiosità in merito a quanto hai scritto:

Laura Cazzari ha scritto:Passiamo a parlare del tema: nulla è come sembra. Ho letto la tua descrizione nel commento e per quanto sia geniale l’idea non trovo attinenza al tema, forse avresti dovuto marcare un po’ più la mano a mio avviso.


In che senso non trovi attinenza col tema e avrei dovuto marcare di più la mano? Lo chiedo per capire come migliorare il testo.
Grazie ancora e a presto.


Si esatto, avrei osato un po' di più :)
Laura Cazzari

sprynt
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#12 » martedì 29 dicembre 2020, 18:36

Buona l’idea di partire da un racconto giallo, dove per antonomasia, nulla è mai come sembra e che ben si innesta alla ricerca della verità nascosta. Il metacervello, in chiave futuristica, viene ben rappresentato e fornisce spunti di scrittura ed evoluzioni. Il racconto appare lineare e ben strutturato, seguendo una logica precisa e funzionale alla lettura. Confermo la presenza del secondo bonus, in quanto inaspettato il ruolo di Jules, mentre per il terzo e il quarto faccio più fatica a coglierli nella loro centralità. Tra i racconti di questo gruppo è il mio preferito.
Arianna Cazzari

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Alessio
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#13 » domenica 3 gennaio 2021, 16:32

Ciao Alessandro,

devo dire che il tuo racconto mi è piaciuto molto. Può essere definito cyberpunk? I miei trascorsi da lettore sono molto lacunosi su questo frangente. L’ambientazione è intrigante e, come tutto ciò che riguarda la manipolazione della mente umana, fa riflettere. La detective story mi sembra reggere bene, e i personaggi mi sono sembrati credibili.
Lo stile è molto buono, mi ha tenuto incollato riga per riga alla lettura (“Zaki” è un nome scelto a caso e non c’entra niente con l’attualità, immagino*). Che avessi una certa competenza si capiva da alcuni tuoi commenti, ora ho modo di leggere qualcosa di tuo (scritto con calma, non in 4 ore in 4k caratteri :-) ). Ci sono delle imperfezioni: qualche punto in cui usciamo dal pov (“si sforzò di ricordare”), in almeno un punto il flusso è invertito (“una femminile voce lo raggiunse alle spalle. «A quanto pare […].»” – qui secondo me lui prima sente la voce, poi si rende conto che una voce lo ha raggiunto alle spalle) e ogni tanto un po’ di raccontato a posteriori, ma sono sottigliezze che non mi hanno disturbato la lettura.
La parte in cui Harris infila l’infuso tra le dita di Nicole mi lascia un po’ dubbioso, la trovo inutile anche perché poi Nicole si alza e corre ad abbracciare Jules e dell’infuso che aveva in mano non si sa più nulla.
“Solo che durante quei sei anni non ero più soltanto io.” Questa frase mi suona strana, non sono sicuro che “ero” sia la forma verbale più adatta.
Il finale non mi convince totalmente: Jules invia una copia della sua coscienza al MindMate di Harris e questo accetta il file e lo apre così come se mio nonno aprisse una mail e cliccasse su tidiamosoldi.com. Neanche il più scarso dei Windows apre autonomamente dei file in arrivo.
Poi non ho capito cosa succede a Harris: semplicemente sviene sopraffatto dalle copie della coscienza di Jules, muore per lo stesso motivo, rimane vivo ma demente, la coscienza di Jules si è installata in Harris. In ogni caso ha poca importanza per la trama, ma il problema è un altro: e la squadra di agenti armati? Una volta che Harris è morto/svenuto, gli agenti non riducono Jules a un colabrodo, lei e suo figlio? Quindi l’atto finale di Jules mi è sembrato poco sensato.

In definitiva una storia che fa riflettere con una narrazione ben condotta e uno stile all’altezza. Peccato per qualche incertezza nel finale.

Alla prossima.

* Poi ho letto il commento di Matteo e la tua risposta. Faccio anch'io così! :-D

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JohnDoe
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#14 » lunedì 4 gennaio 2021, 0:11

Ciao Sprynt, ciao Alessio.
Innanzitutto grazie a entrambi dei commenti.

Può essere definito cyberpunk?

Mentre buttavo giù le idee per questo racconto, non l'ho immaginato come appartenente al genere cyberpunk, in quanto non volevo trattare l'elemento portante del suddetto genere: la ribellione a un ordine sociale dominato dalla tecnologia. Visto che in molti hanno azzardato riferimenti ad opere cinematografiche nel commentare il mio racconto, scopro le carte in tavola e rivelo a cosa ho pensato quando ho scritto la scaletta: e se "Criminal" (ovviamente versione UK) incontrasse "Black Mirror"?

Ci sono delle imperfezioni: qualche punto in cui usciamo dal pov (“si sforzò di ricordare”), in almeno un punto il flusso è invertito (“una femminile voce lo raggiunse alle spalle. «A quanto pare […].»” – qui secondo me lui prima sente la voce, poi si rende conto che una voce lo ha raggiunto alle spalle) e ogni tanto un po’ di raccontato a posteriori

Tutto vero. Sono senz'altro punti che andranno corretti in fase di seconda stesura.

La parte in cui Harris infila l’infuso tra le dita di Nicole mi lascia un po’ dubbioso, la trovo inutile anche perché poi Nicole si alza e corre ad abbracciare Jules e dell’infuso che aveva in mano non si sa più nulla.

Ma porc... Ho letto e riletto il brano durante la settimana dedicata alla sua scrittura cercando di risolvere qualunque possibile buco narrativo, e invece mi sono dimenticato della tazza! Ora che hai scoperto questo blooper sarò costretto a uccider... ah, giusto è un forum pubblico questo. Ok, per stavolta lo aggiungo alla lista delle cose da correggere.

“Solo che durante quei sei anni non ero più soltanto io.” Questa frase mi suona strana, non sono sicuro che “ero” sia la forma verbale più adatta.

La frase voleva essere un riferimento al fatto che Jules non era più sola, ma in effetti il passaggio non è per nulla limpido. Anche la mia compagna mi ha sottolineato questa frase quale punto critico, quindi urge correzione perché quel "io" in corsivo da solo non basta.

Il finale non mi convince totalmente: Jules invia una copia della sua coscienza al MindMate di Harris e questo accetta il file e lo apre così come se mio nonno aprisse una mail e cliccasse su tidiamosoldi.com. Neanche il più scarso dei Windows apre autonomamente dei file in arrivo.
Poi non ho capito cosa succede a Harris: semplicemente sviene sopraffatto dalle copie della coscienza di Jules, muore per lo stesso motivo, rimane vivo ma demente, la coscienza di Jules si è installata in Harris. In ogni caso ha poca importanza per la trama, ma il problema è un altro: e la squadra di agenti armati? Una volta che Harris è morto/svenuto, gli agenti non riducono Jules a un colabrodo, lei e suo figlio? Quindi l’atto finale di Jules mi è sembrato poco sensato.

Ok, può essere che anche qui debba rivedere qualcosa per rendere il passaggio più immediato. Harris non decide di aprire il file. Il file si apre in maniera automatica una volta che il download (anche questo avvenuto automaticamente) è concluso ("Senza alcuna autorizzazione, l’archivio dati si scompattò").
Riguardo il destino del protagonista, ho volutamente lasciato il dubbio nel lettore. Va detto che il destino di Harris è il medesimo di tutti gli altri agenti presenti. Infatti nel finale scrivo "Jules, che osservava tutti quegli uomini davanti a sé, ciechi e immobili". Le parole "ciechi" e "immobili" sono per indicare che anche i loro MindMate sono stati colpiti dal virus inviato da Jules. Detto questo, prometto di rivedere tutta la scena finale al fine di renderla più chiara e allo stesso tempo sforzarmi di limare l'effetto spiegone quando Jules rivela le ragioni del suo piano (per la cronaca, odio i "kattivi" che rivelano i propri piani nella scena finale, ma in questo caso non ho trovato soluzioni migliori, il che ovviamente non significa che non ne esistano).

Grazie ancora dei consigli. A presto.
Ultima modifica di JohnDoe il lunedì 4 gennaio 2021, 17:44, modificato 3 volte in totale.
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#15 » lunedì 4 gennaio 2021, 10:37

JohnDoe ha scritto:Ok, può essere che anche qui debba rivedere qualcosa per rendere il passaggio più immediato. Harris non decide di aprire il file. Il file si apre in maniera automatica una volta che il download (anche questo avvenuto automaticamente) è concluso ("Senza alcuna autorizzazione, l’archivio dati si scompattò").

E' proprio questo il punto. L'esempio che ti ho fatto era sbagliato, sorry. Non sono esperto di attacchi cibernetici, ma, per esempio, su un normale pc, un virus ha comunque bisogno di essere eseguito in qualche modo. Quello che mi suona forzato è che il file da 25 PB venga aperto automaticamente dal sistema MindMate, soprattutto sapendo che file così grossi contengono una intera coscienza umana. Poi, mi sembra incogruente col fatto che invece per installare la coscienza parassita in Zaki lo abbiano invece dovuto rapire e trattenere per ore (però questo è un problema minore, si può tranquillamente giustificare al di fuori della narrazione col fatto che Zaki doveva uscire dal processo ancora vivo e cosciente di sé, e questo processo richiede più tempo e attenzione).
JohnDoe ha scritto:Riguardo il destino del protagonista, ho volutamente lasciato il dubbio nel lettore. Va detto che il destino di Harris è il medesimo di tutti gli altri agenti presenti. Infatti nel finale scrivo "Jules, che osservava tutti quegli uomini davanti a sé, ciechi e immobili". Le parole "ciechi" e "immobili" sono per indicare che anche i loro MindMate sono sono colpiti dal virus inviato da Jules.

Ti dico come ho letto io quel passaggio: ho visto l'elenco di ricordi di Jules che invade la mente di Harris, ho letto i primi punti, ho capito che Jules aveva trasferito la propria coscienza su Harris e poi gli altri punti li ho scorsi velocemente (sono otto). Quello che è successo nell'ultimo punto mi è passato inosservato. Forse sono stato superficiale io nella lettura, però ho il sospetto che questo elenco di ricordi sia poco efficace. Mi sembra più adatto ad una sequenza cinematografica, in cui in pochi secondi viene mostrata una serie di immagini della vita di Jules e ci si sofferma un po' di più sull'ultima immagine.
Avrei in mente una bellissima soluzione a questo problema, ma non ci sta nel margine della pagina (e poi non voglio che il tuo racconto diventi troppo bello, gne gne gne :-P).

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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#16 » lunedì 4 gennaio 2021, 17:46

Alessio ha scritto:Avrei in mente una bellissima soluzione a questo problema, ma non ci sta nel margine della pagina (e poi non voglio che il tuo racconto diventi troppo bello, gne gne gne :-P).


Severo ma giusto. u_u
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#17 » mercoledì 6 gennaio 2021, 3:09

Ciao Alessandro, piacere di leggerti.

Ho trovato molto bello quasi l’intero racconto e ancor più il modo in cui hai reso la tua ambientazione, la quale anche a me ha positivamente ricordato Altered Carbon (forse perchè fra i citati nei vari commenti è l'unico che abbia visto).

Purtroppo un unico, letale difetto lo riscontro nell'epilogo della fuga, in maniera simile a quanto indicato da Alessio. Il racconto fino a quel momento mi aveva totalmente catturato, avevo colto che Jules potesse essere una doppiogiochista ma la rivelazione sull’identità della seconda coscienza mi ha totalmente e piacevolmente spiazzato. Eri vicino allo scacco matto, ma l'hai mancato per un soffio.
Provo a considerare i fatti descritti: una coscienza è stata nascosta dentro il cervello del figlio di un VIP per farla espatriare, quindi viene fatta riaffiorare perché prenda il controllo del corpo. Il motivo è che questo sfortunato ragazzo ha diritto ad espatriare mentre il figlio di Jules no. Poco dopo, però, veniamo a sapere che Jules è in grado di trasferire l'intera coscienza in un corpo suo malgrado, istantaneamente.
Due domande collegate mi sorgono spontanee.
Chi ha rapito il ragazzo per impiantare la memoria del figlio di Jules?
Prima abbiamo immaginato una complessa organizzazione criminale che abbia corrotto anche Jules per fare da trigger. Ora invece la situazione sembra indicare che sia stata proprio lei stessa a fare tutto da sola.
Ma allora perché complicarsi la vita?
Immagina la seguente procedura: Jules torna nel paese dove era prigioniera con la scusa di qualche indagine oppure semplicemente durante un periodo di ferie, copia la coscienza del figlio nella propria memoria, torna in patria senza problemi, trova un homeless qualsiasi dell'età fisica giusta, gli trasferisce la coscienza del figlio. Questa procedura ha il vantaggio di coinvolgere solo un paria, un individuo già dimenticato dalla società per la scomparsa del quale non ci sarebbero indagini.
L’utilizzo di un vettore come il figlio di un ambasciatore si giustificava con la difficoltà (impossibilità) di un tipo di trasporto differente per un individuo ricercato senza relazione affettiva con Jules, la quale sembrava solo una pedina. Rivelata la reale identità del clandestino, e quindi attribuito il ruolo di cospiratrice, mandante e esecutrice a Jules stessa, il castello costruito mi sembra cadere come fosse fatto di carte.
Jules mi appare come un Deus ex Machina, dalle capacità illimitate rispetto a uomini neanche tanto comuni, che incredibilmente si è abbassata a utilizzare un mezzuccio per far espatriare la coscienza del figlio.

PS: ho trovato faticoso il ricorso ai flashback/flashforward di pochi minuti. Senza un 'marker' nel testo (i caratteri in corsivo oppure un elemento della storia come un netto cambio di scena o di protagonisti presenti) che indicasse in che momento della storia ci si stava spostando sono stato costretto ad interrompere la lettura per verificare più e più volte l'orario del frammento che stavo leggendo rispetto a quello degli altri che lo precedevano nel testo.
Si fosse trattato di brevi paragrafi sarebbe stato più semplice farlo, senza scorrere la pagina, ma così non è stato.
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#18 » venerdì 8 gennaio 2021, 19:27

Ciao Alessandro, piacere di leggerti!
Il racconto mi piace davvero tanto. Una bomba, direi. Ottimo lo stile, la lettura scorre molto bene e non mi hanno disturbato l'alternanza di flashback e flashforward anzi, ha contribuito a tenere alta la concentrazione e la tensione. Il rischio di fare un gran casino e confondere il lettore era altissimo ma sei stato abile e tutto è filato liscio.
Mi piace come scrivi e la storia, sebbene la fantascienza non rientri nei miei generi preferiti, mi è piaciuta davvero.
I dialoghi sono ben gestiti. Un prova più che buona, complimenti.
A presto!
Davide Mannucci

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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#19 » sabato 9 gennaio 2021, 23:40

Ciao Pietro, ciao Davide.
Chiedo innanzitutto scusa per il ritardo con cui rispondo ai vostri commenti.
Inizio subito con il ringraziare entrambi. Inutile dire che mi fa piacere che il mio racconto vi sia piaciuto. Riguardo le notte ricevute...

@ Pietro

Provo a considerare i fatti descritti: una coscienza è stata nascosta dentro il cervello del figlio di un VIP per farla espatriare, quindi viene fatta riaffiorare perché prenda il controllo del corpo. Il motivo è che questo sfortunato ragazzo ha diritto ad espatriare mentre il figlio di Jules no. Poco dopo, però, veniamo a sapere che Jules è in grado di trasferire l'intera coscienza in un corpo suo malgrado, istantaneamente.

Qui purtroppo ho commesso un'ingenuità a livello d'informazioni al lettore, causa anche una spiegazione poco limpida degli avvenimenti finali e di un errore terminologico che andrò di sicuro a correggere in fase di revisione. Innanzitutto, l'upload non è istantaneo, ma inizia in un momento imprecisato del pippone di Jules (essendo il POV fisso su Harris, non è dato sapere il momento esatto).

Chi ha rapito il ragazzo per impiantare la memoria del figlio di Jules?

Nel testo Jules accenna a suoi contatti poco "leciti" nel Birkistan. Consideriamo che per anni ha lavorato come agente in incognito, quindi è lecito pensare che i Servizi Segreti (così come avviene nella realtà) dovessero ogni tanto scendere a patti con organizzazioni criminali locali per raggiungere i propri obbiettivi. Vero è che questo è il passaggio del racconto dove, mio malgrado, mi trovo costretto a chiedere al lettore di colmare maggiormente il vuoto informativo.

Immagina la seguente procedura: Jules torna nel paese dove era prigioniera con la scusa di qualche indagine oppure semplicemente durante un periodo di ferie, copia la coscienza del figlio nella propria memoria, torna in patria senza problemi, trova un homeless qualsiasi dell'età fisica giusta, gli trasferisce la coscienza del figlio. Questa procedura ha il vantaggio di coinvolgere solo un paria, un individuo già dimenticato dalla società per la scomparsa del quale non ci sarebbero indagini.

Qui purtroppo devo contraddirti. A inizio racconto Jules dice (e in questo caso è sincera) che non lavora più come agente operativo, essendo stata trasferita all'Intelligence. Un viaggio nel Birkistan sarebbe stato quindi impensabile, anche sotto forma di vacanza (oltretutto il paese è sconvolto dalla guerra, ma questo è un dettaglio che faccio solo intuire con l'accenno alla lotta contro il terrorismo, altro punto debole che cercherò di sistemare). Immagina: un tuo agente segreto che ha passato 6 anni all'interno di un gruppo terroristico chiede di tornare lì o, peggio ancora, di andarci durante le sue ferie. Se tu lavorassi nei Servizi Segreti, non troveresti tutto ciò estremamente sospetto? Ergo, Jules doveva fare in modo di agire dalla distanza, così da non destare nessun sospetto.

Riguardo la nota sui salti temporali, credo di aver trovato una soluzione, ma per ora non anticipo nulla, preferendo prima testarla su carta (anzi, monitor).
Detto questo, di nuovo grazie per i preziosi appunti. Mi hanno permesso di ripensare alla struttura che lega gli avvenimenti tenuti più nascosti.

@ Davide
Mentirei se dicessi che un commento come il tuo lascia indifferenti. Leggerlo mi ha fatto anzi davvero piacere. Detto questo, essendo io un rompiballe patentato, in futuro non farti problemi a sottolineare difetti che potrebbero sembrare minimi (da rompiballe patentato, appunto). Non ritengo i miei testi perfetti (tutt'altro!) quindi ogni possibilità di migliorare la mia tecnica è per me preziosissima, essendo tornato su questi lidi esattamente per questo motivo. A presto!
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#20 » domenica 10 gennaio 2021, 7:12

Che eri un rompiballe patentato lo avevo intuito :D
Scherzo...chi non lo è? È il punto di vista che determina il grado di rompimento: i miei figli dicono che rompo le palle 10, mia moglie che le rompo 100; io di lei dico 1000. Quindi tranquillo...ne hai di strada da fare :)
Detto questo non ho trovato pulci da eliminare. Mi è piaciuto e non hai avuto il primo posto solo perché se il tuo mi ha fatto godere (narratologicamente parlando si intende) 100, quello di Stefano lo ha fatto 101. Ma la scelta è stata dura...due racconti davvero belli.
Quindi...se la prossima volta trovo materiale su cui accanirmi col mio istinto da rompipalle..non temere..lo farò:) Stavolta no perché hai pure gestito alla grande il rischio di fare un gran casino con una trama non semplicissima e quei flashback e flashforward intrecciati. Quindi se io dico che non c'erano imperfezioni e che sei stato bravissimo..non rompere le palle! :))
Davide Mannucci

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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#21 » domenica 10 gennaio 2021, 9:45

Allora a questo giro incasso e sto zitto. :D Grazie ancora!
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Re: Non esiste verità negli occhi - Alessandro Canella

Messaggio#22 » martedì 12 gennaio 2021, 13:19

Avendo passato buona parte delle ultime serate a lavorare sulla revisione del racconto, ne ho approfittato per andarmi a rivedere tutti i suggerimenti ricevuti. Ho così stilato una lista contenente le principali modifiche effettuate. Posso dire che l’apporto ricevuto da più parti si è rivelato fondamentale per migliorare la qualità del racconto. Sì, è vero, non tutti i suggerimenti sono stati accolti, ma ciò era inevitabile. Ringrazio comunque tutti per l’aiuto. Un pezzo di questo racconto ora appartiene anche a voi (ma non chiedetemi percentuali in diritti, che sono povero!).
Ecco la lista:

• Mantenimento delle indicazioni temporali solo quando dal “futuro” si passa al “passato” e viceversa, così da rendere più semplice (o almeno così spero) il flusso d’informazioni per il lettore. Ho anche rivisto leggermente gli orari per rendere i tempi delle azioni più verosimili.
• Pulizia generale del flashforward iniziale, con eliminazione di alcune informazioni superflue e maggior ritmo alle azioni. Sì, ho estremizzato un po’ il mio stile secco in questo primissimo passaggio. È un rischio? Forse, ma a rileggere vecchia e nuova versione, trovo la seconda più dinamica e originale nello stile.
• Riscrittura della parte in cui compare per la prima volta Jules, così da correggere l’inversione del flusso d’informazioni.
• Correzione del blooper dell’infuso.
• Eliminazione del personaggio di Mya (sorry, baby), così da dare maggior peso a Nicole e Greg.
• Modifica leggera al finale della scena precedente il secondo flashforward, così da sottolineare il legame tra Harris e Jules (passaggio già previsto nella versione originale ma che ero stato obbligato a tagliare).
• Tolto qualunque riferimento diretto a Jules nel secondo flashforward, così da non rendere subito palese il suo tradimento.
• Correzioni generali alla scena dell’interrogatorio, in particolare la descrizione del processo d’identificazione della seconda coscienza, in quanto avevo usato il termine “subconscio” in maniera errata (ammetto di non aver fatto nessuna ricerca al riguardo durante la prima stesura, errore da dilettante per il quale mi sono già preso a schiaffi da solo in fase di rilettura). Ho inoltre modificato il finale per distogliere ulteriormente l’attenzione da Jules quale possibile sospettata.
• Piccole modifiche ad alcune battute di Harris, così da accentuarne il carattere ironico.
• Aggiunti alcuni ricordi sul passato di Jules nella scena finale, così da giustificarne meglio il senso di abbandono provato da più parti e lo stato di lucida follia che la trasforma in una pluriomicida. Anche qui, è un rischio accentuare la parte del racconto maggiormente straniante? Sì, ma ho voluto comunque sperimentare. Non è anche questo il senso di MC, dopotutto?

PS: Comunque, Alessio, a gara conclusa mi devi rivelare l’idea che avevi in mente per la parte finale. ;)
lupus in fabula

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