Il Giardino segreto

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Puch89
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Il Giardino segreto

Messaggio#1 » domenica 20 dicembre 2020, 10:58

Il Giardino segreto
di Alessio Magno


I polmoni gli andavano a fuoco.
Si piegò in avanti reggendosi sulle ginocchia, la visione del terreno frastagliato dalle radici appariva appannata dal sudore finito tra gli occhi, che ora gocciava dalla fronte sulle sneakers nuove ormai ridotte ad un colabrodo.
«Jane! Jaanee!»
La sua voce echeggiò in quell’incubo boscoso. Non rispose. Non aveva mai risposto, da quando era sparita poco prima.
Il cuore era un rullante che picchiava senza sosta.
Si asciugò il volto fradicio con la maglietta e guardò in alto, oltre le chiome degli alberi. C’era ancora luce. Quanta gliene sarebbe rimasta ancora? Cercò di orientarsi e capire quanta strada avesse fatto, ma a lui quel posto sembrava tutto uguale.
Di Jane non c’era traccia, non riusciva ancora a capire come fosse sparita. Un secondo prima era lì, davanti a lui, l’attimo dopo non c’era più. Senza emettere un rumore, un grido. Evaporata nel nulla.
Ormai era grande abbastanza da sapere che le persone non possono evaporare; come gli aveva insegnato suo fratello Liam c’era sempre una spiegazione logica a tutto, anche quando l’apparenza suggeriva il contrario. Soprattutto quando suggeriva il contrario. Ma allora perché si erano inoltrati oltre i sicuri confini del Giardino segreto, per finire in quello strano bosco apparso dal nulla? Non conosceva la strada per tornare indietro, era stata Jane a portarlo fin laggiù.
Era lei quella che sapeva orientarsi guardando il sole, che sapeva seguire le tracce, quella che amava esplorare i canneti fingendo di essere un’astuta avventuriera. Era la sua migliore amica. La sua unica amica.
Un pensiero angosciante si insinuò come un vermiciattolo e iniziò a dimenarsi nella sua mente, proprio come quelli giallastri e tozzi che infilzava all’amo suo padre, quando lo portava a pescare.
E se non fosse mai più tornato a casa?
Era terrorizzato.
Non avrebbe più rivisto i suoi, ma neanche Jane. Questo lo addolorava più che mai. Se ne vergognava, ma durante quell’estate era stata lei la sua vera famiglia. I suoi gli volevano bene, ma ormai non riuscivano più a dimostrarglielo... non dopo quello che era successo a Liam. Lei invece era arrivata come un dono dal cielo e da quel momento gli era rimasta sempre vicino.
I sensi di colpa iniziarono a crescergli dentro come edera velenosa. Quello che era accaduto a suo fratello l’anno scorso era stata tutta colpa sua. E adesso in qualche modo, forse stava accadendo la stessa cosa con Jane.

***
«Adam, prendi gli scatoloni con le tue cose e portale in camera» squittì allegra sua madre. «Su su, forza!»
«...Si ma’.»
Afferrò una delle pesanti scatole e la portò nella sua nuova stanza, impregnata dall’odore di vernice.
Avevano cambiato casa per portare una ventata d’aria fresca nelle loro vite, dopo la morte di Liam. Un nuovo inizio per tutti. Mentre tornava indietro a prendere le altre scatole, si domandò quanto gli effetti di quel cambiamento sarebbero durati.
Trovò la risposta due settimane dopo, quando una sera suo padre rientrò molto tardi a casa. Barcollava, aveva la faccia sconvolta e biascicava le parole. Sapeva che era solo questione di tempo prima che riaccadesse, come in passato.
A differenza loro, lui non credeva ai miracoli. Lo vide aggredire sua madre per avergli fatto trovare la cena fredda, frantumare il piatto a terra e andarsene chissà dove così com’era tornato. Lei pianse moltissimo.
C’era un’analogia per lui, tra quel piatto e sua madre. Entrambi erano solo cocci, un lontano ricordo di com’era prima del disastro. Avrebbe voluto consolarla e lasciarsi andare, dirle che lui non l’avrebbe mai delusa, ma aveva paura della sua reazione, perché in realtà l’aveva già delusa. E quella delusione era stata la causa di tutto.
Col cuore spaccato a metà corse a piangere nella sua stanza.
In una metà s’insidiavano i sensi di colpa per ciò che era accaduto a Liam, nell’altra invece si celava l’innegabile esigenza di essere compreso, di ricevere un abbraccio che avrebbe confutato tutte le sue angosce. Non riusciva a smettere di pensarci, mentre inzuppava il cuscino in preda a quell’insopportabile condizione, che andava ormai avanti da più di un anno.
La cosa che lo devastava era che Liam lo avrebbe compreso. Gli sarebbe stato vicino a modo suo; uno scappellotto sulla testa seguito da un discorso sull’ottimismo e sul credere in sé stessi. Liam era quello bravo a scuola, quello che riusciva a far amicizia con chiunque, quello che sapeva esattamente ciò che voleva dalla vita. L’esatto opposto di lui.
Pianse talmente tanto da svuotarsi di ogni emozione; le uniche certezze che possedeva iniziarono a colmarlo come un contenitore vuoto. Suo fratello non c’era più, una certezza che non sarebbe mai cambiata, per il resto dei suoi giorni.

***
Scoprì che l’odore di erba umida tipica del mattino presto gli piaceva moltissimo.
Si fece strada nella sterpaglia, in quella che era sia una passeggiata che una sorta di esplorazione, rimuginando su quella nuova sensazione di libertà. L’unico lato davvero positivo del trasloco era che adesso poteva finalmente allontanarsi da solo, cosa che prima non gli era consentito; andare a zonzo era fuori discussione, per via del vecchio quartiere poco raccomandabile. Poteva farlo solo con Liam al massimo e mai di sera.
Ma ora aveva ben tredici anni e vivevano in una modesta villetta in periferia, una zona dove il verde non mancava e ovunque volgesse lo sguardo era pieno di canneti, sterpaglie e terreni incolti, caduti in disuso o comunque tenuti male.
Gli sembrava più una piccola giungla dove avevano costruito abitazioni qua e là di tanto in tanto, che c’entravano ben poco col resto. Fatto sta che sua madre gli permetteva di andarci a zonzo, tanto gli bastava per alzare l’asticella del morale di almeno un paio di tacche.
Continuò ad avanzare cauto, quando si imbatté in una recinzione arrugginita parzialmente divelta dal terreno. Scavalcò la rete a terra, certo di non trovarvi nessuno oltre, quando la vide. Una spuma di seta rossastra che danzava a piedi nudi attorno ad un maestoso albero, tra graziosi fiori gialli e bianchi che non aveva mai visto prima.
Avvertì un ardore sulle guance, che in qualche strano modo comunicava con lo stomaco e col basso ventre.
Andò nel panico.
Cercò di indietreggiare, ma incespicò sulla recinzione e cadde di schiena, facendo un gran baccano. Sperò con tutto il cuore che la ragazza non lo avesse sentito.
«Ciao. Vuoi una mano?»
Era certo fosse abbastanza lontana! Come faceva a trovarsi già lì?
«Eh? N-no, faccio da solo.»
«...Sicuro?»
Fece forza sulle braccia tremanti. Ci provò un paio di volte, ma non riusciva a districarsi da quel maledetto groviglio ferroso.
«A me sembra proprio di no.»
Senza dire altro lei afferrò la sua mano impiastrata di terriccio e lo aiutò a tirarsi su.
«Non bisogna provare vergogna a chiedere aiuto. A volte è necessario.»
La sua voce era acqua dissetante dopo una giornata di marcia nel deserto.
«...Grazie. Davvero.»
Lei gli sorrise.
«Mi chiamo Jane.»
«Io sono Adam.»
«Quanti anni hai?»
«Tredici... tu invece?»
«...Un po' più grande di te.»
Ammiccò, si sistemò una ciocca fiammante poi si fece tutta seria.
«Che ci facevi qui? Mi spiavi?»
«Cosa? No no!»
«E cosa allora?»
«Io... stavo passeggiando. Poi ti ho vista e... non ti stavo spiando!»
Lei rise di gusto e lo afferrò per le spalle, guardandolo dritto negli occhi.
Le guance tornarono a infuocarsi. Il tempo smise di passare, fermato da quell’oceano di smeraldo.
«Sto scherzando!»
Corse via ridendo a crepapelle.
«Vieni con me!»
Le gambe erano due tronconi. Dovette far ricorso a tutta la sua volontà per seguirla verso il campo di fiori, ai piedi dell’albero, dove aveva subito ricominciato a danzare. Venne rapito dalle sue cosce candide, nude fin dove i calzoncini in jeans concedevano, e dai muscoli tesi e ben delineati. Era uno strano volteggiare il suo, quel saltellare aggraziato qua e là.
Nella sua mente si fece strada la visione di una goccia d’acqua solitaria che scivolava tra i fiori, slittava da un petalo all’altro cercando di sfuggire al suo inesorabile destino di svanire nella nuda terra.
Jane si fermò di colpo, senza un filo di affanno, e allungò il braccio in sua direzione.
«Danza con me.»
«...Cosa?»
«Avanti, è bellissimo!»
«Io... io non...»
«Ti sentirai un altro dopo, fidati!»
«I maschi... i ragazzi non danzano!»
«E chi lo dice? La tua è solo paura. È naturale, ma la paura è solamente un freno alle cose più belle. Non farti pregare, danza con me!»
Se prima erano solo le gambe ad essere un tronco, adesso era una corteccia umana, come quell’albero, quel maestoso essere vivente che stava ricevendo in dono la danza di quella strana ragazza. Non poteva riuscirci, doveva fuggire via subito da lì. Poi lei afferrò la sua mano e tutto si sciolse in un istante, come il disgelo portato dalla primavera dopo un lunghissimo inverno. Danzarono attorno all’albero per un minuto o forse un’ora. Danzarono fino a dimenticare ogni dolore che ristagnava nel suo cuore da più di un anno.

***
La sveglia suonò di buon’ora, interrompendo uno strano sogno che aveva già rimosso.
Si lanciò a preparare la colazione, che consumò in fretta. Salutò sua madre, intenta a spegnere l’ennesimo mozzicone nel posacenere saturo, già affossata sul divano di fronte la tv. Non ricambiò il saluto.
Uscì a testa bassa, richiudendo piano la porta.
Scacciò lo sconforto respirando a pieni polmoni l’aria fresca del mattino, diretto al Giardino segreto. Così l’aveva chiamato Jane il primo giorno. Alcune volte capitava a lui di arrivare per primo, ma quasi sempre lei era già lì, tra i fiori e il grande albero. Si erano incontrati tutti i giorni, una routine consolidata per tutta l’estate, che ora volgeva al termine.
Era stata la più bella di tutta la sua vita.
Avevano trascorso le loro giornate a danzare e giocare a rincorrersi a perdifiato, a girovagare per i canneti fingendo di lanciarsi all’avventura; oppure a parlare di mille cose diverse, passando da storie di fantasia a fatti reali accaduti a entrambi e difficili da affrontare. Jane aveva sempre una risposta per ogni dilemma e riusciva a sciogliere tutti i nodi nel suo cuore, qualunque essi fossero.
Quella mattina di fine estate la passarono giocando, ma durante il pomeriggio, all’ombra dell’albero, le cose si erano fatte davvero serie. Lei parlò di suo padre e di come l’aveva abbandonata quand’era piccola, di come sua madre non abbia retto al colpo. Lui, in tutta risposta, raccontò della morte di suo fratello Liam, appena accennata durante l’estate.
«Cosa significa che è colpa tua?» domandò lei irrigidendosi. «Non avrai mica...»
«L’ho ucciso io.»
Jane si portò la mano alla bocca.
«Se vuoi ti spiego come.»
Lei annuì, senza distogliere gli occhi spauriti dai suoi.
«Un anno fa... anzi ormai di più. Eravamo al lago... sai, mio padre amava pescare, anche se preferiva il fiume... ma quel giorno andammo al lago. Mio fratello aveva insistito.»
Rivide tutto con gli occhi della memoria; davanti a lui non c’erano più i dolci riccioli di Jane, ma una distesa d’acqua piatta e grigiastra e l’ombra di una sensazione sgradevole.
«...La pesca è noiosa sai. Cioè, non mi dispiace, ma il tempo non ti passa mai. Liam la odiava. La prima cosa che fece appena arrivati fu tuffarsi, poi io lo seguii e giocammo a palla tutto il tempo. Fu un bel pomeriggio...»
«E poi?»
«...Accadde in un attimo. Qualcosa mi afferrò la gamba e mi trascinò sul fondo. Non ricordo altro.»
Jane lo guardò accigliata.
«...Come hai-»
«Mi risvegliai tra le braccia di mio padre. Non smetteva di piangere, anche se ero vivo. Mio fratello... mi aveva salvato. Da allora mio padre non si perdona la sua... mancanza di attenzione. E anche mia madre. Lei non perdona entrambi.»
Rimasero in silenzio a lungo. Jane lo fissava, incredula.
«...Adam, non l’hai ucciso tu. Lo sai, vero?»
«...Invece si.»
«Invece no! È stato un incidente!»
Lo sapeva, ma i sensi di colpa lo divoravano. Se solo avesse detto a Liam che era stanco e avrebbe voluto tornare a riva... ma voleva dimostrargli che poteva essere come lui, poteva giocare a palla e nuotare ed essere sportivo, essere il fratello che meritava di avere. Se non fosse stato uno sfigato non avrebbe sentito l’impulso di dimostrare il contrario e Liam sarebbe ancora vivo. Il resto non gli importava, ma odiava non ricordare. C’era solo l’attimo in cui respirava e quello dopo nell’oscurità. In mezzo nulla. Solo... ombre.
Un tocco umido e fresco lo riportò nel presente.
Jane lo stava baciando sulla fronte.
Tornò quell’intensa sensazione viscerale, piacevole ma anche fastidiosa. La scacciò via e rimase solo il bacio. Adesso era come il bacio di una madre.
«In cuor tuo sai che non hai colpa, quindi non dartene.»
Lo baciò ancora. Si lasciò abbracciare, poggiò la testa sopra i suoi piccoli seni. Quello era l’abbraccio che aveva desiderato tante volte. Avrebbe potuto rimanere così per sempre.
«La vita è questo... un eterno conflitto tra noi e il mondo. E nel frattempo le cose care ci scivolano via tra le mani. Ma sai cos’è l’unica cosa che conta davvero?»
«...Cosa?»
«La memoria. Ricordare e onorare il valore del ricordo e ciò che ha significato per noi, non c’è altro di più importante. Se ti tormenti così, non gli rendi onore.»
Pianse, ma non se ne vergognò. Con lei poteva.
Rimasero così un altro po', poi si alzarono. Lei lo prese per mano e gli sussurrò:
«Vieni con me. Ora sei pronto.»

***
Il cielo infuocato andava spegnendosi sfumando in un blu grigiastro, il che significava essere davvero nei guai.
Era infreddolito e affamato e stava odiando il sudore freddo che gli incollava la maglietta. Camminava molto più lentamente adesso, i rumori del bosco iniziavano a farsi minacciosi e non riusciva a vedere più nulla.
Una parte di sé odiava Jane, l’altra era incredula, un’altra ancora curiosa ma atterrita e nessuna prevaleva sull’altra.
Iniziò a credere anche che le fosse capitato qualcosa di brutto, quando vide con la coda dell’occhio una ciocca rossa involarsi dietro gli alberi.
«Jane!»
Corse verso la macchia boscosa, ma non c’era nessuno. Sentì la sua risata inconfondibile in lontananza, dove la macchia era ancora più compatta. Inspirò a pieni polmoni e riprese a correre. Si infilò attraversò una fenditura tra gli alberi, una fitta rete di grovigli e rami che sembrava non finire mai; un corridoio oscuro di alberi spogli e avvizziti, del tutto diversi da quelli al di fuori, via via sempre più stretto, tanto che alla fine ci passava appena. Una volta uscito, la fenditura si richiuse alle sue spalle come una zip. Ciò che vide lo lasciò a bocca aperta.
«Ciao, vuoi una mano?»
«Questo è...»
«Il Giardino segreto? Si. Quello vero.»
Quello era il loro Giardino, ma non era lo stesso. I fiori gialli e bianchi adesso erano di un blu spettrale e risplendevano sotto il chiarore di una meravigliosa luna piena. E l’albero... era la cosa più assurda mai vista. Effondeva un bagliore vibrante, ondate di luce pulsanti che si facevano tenui e poi di nuovo intense; era come assistere al respiro profondo di un essere ultraterreno. Incastonato nella corteccia, c’era un enorme specchio.
Jane lo attendeva accanto all’albero.
«Vieni, Adam.»
Si avvicinò cauto, ma le gambe molli andavano da sole.
Lo specchio rifletteva la sua immagine, ma quando Jane si avvicinò cingendolo, continuava ad essere solo. Iniziò a tremare, colto dal panico.
«...Chi sei tu?»
«Jane. Sai bene chi sono.»
«No... no! Tu non esisti... non sei reale!»
«Solo perché non ho un riflesso? Nulla è come sembra Adam, ma se entrerai nello specchio lo capirai.»
«Entrare...?»
«Sono stata davvero bene con te, più che con qualsiasi altro ragazzino. Ne ho conosciuti molti sai? Ma... è tempo di salutarci.»
«Non capisco... Jane, che significa?»
Lei gli sorrise, come la prima volta, poi lo spinse contro lo specchio.
«Addio, Adam.»
Si protesse mettendo le mani avanti ma non ci fu nessun impatto.
Cadde invece in un vuoto avvolto da un turbinio di colori, per poi atterrare dentro quella che sembrava un’aula.
Un bambino circondato da altri bambini attirò la sua attenzione; lo schernivano di continuo, senza tregua. Si avvicinò per sentire meglio, ma poi tutto sfumò.
Piombò in un’altra classe, più grande e spoglia. Il bambino era cresciuto, aveva più o meno la sua età. Lo spettacolo fu identico, ma le vessazioni si erano fatte atti di bullismo vere e proprie. Provò compassione, sapeva bene cosa si prova in situazioni del genere, di come alcune persone sappiano essere tanto cattive sin da piccole.
Tutto vorticò di nuovo.
Adesso era in un cortile malandato, un gruppo di ragazzi stavano pestando qualcuno, ma non riusciva a vedere bene. Quando se ne andarono si avvicinò e, con un balzo al cuore, riconobbe il volto tumefatto.
A quale assurdità stava assistendo? Liam era una leggenda a scuola, ben voluto da tutti! Perché adesso giaceva lì, privo di sensi e pestato a sangue? Cercò di afferrarlo per la collottola, quando ancora una volta tutto sparì in un mulinello di luce.
Tornò a cadere nel vuoto, fino ad impattare in un tuffo fragoroso. Si ritrovò immerso nell’acqua ma non ne sentiva il peso, era come volare. Perché Jane lo aveva portato laggiù?
«Adam.»
Quella voce...
«Liam... sei tu!»
Lui gli sorrise malinconico.
«Eri tu quel bambino? Era… tutto vero?»
«Io e te siamo molto più simili di quanto pensi, sai? Troppi pensieri per la testa, sempre a crederci peggiori di quel che siamo...»
«Liam…»
«Mamma e papà lo sapevano, ma non te ne hanno mai parlato. Io non te ne ho mai parlato. Per te era meglio avere un fratello normale da prendere come esempio.»
«...Era tutto finto?»
«Sono sempre io, Adam. Ma la mia vita è sempre stata così, tutti i giorni, lo hai visto. Poi dopo la fine della scuola le cose andarono meglio, ma... certe esperienze ti lasciano un segno indelebile dentro. Era troppo per me.»
«Cosa significa... ah!»
«Si.»
«Non è vero! Non ci credo!»
«Quel giorno... avevo già deciso, ma non era previsto che tu rischiassi di annegare. Fu l’occasione perfetta e la colsi al volo. L’epilogo di una lunga pianificazione... non è mai stata colpa tua. Puoi odiarmi se vuoi ma... perdonami Adam, ti prego.»
Aveva il cuore in fiamme. Era stata tutta una menzogna.
Avrebbe voluto prenderlo a pugni e urlare, ma una voce nel fondo della coscienza gli ricordò come si era sentito quelle volte in cui anche lui era stato maltrattato, quell’orribile oppressione che ti porta a desiderare di sparire per sempre.
Liam l’aveva fatto, aveva ceduto, era sparito.
«...E Jane?»
«Lei è una guardiana dei confini. Sai... quelli tra i vivi e i morti. Mi ha raccontato che di tanto in tanto prende a cuore certi umani.»
«Incredibile...»
«Adam... mentre ero avvolto nell’oscurità riuscivo a sentire il cinguettio degli uccelli. Mi sembrava assurdo, ma era un suono nitido, chiaro come il sole che brillava più in alto. Solo in quel momento ho capito di aver sbagliato.»
Liam gli si avvicinò, era uguale a quell’ultimo giorno.
«Annegare è terribile. Se potessi tornare indietro non lo rifarei ma... adesso il dolore è sparito per sempre. Sono libero.»
Lacrime bollenti iniziarono a rigargli il viso. Lo abbracciò come non aveva mai fatto in vita, lo strinse forte e lui fece lo stesso.
«Ti voglio bene, Liam.»
Si sentì arpionare all’ombelico, trascinato nuovamente nel turbine di luci, ma stavolta veniva spinto verso l’alto. Buio.

Si risvegliò riverso a terra, sopra di lui il cielo stellato andava a schiarirsi. Era quasi l’alba.
L’albero del Giardino segreto si stagliava imponente, lo specchio era sparito e i fiori erano tornati i soliti. Tutto sembrava normale. Si alzò scrollando il terriccio dai jeans.
Aveva ragione Jane. Nulla è come sembra.
Quel giardino, suo fratello... tutto ciò che esiste al mondo. La verità si cela agli occhi di chi non sa osservare e giudica solo attraverso pregiudizi.
Era terribilmente dispiaciuto per Jane, gli sarebbe mancata per tutta la vita. E la verità su Liam era così dolorosa da lacerargli il petto. Ma adesso poteva affrontare la sua famiglia e sé stesso senza filtri e senza menzogne, un nuovo inizio, stavolta reale. Diede un ultimo sguardo al Giardino, conscio che non l’avrebbe mai più rivisto, poi sparì, oltre le siepi.
Ultima modifica di Puch89 il domenica 20 dicembre 2020, 21:04, modificato 12 volte in totale.



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Puch89
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#2 » domenica 20 dicembre 2020, 11:00

Punto a tutti i bonus.

Bonus 1: Protagonisti adolescenti (Young Adult) -3
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Bonus 2: Almeno una scena che generi “sense of wonder” -2
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Bonus 3: Uso di flashback e/o flashfoward -2
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Bonus 4: Uno specchio deve essere importante nella trama -2
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#3 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:23

A TUTTI I PARTECIPANTI:
Se volete che La Sfida diventi qualcosa di più di un esercizio di scrittura sta a voi impegnarvi. Anche nella fase dei commenti cercate di superare i vostri limiti. Fate critiche costruttive, cercate le lacune dei racconti che dovete leggere e non fatevi problemi nell’esprimere il vostro pensiero in maniera onesta.
La perfezione non passa da queste parti ma insieme potete aiutarvi a migliorare.
Ultima nota, affinché la comunità cresca, se non l’avete fatto vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook de La Sfida a…
https://www.facebook.com/groups/215238252346692

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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#4 » sabato 26 dicembre 2020, 21:41

Intanto, ti faccio i miei più sentiti complimenti, perché il racconto mi è piaciuto molto. Ci sono piccoli accorgimenti di grammatica e punteggiatura da considerare qua e là, quindi ti consiglio di operare una lieve revisione, qualora dovessi passare (e io te lo auguro francamente) ai turni successivi. Ecco gli errori più vistosi che ho trovato:
1)un gruppo di ragazzi stavano pestando qualcuno- il verbo deve concordare col soggetto singolare.
2)Un bambino circondato da altri bambini- ripetizione.
3)in sua direzione- secondo me, è più aderente al linguaggio poetico, sostituisci con "nella".
4) inoltrati oltre- ripetizione
5)Ne ho conosciuti molti sai?- inserisci la virgola dopo il molti.
Poi c'è questa frase, di cui ho capito a grandi linee il senso, ma che può essere fusa con la sua precedente per lasciar comprendere meglio il messaggio in un'unica proposizione più concisa: "le uniche certezze che possedeva iniziarono a colmarlo come un contenitore vuoto".
Per il resto, bonus tutti e quattro presenti, tema centrato, anche se avresti potuto evitare, secondo me. di esplicitare l'aderenza ad esso in maniera diretta (sta bene nel contesto eh, però sa un po' di spieghino per il lettore).
Personaggi protagonisti eccezionali (tranne Jane, che non mi ha del tutto convinto, ma è solo una mia percezione, tranquillo), con un'introspezione superba soprattutto nell'ultima parte (ho adorato anche il finale, nel caso non si fosse notato) e con i quali è facile entrare in empatia. Ho trovato interessante anche il taglio che hai dato alla tematica del bullismo intrecciata con quella dell'apparenza. Il testo è fluido, scorrevole, e di agevole lettura e l'organizzazione delle sequenze funziona (avrei soltanto ridotto un po' lo spazio dedicato ai flashback). Ho gradito inoltre l'immagine dell'albero, ma avrei preferito una posizione più originale per lo specchio (magari in mezzo alle radici, o conficcato nel terreno...).In bocca al lupo!

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Giovanni Attanasio
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#5 » mercoledì 30 dicembre 2020, 14:29

Ciao!

Comincio dicendo che mi è piaciuto molto il momento in cui si scopre la verità sul fratello defunto.
L'ordine degli eventi è ben pensato e la narrazione scorre tranquilla sino al finale. Forse nella parte iniziale viene ripetuto troppo spesso di Liam; capisco che sia utile per piazzare nella mente del lettore i fatti e rendere godibile il resto, ma avrei diluito quei pensieri lungo l'arco della storia.
Per il resto mi piace, sì. Il tema trattato è ottimo e, ripeto, lo svolgilmento non è male. Il ragazzino di tredici anni mi è sembrato molto sveglio, ma forse è il mio metro di giudizio. La ragazza è molto dolce e il suo ruolo mi è piaciuto.

Alla prossima lettura, ciao!
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Stefano.Moretto
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#6 » martedì 5 gennaio 2021, 0:27

Ciao Alessio,
Parto enunciando il punto forte del tuo stile: sei molto bravo a creare il conflitto nelle scene e dare un'anima ai personaggi. Per la maggior parte del racconto ho sentito la vicenda molto viva e mi sono persino affezionato ai personaggi.
Ora la nota più dolente: le spiegazioni. So che è fastidioso sentire la parola "spiegone", però qui devo usarla. Ce ne sono davvero troppi, molte cose sono riassunte e in certi punti ti sei lanciato in diversi paragrafi di riassunti della vita del personaggio. Un esempio perfetto è l'inizio della penultima scena: da "Così l'aveva chiamato" fino a "non abbia retto al colpo" sono due paragrafi di riassunto dell'estate del primo pezzo del pomeriggio. Hai fatto bene a saltare tutto perché lì non ci sarebbe stato conflitto e quindi non sarebbe stato interessante da leggere, ma quindi per quale ragione dedicargli ben 967 per riassumerli? Se non era interessante da leggerci una scena a maggior ragione non è interessante il riassunto. Te lo dico con le migliori intenzioni, perché la storia nel complesso è bella ed è un peccato rallentarla o renderla noiosa con un pezzo così lungo che ti dà così poco, quando gli stessi caratteri avresti potuto impiegarli per approfondire altre scene. Ovviamente io cito questi ma ci sono altri pezzi che soffrono lo stesso problema (per altri esempi vedi la prossima parte della valutazione), quindi in realtà la conta dei caratteri è molto più alta.

Parlando della struttura:
il primo segmento presenta un po' di criticità che si possono riassumere nel fatto che hai voluto usare un inizio in medias res e la cosa ti ha obbligato a mettere un bel po' di spiegazioni postume (eccole) che però, messe così, disorientano il lettore. Secondo me questo incipit non fa un buon servizio alla tua storia, avresti potuto trovare un modo migliore per iniziarla.
Purtroppo il pezzo dopo non aiuta molto: ci fai fare un salto indietro nel tempo indefinito e poi di nuovo un salto in avanti di due settimane (sempre con una frase sbrigativa di riassunto), ci si ritrova un po' spaesati, o almeno a me ha sortito questo effetto.
Un altro punto che forse avresti potuto studiare diversamente è la morte del fratello: non c'è un vero motivo di trama per cui tenerla nascosta al lettore, anzi, facendo così hai due grossi problemi:
1) il protagonista sa qualcosa che noi non sappiamo e non perde occasione di rinfacciarcelo, e questo è un problema per l'immersione.
2) privi il lettore di una parte dell'effetto colpo di scena finale che ti sei studiato molto bene. Se il lettore sa in anticipo come è morto Liam ha il suo tempo per elaborare la scena e tu hai molto spazio a disposizione per battere sul ferro finché è caldo. Ti do un esempio: nell'incipit mostri i due che giocano nell'acqua, poi la scena dell'annegamento mostrando tutti i dettagli, stacco, scena a casa dove i rapporti ormai sono rovinati. Parti a bomba dando l'informazione in un modo talmente indelebile che il lettore non può fisicamente dimenticarsi di ciò che ha letto. A quel punto a metà racconto un dialogo tra i familiari dove si rivanga il passato. A questo punto il lettore ha assorbito la scena e l'ha resa "vera", cioè si è convinto che le cose siano andate esattamente in quel modo, e poi BUM, col finale fai il mega ribaltone in cui gli distruggi tutto quello in cui credeva fino a quel momento - esattamente quello che è successo al protagonista: esatto, immersione totale nel personaggio.
Lo so ho usato termini molto poco tecnici, ma spero di essere risultato comprensibile alla fine.

In definitiva: bella prova, mi hai suscitato delle vere emozioni nel leggerlo e quando vuoi sai descrivere le cose in modo molto vivido, ma ci sono quelle due-tre-quattro cose da aggiustare per renderlo qualcosa che mi piacerebbe vedere su uno scaffale della mia libreria di fiducia.

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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#7 » martedì 5 gennaio 2021, 1:33

Ciao Alessio.
Il tuo è uno di quei racconti capaci di provocare sensazioni contrastanti. Da una parte si vede infatti una buona programmazione dell’intreccio: le scene e la loro progressione appaiono naturali e anche il colpo di scena finale arriva al momento giusto e senza particolari forzature. Eppure…
Eppure, durante la lettura non sono mai riuscito a entrare in empatia con il protagonista. Il motivo è semplice: durante la stragrande maggioranza del brano hai adottato uno stile raccontato anziché mostrato. Raramente, infatti, il tuo narratore si focalizza sulle sensazioni del protagonista, limitandosi a descriverle in maniera molto generale e con gran giri di parole.
Prendiamo il flashforward iniziale quale esempio. All’inizio parti bene con la descrizione del sudore, poi però il tuo narratore sembra perdersi, limitandosi a raccontare le emozioni di Adam, senza mostrare da cosa queste siano determinate. Quando ad esempio scrivi che Adam “era terrorizzato”, io, da lettore, non riesco a percepire quel terrore. O meglio, lo percepisco, ma solo perché intervengo attivamente nella narrazione, andando a colmare il vuoto informativo lasciato dal narratore. Solo che, per il tipo di narrativa che prediligo, questo vuoto informativo non dovrebbe mai esistere. Io voglio che il narratore (e di conseguenza l’autore) m’immerga nei personaggi della sua storia. Non voglio percepire un terrore generico, ma il terrore specifico di Adam. Voglio sapere se le sue mani tremano o se non la smette di spostare lo sguardo a destra e sinistra alla ricerca dell’amica. Voglio sapere se la sua pelle è graffiata, se i piedi gli fanno male per il troppo camminare, se le scarpe gli vanno comode o se, a causa dell’escursione non programmata gli stanno causando delle vesciche.
Altro problema del raccontato da te adottato: l’effetto riassunto. È vero: 20k caratteri non sono in verità moltissimi (tutt’altro!) e quindi il dover riassumere determinati eventi a volte risulta (quasi) necessario. Solo che così facendo non fai altro che interrompere il flusso delle azioni per inserire informazioni aggiuntive in maniera forzata.

Detto questo, alcune note più specifiche:

A differenza loro, lui non credeva ai miracoli.

Non è chiaro chi siano “loro”. S’intuisce che Adam si riferisca ai genitori, ma il passaggio non è immediato e cristallino.
Ne approfitto anche per segnalare che la scena del padre violento avrebbe necessitato di uno spazio ben maggiore, in quanto è la prima volta che incontriamo la famiglia di Adam. Invece qui il tutto è liquidato in appena 355 caratteri. Troppo pochi per immergere il lettore nel dolore del protagonista, facendo apparire anzi la scena come il classico cliché del padre violento “perché sì”. Solo che qui un motivo c’è e Adam lo conosce bene! Ma allora perché tenerlo nascosto al lettore, visto che il PDV è focalizzato proprio su Adam? Così facendo non solo limiti l’effetto empatia, ma fai apparire la narrazione forzata, come se i pensieri di Adam fossero in verità veicolati e censurati da un’entità esterna (che da un certo punto di vista è vero, ma è compito dell’autore far in modo che il lettore non se ne accorga).

«...Come hai-»

Scelgo questo passaggio per via del doppio errore grafico in esso presente. Innanzitutto, i puntini di sospensione sono sbagliati: i puntini di sospensione non sono infatti tre punti fermi in successione ma un segno grafico unico. Oltretutto, dal mero punto di vista del conteggio dei caratteri questo errore ti porta a sprecare la bellezza di 116 caratteri (sì, ho contato le volte in cui hai commesso questo errore; ho dei problemi, non ci far troppo caso ^_^''). In secondo luogo, l’interruzione di una battuta per cause esterne è espressa tramite la “lineetta emme” (—), non il segno “meno” (-).

Le guance tornarono a infuocarsi. Il tempo smise di passare, fermato da quell’oceano di smeraldo.

Perdona la schiettezza, ma questo passaggio è un collage di frasi fatte: le guance infuocate, il tempo che si ferma, l’oceano di [inserire colore degli occhi/capelli] sono tutti cliché narrativi che già da soli non sono proprio il massimo da leggere, figurarsi quando ne trovi 3 in sequenza.

La sveglia suonò di buon’ora, interrompendo uno strano sogno che aveva già rimosso.

Anche qui, quello “strano” è un raccontare della peggior specie. Un narratore non può dire al suo lettore che un sogno è strano senza però spiegargli il motivo, adducendo a scusa il fatto che questo è già stato rimosso dal personaggio. Così facendo non fai altro che sprecare spazio (e tempo di lettura) per fornire un'informazione inutile ai fini narrativi. E qui non è questione di risparmiare caratteri per sfruttarli altrove.

E arriviamo alla conclusione finale: la trama da te elaborata è finora una delle migliori e (potenzialmente) interessanti lette finora, ma purtroppo gli spiegoni e le parti raccontate ammazzano letteralmente l’immersione, il che è un vero peccato. Il potenziale per una buona storia c’è tutto, ma per farlo emergere occorre a mio avviso una revisione globale dello stile adottato, andando a magari a tagliare alcune parti superflue per donare maggior caratteri alle sezioni davvero importanti ai fini dell'immersione del lettore e l'aumento di empatia nei confronti del protagonista.
lupus in fabula

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Artemis Entreri
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#8 » sabato 9 gennaio 2021, 19:48

Ciao, piacere di leggerti.
La storia si legge abbastanza bene, nonostante il testo sia un po' da rivedere per la presenza di termini inadatti, punteggiatura da ottimizzare e frasi un po' dubbie. Ti farò un elenco alla fine che spero ti possa aiutare nella revisione.
Ho apprezzato il tema del conflitto fra il ragazzo e l'ambiente in cui non riesce a integrarsi, completato bene dalla situazione familiare che si è venuta a creare intorno a lui con la morte del fratello. Apprezzabile il colpo di scena finale in cui si rivela il suicidio. Il personaggio di Jane è sufficientemente misterioso e intrigante, ben pensato.
Buona aderenza al tema e uso dei bonus, anche se citare testualmente il tema all'interno del testo appare un po' forzato.
Passiamo alla parte tecnica. Per prima cosa devo farti notare che usi un mare di puntini di sospensione per la maggior parte inutili. Inoltre le regole della punteggiatura prevedono che i puntini di sospensione messi all'inizio di una frase vadano staccati dalla parola che precedono.
Ti elenco le frasi che, a mio parere, dovresti rivedere (sono pigra e non uso l'HTML per citare, abbi pazienza).
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Mauro Lenzi
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Re: Il Giardino segreto

Messaggio#9 » domenica 10 gennaio 2021, 23:58

Ciao Alessio, spiacente per il ritardo.

So che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli assieme, per cui scusami se mi permetto di essere franco.
Mi incacchio quando una storia bella mi viene “raccontata”. =|
Leggendola ho visto ispirazione, fantasia, sensibilità. Ma non arriveranno veramente al lettore se vengono così raccontati. E qua un po’ penso anche al tuo ultimo MC, anche se non dovrei. Devi cercare di far passare i tuoi concetti attraverso scene, eventi, e dettagli concreti. Se vuoi dire qualcosa non affidarti troppo a quel che i personaggi dicono (si può fare, ma non esagerare), piuttosto a quel che fanno; ed evita sempre di inserire la tua voce narrante nella storia.
Scusami eh, ma volevo proprio raccomandarmi su questa cosa.
Sì perché la trama mi è comunque piaciuta. Ok, all’inizio ci ho visto molto di “Gente comune”, non so se sia un caso. Ad ogni modo mi rendo conto che ci saranno tantissimi racconti che sono ispirati ad altre opere che non conosco, quindi cerco di non crocifiggere nessuno quando lo sgamo. Ma in ogni caso mi hai poi fregato, perché hai poi inserito un bel colpo di scena del suicidio del fratello. Ecco, su quello un po’ più di semina ci sarebbe stata bene. Voglio dire, qualche accenno che possa far capire a chi legge, poi, che Liam aveva dei grossi problemi: anziché esporre il tutto alla fine.
Ad ogni modo, ho trovato il tuo racconto molto appropriato alla sfida, e avrei davvero voluto premiarlo di più in classifica. Per cui odiami ma pensa davvero a quel che ti ho consigliato sul cambio di stile, perché faresti veramente un gran salto in avanti.
Detto questo ho anche l’impressione che tu sia uno scrittore particolarmente versato nei riguardi di target adolescenti. Chissà se ti troverò lanciato nei romanzi di formazione, un giorno.
Alla prossima!

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