DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
sprynt
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DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#1 » domenica 20 dicembre 2020, 11:15

-Sì mamma, sono pronta, arrivo!- rispondo sbuffando mentre mi infilo la felpa nera.
“Chissà perché non dice mai niente a quell’altra e mette fretta sempre e solo a me”, mi chiedo scendendo le scale.
Entro in cucina e lei è già lì che mi guarda, con la sua aria da perfettina antipatica, il trucco ordinato e i capelli stirati. Mi diverto a prenderla in giro, dicendole che si veste come una bambola, con colori tenui e nauseabondi, ma lei è troppo fine per rispondermi male. Lei è quella chic, io sono quella dark. Io di solito copro i miei capelli con una parrucca nera e ho una serie di piercing finti alle orecchie. Finti sì, ma non vedo l’ora di farli veri. Devo aspettare i 18 anni però, per non dover litigare con i miei e con Dorotea (che chiamo affettuosamente Dorothy), la quale sicuramente starebbe dalla loro parte. E mi farò pure un tatuaggio. Volevo convincere anche Dorothy a farlo, ma lei è troppo snob per queste cose. Però il tatoo me lo immagino già: farò me e lei, come due facce della stessa medaglia. Di fatto è quello che siamo. Fisicamente ci assomigliamo come due gocce d’acqua, le persone potrebbero confondersi se solo scegliessimo gli stessi vestiti. Solo nel carattere siamo diverse, ma non è sempre stato così. Siamo cambiate. Mi ricordo anche esattamente il giorno in cui tutto non fu più lo stesso. Ma ora non ho voglia di pensarci, di pensare a noi: il bianco e il nero, il giorno e la notte, lei dolce e io aggressiva, lei studiosa e io ribelle. Ognuna per la sua strada. Se non fosse che entrambe, quando ci guardiamo allo specchio, non vediamo solo noi stesse, ma anche il riflesso dell’altra. Ve l’ho detto, siamo uguali. Mentre mamma blatera qualcosa, prendo una brioche al volo, la saluto ed esco. Non voglio andare a scuola con Dorothy, viviamo già sotto lo stesso tetto e studiamo le stesse materie. Voglio stare un po’ sola.
Lei però mi raggiunge - ehi, perché non mi hai aspettata?- mi chiede curiosa.
-Non sapevo fossi così veloce a camminare- le dico senza rispondere alla sua domanda, sentendomi braccata. Mentre camminiamo verso la scuola battibecchiamo un po’ come al solito. Ogni tanto sa essere davvero insopportabile. Poi però mi viene l’idea di chiederle di sostituirmi all’interrogazione di inglese del giorno dopo. So com’è fatta Dorothy, sbuffa, ma in fondo mi vuole bene, sa che se non mi aiuta lei, rischio la bocciatura e alla fine cede. Io dovrò solo fingermi lei, vestirmi di rosa così che nessuno si accorga dello scambio.
Il giorno dopo come promesso, mi trovo con indosso un paio di orecchini di perle, una maglietta rosa tenue e un paio di jeans che sembrano usciti dall’armadio di una barbie. Mentre mi trucco, mi chiedo come possa conciarsi così, ma in fondo lo faccio per me. È faticoso mettermi nei suoi panni, avere un sorriso gentile, una buona parola per tutti, una smielata vocazione ad aiutare gli altri. Beh, ci sto proprio stretta in queste vesti!
Ovviamente la mia interrogazione di inglese va alla grande, la prof si complimenta pure per la pronuncia. Dorothy è stata super, le devo un favore, mi trovo a riflettere.
“Ehi, ma da dove mi esce questa generosità?!?” mi dico da sola: un momento nei panni di Dorothy e già penso che potrei fare qualcosa per lei. È meglio che torni la Tea di sempre. Veramente mi chiamo Dorotea, ma quel nome mi fa sembrare troppo preziosa, preferisco il mio diminutivo.
Mentre mi strucco allo specchio e vedo Dorothy cancellarsi dalla mia faccia, lei entra in bagno con me. Cerco di cacciarla fuori, ma lei mi guarda e sta lì, forse vuole dirmi qualcosa. Io ho sempre voluto privacy in bagno e lei lo sa bene. Ma non esce, continua a fissarmi muta e la cosa mi irrita non poco. Chiudo gli occhi, come se potessi farla sparire, ma quando li riapro lei è ancora lì che mi osserva, forse mi giudica o forse mi biasima. D’altronde c’era anche lei quel fatidico giorno. Sbatto le palpebre più volte, sento che sto per innervosirmi. Ad un certo punto faccio per tirarle dietro il suo profumo, ma è come se non fossimo qui. È come se avessimo 5 anni in meno e la mia mente percorre inorridita i ricordi di quella volta che ho pensato di poterla eliminare dalla mia vita. Ma la scena si svolge solo in un dejà-vu per fortuna e quando riapro gli occhi il profumo è intatto nelle mie mani. Dorothy deve aver capito ed è uscita dal bagno. Voglio piangere, non mi si sbaverebbe neanche il trucco da dark lady. Voglio chiederle scusa per quella che sono diventata. Da una parte desidero essere perfettina come lei, ma dall’altra parte è il nero il colore che mi si addice, per quanto in profondità possa andare la mia anima. Esco dal bagno per cercarla, potrebbe essersi spaventata. Voglio rassicurarla, ma non la trovo. Non c’è in camera, né in sala, né nel giardino. La tachicardia mi sale e inizio a correre all’impazzata su e giù per la casa. La cerco anche in cantina e nel garage. Esco per strada, penso che non potrà essere andata lontano. Ma non so neanche quanto tempo sia passato dall’ultimo istante in cui l’ho vista. Lei tira fuori il peggio di me, ma senza la sua presenza mi sento persa. Io sono il suo opposto, la sua ombra, il suo riflesso. Senza lei non sono nulla. È come guardare dentro uno specchio e non vedere niente. Sono sudata e trafelata, torno in bagno per sciacquarmi il volto, evitando di vedere il mio riflesso, per paura di cosa potrei scorgere. Apro l’acqua fredda e mi lavo la faccia in modo asettico e quando riapro gli occhi la rivedo lì, seduta a fissarmi nuovamente.
-Ma dov’eri finita?- mi arrabbio
-Mi hai fatto spaventare!-
Lei sorride e la mia tachicardia migliora. Sento la porta di casa che si chiude e la mamma che mi chiama. “Abbiamo l’appuntamento per la visita alle cinque, ti ricordi?”. Dorothy ovviamente si ricorda, io no. Forse era qui per questo, per decidere chi delle due dovesse andare dallo strizzacervelli oggi.
-È un dottore, non dovresti chiamarlo così- mi rimprovera Dorothy che sa leggere nei miei pensieri.
-Forse dovresti andarci tu -aggiunge- eri piuttosto agitata prima-
La odio quando fa così. E pensare che fino a poco fa temevo di averla persa, ora la strangolerei. Se non fosse che lei è parte di me. Ecco perché era in bagno prima, per metterci d’accordo su chi sarebbe andata a parlare col dott. Welston. Un senso di nausea mi sopraggiunge, se va Dorothy ci toglieremo questo supplizio in breve tempo, se vado io sarà un percorso a vita. Tocca a lei andare, deve farlo per noi. Lei, al contrario, non sembra della stessa idea. Iniziamo a battibeccare, finché mamma non arriva e ci tira fuori dal bagno. Abbiamo 5 minuti per prepararci.
Sedute sul lettino del dott. Welston ritroviamo la nostra capacità di convivere, lei il bene e io il male, lei la salvezza e io la perdizione, lei il bianco e io il nero, lei il giorno e io la notte. Ma ognuna non può vivere senza l’altra.
-Come stai oggi?- Ci chiede lo strizzacervelli.
-Parlo con Dorotea o con Teodora? Chi risponderà alle mie domande?-
Risponderemo entrambe, prima Dorothy si farà spazio nella mia testa, con la sua visione saggia e oggettiva, per poi lasciare il posto a Tea e alla sua indole distruttiva. Filos e Tanathos, come due facce della stessa medaglia.


Arianna Cazzari

sprynt
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#2 » domenica 20 dicembre 2020, 11:19

Nulla è come sembra perchè di fatto le due protagoniste sono la stessa persona
Bonus 1: la mia protagonista ha 16 anni
Bonus 2: senso wonder perchè alla fine si scopre che sono la stessa persona
Bonus 3: la protagonista ha un flashback di quando era più piccola
Bonus 4: lo specchio è il simbolo del suo dualismo
Arianna Cazzari

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Spartaco
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#3 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:23

A TUTTI I PARTECIPANTI:
Se volete che La Sfida diventi qualcosa di più di un esercizio di scrittura sta a voi impegnarvi. Anche nella fase dei commenti cercate di superare i vostri limiti. Fate critiche costruttive, cercate le lacune dei racconti che dovete leggere e non fatevi problemi nell’esprimere il vostro pensiero in maniera onesta.
La perfezione non passa da queste parti ma insieme potete aiutarvi a migliorare.
Ultima nota, affinché la comunità cresca, se non l’avete fatto vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook de La Sfida a…
https://www.facebook.com/groups/215238252346692

Daniel Travis
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#4 » martedì 22 dicembre 2020, 15:15

Due racconti in questo gruppo mi hanno dato l'impressione di non aver realizzato a sufficienza un buon potenziale; due sono bombe assolute, e due mi restano da leggere. Questo è diverso.
Il character work c'è - è relativamente semplice, ma non è un difetto -, le emozioni sono bene intrecciate alla trama, il testo trasuda piccoli dettagli reali, che danno vita al tutto. Non sarà una rappresentazione clinicamente impeccabile del DDI, forse, ma a dire il vero ci si avvicina molto di più di gran parte della fiction al riguardo, schivando i senazionalismi alla Fight Club o Split, per dirne due. (Se sembra che sia un nerd nell'ambito è perché, pur da profano, lo sono: ho scritto un gioco su soggetti multipli che convivono nello stesso corpo insieme a un amico che vive, strano a dirsi, fuori dalla mia testa).
E poi, l'inizio è AvrilLavigne da far paura, e accende il mio senso di nostalgia.
Ma, nota dolente, c'è un problema di ritmo non indifferente: il testo si abbandona troppo spesso a muri di testo che stancano un po', e il momento-flashback meriterebbe più dettagli (anche soltanto allusivi, quello va benissimo, ma che ci tengano lì, emotivamente, per un po').
Quando dico che migliorerebbe molto con una revisione, però, non mi fraintendere: ci sono racconti splendidi nel tuo gruppo, e racconti che con un paio di revisioni buone diventerebbero molto buoni. Il tuo, con un paio di ritochi formali, sarebbe il mio preferito.
Ottima prova, insomma, che potebbe essere fenomenale.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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Hayà
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#5 » mercoledì 30 dicembre 2020, 11:55

Ciao sprynt, è un piacere leggerti.

Sono parecchio combattuta su questo testo. Inizio dicendo che approvo il tema, ma non tutti e quattro i bonus.
Ovviamente la parola finale va ai giudici, ma il flashback viene solo menzionato e neanche veramente mostrato, e il sense of wonder non l'ho colto. La rivelazione finale è sorprendente, ma non lo definirei "sense of wonder".
Approvo gli altri due bonus.

Voglio far presente che ci sono un paio di errori, come assenza di spazio dopo un segno di interpunzione e la mancanza di qualche maiuscola nei dialoghi, ma non sono errori troppo gravi e non distolgono dalla lettura.

Detto questo, voglio veramente esprimere il mio apprezzamento per il tema trattato. Non sarà al 100% realistico, ma sono veramente contenta che, per una volta, il DID non venga rappresentato come una cosa da criminali, come tipico nei media. Ho apprezzato veramente tanto che Dorothy e Tea collaborino per "sfruttare" i punti positivi dell'altra persona.

Tornando alla storia, i personaggi li ho trovati caratterizzati abbastanza bene: svolgono bene il loro ruolo, e su quello non ho molto da dire.
L'incipit l'ho trovato buono, c'è un piccolo senso di "curiosità" dovuta alla questione che Tea dice di volersi fare un tatuaggio di Dorothy, quando sembra che non la sopporti. Non lo dico come critica, è stata una cosa che ha veramente preso la mia curiosità.

Ora, passiamo alle note dolenti: il ritmo della storia l'ho trovato troppo veloce, come se fosse una sorta di riassunto di ciò che stava succedendo.
A tal proposito, volevo chiedere una cosa: ho notato che le parti con Dorothy in realtà non sono mai mostrate, ma solo raccontate. Questa scena ne è l'esempio migliore:
Poi però mi viene l’idea di chiederle di sostituirmi all’interrogazione di inglese del giorno dopo. So com’è fatta Dorothy, sbuffa, ma in fondo mi vuole bene, sa che se non mi aiuta lei, rischio la bocciatura e alla fine cede. Io dovrò solo fingermi lei, vestirmi di rosa così che nessuno si accorga dello scambio.

Qui la scena poteva molto facilmente essere estesa e approfondita con un dialogo, che avrebbe esplorato meglio i personaggi, ma non accade.
È stata una scelta voluta?

Detto questo: il tema mi è piaciuto, i personaggi li ho trovati apprezzabili, la trama l'ho trovata buona. La mia unica ripicca è nella forma: ritmo un po' troppo veloce e poco spazio nell'esplorare meglio le sensazioni della protagonista. La scena dove Dorothy pare "sparire" era scritta molto bene, mi sarebbe piaciuto avere più scene di quel genere!

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Dario17
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#6 » domenica 3 gennaio 2021, 17:33

DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Il tema ci può anche stare, ma per quanto riguarda due bonus direi proprio di no.
Doveva essere una scena in particolare a richiamare tale stupore, non lo svelamento del mistero.
Un flashback/flashforward è fatto con un punto di vista ben specifico e con un vero e proprio salto indietro o avanti, non col personaggio che racconta di averne uno.
Il racconto, oltre che peccare di una poca originalità e senza nessun tentativo di applicare un'interpretazione diversa dal solito (dottor jekill e mister hide), risulta poco scorrevole e troppo raccontato come se fosse una sorta di diario o di conversazione.
Un paio di volte il narratore scade proprio nel rivolgersi al lettore in maniera diretta:

- Ve l’ho detto, siamo uguali

- Veramente mi chiamo Dorotea


Sullo stile, sottolinerei come frasi spezzettate continuamente da virgole facciano perdere mordente alla lettura e la randano troppo sincopata inutilmente dato che non vi è mai grande suspance o conflitto con ritmi incalzanti; questa è un'ulteriore pecca a mio giudizio.
Ci si trascina in episodi di routine scolastica e domestica senza picchi.
A mio avviso il grosso macigno che grava su questo scritto è il tema scelto: mettere giù un racconto in prima persona con un punto di vista afflitto da sdoppiamento di personalità è davvero complicato ed è difficilissimo da sviluppare in maniera buona, infatti nella tua intenzione di "ingannare" il lettore scadi anche in trucchetti un po' troppo facili come descrivere la sorella all'inizio presente nella cucina anche se ovviamente non c'è, dare un sacco di spiegoni su come lei si veda diametralmente opposta a sua sorella e di come ci sia una smisurata "sospensione dell'incredulità" per quanto riguarda il mondo attorno al punto di vista, esempio è l'insegnante che per la mente del protagonista interrora una sorella al posto dell'altra ingannato dal "travestimento" quando in una situazione reale questo sarebbe impossibile o quasi. Certo, poi si capisce il perchè, ma è tutto troppo facilone.
Sopra la sufficienza valuterei la capacità immersiva in prima persona che dai a Dorotea, con il suo flusso di pensieri. Anche questo però, sarebbe bene potarlo di troppe infiocchettature per renderlo più reale.

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Fagiolo17
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#7 » martedì 5 gennaio 2021, 16:28

Ciao Arianna e piacere di leggerti.
L’idea è molto interessante anche se stradiffusa.
Pensa che casualità, anche la protagonista del mio racconto si chiama Dorotea, e non è che sia un nome così diffuso!
Sicuramente la tematica e il modo in cui la protagonista si esprime mi ricorda l’adolescenza quindi bonus più che meritato.
Lo specchio è importante per mostrarci che le ragazze sono in realtà un’unica persona.
Sense of wonder in qualche modo esplicitato con il colpo di scena finale. Il flashback è un po’ debole.
Anche il tema lo trovo rispettato e ben definito nel racconto.

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Puch89
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#8 » mercoledì 6 gennaio 2021, 10:03

Questo racconto mi ha lasciato l'amaro in bocca per diversi motivi.
Uno su tutti è che mi sono sentito un po' preso in giro; ci sta il plot twist che stravolge e inganna con astuzia, ma non è questo il caso. Poi è subentrato l'apprezzamento, il finale non mi è davvero dispiaciuto così tanto, ma è stato costruito sopra uno stile davvero poco piacevole, con trucchi narrativi (descrizione iniziale della sorella che la osserva ad esempio) che servono si ad ingannare, ma piazzati in modo troppo palese. Non voglio sembrare sgarbato, ma mi chiedo sopra ogni altra cosa: perché in un contest con un limite di 20k caratteri non ne hai usati neanche la metà? Non si è obbligati ad usarli tutti, è chiaro. Un racconto può funzionare anche con meno caratteri, se però è perfetto sotto ogni punto di vista, uno su tutti la funzionalità comunicativa del messaggio che lo scrittore intende fornire al testo. Probabilmente per te quest'aspetto è ben gestito, ma non è così.
Per carità, il flusso di coscienza della protagonista in certi punti è buono, ma lo stile è un tell massiccio e pesante. Ci sono salti temporali (ci si ritrova da scuola a casa in un attimo), praticamente totale assenza di dialoghi, una gestione degli eventi grossolana e frettolosa: è un totale wall of text che si legge a fatica. Proprio per questo mi chiedo come sia possibile che tu abbia deciso di utilizzare solo 7-8k caratteri su 20k, quando in genere in questi contest in fase di stesura si arriva a sforare quasi sempre il limite e raschiare il fondo del barile per tagliare il tagliabile e rendere il tutto presentabile, è un processo quasi obbligatorio a meno che non si è davvero bravissimi a gestirsi lo spazio. Tutto questo mi fa pensare che non avessi granché voglia, ma spero di sbagliarmi, non che tu debba rendere conto a nessuno, solo a te stessa. Valeva la pena prendersi più tempo per usare tutti i caratteri e rendere la tua idea (di base buona) un racconto migliore di quello che hai fatto? Se la risposta è si, è già un passo avanti per migliorare. Se è no, beh, l'implicazione di questo vien da sé, senza che te lo dica.
In tutto questo il tema c'è, ma i bonus sono presenti al massimo due su quattro. Il sense of wonder è del tutto assente, così come lo specchio importante per la trama. Abbiamo lo young adult tutto sommato, e il flashback dura un istante ma posso anche concedertelo. Per il resto, ti chiedo scusa se sono sembrato uno stronzo, ma qui è fondamentale non aver peli sulla lingua, è un posto fatto per crescere e migliorare, se ti facessi finti complimenti non servirebbe a nulla. Spero di leggerti ancora e potermi rimangiare tutto ciò che ho scritto qui, ne sarei davvero felice. Alla prossima.

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Eugene Fitzherbert
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#9 » giovedì 7 gennaio 2021, 18:22

Ciao, Arianna,
bentrovata su Minucti contati.
Il racconto parte da un assunto non dei più originali e si svolge in maniera piuttosto diretta fino al punto di svolta rappresentato dallo stesso finale. Una cosa che ho notato è che non hai sfruttato a pieno i caratteri a disposizione per il contest. Hai deciso di scrivere un racconto minimalista, finendo però per raccontare tante cose che avrebbero potute essere mostrate.
Ti consiglio di spezzare il racconto nelle varie scene che si susseguono (la colazione, il viaggio a scuola, l'interrogazione, il bagno) per mostrare in quelle scene il dualismo tra le due ragazze, senza spiattellarlo apertamente. Anche la stessa descrizione delle caratteristiche fisiche può essere inserita in un contesto mostrato, dove l'azione spieghi e faccia emergere le caratteristiche fisiche che accomunano/dividono le due protagoniste.
Inoltre, sarebbe anche una buona cosa pensare alle scene in termini di conflitto (non necessariamente in termini violenti!), in modo da dare ai protagonisti la possibilità di superare ostacoli per raggiungere un fine.

Prova a lavorarci e vedi che ne esce!
A presto!

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wladimiro.borchi
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Re: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Messaggio#10 » venerdì 8 gennaio 2021, 12:26

Ciao Arianna, racconto carino ma con tante imprecisioni che si possono correggere.
La materia grezza c'è ed è abbondante e con due o tre accorgimenti potresti davvero spaccare!
Bando alle ciance passo all'attacco e ti dico cosa potresti migliorare.
1) C'è tanto raccontato e poco mostrato. Il famoso "show don't tell".
Ti faccio un paio di esempi:
Tu scrivi:
"Mi diverto a prenderla in giro, dicendole che si veste come una bambola, con colori tenui e nauseabondi, ma lei è troppo fine per rispondermi male."
Perché invece non ci metti un bel discorso diretto con cui ci dici cosa dice e le risposte che ne seguono. Così facendo, secondo me, ti saresti accorta di come suonava irreale in bocca a una ragazzina quella parola che hai utilizzato "nauseabondi".
Mentre mamma blatera qualcosa, prendo una brioche al volo, la saluto ed esco.
Ancora una volta, facci sentire cosa blatera la mamma e il saluto della tua protagonista.
Se invece di raccontare mostri rendi la tua narrativa più immersiva. Il lettore viene preso di più dalla storia. È roba su cui hanno fatto veri e propri studi sul cervello e funziona davvero.
2) Hai uno stile ancora molto grezzo.
Nel racconto ci sono un sacco di parole che ti saresti potuta risparmiare, facendo passare gli stessi concetti in maniera più immediata e consentendo una lettura più fluida al cliente finale.
Ti faccio un po' di esempi.

Gli avverbi in "ente" rallentano la lettura e spesso non aggiungono niente. Il tuo testo ne è pieno.

Gli aggettivi possessivi sono spesso eliminabili e la prosa ne guadagna in fluidità.
Es. "con la sua aria da perfettina antipatica, il trucco ordinato e i capelli stirati".
Sei sicura che la frase non possa essere formulata in qualche modo senza il possessivo?
Secondo me sì.

Alle volte un "che" è meglio di tutte le altre declinazioni "il quale" "la quale" etc. e alle volte non serve neppure.
Esempio: "Devo aspettare i 18 anni però, per non dover litigare con i miei e con Dorotea (che chiamo affettuosamente Dorothy), la quale sicuramente starebbe dalla loro parte.
Non scorre meglio così?
"Devo aspettare i 18 anni però, per non dover litigare con i miei e con Dorotea (la mia "Dorothy"), starebbe senz'altro dalla loro parte."

Spero di essere stato utile e "capibile".
A rileggerci presto
W

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