New Arena Edition - L'ultima monetina

Moderatore: Laboratorio

Richieste di Grazia

Sondaggio concluso il mercoledì 30 dicembre 2015, 9:29

Merita la grazia
1
33%
Il racconto andrebbe revisionato
2
67%
 
Voti totali: 3

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angelo.frascella
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New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#1 » martedì 8 dicembre 2015, 1:16

“Per favore, ho fame” disse Neri, porgendo il cappello.
L’uomo lo guardò incerto. “Anche se volessi darti qualcosa, mi sembra tu non abbia un POS. La mia banca te ne potrebbe dare uno. Te lo forniamo gratis e si ripaga con una piccola percentuale delle elemosine. I tuoi… colleghi ce l’hanno tutti.”
Neri tirò su col naso. “La prego, guardi bene nelle tasche o nella ventiquattrore. Sono sicuro che le è rimasta un’ultima monetina.”
L’altro parve pensarci, poi controllò la borsa ed estrasse un vecchio portafogli.
“Toh” disse aprendolo, “avevo ancora una banconota. Tienila: non saprei che farmene.”
Neri chiuse gli occhi e congiunse le mani, mentre, dentro di sé, sorrideva.

“Bentornato, Amore” disse Susy, mentre Neri si richiudeva la porta alle spalle. “Come sto?”
“Sembri davvero una vecchia miserabile.”
“Speriamo tutto questo serva davvero. È così umiliante.”
Neri si tolse la barba finta, afferrò le braccia di Susy e la guardò negli occhi: “Il messaggio dei Decrescisti lo hai visto pure tu, no?”
“Lo hanno visto tutti.”
“Ma gli altri non ci hanno creduto.”
“Sono passati due anni. Forse hanno avuto ragione.”

È ora di smetterla. Ormai le monetine sono più rare dell’onestà, stava pensando Neri di fronte al piattino vuoto, quando la strada si riempì di grida. Alcune finestre si aprirono e tre persone caddero, sfracellandosi al suolo. Neri saltò in piedi e s’infilò in un bar.
“Che succede?”
La ragazza dietro al bancone rispose, singhiozzando: “Il Movimento per la Decrescita ha colpito. Un attacco informatico ha cancellato tutti i depositi bancari.”
Neri si mise a correre, saltellando in mezzo a gente disperata. Entrò nel palazzo gridando: “Ce l’abbiamo fatta!”
Salì le scale di corsa, fino al pianerottolo: “Siamo ricchi!”
Spalancò la porta di casa. Susy sedeva in reggiseno e mutandine sul pavimento, dove aveva riversato la montagna di denaro messa da parte negli anni.
“Festeggiamo?”
Neri tolse i vestiti e raggiunse la moglie.

Camminavano per strada, stretti l’uno all’altra, sforzandosi di non sorridere.
“Scusate.” La donna che li aveva bloccati bandiva un piede di porco. “Dov’è il bancomat più vicino? Una volta ce n’erano così tanti!”
“Mi pare ce ne sia uno in piazza Malpighi” rispose Susy.
L’altra corse via, senza neppure ringraziare.
Neri stava per rimproverare la moglie, poi pensò che non importava essere gli unici a possedere dei soldi. Si accostò alle guance di Susy, per scoccarle un bacio, ma lei si scostò: “Sei sicuro che i contanti abbiano ancora valore?”
“Certo!”
“E se provassimo a usarli” sussurrò lei, indicando un bar aperto pochi passi più in là.
Che problema c’era? Sarebbero entrati e avrebbero ordinato un caffè. Mentre formulava quel pensiero, Neri sentì il dubbio strisciargli nello stomaco.
“Ci vado io, se vuoi” disse Susy.
Lui si morsicò le labbra e annuì. Chiuse gli occhi e si sforzò di pensare a una lavagna vuota, finché non senti la voce di Susy.
“Amore.”
Le labbra all’ingiù e gli occhi lucidi non lasciavano speranza.
“Non li ha volute accettare.”
Non poteva essere.
“Susy, è solo un barista. Bisogna parlare con qualcuno che ne capisca. Andiamo alla facoltà di economia. Troveremo pure un docente disponibile a parlare.”

Il professore aveva ascoltato il racconto di Neri, senza mai alzare gli occhi dalla pistola poggiata sulla scrivania.
“Il valore del denaro dipende principalmente dal fatto che esiste un’autorità che agisce come se ne avesse e, in effetti, il governo questo non lo ha ancora negato” disse con voce atona.
Neri sentì il big bang esplodergli dentro. Desiderò che Susy fosse lì accanto, ma questa volta, il coraggio di entrare era mancato a lei.
“D’altra parte, il denaro ha valore se chi lo riceve ha fiducia che chiunque altro lo accetterà come pagamento. Questa fiducia è venuta meno.”
L’esplosione dentro Neri si spense rapidamente come un fuoco d’artificio.
“Credo” continuò il professore, mentre controllava che la pistola fosse carica, “che si tornerà al baratto. Se lei è capace di produrre qualcosa con le sue mani, punti su quello.”
Neri lo salutò, uscì dallo studio e si avviò verso l’uscita della facoltà. Il baratto. Come si sarebbe potuto stabilire il valore dello scambio? La soluzione gli comparve in testa con l’evidenza della verità. Il rumore di un colpo di pistola gli giunse all’orecchio. Meglio così. Nessuno avrebbe più potuto ispirarsi ai discorsi del docente per giungere alla stessa conclusione.

“Capisci amore? Ci basterà sviluppare un sito Web che archivi i prezzi dei prodotti e servizi e calcoli le equivalenze in termini di baratti! Tutti saranno costretti a usarla e noi diverremo ricchi!”
Susy sedeva sul marciapiede con espressione affranta. “Come riscuoteremo i pagamenti a distanza, in un mondo basato sul baratto?”
Neri ci pensò un attimo. “D’accordo, il mio piano è ancora imperfetto, ma ti ho mai deluso?”
Sul volto di Susy si succedettero dubbio, sarcasmo, stanchezza e riflessione. Alla fine scoppiò in una risata liberatoria che confluì in un sorriso dolce. E Neri seppe che lei sarebbe stata un’altra volta dalla sua parte.
Ultima modifica di angelo.frascella il venerdì 11 dicembre 2015, 22:16, modificato 1 volta in totale.



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Angela
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#2 » venerdì 11 dicembre 2015, 22:03

Ricordo molto bene questo racconto e vedo che hai cambiato totalmente il finale. Questo mi piace molto di più, il testo ne risulta arricchito. Ci sono tante cose che non ricordo di averle lette e penso che tu abbia fatto un ottimo lavoro. Trovo che i personaggi siano stati ben caratterizzati:

Neri chiuse gli occhi e congiunse le mani
Neri si tolse la barba finta, afferrò le braccia di Susy e la guardò negli occhi
Lui si morsicò le labbra e annuì.
Le labbra all’ingiù e gli occhi lucidi non lasciavano speranza.


Sono tanti i dettagli che hai disseminato nel testo e che lo rendono vivo, visivo. Forse l'unica cosa che non mi piace molto è quel "creeremo" che avrei sostituito con "Ci basta ideare un sito web...".
Per il resto, non ho proprio nulla da chiedere a parte...

CHIEDO LA GRAZIA PER ANGELO
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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angelo.frascella
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#3 » venerdì 11 dicembre 2015, 22:15

Angela ha scritto:Ricordo molto bene questo racconto e vedo che hai cambiato totalmente il finale. Questo mi piace molto di più, il testo ne risulta arricchito. Ci sono tante cose che non ricordo di averle lette e penso che tu abbia fatto un ottimo lavoro. Trovo che i personaggi siano stati ben caratterizzati:

Neri chiuse gli occhi e congiunse le mani
Neri si tolse la barba finta, afferrò le braccia di Susy e la guardò negli occhi
Lui si morsicò le labbra e annuì.
Le labbra all’ingiù e gli occhi lucidi non lasciavano speranza.


Sono tanti i dettagli che hai disseminato nel testo e che lo rendono vivo, visivo. Forse l'unica cosa che non mi piace molto è quel "creeremo" che avrei sostituito con "Ci basta ideare un sito web...".
Per il resto, non ho proprio nulla da chiedere a parte...

CHIEDO LA GRAZIA PER ANGELO


Grazie, Angela.
Trovo che tu abbia ragione su quel "creeremo". Lo sostituisco subito

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Vastatio
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#4 » martedì 15 dicembre 2015, 12:54

Ciao,

devo dire che tocchi un argomento che mi ha sempre affascinato: la valuta elettronica e i rischi che porta con sé.
L'idea di raccogliere monetine in sé funziona. I dialoghi anche. Lo spiegone fatto dal professore copre in modo elegante l'infodump che ti serve.
L'idea finale si ricollega alla precedente, geniale e fallimentare allo stesso tempo, del personaggio e mi piace vedere una "coppia" in sintonia e fedele anche nelle avversità. Bella anche la scena del professore che si spara dopo aver spiegato le regole del baratto che avrebbero declassato quelli come lui (Anche se forse un professore proprio in economia...).
Qualche refuso di piccola entità (bandiva/brandiva, Non li ha volute accettare).

Quello che però trovo difficile da considerare credibile è l'efficacia del sabotaggio. Così su due piedi non so elencare quanti "siti" (intesi come luoghi fisici) dovrebbero esplodere nella realtà per annichilire le banche dati mondiali con relativi backup (in linea e fuori linea) del nostro credito virtuale.
Se trovassi una soluzione più "circostritta" non avresti questo problema e la storia continuerebbe a reggere. Un prelievo coatto delle banche straniere per "sanare" il debito paventato negli anni ma mai attuato fino a "ieri" ad esempio (scenario da brividi).

Quando si parla di effetti/conseguenze su larga scala è sempre difficile trovare una spiegazione plausibile; è un punto debole presente anche nel mio racconto di questo mese nel laboratorio

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ceranu
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#5 » domenica 20 dicembre 2015, 11:40

Ciao Angelo. Avevo letto il racconto durante l'edizione e noto che l'hai ampliato parecchio. Ora la trama scorre meglio, ma ho trovato un limite d'empatia con i personaggi che, a mio avviso, sono poco caratterizzati. Forse è per via della trama più lunga e delle tante cose da dire, ma il racconto sembrava solo una serie di eventi senza anima.
O calchi di più sui sacrifici che hanno dovuto fare i due per avere i soldi o quella parte perde di interesse. È troppo repentina la loro ripresa dopo aver scoperto che i sacrifici sono stati vani.
Non so come spiegarmi, ma ho la sensazione che il racconto manchi di tridimensionalità.

Cattivotenente
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#6 » lunedì 28 dicembre 2015, 18:38

Eccomi a te.
Ho diverse cose da dire sul racconto, sia positive che negative. Parto con il dire che, eccezion fatta per alcuni scivoloni, la forma è buona. Hai un buon lessico, usi correttamente la punteggiatura e il punto di vista è rispettato. Tuttavia, ci sono alcuni problemi, che illustrerò di seguito facendo riferimento al testo.
Prima, però, vorrei parlare della parte concettuale. A mio avviso l’ipotesi di fondo sulla quale si regge il tuo racconto non passa il vaglio critico del lettore in quanto a sospensione dell’incredulità e vari passaggi nel testo accentuano questa criticità di fondo. L’idea che una coppia dedichi la sua vita ad accumulare denaro elemosinando (e, dunque, non lo spenda per i propri bisogni correnti, mantenendosi in qualche altro modo), sulla base dell’ipotesi che un giorno un singolo attacco informatico possa azzerare tutti i conti correnti, è di per sé molto dura da mandar giù. Siamo a livello di cono di carta stagnola in testa per evitare il controllo mentale. L’ipotesi poi che, dopo questo attacco il concetto stesso di moneta elettronica venga definitivamente cancellato e, per qualche motivo ignoto, sia destinato a non essere mai più considerato, è del tutto incredibile. Sembra quasi che, nel tuo micro-universo narrativo, un impulso EMP abbia azzerato non solo i conti correnti ma tutta la tecnologia. A parte il fatto che non lo dici ma, se così fosse, ogni allusione a internet non avrebbe più senso. Se, invece, dovessimo ipotizzare che, dopo l’attacco, il mondo vada avanti con le solite dinamiche,non si capirebbe perché i conti correnti non potrebbero più essere ripristinati, anche partendo da zero e facendo finta che la tua ipotesi possa essere plausibile (e non lo è: pensa ai milini di banche dati, server, backup, ecc…) Nemmeno Fight Club ipotizzava tanto: lì, al massimo, si cancellava la traccia dei debiti, non l’uso stesso della moneta virtuale. Peraltro, le conclusioni cui giungi sono, a mio modo di vedere, illogiche: se davvero non ci si potesse più basare sulle transazioni elettroniche, il denaro fisico acquisirebbe di certo importanza. Viceversa, non si vede cosa rimarrebbero a fare aperte le attività come il bar dove Susy cerca di prendere un caffè, o perché ci sia una corsa forsennata ai bancomat con piede di porco alla mano.
Insomma, ho capito quel che vuoi comunicare, e ammetto che l’idea di fondo sia interessante, tuttavia a mio avviso non l’hai gestita bene. Magari potevi limitarti, che so, a una speculazione sul valore del denaro fisico nelle prime ore dell’attacco. Insomma, per come hai impostato la trama, alla fine passa l’impressione che l’intero racconto sia stato studiato per comunicare un’idea di fondo sul denaro. Spesso la funzione della narrativa è comunicare qualcosa oltre al puro intrattenimento; il problema è che, in questo caso, l’intento è chiaramente percepibile e tutto ciò che vi costruisci attorno suona pretestuoso. La coerenza interna e la credibilità vengono piegate al messaggio, e ciò stride.

Andiamo un po’ nel dettaglio del testo.

“Toh” disse aprendolo, “avevo ancora una banconota. Tienila: non saprei che farmene.”

Questo è il primo dei passaggi critici per la sospensione dell’incredulità: se le banconote sono fuori corso, elemosinare agli angoli delle strade oggetti rari che nessuno porterebbe più dietro non avrebbe senso. La frequenza con cui poter effettivamente recuperare tali reliquie non giustificherebbe lo sforzo (immagina di andare a elemosinare, oggi, ma anche dieci anni fa non farebbe differenza, chiedendo solo lire italiane: quante pensi ne rimedieresti?) e, di certo, non consentirebbe di accumulare la “montagna” di denaro cui fai in seguito riferimento. Viceversa, se la moneta fisica non fosse fuori corso, non avrebbe senso regalarla perché “non si sa che farsene”. Non ci sono gradazioni intermedie: la valuta ha validità oppure non ce l’ha. Se la ha, è sempre possibile versarla su un conto corrente e regalarla perché inutile è fuori discussione.

“Il messaggio dei Decrescisti lo hai visto pure tu, no?”
“Lo hanno visto tutti.”
“Ma gli altri non ci hanno creduto.”
“Sono passati due anni. Forse hanno avuto ragione.”

Eh, forse… Ecco, qui avrei bisogno di motivi grossi come una casa per credere che, dopo una minaccia di un gruppo anti-sistema cui nessuno ha dato peso e vecchio di DUE ANNI, i nostri eroi stiano ancora impiegando le loro giornate a elemosinare. Perché hanno ritenuto tanto attendibile quella previsione? Cosa non ci stai dicendo? Qualcosa dev’esserci, altrimenti i personaggi sembreranno solo una coppia di matti, mentre non presentano alcun tratto di follia, almeno in apparenza. Il fatto che poi l’evento si realizzi, dà l’impressione (e basta quella) che tu non intendessi per nulla rappresentare i nostri come due spostati ma, semmai, come gli unici lungimiranti. Il che ci riporta all’inizio del ragionamento e lascia insoluto il dubbio sul perché una coppia di persone raziocinanti avrebbe dovuto dare tanto peso a una minaccia grottesca come quella di cui parli.

“È ora di smetterla. Ormai le monetine sono più rare dell’onestà”

Ribadisco: lo dovevano essere già ben prima.


Alcune finestre si aprirono e tre persone caddero, sfracellandosi al suolo. Neri saltò in piedi e s’infilò in un bar.
“Che succede?”
La ragazza dietro al bancone rispose, singhiozzando: “Il Movimento per la Decrescita ha colpito. Un attacco informatico ha cancellato tutti i depositi bancari.”

Frena, frena! In un battito di ciglia, succede di tutto e di più! Innanzi tutto non mi piace né convince come hai rappresentato la scena del crollo del sistema: nel campo visivo di Neri tre uomini nello stesso istante, tipo nuoto sincronizzato, che aprono la finestra e si gettano? Mmm… Avrei preferito mi facessi sentire un tonfo, poi, magari un altro, poi delle notizie alla tv… Insomma, un’escalation graduale, non un teatrino della disperazione in stile flash mob. Ma procediamo: Neri s’infila in un bar e chiede a una ragazza, che verosimilmente non si è accorta della pioggia di esseri umani all’esterno (perché, se lo avesse fatto, sarebbe uscita a guardare cosa stesse accadendo, magari attirata da urla e strepiti), e le chiede cosa stia succedendo. Quella, senza esitazione, risponde affranta che “il Movimento per la Decrescita ha colpito. Un attacco informatico ha cancellato tutti i depositi bancari.” Cioè, l’istante dopo che è accaduto lo sanno già tutti, e sanno anche chi ha rivendicato l’“attentato”? E dai, su… Bisogna rendere credibili questi elementi, anche in così poco spazio. Che so, potevi mostrare una persona davanti a un bancomat e un warning dei decrescisti che appare sullo schermo, o qualcosa di simile.

Neri si mise a correre, saltellando in mezzo a gente disperata. Entrò nel palazzo gridando: “Ce l’abbiamo fatta!”

“Saltellando”: brutto verbo. Poi: perché grida entrando nel palazzo? Susy si presume non lo possa sentire.

“Susy sedeva in reggiseno e mutandine sul pavimento, dove aveva riversato la montagna di denaro messa da parte negli anni.”

Quindi sono passati più dei due anni menzionati nella scena precedente: ancora più incredibile questa immotivata fede nella minaccia dei decrescisti.

“La donna che li aveva bloccati bandiva un piede di porco.”

“Brandiva”: refuso.


“Neri stava per rimproverare la moglie, poi pensò che non importava essere gli unici a possedere dei soldi.”

“Che problema c’era? Sarebbero entrati e avrebbero ordinato un caffè.”

“Mentre formulava quel pensiero, Neri sentì il dubbio strisciargli nello stomaco.”

“Non poteva essere.”

Ho riportato queste quattro frasi per evidenziare che cambi spesso filtro del narratore. Se il pdv è coerente, non lo è altrettanto questo aspetto: soprattutto in un racconto così breve, dovresti cercare di rimanere coerente. Per esempio, nella prima frase, avresti dovuto scrivere: “Era inutile rimproverarla, mica era importante essere gli unici che possedevano dei soldi”, assumendo il pdv del personaggio. In alternativa, se il pdv lo riporti, dovresti scrivere, ad esempio: “Si disse che non c’era problema, che sarebbero entrati e avrebbero ordinato un caffè”. E così via. In poche parole, per mantenere un filtro costante, devi far attenzione al discorso diretto libero e legato.

Il professore aveva ascoltato il racconto di Neri, senza mai alzare gli occhi dalla pistola poggiata sulla scrivania.

E qui, nonostante abbia riletto più di una volta il testo, ho sempre pensato che Neri stesse minacciando il professore con un’arma. Sono nell’ultima lettura, alla ricerca di quel dettaglio che mi pareva stonato, mi sono reso conto che volevi descrivere la scena di Neri che trova il dovente in quel modo, con la pistola davanti e in procinto di suicidarsi. Devi specificarlo, credimi, perché sembra il contrario, soprattutto per il dettaglio degli occhi fissi sulla pistola, che sembrano suggerire apprensione.

“Desiderò che Susy fosse lì accanto, ma questa volta, il coraggio di entrare era mancato a lei.”

Di nuovo: scegli. O così o “Se solo Susy fosse stata accanto a lui…”, ma resta coerente.

“Il valore del denaro dipende principalmente dal fatto che esiste un’autorità che agisce come se ne avesse e, in effetti, il governo questo non lo ha ancora negato. D’altra parte, il denaro ha valore se chi lo riceve ha fiducia che chiunque altro lo accetterà come pagamento. Questa fiducia è venuta meno.”

Quindi le banconote erano ancora in corso? E allora perché, già anni prima, l’uomo per strada non vi dava valore?

“Credo” continuò il professore, mentre controllava che la pistola fosse carica, “che si tornerà al baratto.

Ma perché??? Non lo spieghi, mi spiace.

Il rumore di un colpo di pistola gli giunse all’orecchio.

Anche il suicidio del docente suona forzato. Il tuo scenario sarebbe estremamente stimolante per un ricercatore specializzato in quel campo, ritengo.


“Capisci amore? Ci basterà sviluppare un sito Web…”

Ecco qui: esiste il web, la tecnologia, la terra non è finita… Quindi non mi spiego il blocco totale del concetto di denaro elettronico.

Ok, siamo alla fine. Avrai capito che, per me, i problemi veri non sono sul testo, che è anche abbastanza godibile, ma sull’idea vera e propria. Bada: non si tratta di condividere o meno un’idea, ma di stabilire se riesca a stare in piedi e persuadere il lettore che, sì, potrebbe accadere davvero. E, nel mio caso, non ci sei riuscito. A rileggerti.

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angelo.frascella
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#7 » mercoledì 30 dicembre 2015, 0:17

Grazie, Marco, per l'accurata disamina del racconto. Contiene una valanga di considerazioni preziose, che cercherò di generalizzare rispetto alla mia scrittura e riguardarmi spesso.

I tuoi commenti (e quelli degli altri) mi chiariscono che questo racconto è debole in partenza dal punto di vista concettuale ed è inutile che ci stia a perdere altro tempo.

Permettimi solo di rimettere in discussione un elemento: il fattore del "filtro".
Devo dirti che il concetto mi suonava nuovo, per quanto abbia letto diversi libri sulla scrittura e questo mi ha fatto pensare a due cose:
1) non si finisce mai di imparare
2) i libri sulla scrittura insistono quasi tutti sugli stessi concetti (di certo importanti) ma ne trascurano altri fondamentali.

Così sono andato a fare qualche ricerca sul Web e ho ritrovato una pagina, che mi sembra contestualizzare bene il concetto:
http://www.oilproject.org/definizione/d ... ibero.html

Se capisco bene, dunque, quando parli di filtro parli nella trasposizione dei pensieri del personaggio come discorso indiretto libero oppure discorso indiretto narrativizzato.

Non sono sicuro però che la scelta univoca di una delle modalità sia una specie di "obbligo" per lo scrittore. Cambiare fra le due modalità mi sembra possa dare vivacità al testo e non mi pare arrechi "fastidio" al lettore. Su questo mi piacerebbe sentire anche il parere degli altri (magari proverò a spostarmi nel Salotto)...
Quale sarebbe in fondo il vantaggio principale di una scelta univoca? Forse un po' di compattezza stilistica, ma si rischierebbe anche un po' di monotonia, a mio parere...

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angelo.frascella
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#8 » mercoledì 30 dicembre 2015, 0:17

Grazie, Marco, per l'accurata disamina del racconto. Contiene una valanga di considerazioni preziose, che cercherò di generalizzare rispetto alla mia scrittura e riguardarmi spesso.

I tuoi commenti (e quelli degli altri) mi chiariscono che questo racconto è debole in partenza dal punto di vista concettuale ed è inutile che ci stia a perdere altro tempo.

Permettimi solo di rimettere in discussione un elemento: il fattore del "filtro".
Devo dirti che il concetto mi suonava nuovo, per quanto abbia letto diversi libri sulla scrittura e questo mi ha fatto pensare a due cose:
1) non si finisce mai di imparare
2) i libri sulla scrittura insistono quasi tutti sugli stessi concetti (di certo importanti) ma ne trascurano altri fondamentali.

Così sono andato a fare qualche ricerca sul Web e ho ritrovato una pagina, che mi sembra contestualizzare bene il concetto:
http://www.oilproject.org/definizione/d ... ibero.html

Se capisco bene, dunque, quando parli di filtro parli nella trasposizione dei pensieri del personaggio come discorso indiretto libero oppure discorso indiretto narrativizzato.

Non sono sicuro però che la scelta univoca di una delle modalità sia una specie di "obbligo" per lo scrittore. Cambiare fra le due modalità mi sembra possa dare vivacità al testo e non mi pare arrechi "fastidio" al lettore. Su questo mi piacerebbe sentire anche il parere degli altri (magari proverò a spostarmi nel Salotto)...
Quale sarebbe in fondo il vantaggio principale di una scelta univoca? Forse un po' di compattezza stilistica, ma si rischierebbe anche un po' di monotonia, a mio parere...

marina_usai
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#9 » mercoledì 30 dicembre 2015, 15:58

Ciao Angelo,

non ho letto versioni precedenti del testo e questa mi pare godibile. Il continuo rimbalzare da una situazione all'altra di solito lo trovo fastidioso in un racconto breve, mentre qui è ben gestito e dà ritmo alla lettura.
A livello di contenuto ci sono, come ti è già stato evidenziato, delle incoerenze che rischiano di portare il lettore fuori dal testo, ma per quanto mi riguarda sono cose che puoi sistemare, magari allungando il racconto e costruendo il mondo dei protagonisti e la caratterizzazione di Neri in maniera più dettagliata (io me lo immagino un po' come un visionario, escluso e preso in giro da tutti che ha, finalmente, il suo momento di riscatto nel momento in cui il sistema finanziario collassa. Poi però scopre che, entrando in funzione il sistema del baratto, si trova ancora una volta nella situazione di partenza. Così escogita un altro piano e così via, compiendo una sorta di movimento circolare che lo riporta sempre al punto di partenza).

Una volta reso più coerente mondo e personaggio penso possa diventare un bel racconto!

Marina

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Jacopo Berti
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#10 » mercoledì 30 dicembre 2015, 17:27

Ciao Angelo,
purtroppo non mi hai convinto: una forma senza trovate particolari potrebbe accompagnarsi bene a un'idea geniale. Qui l'idea è potenzialmente buona, ma gli avvenimenti sono troppo concitati e tirati per i capelli: si fa fatica a credere che possano accadere con quei tempi e in quel modo. Sembra si mettano in sequenza per fare un favore al narratore, invece l'impressione dovrebbe essere che, se sono strampalati, sia il narratore a fare un favore a metterli in ordine per il lettore. Mi sono spiegato?
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Spartaco
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#11 » mercoledì 30 dicembre 2015, 22:42

Ciao Angelo, ormai siamo agli sgoccioli e dubito che per questo mese riuscirai a sfidarmi. Se credi in questo progetto riproponi il racconto nel Laboratorio di gennaio. Ciao

Cattivotenente
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#12 » giovedì 31 dicembre 2015, 10:31

Ciao Angelo. Non riesco ad aprire il tuo link, purtroppo. Il discorso sul filtro del narratore sarebbe lungo e complesso. Nel tuo caso ho sintetizzato all'estremo il concetto. Le regole sono fatte, a mio avviso, per essere conosciute e poi, eventualmente, piegate. Il filtro del narratore non deve per forza essere costante, ma non può nemmeno essere ondivago e utilizzato "a orecchio", senza consapevolezza di quel che si fa. In un racconto tanto breve, io sarei per tenere una distanza costante dal protagonista, a meno che non parliamo di un effetto studiato e con uno scopo preciso. Su lunghezze maggiori il consiglio generale è di rimanere coerenti, la verità è che si può tranquillamente variare e io stesso, in Italian way of cooking, ho usato (o ho tentato di farlo) il filtro per avvicinare e allontanare il lettore dal punto di vista del personaggio, in modo simile a quel che fa un regista con una telecamera, passando da un punto di vista riportato in "tell", quindi la distanza e maggiore possibile, a un'immedesimazione quasi totale di narratore e personaggio, con la discesa fino al punto di vista adottato e al discorso diretto libero. Ho cercato di farlo con una corenza che assecondasse i miei intenti narrativi, ovvero sveltire alcune parti, far passare agevolmente alcune riflessioni di carattere generale e alcune descrizioni (senza far chiedere al lettore perché il protagonista pensasse quelle cose proprio in quel momento), o parti di raccordo fra scene diverse, o ancora creare maggiore empatia con il personaggio in momenti particolari. Non so se ci sia riuscito o meno, però se l'artificio viene bene è inavvertibile. Se qualcosa stride, invece, significa che non si è proceduto in modo armonico. Il rischio nell'improvvisazione, quando si maneggia il filtro del narratore, è proprio quello di creare una dissonanza che, magari, il lettore non saprà nemmeno definire, ma che lo infastidirà e gli farà dire di aver avvertito qualcosa di sbagliato in come è stato scritto un libro. Inoltre, errori sul filtro possono generare sviste di trama o coerenza. Quando la vicinanza fra narratore e protagonista è molta, ad esempio, non si possono poi nascondere dettagli di trama a lui noti solo per generare un successivo effetto sorpresa, altrimenti si genera l'errore noto come "parallissi" (di solito per violazione del punto di vista, ma anche la posizione del narratore può provocarlo). Insomma, a mio avviso non si tratta solo di una questione stilistica ma di una precisa scelta con implicazioni significative. Chiamalo filtro del narratore, focalizzazione o in qualunque altro modo, il fatto è che è qualcosa di distinto dal punto di vista, un elemento sottile, difficile da padroneggiare e spesso sconosciuto o sottovalutato, quindi non direi che possa essere un buon approccio variarlo per dare più brio e varietà a un testo. Un saluto e a rileggerti.

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angelo.frascella
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Re: New Arena Edition - L'ultima monetina

Messaggio#13 » lunedì 4 gennaio 2016, 23:24

Grazie, Marco.

Non sono riuscito a sfidare Spartaco, in questa tornata, ma, ancora meglio, ho imparato (o meglio ho iniziato a imparare) un aspetto della tecnica che finora mi era quasi sconosciuto.
Continuerò ad approfondire per conto mio il tema.

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