Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

La Sfida a Italian Way of Cooking è un Super Speciale di MC finalizzato al componimento di un e-book prodotto da Minuti Contati!
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Spartaco
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Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » giovedì 16 giugno 2016, 0:44

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Questo è il gruppo LUCA TARENZI de LA SFIDA A ITALIAN WAY OF COOKING con Luca Tarenzi come giudice.

Gli autori del gruppo Luca Tarenzi dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo AISLINN.

I racconti di questo gruppo verranno commentati dagli autori del gruppo AISLINN.

I primi DUE racconti di questo raggruppamento avranno diritto alla pubblicazione sulla Vetrina di Minuti Contati. TARENZI li valuterà e deciderà quale racconto dovrà finire in pasto a MARCO CARDONE. L'Antico di Minuti Contati valuterà eventuali altre ammissioni dirette alla Vetrina e all'e-book. Sempre l'Antico valuterà la presenza dell'elemento folkloristico e assegnerà eventuali bonus. L'ANTICO NON POSTERA' LA SUA CLASSIFICA.

I gruppi sono stati formati seguendo l'ora di consegna.

E ora vediamo i racconti ammessi:

Invito a cena, di Riccardo Rossi, 19895 caratteri
L'Arte di Mangiar Bene, di Valter Carignano, 19984 caratteri
Frattagie di tigre, di Massimiliano Enrico, 21300 caratteri MALUS 5 PUNTI
Ren il cuciniere, di Diego Ducoli, 14465 caratteri


Avete tempo fino alle 23.59 di domenica 26 giugno per commentare i racconti del gruppo AISLINN.
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Vi avverto che L'ANTICO sarà fiscale e non accetterà classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradisce essere avvertito, sapete come trovarlo. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi all'ANTICO.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo AISLINN.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



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Marco Lomonaco - Master
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » venerdì 17 giugno 2016, 15:41

Daniel Travis, Invito a cena con il mostro

Ciao Daniel, bentrovato, non credo che ci conosciamo ma potrei sbagliarmi, in caso che ci siamo incrociati già su qualche altro forum dammi un nickname, così capisco con chi sto parlando… :P
Altrimenti molto piacere di conoscerti.

Passiamo al brano.

Già la prima persona presente, per quanto possa sembrare la narrazione più facile, nasconde un sacco di insidie: l’infodump è in agguato dietro ogni stramaledetta virgola, la gestione del punto di vista (per quanto io non capisca come mai, visto che ce ne dovrebbe essere uno solo e stop) dà sempre un sacco di problemi a moltissimi, e per finire si ha sempre la sensazione che sia una narrazione “in presa diretta” e rimane sempre quel senso di “ma perché è soprattutto a chi sta raccontando queste cose il narratore?”.
Spero ovviamente che tu non cada in nessuna di queste trappole.

Subito dal primo paragrafo si vede come invece questa cosa succeda. Tutto questo pezzo è in tell, cosa che non mi dà fastidio in sé (sono per lo show don’t tell, ma non a livello di fanatismo religioso, banalmente perché lo trovo più performante), ma con la prima presente restituisce la sensazione del narratore/protagonista che sta raccontando a sé stesso quello che si trova davanti a uso esclusivo del lettore. Questa cosa trascina me lettore fuori dalla storia e fuori dal personaggio, che è un controsenso per una narrazione in prima persona, che vorrebbe essere estremamente immersiva.

Ti faccio l’analisi proprio punto per punto del primo pezzo, così capisci cosa intendo, poi per il prosieguo non ti segnalo più le cose dello stesso tipo, tanto sarebbe solo una ripetizione e se capisci il concetto poi sei a posto.

«Già gli antichi popoli tribali ci credevano.» Mentre parlo, il mio corpo trema leggermente [l’avverbio non serve] nel tentativo di mantenere l'autocontrollo [tell]. Di fronte a me un uomo [falso, poi dici che è un vampiro, e il narratore già lo sa, definirlo uomo è proprio un errore] delle dimensioni di un armadio a due ante giace riverso sull'asfalto, con un labbro spaccato e imbrattato di sangue e un buco in fronte [quando si mette la “e”, poi bisognerebbe fermarsi, non “e questo e quello e quell’altro e quell’altro ancora”]. Il labbro è opera mia, e dato che l'armadio è un vampiro non è una cosa da nulla [si fa i complimenti da solo? TUTTO quello letto finora è messo giù a puro beneficio del lettore, e in una narrazione come si deve, il lettore lo devi prendere e portarlo nella storia, non ci si dovrebbe conversare amabilmente]. Il foro l'ha fatto la ragazza al mio fianco [tell… farlo girare e fargli “vedere” la ragazza avrebbe funzionato molto meglio]. Tra i venticinque e i trenta, corti capelli castani e un soprabito lungo di pelle nera; bellissima e, come ho appena scoperto, dotata di ottimi riflessi [questo periodo è lunghissimo e dice troppo, scegli qualcosa, le cose più importanti e identificative e di’ quelle, non bisogna dire tutto, anzi, altrimenti le frasi annoiano e vien voglia di saltarle]. Si chiama Ash [non potevi farlo dire in una battuta, tipo che si rivolge a lei chiamandola così?], è una strega e la mia accompagnatrice ufficiale per la missione [anche qui, è tutto tell a favore del lettore… poi puoi farlo lo stesso eh, non è che ti si mette in croce, però è proprio un po’brutto tutto fatto così, tutte queste informazioni potevano essere inserite all’interno di azioni o di dialoghi, e sarebbe stato molto mollto molto più interessante]. Ha tra le mani una vecchia Beretta da cui esce ancora un rivolo [rivolo????] di fumo. Sembra scioccata per aver dovuto sparare alla sanguisuga qui davanti, o forse perché io l'ho mandata al tappeto. In ogni caso, vuole impedirmi di finirlo [faglielo fare, non dirmelo così, davvero]. «L'idea è passata in tutte le culture: mangi il nemico, mangi la preda, prendi la sua forza.» [la battuta era iniziata 10 righe fa, non puoi riprenderla così senza introdurla o senza farmi capire che è la continuazione di quella di prima… messa così sembra che sia Ash a parlare]

Poi non si capisce con che criterio usi il corsivo. Nel senso, non ho nulla contro il suo uso, solo che leggendo il tuo brano non capisco la ratio dietro l’utilizzo che ne hai fatto. Solo di “tono”? Cose che io lettore devo tenermi a mente perché hanno (o avranno) un senso particolare?
E perché imperialista? Usi quella parola, poi spieghi il concetto e continuo a non capire il perché della scelta lessicale. Mi aspettavo una roba tipo “perché tu vai e conquisti gli stati vicini e lontani imponendo la tua egemonia su bla bla bla”. Invece così non colgo il nesso.
E non capisco il significato di questa frase: “Certo, i significati specifici del cannibalismo rituale invece cambiano nei diversi gruppi si è praticato, o immaginato nel mito.”
Poi, Ash a un certo punto dice al protagonista che era sicura che lui sarebbe morto quando il vampiro ha attaccato, poi però salta fuori che il vampiro aveva attaccato lei. Non si capisce bene la dinamica degli avvenimenti. Uno attacca me e io mi convinco che muori tu?
Poi una cosa che mi ha dato un po’fastidio è che non si riesce a inquadrare il tipo di rapporto tra i due. Non si conoscono e vanno a caccia insieme, dici che lei è la di lui “accompagnatrice ufficiale per la missione”, ma non si capisce né assegnata da chi, né se lei è di ausilio/supporto a lui, o viceversa, non si capisce chi dei due sia gerarchicamente superiore, e non sembra nemmeno che sia un rapporto paritario. Non so, questo aspetto è molto poco chiaro e mi fa continuare a fermarmi per tornare indietro e controllare se non abbia letto male io qualcosa o se abbia ragione a essere disorientato. E non solo è una cosa cattiva quando il lettore deve continuamente tornare indietro, ma anche non ho trovato le risposte che cercavo.Poi, certo, tot paragrafi dopo la cosa si spiega, ma il problema è che all'inizio dai proprio l'idea sbagliata e uno si fa un po'i castelli in testa.

La ferita al fianco è scorretta. Con la prima persona siamo (dovremmo, almeno) essere a tutti gli effetti dentro la testa del protagonista, se ha una brutta ferita al fianco e tu non lo dici mai e poi te ne esci con un “l’ha notato allora” è proprio sbagliato.

“Ti ho assunta perché hai la fama della strega migliore del nord Italia; non mi aspettavo una stratega.” Perché?? Visto che stai usando ruoli “standard” da fantasy (il tank/picchia e il caster), lei è sacrosanto che sia la stratega del party. A maggior ragione se è la strega migliore di tutto il Nord Italia. Cioè, se io ingaggiassi il miglior qualcosa di tutta una zona (piuttosto vasta e popolosa) mi aspetterei eccome che abbia tutta una serie di competenze fuori dal comune.

Comunque, per le altre parti del brano non sarò così puntiglioso, perché tanto l’analisi sarebbe analoga, le ho già lette e bene o male le cose da dire in generale sono le stesse, quindi ti dico giusto un paio di cose extra e poi passo diretto alle considerazioni generali.

Cambiare il portatore di punto di vista all’interno di una narrazione in prima persona è una cosa che si evita, perché confonde. Se fatta bene, la prima persona è molto immersiva, e quindi gli stacchi tra i vari personaggi possono essere difficilmente metabolizzati e compresi. Io ti sconsiglio una strategia di questo tipo. Volendo puoi optare per una narrazione ibrida: prima persona quando sei sul personaggio principale e terza esterna immedesimata quando sei su degli altri, ovviamente sempre con il dovuto stacco in corrispondenza dei cambi di pdv.

In generale il rapporto tra i due personaggi è poco credibile. I dialoghi, le caratterizzazioni, le dinamiche, non mi sono parse ben studiate. Per esempio, il grezzone che spiega alla strega locale cose su dei mostri della zona? Una strega di cui abbiamo già avuto modo di apprezzare l’acume e la cultura? Non è credibile, poi tutte le parti in cui lui spiega a lei le cose sanno incredibilmente di spiegone, si spera sempre che da un istante all’altro lei lo trasformi in una piattola e gli dica “oh, le so ste cose, sono io quella intelligente, non mi ammorbare!”
Ma anche altrove eh, questo era solo un esempio. Il primo problema di questo brano è, a mio avviso, lo stile, il secondo che segue a ruota è la caratterizzazione dei personaggi principali.

Lo spiegone del piano della strega alla fine l’ho trovato un po’una caduta di stile alla James Bond. Cos’hanno questi cattivi che ci tengono sempre tanto a spiattellare i loro piani al “buono” di turno prima di ammazzarlo? Capisco che per stare negli spazi qualche spiegone ogni tanto sia necessario, ma qui mi è parso proprio un po’ piazzato male.

Dietro i due aspetti di cui sopra, il più rilevante punto debole del racconto è che manca di coerenza interna. Imposti un sistema, dei poteri, e poi non li utilizzi. Jake con sensi di vampiro entra nel sotterraneo, sente subitissimissimo l’odore della pelle della muta e non ente l’odore del drago vero? E, a maggior ragione, quella dei licantropi? Che sono noti per non avere un odore tenue e discreto. Capisco la “trappola”, capisco la frenesia, però…

Poi la str(at)ega, ha davanti un tizio che ha dedicato la vita a massacrare mostri, un crociato che a quanto ci dici crede nella sua missione E ha una dipendenza molto forte da quello che fa. E lei a un certo punto va a dargli la mano? L’unico finale equo che mi sarei aspettato in quel momento è jake che le strappa il braccio e se lo mangia e che muoia portandosi dietro più gente che può. Se vuoi farlo agire in quel modo devi porre prima le basi per quel cambio di rotta, se tinteggi un personaggio nel modo A, poi non puoi farlo agire da B senza giustificare la cosa a dovere.

E il twist finale è stato scorrettissimo. Quando entri nel pdv della strega e lei interagisce con Jake, possibile che lei non pensi mai nulla di incriminante? Non ci si crede, e quindi anche il racconto perde di credibilità, e il finale più che un twist ben costruito sembra un deus ex machina.

Mi spiace essere stato così duro, ma credo sia il modo migliore per migliorare prendersi le giuste mazzate sui denti. E poi puoi anche rispondere al mio commento con un “non hai capito niente” e io di sicuro non me la prenderò :)
Comunque mi auguro che la mia analisi ti sarà utile in una qualche misura e ti porterà a lavorare nella direzione in cui vuoi portare la tua scrittura.
Alla prossima.



Valter Carignano, L’arte di mangiar bene

Ciao Valter, anche con te credo che non ci conosciamo, quindi molto piacere. :)

Il tuo racconto è, secondo me, da dividere in due parti. Lo spartiacque è il passaggio dall’azione alla riflessione.

Cominciamo con la prima parte, quella più d’azione.
Il brano è godibile, la prosa tutto sommato pulita e scorrevole. Se devo trovare un difetto è che a tratti è un po’frettolosa e poco chiara. Rimane una buona prosa, capiamoci, però ogni tanto sciorini nomi e azioni in modo un pochino confusionario, che rende difficile capire al volo cosa succede a chi, chi fa cosa, chi è chi e chi dice cosa. Questo aspetto si accentua durante le scene veloci (come è anche abbastanza normale che succeda). Un piccolo trucco è quello di semplificare le strutture, invece di fare battuta+inciso+battuta+descrizione+descrizione+battuta punto (che ha il suo perché, restituisce una bella velocità, ma ti fa perdere un po’per strada il lettore), magari togli qualche blocco, vai più a capo, inframezza con dei nuclei a sé stanti, in modo che leggendo si riescano a isolare meglio i diversi blocchi di azione e dialogo e mantenere meglio il filo logico degli avvenimenti. Te lo dico perché in prima stesura capita anche a me di fare la stessa cosa che fai tu, un po’per non perdere il filo dell’azione mentre scrivo, un po’perché a volte banalmente le scene ti escono così, ma in fase di revisione poi (a volte a malincuore), tocca sistemarle. Io sono un estimatore del ritmo alto, mi piace moltissimo, però non al costo della chiarezza, che già io faccio naturalmente fatica a seguire le scene con troppi personaggi (sono un disastro con i nomi e non mi ricordo mai chi è chi anche quando le cose son chiare :P ), quindi questo è un argomento su cui sono abbastanza sensibile.

Poi mozzare in agilità tre dita a un uomo con un serramanico è un po’esagerato, per fortuna (anche mia), staccare un dito a un uomo è cosa tutt’altro che facile, rivedrei magari quel passaggio.

Poi un po’fai attenzione alla punteggiatura, soprattutto quella nei dialoghi. E ai puntini di sospensione, che hanno una funzione specifica, vale a dire di identificare i momenti in cui una frase viene lasciata in sospeso. Non indicano delle pause nel parlato e, anche se ormai sta diventando comune, usarli per quello è un errore.

Altro aspetto un po’sottile è la distanza del narratore, non hai fatto errori espliciti in tal senso, ma non hai neanche tenuto una distanza omogenea. A tratti non fai sentire per niente la voce del personaggio portatore di pdv, a tratti invece torna, poi sparisce ancora, eccetera. Ripeto, non è un errore tipo sbagliare le HA con o senza H, però un occhio abituato lo vede e comunque è una cosa che se non è fatta di proposito e con un intento preciso (che non ho ravvisato nel tuo brano, ma se c’era dimmi pure, ti ascolto volentieri) fa scendere di qualità il brano, son quei tipici casi in cui se non ci fai caso dici “sì, bello, ben scritto, però non so, c’era qualcosa che non andava, non ho empatizzato”, ecco, questo succede spesso sbagliando/gestendo male la distanza del narratore.

Poi attenzione, queste son finezze, in genere a qualcuno che vedo che secondo me ha problemi ancora con le cose di base della narrativa non lo segnalo nemmeno, a te lo dico perché comunque hai una prosa che è chiaramente già stata limata, e dopo che si limano i difetti principali poi bisogna lavorare di fino, e quindi le finezze son quelle da segnalare.

Un aspetto su cui ti invito a riflettere è che chi legge (o, meglio, chi è abituato a leggere) subito dalle prime righe si fa un’idea dello stile del testo, quindi il mio consiglio è quello di mettere subito in chiaro chi è portatore di punto di vista (se c’è, altrimenti mantieniti esterno) e impostare la distanza del narratore in modo subito comprensibile, e poi attenertici. Questo soprattutto se hai dei cambi di punto di vista tra diversi capitoli, se hai sempre lo stesso portatore puoi andarci più leggero, tanto se il portatore non cambia mai il lettore non deve adattarsi ai cambi e mantiene sempre le stesse “impostazioni mentali”.
In questo spesso viene in aiuto la sceneggiatura, che dà, a mio avviso, una buona struttura mentale che torna comoda in parte anche per la narrativa: la scena comincia quasi sempre con un establishing shot per far capire allo spettatore dove sei, quando sei e poi attacca la scena con cui in genere si fa capire anche perché sei lì (ma questo non sempre). Se noti, è tutto orientato a mettere immediatamente lo spettatore nella giusta ottica. In narrativa hai meno elementi per farlo (banalmente non hai le immagini che chiariscono le cose in mezzo secondo), e proprio per questo le primissime battute di un brano in primis ma poi anche degli snodi dove ci sono cambi concettuali (tempo, spazio, pdv, etc) andrebbero rese prima di tutto efficaci per far comprendere il contesto e gli elementi strutturali (sono partito dal pdv ma poi il discorso è stato generico).

Passiamo ora alla parte più prettamente riflessiva e introspettiva.
Le parti lente e più introspettive del brano le ho trovate decisamente meno buone di quelle veloci e d’azione, diverse volte ti sei scordato di specificare chi parlasse e le sequenze dialogiche (comunque sempre abbastanza frammentate), sono diventate un po’più difficili da seguire. Questo aspetto si evidenzia di più andando avanti col brano, in cui questo, assommato alla questione di pdv e distanza, ha reso particolarmente complesso l’empatizzare con le disgrazie e i drammi dei personaggi.

Si nota anche una certa “fretta” di saltare qualche passaggio, forse per lo spazio a disposizione, forse per altro, non so, ma da quando Pellegrino è in camera col dottore il brano dà una virata abbastanza decisa in questo senso.
Passi a un frequente raccontato che restituisce proprio la sensazione della fretta tipo che racconti tutta la storia e poi concludi dicendo “e alla fine è stato il maggiordomo in salotto con il candelabro”.
Da quel punto in poi il brano perde proprio di mordente e scende parecchio di livello, fino ad arrivare al finale che dovrebbe essere “rivelatorio” ed emotivamente coinvolgente, ma non riesce nel suo intento perché non sei, a mio avviso, riuscito a caricare per bene le vicende di quel legame empatico con le scelte del personaggio, quindi poi quando il legame empatico deve fare il suo dovere nel finale, ovviamente poi non lo fa come si dovrebbe.

In definitiva, giudicando solo da questo brano, hai un buon talento per le scene dinamiche e concitate. Lo stile e la gestione sono perfettibili (come è ovvio che siano, lo sono sempre) ma comunque sei una buona penna.
Dove c’è invece da lavorare parecchio di più è nelle parti lente, dove hai, sempre secondo me, mostrato diversi limiti, a partire dallo stile (problemi che non hai mostrato altrove, o almeno non così pronunciati, quindi boh, sono un po’perplesso) per arrivare poi anche alla gestione dei tempi e dei personaggi.
Quello che ipotizzo è che le scene lente non ti coinvolgano e/o non ti piacciano, quindi scriverle ti secca e quindi anche inconsciamente magari ci metti meno impegno o forse non sai bene come metterle, può essere uno di questi fattori, o magari altro, non lo so. Magari ragionaci su e vedi se riesci a capirlo meglio tu, perché il talento e l’occhio secondo me li hai, e varrebbe la pena magari esercitarsi si più su quelli che sono i tuoi punti deboli, perché le storie non sempre possono andare a 300 all’ora (purtroppo!!!!!).

Ultimo appunto che riguarda solo il contest e non il brano in sé, non ho ritrovato molto la specifica. C’è un cuoco, c’è un “mostro” (in senso lato), ma le due cose non sono affatto collegate e soprattutto non sono correlate a Italian Way Of Cooking (che se non hai letto ti consiglio ;) ). A me non interessa molto l’attinenza alle specifiche, le vedo più che altro come una scusa per mettersi a scrivere, però Pellegrino anche se fosse stato un idraulico non sarebbe cambiato nulla ai fini della storia. Capisci cosa intendo?
Avresti sicuramente potuto usarle in modo più creativo e pertinente. Forse verrai penalizzato nella classifica del contest per questo motivo, ma ci tengo a precisare che questa cosa non inficia secondo me il valore assoluto del brano, di cui già ti ho detto prima.

È tutto, alla prossima ;)



Frattaglie di tigre, Massimiliano Enrico

Ciao, anche con te non so se ci siamo mai incrociati, anche se il tuo nome mi dice qualcosa, magari ho letto qualcosa di tuo in un qualche momento della mia vita, ma non riesco a ricollegare. Comunque piacere ;)

Ma passiamo subito al brano.
Non ricordo a chi lo dicevo, degli altri commentati, ma non sono un fanatico dello show don’t tell, sono del parere che in certi momenti un buon tell fatto nel modo giusto possa essere una scelta intelligente.
Detto questo, ho letto il tuo brano ed è tutto tell. Proprio tutto.
Più che di leggere un racconto in cui mi venisse voglia di immergermi ed essere partecipe delle vicende e delle emozioni dei personaggi mi è parso di ascoltare qualcuno che mi raccontava degli aneddoti davanti a una pizza. Se era l’effetto che volevi ottenere tu, tutto ok, a me non piace ma niente di più, se invece non era l’effetto che volevi ottenere, analizzo un paio di scorci del tuo brano per farti capire di preciso cosa intendo, almeno hai materiale su cui riflettere e poi decidi tu se le soluzioni alternative che ti propongo ti piacciono o meno.

L’inizio è sempre il punto migliore da cui partire per un’analisi, le prime righe devono per forza catturare l’attenzione, altrimenti il lettore parte col piede sbagliato, e non bisogna far finta che la prima impressione non sia importante.

Sigfrid e Gunter erano attesi al ristorante. [oppure “l’uomo abbassò lo sguardo sull’orologio, era passato solo mezzo minuto dall’ultima volta. Tamburellò sul tavolo di legno con i polpastrelli e una fitta gli fece tirare indietro le dita. “dove cazzo si sono cacciati? Sigrid e Gunter di merda, sono sempre in ritardo!”, è solo un esempio che tra l’altro non puoi usare tu perché la trama è diversa, ma non voglio darti esempi già pronti all’uso, sarebbe inutile. Comunque si capisce che i due sono attesi, caratterizzi sia loro indirettamente che il tizio direttamente, e metti già aspettativa sulla scena, una tensione narrativa che ti fa gioco.] No, non per una cena, non li avrebbero neppure fatti entrare [Questa frase chi la dice? E a chi la dice? La risposta più naturale è “il narratore, al lettore”, ed ecco perché sembra un’aneddoto che mi raccontano davanti a una pizza!]. Loro erano lì per procurare il cibo. [Ancora, fammelo vedere, aggiungiamo alla scena di prima un bel cameriere seduto di fronte al tizio che tamburellava le dita,, e facciamogli dire “Signore, se non cominciamo a trattare la carne subito, non sarà mai pronta per la cena. Gli ospiti hanno già confermato.” “Lo so, testa di cazzo, guardami! Credi che mi piaccia incazzarmi? Credi che ci goda ad aspettare quei due stronzi? Non fosse che certa carne riescono a procurarla solo loro mi sarei già rivolto ai fratelli Manzini!” Sbatté il pugno chiuso sul tavolo. “Invece no, sempre appresso ai capricci di ‘sti due stronzi! Se non sarà il miglior filetto di sirena che abbia mai cucinato, cazzo, me li inculo con tutti i calzoni!”]
Era un ristorante speciale. [vedi che anche senza dirlo si era già capito quando ho parlato di carne di sirena, si possono aggiungere dettagli e cose per dare l’idea che vuoi tu esattamente, ma non serve dirlo così] Se ne dicevano tante del ristorante [le ripetizioni, attento] solo che nessuno sapeva bene dove fosse ne [accento] quale fosse il suo esatto nome [tutto questo può venir fuori da un dialogo o dalla situazione, se lo dici così togli tutto il piacere della scoperta al lettore]. Solo chi poteva permetterselo sapeva a chi rivolgersi per prenotare un tavolo. [Idem come sopra, perché non far arrivare i clienti russi e far poi vedere il conto? Un bel conto da 6500€ a persona magari?]
L’ingresso del ristorante era anonimo, elegante ma non chiassoso. [no, se è un ristorante clandestino non ha un ingresso così, ha un ingresso come di una casa normalissima, e poi dentro ci trovi il ristorante, altrimenti i vigili che ci passano davanti dicono “toh, ma guarda questa casa, sembra un ristorante… entriamo a dare un’occhiata!” e sei nella cacca]
L’ingresso di servizio, era altrettanto anonimo ma meno elegante, un vicolo puzzolente e malsano come se ne vedevano pochi [se è come se ne vedevano pochi, allora non è anonimo.]
I due bussarono alla porta, furono accolti da un cameriere in livrea che sembrava uscito da un libro di illustrazioni del XIX secolo che li accompagno in un piccolo ufficio. [ancora come sopra, mostra scene, azioni, dialoghi, non dire cosa succede, altrimenti si perde il gusto della lettura]
“Speriamo non ci facciano aspettare troppo.” Disse Gunter per fare conversazione [“per fare conversazione” non aggiunge nulla alla battuta, non dà nessuna idea, è inutile e appesantisce] mentre si guardava intorno.
Sigfrid era seduto sulla poltrona davanti alla scrivania, rilassato. [violazione del pdv] Gunter stava gironzolando nella stanza riccamente arredata e colma di suppellettili. [qui ti sei addirittura dimenticato di farli entrare, hanno appena bussato e poi subito li troviamo seduti dentro]
L’uomo entrò e si diresse direttamente verso la scrivania, era silenzioso come un gatto. [visto quello che dici poi, è violazione grave del pdv]
Sigfrid lo vide che era già entrato [violazione del pdv] e lo seguì con lo sguardo, Gunter era impegnato a osservare la libreria e non si accorse di lui. [questo è il perché la parte sopra è una violazione del pdv]
“Benvenuti signori, è un piacere avervi qui.” Disse l’uomo mentre si sedeva alla scrivania.
Gunter fece un sobbalzo e si precipitò verso una poltrona. “Buona sera signore, felice di incontrarla, stavo solo, solo guardando i libri. Mi piacciono i libri, sono tranquilli.”
“Prego, non si preoccupi signor Gunter, siamo fra amici. [dovrebbe finire qui la battuta, la situazione è “tesa” almeno da parte dei due, attaccare con lo spiegone qui ti fa perdere tutta la tensione narrativa accumulata] [DA QUI]Io rappresento proprio un gruppo di amici che si ritrova per gustare deliziosi manicaretti, una sorta di club bel gusto. Io sono il cuoco e responsabile delle vettovaglie. Quello che noi cerchiamo è qualcosa di particolare, dei sapori diciamo unici. E qui entrate in gioco voi. Mi hanno detto che voi siete cacciatori eccezionali e siete in grado di raggiungere luoghi ad altri inaccessibili. Dico bene?” [A QUI è tutto uno spiegone. Lui sa chi sono loro, loro sanno chi sono e cosa fanno, tutti sulla scena sanno perché loro sono lì, lo spiegone è a puro uso del lettore, e questa cosa si chiama infodump, ed è brutto da leggere, o arrivi a questo punto con un personaggio in scena che non sa queste informazioni e qualcuno gliele spiega (comunque uno spiegone, comunque brutto, ma a volte è necessario), oppure fai in modo che la situazione sia ben chiara da prima di questo incontro e qui li lasci conversar come persone normali.]

Già questo paragrafo dovrebbe darti l’idea pratica di quello di cui stavo parlando prima, però ne facciamo anche un altro che mi sembra abbastanza esplicativo.

“Sigfrid, ho trovato un passaggio su una bella nave tranquilla. Un mio vecchio amico lavora come ufficiale su una nave da trasporto. Mi ha garantito un viaggio tranquillo e sereno. Dice che non li fermano mai.”
Il passaggio sulla nave per il trasporto dei rifiuti tossici della Mitsusbishi Chemicals Corp. fu in effetti tranquillo, le vedette della polizia portuale si tenevano ben lontane dalla nave che trasportava più segnali di carico tossico quanti membri dell'equipaggio, ed era una nave con un equipaggio numeroso.
La nave li fece scendere, di notte, con una scialuppa nera, sull'isola di Nayachar.
Dall'isola i due cacciatori risalirono il fiume Hughli su una chiatta dei rifiuti che stava andando verso la città. Il capitano, come amava farsi chiamare, era felice di avere due passeggeri con cui scambiare qualche chiacchiera. In realtà il concetto di scambio non gli era molto chiaro perché era principalmente lui a parlare, ininterrottamente, anche durante il sonno.

Questo pezzo invece che così tutto raccontato, poteva essere pensato in modo differente.
Cosa vuoi dire?
Che hanno viaggiato su una nave di trasporto scorie, che le vedette gli son state alla larga, che han preso una barchetta per l’entroterra e che il capitano ha il carattere che ha.
Ok, ragioniamo un attimo e vediamo come si può fare per ottimizzare il tutto. Si potrebbe cominciare direttamente a bordo della barchetta per l’entroterra, con S e G che dialogano tra loro.

“Dalla padella alla brace” disse Gunter.
“Che cazzo dici?“ Rispose Sigfried. “Preferivi la nave? Cazzo, quella fottuta mitsubishi chemicals aveva più cartelli di allerta scorie radioattive che equipaggio.”
Gunther si diede uno schiaffo sul collo e si guardò il palmo: una zanzara che pareva un coleottero rantolava zampe all’aria. “Le scorie radioattive non ti succhiano ettolitri di sangue. Guarda qui, merda, sembra un CanadAir!”
“Meglio le chiappe che brillano al buio, in effetti, un cacciatore luminescente, il massimo del mimetismo. Molto intelligente. “
La testa del capitano fece capolino da una botola sul pavimento della barca. “Tranquilli, lo scotch telato e la pece reggono, entra meno acqua di quella che le pompe buttano fuori. Possiamo continuare la nostra chiacchierata.“
Sigfried roteò gli occhi e incassò la testa nelle spalle. “Urrà, trabocco di gioia.“
“Sì, anche io, è bello parlare con voi due!” Snudò un sorriso ampio, la sua dentatura sembrava il tiro al bersaglio delle giostre a fine serata.
“Sì, soprattutto perché parla solo lui” bisbigliò Sigfried a Gunter, che gli diede una gomitata nel costato.

Tu sei ovviamente libro di seguire la strada che preferisci, io non voglio farti cambiare idea su quello che ritieni meglio per la tua scrittura, però ti ho proposto un’alternativa che parte da un presupposto mentale diverso, vale a dire costruire le scene sulla base di quello che ti interessa infilarci e di quello che ti serve per portare avanti la tua storia, e concentrare nelle scene più intenti. Ad esempio caratterizzare e portare avanti la trama, caratterizzare e porre presupposti per futuri snodi di trama, mostrare un dettaglio rilevante, dare vita a un colpo di scena… eccetera…
Questo è quello su cui personalmente ti consiglio di lavorare di più, tutto il resto è secondario.
Spero che il mio commento ti sarà in qualche misura utile, anche solo per confrontarsi con un punto di vista diverso dal tuo.

Alla prossima.



Ren il Cuciniere, Diego Ducoli

Ciao Diego, il tuo nome mi è decisamente familiare, quindi immagino che ci dobbiamo essere incrociati già da qualche parte, perdonerai la mia pessima memoria se non mi ricordo di preciso quando… comunque piacere di (ri)trovarti ;)
Non mi ricordo assolutamente cosa avessi letto di tuo né come scrivessi, quindi riparto da 0 con il giudizio su questo brano.

Partirei dal titolo, che modificherei in “Ren il cuciniero”, per maggior assonanza con la tua palese fonte di ispirazione ;)
In generale il racconto, a parte qualche svista tecnica come qualche punto di vista, qualche maiuscola che ti è sfuggita e cose così, si legge bene, è simpatico e passa bene al lettore. L’ignoranza (in senso positivo) paga quasi sempre.
Ci sono dei però. Il primo è che prendere la strada che hai preso tu si può vedere un po’come una scorciatoia. Non hai bisogno di caratterizzare come si deve né i personaggi, né l’ambientazione, né di strutturare al meglio le dinamiche, perché fai riferimento (e attingi) a un contenitore di dinamiche, regole e strutture già codificate da qualcun altro. Tu ci aggiungi solo un po’di presa in giro e il “prodotto” è confezionato.
Per rimanere in tema culinario, è come prendere qualcosa di cucinato da qualcun altro, metterci sopra una salsina tua e poi darlo da mangiare ai tuoi clienti. Il piatto magari è anche buono, ma alla fine la tua abilità si può valutare solo sulla salsa, il piatto non è realmente tuo. Capisci cosa intendo? Non ho nulla contro il tuo racconto, ti ripeto che è simpatico e si legge bene, e poi ognuno è libero di scrivere quello che gli pare, ma valutarti su qualcosa che non è farina del tuo sacco mi pare un po’inutile. Mi sembrerebbe di fare le pulci a Ken il Guerriero ed è una cosa che non voglio fare :)
Il fatto è che andando “sul sicuro” col prodotto che funziona e aggiungendo la comicità, ti metti al riparo da molte critiche tipo la coerenza interna, che in un racconto così nemmeno la cerchi, eccetera. Davvero non credo di riuscire a valutarti in modo obiettivo su un brano del genere.

Comunque, a parte qualche refuso, qualche pdv sbagliato, eccetera, non c’era nulla di che da segnalare. Mi sembra un brano in generale piacevole e che si legge, fa sorridere e poi si passa oltre. Questo non te lo dico in senso negativo eh, sono un sostenitore della narrativa come strumento d’intrattenimento. Quindi diciamo che il brano va bene così com’è.

Dal punto di vista del contest, tuttavia, il tuo antagonista non è ben caratterizzato come “mostro”. Ed era un po’il nucleo centrale. Lo prendiamo per buono perché siamo dentro Ken il Guerriero e i cattivi “normali” sono cattivi e basta, bidimensionali, come il tuo antagonista. Non gli vediamo fare niente di particolarmente cattivo, che lo identifichi come mostro. Ok, ci dici che ha fatto questo, quello e quell’altro, ma a lato pratico noi ci stiamo fidando della tua parola, per quel che ne sappiamo/abbiamo visto, poteva essere un angelo di uomo.

Poi, un consiglio personale: storie tipo questa ti converrebbe riservarle per il tuo tempo libero e per quando scrivi cose perché ti va. I contest online in cui ci sono in mezzo logiche di commento reciproco sarebbe furbo sfruttarli per mettersi in gioco in prima persona, con idea tua, strutture tue, eccetera… almeno se ci sono difetti di scrittura o di gestione ti possono venire segnalati e tu puoi trarre il meglio dall’esperienza. Alla fine credo che il senso di questi concorsi sia quello sì di divertirsi e fare gruppo e coltivare amicizie, ma soprattutto quello di migliorare come penne.

Detto questo, però il tuo brano l’ho letto con piacere e mi sono anche abbastanza divertito. ;)
Che altro dire? Credo sia tutto, buona fortuna e alla prossima ;)


CLASSIFICA

Nessuno dei racconti mi ha convinto appieno, ognuno aveva punti di forza e di debolezza, ma due erano scritti generalmente meglio degli altri due. La distinzione è più tra primi due e secondi due, per il resto sono andato un po’a sensazione visto che non c’era una differenza marcata, anzi.

1) L’arte di mangiar bene, Valter Carignano
2) Ren il cuciniere, Diego Ducoli
3) Invito a cena con il mostro, Daniel Travis
4) Frattaglie di tigre, Massimiliano Enrico
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
Sbattuto su e giù e ribaltato su un tavolo, fino a che le tue interiora saranno fuoriuscite.
E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Vastatio
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » sabato 18 giugno 2016, 21:35

L'arte di mangiar bene

Ciao,

parto subito dal punto più critico. Il tema: non c'è. O meglio non è né motore scatenante né sfondo. E' lì "per caso", sembra quasi che tu abbia preso una storia e poi abbia cercaato un modo per infilarci il tema. E' a caccia nel passato e un cuoco nel futuro. I due "eventi" non si intrecciano, non hanno legami.
La sua caccia termina ben prima che lui diventi cuoco. L'essere cuoco non fa parte della sua vendetta, non lo aiuta, non è un mezzo, non è nemmeno di impiccio.
Sorvolando questo punto cardine, però la storia è in sé bella e interessante, si legge senza problemi e, a parte alcuni momenti in cui butti in mezzo tanti personaggi in cui mi perso, non presenta problemi di comprensione.
La narrazione "futura" non l'ho trovata funzionale, la usi per metterci dentro il cuoco, ma, a parte questo, non ha un vero scopo, se non smorzare un po' gli eventi cardine, anzi, mi danno fastidio: abbiamo una persona che cerca vendetta poche righe sopra e tu mi stai "distraendo" con ricette ed eventi di interesse pressoché nullo.
Le scene sono il ricordo di un anziano in punto di morte, chiare nitide, forse fin troppo. Qualche incertezza, qualche "errore" avrebbe permesso di associare quelle scene al ricordo ed amalgamare meglio le due narrazioni.
In definitiva non trovo il pezzo ben legato nelle sue parti per quanto abbia apprezzato questo "salto" nel passato e una storia, amara, di una vendetta.


Invito a cena col mostro

Ciao,

dilusione, dilusione fortissima! Mi hai messo in piedi premesse di quelle che mi fanno eccitare come un matto e poi le hai carbonizzate senza pietà. Cominciamo dallo stile che hai deciso di usare: pesante. Hai una serie di infodump così lunghi che mi sono annoiato nel leggerli: uno, due, ma è pieno. Non basta metterli in un discorso per dire "ok, fatto, non è infodump". Allegeriscili, fai un botta e risposta, mostrami LUI che si succhia un mostricciattolo e che ha un boost di guarigione, sbattimi in facci aun depliant turistico tra una pippa e l'altra, qualcosa che non sia solo inanellare dati uno dietro l'altro!
Metto da parte il mio preconcetto che i vampiri non si prendono a cazzotti, dopo tutto dai anche una spiegazione plausibile, inizialmente pensavo che il "cuoco" fosse Jake, ma palesemente non lo è: lui caccia i mostri ma se li mangia, non ci provi nemmeno a dire che se li deve cucinare in modo sopraffino per non vomitare. La cuoca si rivelerà poi la strega, in due righe striminzite, ma dobbiamo tirarla per i capelli l'aderenza al tema: pure io cucino a casa, ma da qui a definirmi "cuoco" ce ne passa.
Parliamo di coerenza: i poteri di Jake si attivano in caso di stress, capisco che il lavoro che si è scelto sia parecchio stressante, ma trovo impensabile che, con queste premesse e la sua "storia", una imboscata non l'abbia mai ammazzato (il pollice opponibile e l'indice ce l'hanno anche i vampiri/licantropi/ecc e una pallottola in testa gliela possono pure sparare). O hai creato un mondo di mostri idioti o la prima imboscata che ha subito è stata quella di saraceno & strega, cosa che mi pare difficile da credere visto che lui e la sua gloriosa famiglia sembrano essere una spina nel culo alla popolazione mondiale di mostri e "streghe nel mezzo".
Non è giustificabile nemmeno lo spiegone finale della strega di come ha fatto e la possibilità di redenzione: perché? Lei del suo potere non sa che farsene e in teoria il piano è stato ordito dal saraceno (un mostro) che, immagino, sia Gandhi con la coda a questo punto.
In general eè un peccato, perché, come dicevo all'inizio, le premesse ci sono, la storia e l'idea in sé sono buone: il cacciatore "drogato" che non riesce a fermarsi (ma che ci riesce proprio sotto massimo stress, mi immaginavo che in quelel condizioni fosse quasi in berserker, tra fame e dolore), la strega "doppiogiochista", i mostri che vogliono stare al loro posto tranquilli (alcuni)... non so ho come l'impressione che ti sia sfuggito dalle mani il racconto. Rimettilo in piedi perché, continuo a ripetermi, l'ambientazione è una di quelle che preferisco.


Frattaglie di tigre

Ciao,

partiamo dalle cose facili: il tema lo graffi di striscio. C'è la caccia, ma i cuochi sono i committenti, quindi non è che tu l'abbia centrato proprio benissimo. La storia e come l'hai sviluppata surreale mi ha ricordato moltissimo alcuni dei racconti sui vecchi Weird Tales: stessa impostazione che predilige il raccontato, praticamente nessun "problema" per i protagonisti che si muovono come un coltello caldo nel burro in qualsiasi situazione. Anche i dialoghi sono allineati a questo stile, niente di brillante, tutto è routine.
Il grosso problema però è che portare avanti una narrazione di questo genere dopo un po' stufa. Appena, come lettore, metabolizzo l'andazzo capisco che non ci saranno colpi di scena degni: parti piatto e arrivi piatto. Sei lì a pregare che arrivi la fine. Non mi è dispiaciuto come racconto, a parte qualche ripetizione da limare in revisione (l'hai scritot in fretta) io eliminerei i contatti a Calcutta, sono inutili ai fini della storia, sono solo pezzi di staffetta per arrivare al tempio. Che poi è un pezzo di staffetta anche quello, come detto prima, metabolizzato che NIENTE è un problema tutto può essere eliminato privando il lettore di poco più ch eun mezzo sorriso da humor sempr emolto composto.
A parte questo il racconto mi è piaciuto, belli i due protagonisti, telefonatissima la soluzione Hunter (ma sorprendere non credo fosse nelle tue intenzione) e il club del "gusto esotico" l'ho già letto in un altro racconto (non chiedermi di chi e dove, forse proprio in un weird tales, ma lì si mangiavano una fenice).


Ren il cuciniere

Ciao,

iniziamo col dire che vinci il premio tema centrato e affondato. Primo e unico, per me, nel tuo gruppo. La parodia è spassosa, quello che ho amato di più sono le spiegazioni pseudoscientifiche alle varie scelte/tecniche del maestro, il personaggio caratterizzato meglio mentre gli altri, anche il cattivo, sono un po' in ombra (per quanto saprai che in Ken il guerriero ogni cattivo era adeguatamente caratterizzato). Essendo una parodia hai il grosso problema che, se si ignora la fonte di ispirazione, la metà della "bellezza" del racconto si perde o, se si è dei nazifan, rischi il linciaggio. Nonostante questo, hai virato sul demenziale "spinto", questo, anche provando a ignorare la mia adolescenza, ti permette di avere una storia che "regge".
Storia a parte, non ha senso cercare una logica, ci sono dei refusi ma dove ho sofferto particolarmente è nei dialoghi che sono atoni: mancano spesso punti esclamativi o interrogativi per rendere l'emozione e il tono di chi parla. Ci vorrebbe un po' di omogeneità grafica anche per il nome delle mosse (alcune in maiuscolo, altre in minuscolo). Mi hai strappato più volte un sorriso, ma giocavi in casa facendo una parodia demenziale di uno dei personaggi più blasonati degli anni 80/90.

Classifica

premetto che la classifica è temanazi, quindi la disposizione è fortemente influenzata dal fatto che, secondo me, tre racconti su quattro hanno una "presa" sul tema poco salda.

1. Ren il cuciniere
2. L’arte di mangiar bene
3. Frattaglie di tigre
4. Invito a cena con il mostro

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ceranu
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » venerdì 24 giugno 2016, 23:12

Commenti in ordine sparso:

Frattaglie di tigre, di Lord Max

Ciao Max, quanto tempo :P
Bene, il racconto è carino, si legge bene, ma si vede che è mancato il tempo per una bella revisione. Ci sono delle ripetizioni e in alcuni punti ho avuto l'impressione che tu stessi allungando il brodo. Tra l'arrivo a Calcutta e la missione hai trascinato un po' troppi K.
I dubbi cruciali sono due: il primo riguarda lo stile scelto. Leggendolo ho avuto l'impressione di trovarmi davanti a un racconto "vecchio". Sembrava di leggere una storia alla Salgari con un tell giustificato dalla voglia dell'autore. La stessa cosa vale per il cambio di Pov quando entriamo in testa della tigre e la lentezza delle immagini e dei dialoghi. Quindi, se l'intento era quello posso farti i complimenti, ci sei riuscito alla grande ma, nell'ottica di un racconto attuale, quelli possono sembrare dei difetti. 
Altro punto nevralgico è il tema, non c'è. O meglio, c'è il cuoco e ci sono i cacciatori, ma sono figure diverse.
Nel complesso è un racconto godibile.
Ciao

Invito a cena con il mostro, di Daniel Travis

Ciao Daniel, non adoro neanch'io la prima persona, ma non prenderò in considerazione il mio gusto personale. 
La storia ha delle ottime premesse, ma si perde per strada. Il primo consiglio è quello di sfoltire per dar più ritmo alla lettura. Il tuo è un Urban Fantasy e come tale ha bisogno di azione, mentre nel tuo racconto c sono troppe scene statiche e alcune parti degne di un romanzo storico (non è un insulto, io adoro i romanzi storici, ma la parte di Graziano Visconti è di troppo, almeno messa così).
Ho trovato i dialoghi poco credibili sicuramente utili alla storia, ma che non potrebbero uscire dalla bocca di nessuno.
Quindi io consiglio di snellire il testo e di cercare di dare una personalità alle singole voci per fare in modo che la lettura risulti più leggera. 
Ciao e alla prossima

L'arte di mangiar bene, di Valter Carignano

Ciao Valter, il tuo racconto mi è piaciuto. 
L'ho trovato tecnicamente valido e ben gestito. La storia che hai articolato è bella e hai reso al maglio la rappresentazione storica. 
L'inizio è avvincete, la scena all'interno del teatro ha dei colori vividi e si segue alla perfezione. Alla lunga perdi un po' di smalto, ma ci sta. 
Devo ammettere che all'inizio ho faticato anch'io a trovarci il tema. È stato tutto chiaro quando hai fatto notare che il protagonista era Pellegrino Atusi. Non so per quale motivo non avevo collegato lui al famoso padre della cucina italiana. 
Nel complesso è un ottimo racconto che si legge volentieri. 
Ciao e alla prossima.

Ren il cuciniere, di Diego Ducoli

Concordo su Lomonaco sul fatto che tu sia un paraculo. Usi Ken e sai benissimo che noi, presi dai ricordi infantili, non capiremo più nulla e sbrodoleremo di felicità. Ma non sarà così facile, io resisterò. 
Venendo al racconto, devo dirti che dal punto di vista stilistico ci sono molte imperfezioni. Dopo la virgola ci va sempre lo spazio, i dialoghi non hanno la punteggiatura, il garzone a un certo punto d del tu a Ren, mentre nel resto del racconto gli da del lei e poi c'è qualche refuso. Insomma, sembra un racconto poco curato. 
D'altra parte la storia è una grande intuizione che fa passare il tutto in secondo piano (bravo, l'effetto paraculo ha funzionato). Si legge con il sorriso ebete stampato in faccia e le trovate sono tutte divertenti. 
Insomma, una bella prova,bravo.

Classifica:

1. L'arte di mangiar bene, di Valter Carignano
2. Ren il cuciniere, di Diego Ducoli
3. Frattaglie di tigre, di Lord Max
4. Invito a cena con il mostro, di Daniel Travis

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Linda De Santi
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » sabato 25 giugno 2016, 20:58

Eccomi anch’io con la classifica. Ci tengo a dire che tutti i racconti che ho letto erano di qualità altissima e mi sono piaciuti molto, alcuni per l’ambientazione, altri per il linguaggio fresco, altri ancora per le idee originali e così via.
La classifica che, ahimé, Minuti Contati ci richiede, è stata stilata sulla base di differenze di apprezzamento leggere tra un racconto e l’altro.
In bocca al lupo a tutti!

I commenti in ordine sparso:

Invito a Cena con il Mostro

Ciao Daniel!
Mi piace l’idea di dividere il racconto in sezioni dedicate ciascuna a una portata. Molto bella anche l’ambientazione urban fantasy e il protagonista sterminatore di mostri perché ha sviluppato una dipendenza: secondo me un’idea così apre un sacco di possibilità anche per produzioni più lunghe.
Purtroppo la narrazione soffoca un po’ il potenziale del racconto, fondamentalmente a causa dei dialoghi troppo pieni di informazioni.
Ho riletto il racconto tre volte e in tutti i casi ho avuto la sensazione che le informazioni che dai siano troppe, o meglio, troppo condensate per gli spazi a disposizione. Il che rende faticoso collocarle all’interno dell’ambientazione, ed è un vero peccato visto che, come ti dicevo, il mondo che crei ha un grandissimo potenziale. Anche a costo di perdere qualche dettaglio affascinante, come ad esempio i particolari sui viaggi del protagonista in giro per l’Europa, alleggerirei i dialoghi in modo dal lasciare più respiro e far sì che il lettore riesca ad assimilare tutti gli elementi facilmente.
Un’altra cosa che ho notato è che non c’è un vero e proprio distacco tra le due voci narranti, principalmente perché a predominare è il discorso diretto. I due narratori si sentono pochissimo, e, quando si sentono, non hanno una connotazione definita. Secondo me potresti provare a definire meglio le voci dei personaggi, aumentando anche lo spazio che gli dedichi nel racconto.
Naturalmente vedi tu che farne di tutte queste considerazioni. Io ti ho detto la mia :)
Trovo comunque che sia un racconto di buonissima qualità, perfettibile, ma pieno di idee originali e con un grande potenziale da sfruttare assolutamente.
Alla prossima! :)

Ren il cuciniere

Ciao Diego, bentrovato!
Il tuo racconto mi ha davvero divertito e l’ho letto con il sorriso stampato in faccia.
A ““Sti cazzi. Ehm volevo dire “come razzi”” sono caduta dalla sedia dal ridere.
Il dubbio che mi sorge è: un lettore che non ha mai visto Ken Shiro riuscirebbe lo stesso ad apprezzare questo racconto, o lo troverebbe troppo strano e demenziale?
Sono dell’idea che una parodia dovrebbe poter essere apprezzata e compresa (almeno per la gran parte) anche da lettori che non conoscono per niente il soggetto parodizzato, mentre qui credo proprio che un lettore che non conosce Hokuto No Ken si perderebbe il grosso.
Il fatto di puntare tutto sull’effetto nostalgia degli anni ’80 dà una forza enorme al racconto, ma temo che allo stesso tempo gliela tolga in un contesto in cui i lettori non sono cresciuti con gli anime.
Tuttavia, vista la grande verve e le belle trovate, mi sento di dirti che il racconto mi è davvero piaciuto e che leggerei volentierissimo altre cose di questo tipo.
A rileggerci! :)


Frattaglie di tigre

Ciao Max!
Concordo con chi ha scritto che il racconto, più che un testo di narrativa, sembra un resoconto di una serie di aneddoti, tant’è che nei dialoghi manca spesso la punteggiatura, come a voler riprodurre il parlato.
La storia l’ho letta con piacere, peccato solo che il tono generale del racconto faccia capire già poco dopo l’inizio dove si andrà a parare e che grosse sorprese non ce ne saranno. Il che, come struttura, può andare bene per un racconto più breve, ma forse comincia a essere un po’ stucchevole su un racconto di 20.000 caratteri.
Simpatico il riferimento a Hunter (stavo leggendo anch’io Neverwhere nello stesso periodo :)) e divertente il fatto che ritorni alla fine e si prenda le colpe dei protagonisti. Ce lo voglio proprio vedere, il Gran Maresciallo, a tentare di arrestare Hunter!
Il tema per me c’è, anche se i tuoi cacciatori sbudellando la tigre hanno fatto un disastro, pensa a quante cose avrebbe potuto cucinare lo chef con le frattaglie della bestia (appunto).
A rileggerci! :)

L’arte di mangiare bene


Ciao Valter!
Un racconto ben scritto e con una struttura interessante.
L’inizio mi ha fatto pensare a tutt’altro genere di racconto, forse la parte del teatro e dei briganti è leggermente troppo lunga per la storia che racconti, ma non è una cosa grave.
Bella l’idea di mettere come protagonista l’Artusi (in casa ho una copia de “La Scienza in Cucina e L’arte di Mangiare Bene” del 1960 e la tengo come una reliquia sacra); forse però mi sarebbe piaciuto leggere qualche riferimento in più al fatto che fosse (anche) uno chef, le sue prime esperienze come gastronomo potevano essere più esplicite durante la sua ricerca dei briganti.
In ogni caso, per me si tratta di un’ottima prova. A presto! :)


Classifica:

1. L’arte di Mangiare Bene di Valter Carignano
2. Ren Il Cuciniere di Diego Ducoli
3. Frattaglie di Tigre di Lord Max
4. Invito a Cena con il Mostro di Daniel Travis

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antico
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » domenica 26 giugno 2016, 14:33

Assegno il bonus a Valter Carignano e a Daniel Travis.

Solo un appunto: potete fare molto, ma MOOOLTO meglio. Nessun racconto mi ha convinto, ho visto limiti strutturali in tutti e in generale mi è mancata la qualità solita dei vostri lavori. L'invito ai due che passeranno e di mettere mano ai loro testi e migliorarli seguendo le indicazioni ricevute perché quei racconti andranno in vetrina e li rappresenteranno. Inoltre verranno pubblicati anche in ebook, anche se per raggiungere un numero minimo di racconti si dovranno ancora attendere forse un paio di SFIDE. Come avete visto non vi ho commentati e mi sono limitato solo alla questione bonus, ma se volete contattarmi in privato sarò lieto di discorrere con ognuno di voi.

Ps: nulla di male a sbagliare un racconto, sia chiaro... Se ne prende atto e si riparte al volo ;)

diego.ducoli
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » domenica 26 giugno 2016, 22:42

Buonasera Antico.
Ma veramente i racconti ti sembrano cosi sottotono?
Alcuni mi sembrano molto belli,certamente migliorabili, ma non vedo tutta sta bassa qualità.
Logicamente non parlo del mio, non sono cosi borioso.
Se reputi che i pezzi vincitori non meritino non ha senso metterli in ebook, se fosse il mio a finirci vorrei che chi lo "pubblica" fosse convinto.
Inoltre ammetto che apprezzerei un tuo commento, anche che demolisse il racconto, almeno rende chiare le tue affermazioni.

Ps: Forse il tono sembra polemico...beh, ok, un pò lo è. Ma poco poco.

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antico
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » domenica 26 giugno 2016, 23:16

Guarda, Diego... Sì. Forse le specifiche e il paletto per il bonus erano particolarmente ostici e so bene come possa incidere sulla qualità di un testo, ma la qualità non è ottimale. Detto questo, il buon Spartaco ha inserito questa bella cosa dei tre giorni di tempo per le modifiche prima dell'invio al vostro Sponsor e sfruttatelo. Per quanto riguarda il mio commento... Avessi tempo ve ne farei di belli pieni, ma nello specifico posso dire:
- Ren il cuciniere
Decisamente derivativo dalla saga di Hokuto, cosa che se da un lato gli da un boost in caso che il lettore la conosca, dall'altra si trasforma in una bella zavorra nel momento in cui ne sia ignorante (e sono pronto a scommettere che siano più i potenziali lettori che non ne potrebbero trarre giovamento). Detto questo, l'idea è molto buona e se ti liberi di quell'aspetto TROPPO citazionista puoi dargli una marcia in più. Non gli ho assegnato il bonus, ma il pollice sarebbe tendente all'alto (considerate le potenzialità).
- Invito a cena con il mostro
Ottime potenzialità e un protagonista da curare (anche Ash è più che buona) per un racconto che a mio parere, più di tutti, coniuga tema e paletto. Si perde molto nel finale con alcune scelte di Riccardo che sono parse anche a me errate (se il tizio è una summa di poteri il combattimento per renderlo impotente dev'essere MOOOLTO più tribolato). Per me pollice ni lievemente tendente verso il su.
- L'arte di mangiare bene
Ottima la prima parte, poi non capisco il senso dei passaggi di 50 anni dopo non fosse altro per ribadire più volte che era un cuoco (e quindi rispettare il tema con il fatto che nel passato andasse a caccia, ma proprio forzato). La caccia, poi non mi sembra ben delineata, soprattutto in rapporto al bel controllo dimostrato durante l'attacco dei briganti. Mi è sembrato che Valter rincorresse il racconto più che condurlo. Detto questo, per me sarebbe un pollice ni lievemente tendente verso l'alto.
- Frattaglie di tigre
Non ho proprio compreso il tipo di operazione di Max. Un racconto scagliato da A a B senza invenzioni con due personaggi che si assomigliano troppo, tema preso in modo MOOOLTO forzato perché i cacciatori non sono cuochi e vabbeh che lo sono i committenti, ma CUOCHI A CACCIA DI presuppone che debbano essere i protagonisti a cacciare. In più ci ho trovato molti elementi da NESSUN DOVE di Gaiman, anche infilati in modo poco efficace. Pollice giù per me.

Intendiamoci, questo è solo il mio giudizio e vale esattamente quanto quello di chiunque altro e lo sappiamo bene noi che frequentiamo MC, ma avevo aspettative alte proprio per il tempo che era stato assegnato e ok che sono stato il primo a non riuscire a consegnare, ma direi che, tutti, alla prossima SFIDA dobbiamo impegnarci un pelucchio di più, no?

E se vuoi insultarmi hai il mio numero :D

diego.ducoli
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » domenica 26 giugno 2016, 23:26

Vero, il paletto "cuoco" mi ha messo parecchio in difficoltà.
Se tolgo le citazioni diventa un altro racconto, nei 3 giorni volevo calcare addirittura la mano.
Mi piacerebbe avere un opinione da chi è digiuno da anime o manga.
Pensa che avevo in mente altri due capitoli di Ren.
Magari domani ti chiamo, ora il letto mi reclama.

valter_carignano
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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » lunedì 27 giugno 2016, 9:50

ciao a tutti
qualcuno sa quando verranno ufficialmente proclamate le classifiche? Oppure: ci sarà una proclamazione delle classifiche, con conseguente partenza dei tre giorni per rivedere/cambiare/stravolgere il proprio racconto e farlo diventare 'la più bella storia mai stata scritta'? :-)

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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » lunedì 27 giugno 2016, 10:10

Rispondo anche qua: oggi leggerò gli ultimi due racconti che mi rimangono (per l'assegnazione dei bonus) e domani posteremo le classifiche dando il via alla TRE GIORNI ;)

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Re: Gruppo LUCA TARENZI: lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » martedì 28 giugno 2016, 10:04

Ed eccomi a pubblicare la classifica finale di questo raggruppamento. Entro la giornata arriverà anche la NEWS che DOVRETE condividere a più non posso ;)

1) L'Arte di Mangiar Bene, di Valter Carignano, 19984 caratteri 1 punto
2) Ren il cuciniere, di Diego Ducoli, 14465 caratteri 7 punti
3) Invito a cena, di Riccardo Rossi, 19895 caratteri 11 punti
4) Frattaglie di tigre, di Massimiliano Enrico, 21300 caratteri 13 punti

Vanno dunque a sfidarsi, per il giudizio di Luca Tarenzi, nella prima semifinale Valter Carignano e Diego Ducoli!

Solo uno di loro sopravviverà, solo uno di loro potrà sfidare il BOSS di questa Edizione: Marco Cardone.

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