Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Sfida il BOSS Marco Roncaccia e i suoi SPONSOR Daniele Picciuti, Simone Lega e Alberto Buchi.
I primi 9 entreranno a far parte di un e-book marchiato Minuti Contati.
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alessio.guidotti
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Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#1 » venerdì 26 agosto 2016, 8:39

Federico me lo diceva sempre. Tieni un diario faccidisegni anche. Pure un medico della clinica di merda luierabravo scrivi mi diceva sempre. E che scrivo? Racconto di oggi che con Gianni siamo andati a Roma lì a Torbella e che io mi pensavo: mo’ incontro il pelatino che è mio padre. Ma lui tanto con me non mi guarda in faccia qui negli occhi miei. Non mi saluta il pelatino. Invece dei miei fratelli solo Andrea se mi vede mi corre incontro e mi parla che io a lui lo amo proprio no come gli altri fratelli miei che mi dicono scema e non mi vogliono più parlare come il pelatino. Scema mi dicono. Io ho tre fratelli mia madre è tornata al paese suo ma non è vero invece sta con un uno del paese suo ma il pelatino diceva che mia nonna era malata e mamma doveva aiutarla il pelatino bugiardo. Mia madre non la vede più nessuno certe volte telefonava poi non tanto. Io sono un po’ che non sto più con loro a casa ma con Gianni che viviamo insieme. Il pelatino litigavamo sempre poi voleva che andavo a curarmi in un posto tipo la clinica dimmerda e io non volevo per curarmi dalla droga diceva il pelatino devi andarci. Gianni è un tipo giovanile ha i capelli mica come il pelatino. Tanti grigi e bianchi mi vuole bene Gianni non è brutto e ciccione come il pelatino o come certi della loro età che il pelatino e Gianni sono della stessa età mi sa Gianni pure un po’ di più. Lui dice gli ho ridato la gioventù mi ha detto una volta mi hai ridato la vita mentre ero sdraiata nel letto che quasi dormivo e lui mi accarezzava i capelli e la schiena e si tirava il pipo in un modo da matti che mi guardava come da matto. Tre anni che mi ha presa Gianni e sto con lui qui a Trevignano. Il pelatino mi aveva cacciato da casa che non volevo curarmi nel posto di merda come la clinica o vai a curarti o te ne vai di casa e io giravo per strada che una notte pure al parco ho dormito un giorno Gianni mi ha visto. Sei la figlia di Umberto che lui al pelatino gli vende la frutta per il negozio e allora sali mi ha detto come stai e io stavo male e lui pure diceva devi curarti da questa cosa ha ragione tuo padre ti porto io in comunità mi diceva e io però non parlavo e dicevo domani poi quando stavo per vomitare nella macchina sua che ha sempre belle macchine Gianni lui di corsa mi ha portato da certi che conosce e mi hanno dato la roba pure a casa loro mi sono fatta ed erano certi amici suoi che lo trattavano come un principe e quella signora bella tutta piena d'oro amica sua mi diceva ti faccio io l’iniezione ?
E io no no faccio da sola e la roba era buonissima no come certe schifezze che quando non avevo i soldi al Mollica il pipo in bocca gli prendevo per certa schifezza che lui mi faceva il sorriso e mi portava al parco e si tirava il pipo fuori e mentre ero giù mi metteva le mani tra i capelli miei che sono tanti lunghi neri e ricci.
Oggi siamo riandati da questi suoi amici ma lui era arrabbiato che gli ha detto mandatemi quel ragazzo come al solito che io qui non ci voglio venire a Torbella e quelli si sono pure scusati ma che oggi non avevano nessuno da mandare fino alla Cassia che loro si incontrano lì. Gianni penso che del metadone non me lo dice più perché lo vede che mi gonfia il corpo e poi a me non mi piace ed è mille milioni di volte meglio la roba quella della signora amica sua tutta piena d'oro che ha i capelli neri come i miei.
Gianni certe volte mi dice andiamo in Svizzera ti faccio fare il lavaggio del sangue e io gli metto un po’ il muso che io il sangue non voglio lavarlo e mi fa paura più della mia paura tutto quello che mi vorrebbero fare come per togliermi qualcosa che ho dentro e quando insiste gli dico fammi fare la cura del tuo pipo e lui mi dice pazza che sei mi farai scoppiare il cuore e andiamo a casa e lui sul letto certe volte mi sembra davvero che gli scoppia il cuore che deve fermarsi dopo un po’ e mi dice mi farai morire. Adesso mi vado a fare un pochettino che Gianni mi lascia la dose del giorno e io la divido in due che mi basta anche se è poca che questa roba in strada mai vista proprio mai vista neanche dai nigeriani che una volta con Federico vicino a Napoli ci sono andata per comprarla una volta che eravamo scappati dalla clinica di merda. Mi vado a fare che scrivo e un po’ di ansia mi rompe. Ci ho messo un po’ che è bello guardare il riflesso del sole sul lago dopo la punturina. Qui, d'estate, c'è un po’ di gente: non è come d'inverno che devi solo pensare ad aspettare l'estate, assaporare le coperte e il vino. Gianni siamo tornati da Roma e mi ha detto “fai la cosa tua” e lui se ne è andato giù. Va a giocare a bocce con certi amici suoi. Gli stessi che quando ci vedono insieme mi guardano e lui è tutto orgoglioso perché lo sa che quelli pensano “guarda il Gianni che bel giocattolino di carne giovane che si porta a letto” . Ma non lo sanno che Gianni ha un giocattolino che si fa le punturine hahahaha. Io pure lo penso che tanto loro mi guardano e che sono tutti brizzolati e in pensione e farebbero come Gianni. Ma gli uomini sono così è la natura credo. Io la natura degli uomini e della carne anche mia l'ho scoperta che ero giovane. Avevo dieci anni o dodici quando papà mi ha dato lo schiaffone che mi aveva scoperto al cantiere vicino casa nostra, c'erano due operai che mi accarezzavano e mi facevano i massaggi sotto e io ridevo e mi divertivo che era bello sentire le loro mani e i loro baci anche sotto.
Quella volta è stato brutto che lui mi ha preso per mano mentre quei due scappavano e lui in lacrime più delle mie e non diceva una parola ma io mi vergognavo. Poi a casa mi ha dato un altro schiaffo mi tolto i vestiti e mi ha fatto la doccia e mi diceva stupida che sei stupida che sei piangeva e mi lavava anche sotto. Poi mi ha abbracciato e baciato anche lui, sul collo e il viso, e diceva “sei la mia stella a te ci penso io se hai bisogno” e si sbottonava e mi faceva sentire che anche lui aveva la sua carne come quelli del cantiere che mi dicevano di toccarla ma lui no papà non me lo diceva. Piangeva mi toccava e si strofinava e mi abbracciava forte. Questa roba è buona e mi fa grattare anche qui sulla pancia. Io lo so che papà quella volta mi ha voluto bene e forse poi quella strega di mia madre si è accorta che lui voleva più bene a me e se n’è andata. La stronza. Allora è vero che poi io facevo i casini però da quella volta il pelatino non mi ha più voluto bene e incominciava a non sopportarmi più. Mia madre è una stronza e lo è sempre stata. Poveraccio il pelatino a incontrare una troia come lei. A volte penso che forse sono un po’ troia anche io per colpa di lei. Che poi non è vero oramai sono due anni che ho avuto solo tre uomini: Federico, uno che non so come si chiama e forse era un infermiere in clinica di merda e poi Gianni. Forse prima ero un po’ troia ma sono quelli che non possono sentirsi vivi che dicono così. A me prima piaceva di più stare con gli uomini ma loro non capiscono che è una cosa per sentirsi vivi. Da ragazza mi piaceva tanto. La roba è meglio di quando si diventa animali per sentirsi vivi e ci mettiamo nudi. Certe volte riesco a tenermi un po’ di roba per dopo che a letto Gianni si deve sentire vivo con me. A me subito dopo piace andare al bagno mi lavo e mi faccio la punturina. Una volta pure uno della clinica di merda me lo ha detto, un dottore, che io avevo bisogno di sentire un uomo dentro di me per la faccenda di sentirmi viva perché andavo anche con degli sconosciuti ed è rischioso e tu non ci pensi. Loro non sanno niente hanno solo letto i libri ma la vita non sanno che vuol dire che io da piccola pure mi succedeva, che sentivo una cosa strana e mi dicevo ma che significa tutto quello che succede e mi sembrava che tutto fosse nulla e io niente che era come che non ero niente e niente aveva senso di che senso aveva stare qui sul mondo e vivere ecco. Ma se ci penso mi agito e non devo farlo che è brutto sentirsi in quel modo. Federico me lo diceva che tanto noi siamo nati male. Siamo la rappresentazione del dolore che prova a esistere. Mi diceva così sempre e anche di stare attenti. A non finire male senno è meglio finire e basta. Invece Maurizio con l'Aids è finito male che pure lui stava alla clinica di merda ma si era giocato il cervello. E a noi faceva pena che una volta abbiamo pianto io e lui a vederlo con lo sguardo nel vuoto che fissava il niente perché può succedere che il cervello ti va in pappa con l'Aids dicevano i dottori. Maurizio non si ricordava niente e io una volta con Federico siamo nella sua stanza e abbiamo visto una foto di lui con altri vedi questa è una foto del carcere diceva Federico e infatti era Maurizio con altri amici suoi a Rebibbia un po’ di anni prima al cortile dell'aria verde. Ma noi facciamo vedere la foto a lui e lui fa la smorfia con la bocca che non sa di quella foto e io gli indico a lui nella foto, ma lui non si riconosce e mi fa quella smorfia che non lo sa chi è quello che invece è lui. Poi al muro era appesa una di una ragazza e ci dicono quella foto è la figlia ma lui neanche quella riconosceva. Quella volta sono corsa via che piangevo e Federico a dirmi Maurizio è uno di noi, noi siamo nati che già ci battevamo la mano sul petto mentre venivamo al mondo. Ma sulle mani nostre ci sono i chiodi. Che io se mi calmo riesco a pensare a tutto questo con più calma. E mi domando perché tutto questo dolore? E nella clinica di merda ci passano tutti quelli come noi che gli esplode un dolore dentro. Maurizio si cacava e si pisciava addosso. Sta aspettando di morire dicevano. La roba è una mia vera amica senza di lei piangevo a stare qui a scrivere di Maurizio e di tutti quelli come me che ho incontrato alla clinica di merda. Federico l'ho incontrato lì ma io lo conosco da sempre perché noi eravamo proprio uniti da prima di conoscerci. Ma lui soffriva tanto perché era più a contatto con Cristo morto in croce per l'umanità. Lui diceva che tutti noi delle cliniche di merda, degli incapaci a vivere, dei dolori grandi come elefanti, portiamo il dolore anche per gli altri come Cristo in croce. Quando non ne posso più me ne vado con lei mi diceva Fede e aveva la siringa in mano lo diceva e rideva. Poi una volta se n’è andato davvero e non respirava più. Una siringa grande nel braccio gli hanno trovato era uscito dalla clinica. Dicevano guarda che si è impegnato per finire in quel modo. Io no non voglio così. Preferisco stare qui con Gianni che non è come me anzi lui non sa cosa è un dolore grande. Dice che lui ha sofferto tanto in carcere che c’è stato tanti anni mi dice quando era giovane e adesso no è tranquillo, dice che tanto tutti devono comprare la frutta da lui se hanno un negozio, come il pelatino, e lui non fa niente ha tanti soldi e ha me che sono la sua bambolina che si fa le punturine. Lui però non vuole che scrivo infatti mo’ lo nascondo questo diario. Una volta lo ha trovato un foglio mio scritto e mi ha detto non pensare a queste cose e quando mi vede triste e che penso qualcosa guardando la finestra mi dice vestiti che andiamo a cena fuori e vestiti carina mi dice allora io lo faccio. E a lui piace andare al ristorante che poi ci andiamo un giorno sì e uno no e prende il moetschandon e gli piace bere e mi dice vedi che tutti ti guardano gran fica che sei e poi andiamo a casa che lui in macchina già comincia che vuole toccarmi ed è ubriaco di moetschandon che se lo beve come l'acqua. Mi dice prendi questo pipo che è tutto tuo che mi hai ridato la gioventù e un po’ lui mi piace a un certo punto animale su di me che lo vedo che lui fa tutto questo per sentirsi vivo come tutti gli esseri umani. Il lago è il posto giusto per noi e questa vita. Il lago mica è come il mare dove andavo con Federico. Il lago lo giri e lo rigiri sbatti sempre lì come certi pensieri miei. Ora basta scrivere che mi si chiudono gli occhi: questa è lei, la mia amica che mi vuole tutta per sé e mi vuole calmare. Però il lago è il posto giusto per dei dannati come me e poi pure come Gianni che stiamo qui a succhiarci le vite uno con l'altro, per avere qualcosa che ci faccia sentire vivi. Come gli zombie.



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Vastatio
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#2 » giovedì 1 settembre 2016, 22:03

Ciao,

hai fatto una scelta coraggiosa, un plauso, ma mi hai ucciso. Hai di per sé una storia "pesante" per le tematiche affrontate (abusi, droga, prostituzione), una protagonista "difficile" e decidi di calarti completamente nella sua testa.
Un flusso di coscienza sgrammaticato e praticamente senza punteggiatura (a parte quando riemergono delle virgole, ma a questo punto sono un errore, non essendo motivate da un "miglioramento" della ragazza) già è pesante da leggere se parla di "cavolate", figuriamoci con la tua storia.
Mi sono dovuto obbligare a leggere fino in fondo sperando che finisse la batteria del cellulare e mi salvasse dal supplizio. Avrei preferito che ti fossi posto un solo obiettivo tra "farmi essere la protagonista" e "farmi conoscere la storia della protagonista". Ripeto, ammiro la tua scelta, ma anelavo che arrivasse in fretta la fine.

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angelo.frascella
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#3 » giovedì 1 settembre 2016, 23:59

Accidenti, Alessio,

Hai proposto una tematica davvero dura con uno stile faticosissimo (tanto più se letto sullo schermo di un computer) da flusso di coscienza oltretutto pieno di anacoluti. E lo capisco che lo stile è strettamente connesso allo stato mentale della protagonista (tanto che hai deciso di sceglierlo rinunciando al bonus della seconda persona tanto lo sentivi necessario). Però dovresti fare qualche concessione al lettore e andargli incontro facilitandogli la vita. Almeno concedendogli di andare a capo, ogni tanto. Anche perché in questo modo rischi una lettura frettolosa che può penalizzare il testo che invece merita. Mi è piaciuto molto, tra l’altro, quell’accento sull’intuizione della protagonista relativa alla necessità di sentirsi vivi che muove le persone e che, però, è inseguita in modi distorti e malati così come la metafora del lago.

A rileggerci,
Angelo

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Sonia Lippi
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#4 » lunedì 5 settembre 2016, 13:49

Ciao Alessio
A me il tuo racconto è piaciuto molto...
Certo la tua scelta stilistica è difficile ma coraggiosissima...rende bene l idea della personalità della protagonista...
Ovviamente però la lettura ne risente.... qualche volta sono dovuta tornare indietro.per capire....
Magari con qualche virgola in più darebbe più respiro al lettore...
Comunque a me è davvero piaciuta .... bravo ... :)

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alessio.guidotti
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#5 » mercoledì 7 settembre 2016, 10:42

Sonia Lippi ha scritto:Ciao Alessio
A me il tuo racconto è piaciuto molto...
Certo la tua scelta stilistica è difficile ma coraggiosissima...rende bene l idea della personalità della protagonista...
Ovviamente però la lettura ne risente.... qualche volta sono dovuta tornare indietro.per capire....
Magari con qualche virgola in più darebbe più respiro al lettore...
Comunque a me è davvero piaciuta .... bravo ... :)


Grazie Sonia. Credo di aver osato troppo. Ma volevo provarci. Solitamente scrivo anche in prima persona calandomi nella vita e nella mente del protagonista. Ma certamente la scelta stilistica è molto difficile. Mi fa piacere ti sia piaciuto.

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alessio.guidotti
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#6 » mercoledì 7 settembre 2016, 10:46

angelo.frascella ha scritto:Accidenti, Alessio,

Hai proposto una tematica davvero dura con uno stile faticosissimo (tanto più se letto sullo schermo di un computer) da flusso di coscienza oltretutto pieno di anacoluti. E lo capisco che lo stile è strettamente connesso allo stato mentale della protagonista (tanto che hai deciso di sceglierlo rinunciando al bonus della seconda persona tanto lo sentivi necessario). Però dovresti fare qualche concessione al lettore e andargli incontro facilitandogli la vita. Almeno concedendogli di andare a capo, ogni tanto. Anche perché in questo modo rischi una lettura frettolosa che può penalizzare il testo che invece merita. Mi è piaciuto molto, tra l’altro, quell’accento sull’intuizione della protagonista relativa alla necessità di sentirsi vivi che muove le persone e che, però, è inseguita in modi distorti e malati così come la metafora del lago.

A rileggerci,
Angelo

Grazie Angelo , si è vero: sottopongo il lettore ad una sorta di tortura, la stessa della protagonista. La mia intenzione era una tortura più leggibile !!! se fossi riuscito anche a trasmettere l'effetto dell'eroina ( ho provato ma senza riuscirci) forse il gioco era fatto. Grazie ancora.

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alessio.guidotti
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#7 » mercoledì 7 settembre 2016, 10:51

Grazie Vastatio, terrò presente sopratutto questo tuo consiglio
" Avrei preferito che ti fossi posto un solo obiettivo tra "farmi essere la protagonista" e "farmi conoscere la storia della protagonista". Mi spiace molto l'insofferenza che ti ho suscitato per la scelta stilistica: avrei preferito che tra ansia, pensieri depressi ed eroina la cosa si equilibrasse. Grazie ancora.

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Spartaco
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Re: Senza filtro ( di Alessio Guidotti)

Messaggio#8 » lunedì 12 settembre 2016, 0:00

Ciao Alessio, devi postare i commenti e la classifica qui

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