La notte delle fate

La Sfida a Italian Way of Cooking è un Super Speciale di MC finalizzato al componimento di un e-book prodotto da Minuti Contati!
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Linda De Santi
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La notte delle fate

Messaggio#1 » sabato 11 giugno 2016, 16:50

Lo Straniero bevve un sorso di vino rosso dal grosso calice di vetro. Lo trattenne in bocca qualche secondo, imprimendogli una leggera pressione contro il palato con la lingua, poi deglutì. Sorrise, estasiato.
Passò all’hamburger di chianina: gli diede un morso e il sapore della carne tenerissima lo riempì di delizia. Nonostante avesse viaggiato in lungo e in largo e assaggiato la cucina di ogni angolo del mondo, quello era ancora uno dei sapori che preferiva.
La ragazza seduta accanto a lui lo urtò leggermente con il gomito.
“Sorry!” Gli disse.
Guardò incuriosita la veste scura che lo ricopriva quasi per intero. Lo Straniero fece un cenno con la testa e la ragazza riprese a chiacchierare con l’amica che era con lei.
Sbirciò nei loro piatti: avevano preso la pizza margherita da Romualdo, come faceva la gran parte dei turisti al Mercato Centrale di Firenze. Romualdo faceva la pizza “alla napoletana” (che per gli stranieri era sinonimo di “originale italiana”), con la mozzarella che si scioglieva in bocca.
Guardò l’orologio: erano le 22.30 e il Mercato Centrale era in piena attività. Le code davanti alle botteghe erano ancora lunghe e dietro ai banconi i bottegai affettavano, arrostivano, friggevano, spadellavano, impiattavano e auguravano buon appetito.
Ci sarebbero volute ancora un paio d’ore prima che il caos iniziasse a scemare, i tavoli si svuotassero e gli avanzi delle specialità artigianali finissero nel cestino.
Lo Straniero attendeva il momento in cui i bottegai, spenti i fornelli e puliti i banconi, se ne fossero andati a dormire.
Attendeva il momento in cui l’Altro Mercato Centrale avrebbe aperto l’attività.

Il custode abbassò le luci e chiuse la porta, poi abbassò le saracinesche e si avviò fischiettando lungo via dell’Ariento.
Sulla corte interna del Mercato Centrale calò il silenzio.
Per qualche minuto non accadde niente. Poi la quiete fu attraversata da un rumore. In un angolo della corte una mattonella si mosse e si sollevò come una botola.
Una testa sporse dal pavimento: apparteneva a uomo con una folta barba rossa e due grosse corna ritorte.
L’uomo si guardò in giro, e, quando fu certo che tutto fosse tranquillo, uscì dal buco, saltellando su due gambe da capra. Raggiunse il centro della corte e suonò il corno.
Altre botole si aprirono e nel Mercato Centrale entrarono gargoyle, streghe, nani, gnomi, gatti mammoni, folletti, orchi e ogni genere di creatura magica.
Ciascuno prese il proprio posto nelle botteghe, che si rianimarono immediatamente: grosse lanterne di carta si accesero, i fuochi riavvamparono, le pietanze furono risistemate sui banconi, nelle pentole ricominciarono a sfrigolare i cibi e in breve tempo l’intero mercato si riempì nuovamente di profumi deliziosi.
Di lì a poco arrivarono anche i clienti: spiriti, fantasmi e demoni si riversarono nella corte dal pavimento, dal soffitto, dalle fognature e dalle pareti, sciamando tra le botteghe.
Lo Straniero annullò l’incantesimo d’invisibilità che lo teneva nascosto e passeggiò tra le botteghe dell’Altro Mercato.
Dove prima c’era la bottega di Romualdo, adesso una vecchia megera vendeva liquori di karma negativo per spiriti maligni depressi.
La bottega dei prosciutti e dei salami toscani era diventata la rosticceria Cibo Pesante – per spettri che non vogliono essere evocati nelle messe nere, gestita da una ragazza-gatto.
Nella bottega dei dolci, cinque gnomi operosi vendevano limonate restringenti per fantasmi dell’armadio troppo ingombranti.
Era tutto un gran vociare, tra sfrigolii appetitosi e odori stuzzicanti.
“Ravioli al ripieno d’anima in salsa di fenice!”
“Frullati di energia negativa, proveniente dalle peggiori giornate andate storte!”
“Decisioni! Addii! Rinsavimenti! Tutti i cibi per potenziare l’influenza sui vostri protetti e convincerli a cambiare vita!”
Lo Straniero rimase per qualche minuto ad ammirare le botteghe, poi si concentrò sul lavoro.
Raggiunse la bottega di Pancino, Sapori Post Mortem, sul lato est della corte. Lesse le insegne piazzate sul bancone. “Buono come quando avevi le papille gustative”, “Gourmet post-mortem”, “Riscopri i sapori di quando eri vivo!”.
Sorrise. Era proprio come gli avevano detto.
Pancino era un bestione dall’aspetto simpatico, una creatura metà orso e metà formichiere nato e cresciuto nei boschi dell’alta Garfagnana. Lo Straniero doveva ammettere che, quando gli avevano parlato di lui, era rimasto colpito dall’idea che aveva avuto per il suo business. Un’attività del genere richiedeva una quantità enorme di tempo passato a sperimentare, mescolare e rielaborare cose del mondo soprannaturale per farle sembrare cibo del mondo dei vivi. Certo, non si poteva dire che la cosa non pagasse, vista la folla di spettri radunata davanti a Sapori Post Mortem: quella degli spiriti era un’esistenza grama già di per sé, se ci si metteva anche che il cibo che avevano amato in vita diventava completamente insapore, la cosa diventava insostenibile.
“Ecco qui la sua fettunta, signore!” Disse Pancino, poggiando un vassoio con una bruschetta al cavolo nero davanti a un vecchio fantasma. “Il pane è un impasto di uova di uroboro e il cavolo nero è una crema di geco a due teste della Grotta del Vento.” Spiegò.
“Mmmh, che buona! È proprio come… come la fettunta!”
“Appunto, signore. È per quello che mi chiamo Sapori Post Mortem.”
“Mi viene da ululare per l’emozione! Come hai fatto a riprodurla così bene?”
“Glielo racconto un’altra volta, va bene? Ora devo portare queste cavalcature di folletto al signor Karakasa. Ecco qua le sue chiocciole al sugo, signor Karakasa! Certo che sfortuna, eh, venire in vacanza a Firenze dal Giappone e trovare questo brutto tempo. Beh, non si può certo dire che le manchi l’ombrello…”
Lo Straniero vide che dietro Pancino saltellava un esserino vestito di rosso e con un cappello a punta. Dalle maniche spuntavano due braccia di legno che scattavano da un pentolone all’altro, riempiendo piatti e scodelle. Lo Straniero corrugò la fronte. L’aveva riconosciuto, ma non capiva cosa ci facesse lì.
“Ehi, lei laggiù, è proibito far salire i linchetti sui banconi! Tenga a freno il suo linchetto!” Urlò Pancino.
Un fantasma dall’accento lucchese assunse un’espressione ferita. “Incubus non stava facendo niente di male!”
“Sì sì, intanto lei lo rimetta in borsa. Guardi che glielo impano e glielo friggo, eh? Ehi, ragazzo, arriva o no quella ribollita?”
L’esserino di legno consegnò una scodella piena di zuppa a Pancino, ricevendo per ringraziamento una botta in testa. “Te l’ho chiesta mezz’ora fa! Guarda che ti rimando dal giocattolaio, eh?”
Lo Straniero decise che era il momento di intervenire.
“Vorrei degli spaghetti al ragù.” Disse.
Pancino si voltò verso lo Straniero.
“Le porto il menù, ci sono tanti piatti appetitosi che…”
“Ho già scelto. Voglio gli spaghetti al ragù.”
Pancino servì due scodelle di pici al formaggio a due spiritelli cinesi e si avvicinò allo Straniero.
“E se invece le facessi degli spaghetti al pomodoro fresco? Mi creda, sembrano davvero…”
“No. Ragù.”
Pancino sospirò. “Casca male, allora. Il ragù non lo facciamo, purtroppo. Sono anni che ci provo, ma ancora non ho trovato niente per riprodurlo. Con gli spaghetti ce l’ho fatta, uso i serpentelli maligni dell’Arno, ma con il ragù ancora non ci sono riuscito…. non trovo niente che abbia quel sapore. Ma è solo questione di tempo, sa? Prima o poi il modo lo trovo.”
“E se ti dicessi” disse lo Straniero, abbassando la voce. “Che conosco un modo per riprodurre il ragù alla perfezione?”
“Avresti fatto bingo.” Rise Pancino.
“Ti dico come fare per cinquanta monete d’oro.”
Pancino fischiò. “Per quella cifra dovrebbe essere un ragù che fa resuscitare i morti!” Rise, ma subito si pentì perché alcuni fantasmi si girarono a guardarlo male.
“Andiamo” Lo incalzò lo Straniero, “tu non sei come gli altri chef dell’Altro Mercato. Non offri del semplice nutrimento come quelli che vendono i frappè di tristezza, tu sei qui per far ricordare ai morti come ci si sente da vivi. Il ragù è il grande assente nel tuo menù da sempre. Non vuoi colmare questa lacuna?”
“Vedo che ti sei preparato bene.” Disse Pancino, guardando lo Straniero con sospetto. “Chi sei?”
“Sono solo uno che ha le informazioni giuste. Tieni, fa’ assaggiare questo ai tuoi ospiti.”
Pancino prese il barattolo che lo Straniero gli offriva e lo guardò: dall’aspetto sembrava proprio ragù. Ne prese un cucchiaino e lo assaggiò: doveva ammettere che era squisito, ma non era a lui che doveva piacere. Lo diede a una coppia di vecchi coniugi, servendoglielo sui crostini: si leccarono anche le dita e ne chiesero ancora.
Pancino non credette ai propri occhi.
“Aspetta qui.” Disse allo Straniero.
Lo Straniero aspettò che Pancino terminasse di servire i clienti. Col passare delle ore gli spiriti iniziarono a diminuire, scomparendo attraverso le pareti per tornare alle loro case, nelle tombe, negli armadi e nei pozzi.
A un’ora dall’alba Pancino raccolse i suoi strumenti e il cibo avanzato in una grande sacca, mentre il ragazzo con il cappello a punta strofinava ogni superficie della bottega per non lasciare traccia del loro passaggio.
“Allora? Quale sarebbe questo grande segreto?”
“Dammi cinquanta monete d’oro e lo saprai.”
Pancino sbuffò e contò cinquanta monete. Era una follia, lo sapeva. Ma erano troppi anni che cercava di cucinare del ragù per spettri, non poteva lasciarsi scappare un’occasione così. Diede le monete allo Straniero, che le fece sparire sotto la veste.
“Fate carnaiole.”
“Che?”
“Fate carnaiole. Sono un tipo di fata che si nutre solo di carne. Una manciata di quelle, e farai un ragù da leccarsi i baffi.”
“Non ho mai sentito di queste fate.”
“Non sono originarie di questa regione, ma negli ultimi anni hanno preso a spostarsi, sa il cielo perché. Di solito infestano i giardini per rubare il cibo dalle ciotole dei cani.”
“E dove le trovo queste fate carnaiole?”
“C’è una piccola comunità all’estremo nord del quartiere di Novoli. Escono fra le due e le quattro del mattino. Non sono difficili da riconoscere, emanano un bagliore blu e hanno un aspetto molto… caratteristico.”
Lo Straniero mostrò a Pancino il disegno di una fata carnaiola. Due ali da mosca spuntavano sulle spalle di un corpicino a malapena antropomorfo, sovrastato da una testa calva con due occhi da insetto e una bocca irta di zanne. Sembrava un pesce abissale.
“Ah, beh… carine.”
Lo Straniero sorrise. “Sono anche piuttosto feroci, perciò stai attento.”
“E con quelle si può fare il ragù come quello che mi hai dato?”
“Ci puoi giurare.” Disse lo Straniero, alzandosi. “Ora devo andare. È stato un piacere fare affari con te.”
“Spero proprio che funzioni.”
“Funzionerà. Senti, mi togli una curiosità?”
“Uh, certo.”
“Si può sapere che ci fa Pinocchio nella tua bottega?”
Pancino si voltò a guardare il suo assistente, ancora intento a pulire. “È scappato da un negozio di giocattoli. Non lo comprava nessuno, era lì da quasi trent’anni, ormai i proprietari lo tenevano perché c’erano affezionati.”
“Capisco.” Disse lo Straniero. “Buona fortuna per la caccia.”
“Grazie. Ne avrò bisogno, con quelle cose lì…”
Ma lo Straniero era già scomparso.

“Ti sei ricordato il retino di capelli di dea?” Chiese Pancino a Pinocchio.
“Sì, Pancino, eccolo.”
“Bene. Ecco il piano: tu ti avvicini alle fate senza farti vedere, gli lanci un pezzo di carne, aspetti che si fermino a mangiare e poi le acciuffi con il retino. Poi arrivo io e le metto qui dentro.”
Pancino tirò fuori dallo zaino un’enorme giara e ci sbatté sopra la mano.
Pinocchio sospirò. “A me piacciono le fate, Pancino. Mi dispiace ucciderle…”
“Vedrai che queste non ti piacciono, sono brutte come gli esorcismi. Dai, andiamo.”
Si mossero tra le strade buie di Novoli. Pancino si era messo addosso un pastrano nero, con un ampio bavero e grossi bottoni d’osso, che gli ricopriva per intero il corpo peloso e gli nascondevano il naso da formichiere. Pinocchio, invece, indossava un cappottino nero e si muoveva a fatica sotto il peso dell’enorme retino.
Perlustrarono diversi isolati, muovendosi furtivamente e tenendosi lontani dalla luce dei lampioni. Sbirciarono in tutti i giardini, trovandoli vuoti e silenziosi. Delle fate carnaiole non sembrava esserci traccia.
“Accidenti a questa nebbia, non si vede niente…” borbottava Pancino.
Continuarono a cercare, ma tutto ciò che trovarono furono folletti girovaghi e gatti randagi che gli indirizzarono miagolii minacciosi.
“Lo sapevo, quel tizio mi ha truffato!” Sbottò Pancino a un certo punto. “Accidenti a me, ho buttato via cinquanta monete d’oro!”
“Guarda, Pancino.” Disse Pinocchio, indicando dall’altra parte della strada.
Pancino strizzò gli occhi. Al di là del cancello di una villetta a schiera gli sembrò d’intravedere un bagliore bluastro.
“Bravo, ragazzo.” Mormorò. “Aspetta, mi avvicino…”
Pancino si mosse in punta di piedi lungo la strada. A vedere quel gigante muoversi in quel modo, a Pinocchio venne da ridere. Si mise una mano davanti alla bocca, ma fu inutile: scoppiò a ridere così forte che Pancino sussultò per lo spavento.
“Cos’hai da ri… Guarda!”
Un lumino azzurrognolo guizzò via rapido davanti ai loro occhi, tracciando una parabola nell’aria e scomparendo sul retro della villetta.
“L’hai fatta scappare! Forza ragazzo, vieni!”
Pancino raggiunse di corsa il cancello ed entrò nel giardino dell’abitazione. Pinocchio lo seguì. Si portò al fianco del suo capo, che lo spinse in avanti.
“Guarda, eccola là!” Gli sussurrò Pancino. “Vicino all’altalena.”
Pinocchio individuò la fata carnaiola, deglutì e si mosse piano, stringendo il retino. Si avvicinò alla creatura trattenendo il respiro e allungò il braccio per gettarle la carne. Sentì che la fata faceva strani rumori con il naso, come se stesse aspirando con forza. Capì troppo tardi cosa stava succedendo: nel momento in cui si rese conto che la fata aveva fiutato il cibo, stava già divorando la striscia di carne nella sua mano. Quando ebbe finito la carne, la fata affondò i denti nella mano del burattino.
Pinocchio cacciò un urlo così acuto che a Pancino si gelò il sangue nelle vene, certo che avrebbero svegliato chiunque nel raggio di tre chilometri. Uscì dal suo nascondiglio dietro ai bidoni della differenziata e corse ad aiutare il suo assistente. Afferrò la fata e la tirò via con forza dal legno. Fu anche peggio: quella si rigirò e morse lui, riuscendo ad affondare i denti nella carne nonostante l’ampio strato di pelliccia di Pancino. Il cuoco gridò di dolore e prese ad agitare freneticamente la mano nell’aria.
“Il retino! Stordiscila con il manico del retino!” Urlò.
Pinocchio calò il retino sul braccio di Pancino, prendendolo in pieno e strappandogli un ulteriore grido di dolore.
“Ahia! Devi prendere la fata, non il mio gomito!”
“Scusa, Pancino! Non è mica semplice, sai? È troppo piccola!”
“Che male! Prendi la giara! La giara, ragazzo!”
Pinocchio si precipitò a prendere la giara e la portò a Pancino.
“Aprila e tieniti pronto!”
Pancino afferrò la fata con l’altra mano, con un ruggito se la strappò via dalla carne e la scagliò dentro alla giara. Rapido, Pinocchio ci rimise il tappo sopra.
Pancino cadde a terra, stringendosi la mano dolorante e ansimando.
“Accidenti se sono toste, queste fate!”
Era sgomento all’idea di dover dare la caccia a quelle creature orribili. Per una pentola di ragù ne sarebbero servite almeno venti, e la prospettiva di avere a che fare altre venti volte con quei mostri lo terrorizzava. Quanto lavoro gli sarebbe occorso per procurarsi quelle cose? Forse era meglio lasciar perdere.
Eppure riuscire nell’impresa avrebbe significato realizzare il sogno che inseguiva da anni. Quanto tempo aveva passato a provare, sperimentare, mescolare sapori per cercare di riprodurre quel piatto tanto amato?
L’incontro con lo Straniero non poteva essere stato un caso: ne era sicuro, il destino gli stava dando una mano. Immaginò le facce dei suoi clienti quando gli avrebbe offerto il suo ragù post-mortem: una specialità dello chef Pancino, l’unico al mondo in grado di offrire i sapori del mondo dei vivi. Avrebbero parlato di lui in tutta la Toscana, anzi, in tutt’Italia, e forse anche più in là. Sarebbe diventato il primo chef al mondo a compiere l’impresa.
, pensò. Vale la pena lottare per catturare queste fate. La vedranno!
“Pancino, che succede?”
Una crepa si era aperta nella giara. Da dentro arrivava il rumore di colpi regolari, come di un martello sull’acciaio.
“Non è possibile. Sta…”
La crepa cedette e dalla giara spuntò la testa della fata carnaiola, la luce blu attraversata da scosse elettriche. Pancino strabuzzò gli occhi.
“Come diavolo ha fatto?”
La fata spiccò il volo, prendendo a vorticare furiosamente intorno ai suoi assalitori.
“È-è furibonda!” Balbettò Pancino. “E mi sa che dà anche la scossa. Scappa, ragazzo!”
Si diedero alla fuga, lasciando giara e retino. Corsero a perdifiato, senza guardarsi indietro, e non si fermarono finché non furono certi che la fata fosse ormai a parecchi chilometri di distanza. Stremato, Pancino si appoggiò le mani sulle ginocchia. Forse sarebbe stata più dura del previsto.
“Oh, al diavolo. Catturerò quelle maledette fate, fosse l’ultima cosa che faccio!” Ruggì. “Ascolta le mie parole, ragazzo: cucinerò il ragù per spettri più buono che sia mai esistito. Sarà più buono perfino di quello dei vivi!”
“Ma…”
“Torneremo domani” tagliò corto lui, ignorando lo sguardo sgomento del suo assistente. “E giuro che stavolta porto una scatola di titanio!”
Erano le prime luci dell’alba quando nella strada risuonarono i passi strascicati di un ammaccato, infreddolito, deluso, ma nondimeno speranzoso, Pancino della bottega Sapori Post Mortem.

In un piccolo parco di Novoli, al sorgere del sole, lo Straniero tolse il tappo a un grosso vaso di porcellana e fischiò un motivetto. Uno sciame di fate carnaiole sbucò dai cespugli e si riversò docilmente dentro al vaso. Smise di fischiare solo dopo che fu rientrata l’ultima, dopodiché rimise il tappo sul vaso.
“Anche stavolta è andata bene. Con la musica diventate sempre docili…”
Sentì dei passi dietro di sé e si voltò di scatto.
“Chi è?”
Un essere tarchiato, ricoperto da una veste scura simile alla sua, si portò sotto la luce di un lampione.
“Ah, sei tu, vecchio mio” disse lo Straniero. “Com’è andata all’Altro Mercato di Pisa?”
“Molto bene, compare. La strega si è bevuta la storia dei sorbetti di cimice per sonni eterni indisturbati. E con le fate del Kenya com’è andata?”
“Alla grande. Pancino ha passato l’intera nottata a dar loro la caccia. Domani ci riproverà, ma non ne troverà più nemmeno una. E non sospetterà minimamente che si è trattato di una truffa.” Ridacchiò lo Straniero.
“Ottimo, compare! Questo contrabbando di insetti magici sta andando meglio del previsto. Continuando così diventeremo ricchi sfondati!”
“Ci conto, mio caro amico. È stata una fortuna scoprire che queste fate, cucinate a dovere, sono una delizia per il palato degli spettri. E non solo il loro: anche a me sta venendo voglia di mangiarle!”
“Quando avremo abbastanza soldi, lo faremo.”
“Giusto. Ehi, sai chi ho incontrato alla bottega di Pancino?”
“Chi, compare?”
“Un nostro vecchissimo amico. Quel manigoldo d’un burattino di legno.”
Lui? E che ci faceva lì?”
“Non ne ho idea. Pancino dice che è scappato da un negozio di giocattoli.”
“Così quel maledetto ciocco di legno è ancora in giro. Non mi è mai andata giù che, tra tutte le creature magiche della Toscana, lui sia diventato il più famoso. Tutta colpa di quello scrittore...”
“Già. Ma se può consolarti, non fa una bella vita. Sgobba come un matto. Pensa che non mi ha nemmeno riconosciuto.”
“Questo mi rende felice. Ma d’altronde non mi stupisco, a furia di viaggiare non sembriamo più noi.”
“È vero. Nessuno sospetterebbe mai la nostra identità, e nemmeno che siamo toscani. Temo che i tanti viaggi ci abbiano molto cambiato, amico mio.”
“La cosa più importante è che gli affari vadano bene.”
“È vero. E, devo dirlo, stavolta è stata una truffa davvero ben riuscita.”
“Sei sempre la solita vecchia Volpe!”
“E tu, amico mio, sei il solito vecchio Gatto. Coraggio, avanti con il prossimo lavoro!”



valter_carignano
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Re: La notte delle fate

Messaggio#2 » sabato 18 giugno 2016, 14:26

ciao Linda
che dire... niente, il tuo racconto mi è piaciuto davvero molto, anzi ti odio perché quell'idea non è venuta a me :-)
Di fatto, non trovo nulla che non vada, nel senso che tutto quanto ha molta coerenza e uno stile uniforme. Quindi funziona, al di là di eventuali piccole increspature nella costruzione dei dialoghi che - preciso - ti faccio notare solo perché dobbiamo scrivere un giudizio organico e non solo scrivere 'bello/brutto'. Nella lettura non mi hanno dato alcun fastidio.
Mi riferisco per esempio a E se ti dicessi” disse lo Straniero, abbassando la voce. “Che conosco (...) dopo 'voce' credo ci vorrebbe la virgola. Sennò giustamente sei costretta a mettere 'che' maiuscolo, ma nella frase parlata 'e se ti dicessi che' ovviamente non metteresti mai il 'che' maiuscolo. Si tratta secondo me alla diatriba che mai troverà una soluzione fra il far prevalere il 'parlato' nei dialoghi, cercando di renderne l'immediatezza, e la 'costruzione' della struttura, incisi compresi. Se si leggono dieci libri di case editrici diverse, ognuna dà la sua versione mettendo o togliendo virgole e punti. Come in molte cose che si riferiscono alla letteratura e non alla matematica, non c'è un solo modo giusto di fare le cose e tutti gli altri sono sbagliati.
Invece, un piccolo errore credo ci sia in “Sorry!” Gli disse. in cui mi sembra che la grande maggioranza dei manuali (o almeno, la maggioranza di quelli letti e studiati da me) e dei libri di narrativa metterebbe il 'Gli' minuscolo.
Ma sono minuzie, e - ripeto - se non fosse che dobbiamo scrivere un commento di una certa lunghezza per me queste cose non avrebbero alcuna importanza.
Brava.

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lordmax
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Re: La notte delle fate

Messaggio#3 » sabato 18 giugno 2016, 22:37

L'idea è bella, molto bella.
Anche i personaggi sono interessanti e riconoscibili, ho pensato al gatto e la volpe quando lo straniero ha chiesto del burattino.
Mi ha colpito la quantità di aggettivi usati, molti, spesso troppi. Ho avuto come l'impressione che volessi dare un sacco di informazioni ai lettori come a compiacerli (che poi lo faccio sempre anch'io quindi ritengo dovrebbe essere giusto farlo ^__^).
Tanto per fare un esempio "Lo straniero bevve un sorso di vino rosso dal grosso calice di vetro"
Il fatto che il vino sia rosso e il calice grosso sono elementi importanti? A me non ha dato l'impressione che fossero indicazioni utili per il racconto.
Anche la frase in cui dici "Lo straniero annullò l'incantesimo di invisibilità..." mi ha creato confusione.
Di sicuro non era invisibile prima quando mangiava la chianina o quando urtava la ragazza, che lo ha visto.
Quando è diventato invisibile? Perché è diventato invisibile? Questo essere invisibile porta un valore aggiunto al racconto?
I cibi/intrugli venduti nel mercato mi sono piaciuti molto cosi come le insegne per attirare gli spettri.
A gusto personale, se posso permettermi, avrei tolto gli ultimi due paragrafi, da "Sei sempre la solita... " in poi perché, sempre secondo me, rallentano il finale. avrei lasciato finire il tutto con la frase ad effetto "... una truffa davvero ben riuscita."

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Linda De Santi
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Re: La notte delle fate

Messaggio#4 » domenica 19 giugno 2016, 12:43

@Valter: grazie per il commento! In effetti, facendo qualche ricerca, ho visto che la punteggiatura nei dialoghi che indichi è quella più corretta. Ti ringrazio per avermelo fatto notare, sarà la prima cosa che correggerò nelle prossime versioni del racconto. A presto! :)

@lordmax: grazie! Lo Straniero si rende invisibile per poter restare all'interno del mercato mentre il custode chiude tutto, se fosse rimasto visibile sarebbe stato invitato a sloggiare come tutte le altre persone. In effetti però hai ragione, messa così l'invisibilità viene un po' fuori dal nulla, nelle prossime versioni del racconto vedrò di sistemare :)
Dici che anche senza le ultime due frasi di capisce che sono il gatto e la volpe? Comunque la tua idea di finire con la frase a effetto mi piace, ci rifletterò.
Grazie mille per le considerazioni preziose!

Daniel Travis
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Re: La notte delle fate

Messaggio#5 » domenica 19 giugno 2016, 16:28

Racconto difficile da commentare.
Da un lato mi è parso uno dei più ispirati di questa sfida, uno dei più organici e uno dei pochi che ha colpito dritto al cuore della sfida stessa.
Dall'altro, mostra alcuni dei difetti che, a loro volta, più mi colpiscono quando leggo un racconto. Non sono tanti e non sono tanto gravi, però.
I personaggi sono ben caratterizzati, l'ambientazione (alla Spirited Away, se mi permetti l'analogia) è abbastanza familiare da lasciare entrare il lettore senza problemi e abbastanza straordinaria da incuriosirlo. La scelta di Pinocchio, del Gatto e della Volpe è ottima, e Pancino e il suo Sapori Post Mortem fanno venir voglia di leggerne ancora.
D'altro canto se fossi in te mi occuperei di una riscrittura della parte finale, dove il lettore, che è stato condotto fin qui con delicatezza, viene fatto sedere perché gli si spieghi di che cosa, effettivamente, tratta il racconto: guarda, erano il Gatto e la Volpe, lo vedi? E quell'altro era Pinocchio, nel caso te lo fossi scordato, eh, eh? E la storia è andata così, visto? Il finale suona quasi come la battuta di chiusura di una puntata della Signora in Giallo...
Naturalmente sto esagerando per mettere in luce un difetto che ho visto abbastanza condiviso in questo special, e che personalmente credo dipenda dalla scarsa familiarità con questo formato (io stesso, che spesso ho lavorato "tra i 10mila e i 20mila caratteri" in passato, ci sono cascato con tutte le scarpe sfornando castronerie estremamente sotto la media mia e, soprattutto, quella solita di MC): troppo lungo per confezionare un "raccontino" e troppo breve per aprire un mondo, in un certo senso, per cui ne escono spesso delle "morali" finali (che siano effettivamente morali o solo "riassunti delle puntate precedenti", poi, poco cambia).
Anche in questi (secondo il mio parere) difetti, però, ti sei mantenuto su una qualità molto, ma molto alta.
Sia quel che sia, il tuo racconto mi ha tenuto incollato allo schermo e ne sono uscito veramente soddisfatto: tra i migliori dell'edizione. Spero di vederlo tra le mani di Cardone al più presto.
Complimenti davvero.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

Daniel Travis
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Re: La notte delle fate

Messaggio#6 » domenica 19 giugno 2016, 16:28

Racconto difficile da commentare.
Da un lato mi è parso uno dei più ispirati di questa sfida, uno dei più organici e uno dei pochi che ha colpito dritto al cuore della sfida stessa.
Dall'altro, mostra alcuni dei difetti che, a loro volta, più mi colpiscono quando leggo un racconto. Non sono tanti e non sono tanto gravi, però.
I personaggi sono ben caratterizzati, l'ambientazione (alla Spirited Away, se mi permetti l'analogia) è abbastanza familiare da lasciare entrare il lettore senza problemi e abbastanza straordinaria da incuriosirlo. La scelta di Pinocchio, del Gatto e della Volpe è ottima, e Pancino e il suo Sapori Post Mortem fanno venir voglia di leggerne ancora.
D'altro canto se fossi in te mi occuperei di una riscrittura della parte finale, dove il lettore, che è stato condotto fin qui con delicatezza, viene fatto sedere perché gli si spieghi di che cosa, effettivamente, tratta il racconto: guarda, erano il Gatto e la Volpe, lo vedi? E quell'altro era Pinocchio, nel caso te lo fossi scordato, eh, eh? E la storia è andata così, visto? Il finale suona quasi come la battuta di chiusura di una puntata della Signora in Giallo...
Naturalmente sto esagerando per mettere in luce un difetto che ho visto abbastanza condiviso in questo special, e che personalmente credo dipenda dalla scarsa familiarità con questo formato (io stesso, che spesso ho lavorato "tra i 10mila e i 20mila caratteri" in passato, ci sono cascato con tutte le scarpe sfornando castronerie estremamente sotto la media mia e, soprattutto, quella solita di MC): troppo lungo per confezionare un "raccontino" e troppo breve per aprire un mondo, in un certo senso, per cui ne escono spesso delle "morali" finali (che siano effettivamente morali o solo "riassunti delle puntate precedenti", poi, poco cambia).
Anche in questi (secondo il mio parere) difetti, però, ti sei mantenuto su una qualità molto, ma molto alta.
Sia quel che sia, il tuo racconto mi ha tenuto incollato allo schermo e ne sono uscito veramente soddisfatto: tra i migliori dell'edizione. Spero di vederlo tra le mani di Cardone al più presto.
Complimenti davvero.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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Vastatio
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Re: La notte delle fate

Messaggio#7 » lunedì 20 giugno 2016, 7:57

Ciao,

visto che siamo in pochi passo anche da "noi". Il tuo racconto mi è piaciuto, lettura scorrevole, particolarmente geniali le portate del tuo mercato alternativo e il tuo cuoco col suo fantastico ristorante. Quello che ho trovato un po' forzato è la "coesistenza" del mercato e alcune delle sue meccaniche. Avrei preferito un mercato parallelo piuttosto che uno "notturno", dopo tutto il mondo spirituale e materiale coesistono da sempre (tanto più che hai un gatto, famoso per stare "un po' qui e un po' lì"), obbligarli a gestire lo stesso spazio significa mettersi poi nelle condizioni di avere un mercato "affollato" e "rumoroso" che non viene notato dai vivi e, almeno per quello a cui sono abituato io, a questo punto avrei preferito avere qualche "barbone" nel tuo mercato. Durante la lettura poi mi ha un po' infastidito la "promiscuità" dei tuoi clienti: fantasmi e spiriti che "mangiano" solidi. E' qualcosa che mi ha bloccato la digestione del racconto per tutto il tempo, soprattutto visto l'intento (bellissimo) dichiarato del tuo cuoco. Avrei gradito vedere un fantasma mangiare i piatti di Pancino: magari si mangia solo il fumo, o il suo tocco li polverizza; ci sono mille modi per "giustificare" la cosa e avrei voluto che mi mostrassi il tuo.
Un ultimo appunto sulla questione "truffa"... perché è una "truffa"? Lo straniero/gatto non promette l'ingrediente, non promette che sia dietro casa (anzi, proprio il fatto che Pancino non l'abbia mai trovato da solo giustifica l'estrema rarità dell'ingrediente), l'accordo è "50 mo e io ti dico quale è l'ingrediente". Il fatto che indichi anche dove trovarle è solo un espediente che serve a te per giustificare la caccia del giorno dopo, ma sarebbe bastato aggiungere un teletrasporto o un trasferimento da qualche parente "locale" di Pancino per la caccia. Il finale è un di più che serve a dare maggior forza al concetto di truffa, ma, come detto poco sopra, per me non si tratta di truffa, quindi perde un po' di senso.

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Linda De Santi
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Re: La notte delle fate

Messaggio#8 » lunedì 20 giugno 2016, 9:26

@Daniel: Rifletterò sulla questione del finale. Ero abbastanza certa di essere riuscita a fare in modo che l’identità dello Straniero e del suo compagno restasse un’incognita fino alla fine, e invece mi sembra di capire che si capisce già a metà racconto.
Appena avrò appurato questo con altri lettori meno professionali di quelli di Minuti Contati (eh sì, qualche volta serve anche il parere del "lettore medio"!), procederò a ridimensionare il finale :)
Grazie per il bel commento! :)

@Roberto, che fai, l’avvocato del diavolo? :D Il tuo è un punto di vista interessante, ma di fatto si tratta di una truffa, perché se io ti dico: “dammi 100 euro e ti dico dove trovare la migliore menta per mojito del mondo”, ti dico qual è e dove trovarla, tu vai là e non la trovi (o ne trovi solo qualche foglia perché nel frattempo sono passata io e l’ho raccolta tutta), si tratta di un imbroglio :)
Per quanto riguarda l’altra questione, non mi è sembrato un problema insormontabile che i fantasmi mangiassero cibi “solidi”, anche se ammetto che, non scrivendo mai fantasy, potrei aver lavorato parecchio di fantasia. Nell’idea di partenza, i cibi del mercato hanno un effetto immediato sui fantasmi (ad esempio fanno restringere i fantasmi troppo ingombrati, ne potenziano l’influenza sui vivi, ecc.) e si dissolvono immediatamente nei loro corpi eterei. Per i cibi offerti da Pancino la questione sarebbe stata più complicata, ma ho pensato comunque a una smaterializzazione istantanea del cibo nei corpi dei fantasmi (dopotutto i piatti sono preparati con creature magiche). Oppure, più semplicemente, il cibo cade per terra dopo essere stato ingurgitato, come in Casper :P
Insomma, anche se 20.000 caratteri sono molti di più di quelli a cui siamo abituati, per lo sviluppo della storia non c’era davvero posto per spiegare anche le dinamiche dell’alimentazione soprannaturale. Anche perché poi sarebbe stato infodump, e sarebbe stato un errore anche quello :D
Ti ringrazio per gli spunti interessantissimi che mi hai dato e per essere passato a commentare! :)

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Vastatio
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Re: La notte delle fate

Messaggio#9 » lunedì 20 giugno 2016, 10:22

@Linda, che ci vuoi fare, deformazione da Master/Giocatore di ruolo che deve trovare cavilli sui "desideri". Con la "formulazione" nei commenti possiamo ancora giocarcela sulla questione truffa, ma nel racconto, almeno fino a quando siamo in trattativa non si parla di "dove" recuperarle. Bene o male Pancino adesso sa dell'esistenza delle fate carnaiole, cavoli suoi trovarle!
Volendo il posto lo trovi, anche perché non serve fare un trattato scientifico sulle differenze tra l'ATP in vita e in mortis, basta veramente un accenno (come quelli che hai proposto), tanto più che hai già un paio di situazioni in cui mi mostri qualcuno che mangia, proprio da Pancino: la fettunta e le bruschette, ti costa veramente poco aggiungere una descrizione sulle "sorti" del piatto fisico (e puoi recuperare tranquillamente dalla prima parte: del mercato dei "normali" ci frega poco, ed anche delle preferenze alimentari dello Straniero, visto che sono ininfluenti al racconto).

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Linda De Santi
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Re: La notte delle fate

Messaggio#10 » lunedì 20 giugno 2016, 18:15

@Roberto, ho capito qual è il nodo della questione truffa che poni.
Forse una cosa che "non passa" dalla narrazione è che Pancino cucina i suoi piatti utilizzando solo creature magiche dei dintorni (come fanno i "veri" bottegai del mercato centrale di Firenze, che vendono solo roba artigianale a corto raggio): qualche accenno nel testo c'è (ma forse non è sufficiente). Stando così le cose, sia Pancino che lo Straniero danno per scontato che l'ingrediente segreto debba trovarsi in un raggio chilometrico accettabile.
Comunque, in generale, farsi dare i soldi e poi non dirgli dove trovare l'ingrediente gli avrebbe valso due sberle e una cattiva pubblicità (ah, un'altra cosa che forse non passa è che tutta la truffa è imbastita in questo modo per non farsi terra bruciata intorno tra i potenziali clienti della zona: se le fate non ci fossero state o Pancino avesse capito che si tratta di un imbroglio, avrebbe messo in guardia gli altri dai truffatori).
In definitiva credo che il tutto sia risolvibile inserendo, in sede di trattativa, anche la promessa di rivelare il luogo in cui trovare le fate, magari così sarebbe meno ambiguo.
Grazie ancora e a presto! :)

diego.ducoli
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Re: La notte delle fate

Messaggio#11 » domenica 26 giugno 2016, 22:33

Ciao Linda.
Il Brano mi è piaciuto, trovo ben fatta la caratterizzazione di Pancino, un po' povera quella di Pinocchio, potevi metterci qualunque cosa e avrebbe fatto lo stesso effetto.
Per il resto non ho molto da dire, potresti inserire meglio “l'altro universo” che so una nebbiolina o qualche elemento che possa far intrecciare i due mondi, e sistemare un po' la truffa, tipo 50% prima e 50% dopo. Giusto per giustificare meglio le fate.
Ma sono inezie il brano funziona lo stesso, brava.

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ceranu
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Re: La notte delle fate

Messaggio#12 » martedì 28 giugno 2016, 13:55

Ciao Linda, anche a me la truffa stona un po'. Capisco le tue motivazioni, ma lo straniero sarebbe sparito comunque e Pachino non credo si accontenti di vedere una volta sola le fate. Parlandone con gli altri ci metterà poco a intuire il raggiro. Tanto vale rendere la truffa fine a sé stessa. Fagli contrattare un 50% subito e 50% dopo, così da motivare la scena della caccia e la presenza alla fine del gatto e la volpe.
Non dovrebbe volerci un cambiamento troppo invasivo, basta modificare qualche dialogo e l'inizio della caccia.
Per il resto il racconto è decisamente bello, bravissima!

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Linda De Santi
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Re: La notte delle fate

Messaggio#13 » martedì 28 giugno 2016, 15:18

Ciao Francesco, grazie di essere passato a commentare! :)
Certo che Pancino non si accontenta di vedere una volta sola le fate, ma non è immediato che la colpa sia dello Straniero, dopotutto sono fate nomadi.
La soluzione 50 e 50 mi convince poco perché se poi lo Straniero non si presenta a riscuotere il 50% finale e le fate spariscono, si capirebbe che è un truffatore. Viceversa, se lasciasse lì le fate e tornasse a riprendere l'altro 50%, non sarebbe più una truffa e tutto il giochino non reggerebbe più.
Forse però non ho capito la soluzione che proponi, ti andrebbe di spiegarla meglio?
In ogni caso mi sembra che la questione della truffa sia il punto più debole del racconto e questa è un'informazione importante, prenderò in considerazione i suggerimenti ricevuti.

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ceranu
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Re: La notte delle fate

Messaggio#14 » martedì 28 giugno 2016, 15:32

Hai ragione, mi spiego meglio.
Lascia la tua idea di base, semplicemente rendi Pachino un po' meno allocco.
Gli da la metà dei soldi per la ricetta è l'altra metà una volta che ha appurato la veridicità dell'informazione (l'esistenza delle fate). Poi saranno affari suoi se non riesce a catturarle. Probabilmente la scena finale sarebbe ancora più mortificante con lui sconfitto dalla fata che deve anche pagare lo sconosciuto.
Il finale può rimanere lo stesso, ma almeno il gatto ha un motivo in più per fargli trovare la fata. Il fatto che non voglia farsi terra bruciata attorno regge poco. Lui si muove nell'ombra e non dice mai il suo nome, difficilmente lo riconoscerebbero.
Ripeto, il racconto è ottimo già così, questo è un particolare che secondo me può renderlo inattaccabile a livello logico (certo, una volta accettato il mondo che proponi). :)

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Linda De Santi
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Re: La notte delle fate

Messaggio#15 » martedì 28 giugno 2016, 21:29

Grazie per l'approfondimento, Francesco! :)
Mi hai/avete dato tanti spunti su cui riflettere, vedrò di mettere al meglio il racconto prima di darlo in pasto alle guest ;)

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Vastatio
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Re: La notte delle fate

Messaggio#16 » martedì 28 giugno 2016, 21:42

Stai tranquilla. Non ti affannare.

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